Oltre la "hidden agenda": cosa ci racconta l'Aswan Forum sul futuro della cooperazione internazionale

L'Aswan Forum conferma la crescente centralità delle piattaforme di dialogo nella cooperazione internazionale e il tentativo dell'Unione europea di costruire un partenariato sempre più paritario con l’Africa.

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  Valentina Orbacchi
  21 agosto 2026
  4 minuti, 50 secondi

"The European Union does not have a hidden agenda". È probabilmente questa una delle affermazioni più significative pronunciate dall'Ambasciatrice dell'Unione Europea in Egitto, Angelina Eichhorst, in una video-intervista diffusa recentemente dai canali ufficiali dell'Aswan Forum for Sustainable Peace and Development. Sebbene le immagini risalgano ai tavoli di lavoro della quinta edizione del vertice, la pubblicazione del documento accende i riflettori su una frase insolita per il linguaggio diplomatico. Un'esternazione netta, che invita a riflettere sull'evoluzione dei rapporti tra Europa e Africa e, più in generale, sul ruolo strategico delle piattaforme multilaterali nella governance internazionale.

Negli ultimi anni, infatti, il partenariato euro-africano è stato spesso accompagnato da forti perplessità. Un approccio talvolta percepito come paternalistico, di cui si contesta soprattutto la tendenza a definire unilateralmente le priorità della cooperazione. A questo si aggiunge il sospetto che dietro gli investimenti di Bruxelles si celino agende prevalentemente utilitaristiche, mirate alla gestione dei flussi migratori e alla sicurezza energetica: dossier cruciali per i paesi europei, ma non sempre coincidenti con le urgenze di sviluppo del continente africano. Di conseguenza, smentire pubblicamente l'esistenza di un'«agenda nascosta» si configura come un chiaro tentativo di cambiare narrazione, ridefinendo il modo in cui l'Unione Europea desidera essere percepita dai propri interlocutori continentali. È un segnale politico forte, che punta a sostituire la vecchia logica del donatore e del beneficiario con quella di un partenariato tra pari.

L'intervento dell'Ambasciatrice si è svolto nel quadro dell'Aswan Forum, una piattaforma che negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più rilevante nel panorama della cooperazione internazionale. Riunendo rappresentanti di governi africani, dell'Unione Europea, dell'Unione Africana, della Lega dei Paesi Arabi, delle Nazioni Unite e di numerose organizzazioni regionali, il Forum affronta questioni che difficilmente possono essere risolte da un singolo attore: dalla sicurezza alimentare al nesso tra acqua, energia e cambiamento climatico, dalla gestione delle migrazioni alla cooperazione sanitaria, fino alle crisi che interessano il Sudan, il Sahel e il Corno d’Africa.

Come ricordato dalla stessa Eichhorst, la delegazione dell'UE lavora come un amplificatore per i singoli Stati membri dell'Unione. Molti di questi governi partecipano con i propri ministri o finanziano direttamente i Think Tank organizzativi (come l'egiziano Cairo International Centre for Conflict Resolution, Peacekeeping and Peacebuilding), per allineare l'assistenza umanitaria e i progetti europei di cooperazione alle raccomandazioni ufficiali che emergono al termine di ogni edizione del forum (le cosiddette Aswan Conclusions).

Ciò che rende particolarmente interessante il Forum, tuttavia, non è soltanto l’importanza dei temi trattati, ma la funzione che esso svolge all'interno dell'attuale sistema multilaterale. In un momento storico segnato da crescenti tensioni geopolitiche, guerre protratte e difficoltà nel raggiungere consenso all'interno delle istituzioni internazionali tradizionali, stanno acquisendo sempre maggiore importanza spazi di dialogo capaci di favorire il confronto politico prima ancora della negoziazione formale.

Non è un caso che, nel corso del suo intervento, Eichhorst abbia insistito più volte sulla necessità di "incontrarsi di più", "parlarsi di più" e soprattutto "ascoltarsi". Se esistono già organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, l'Unione Africana e la stessa Unione europea, perché emerge il bisogno di creare piattaforme come l'Aswan Forum?

La risposta risiede nella trasformazione della governance internazionale. Le organizzazioni internazionali continuano a rappresentare i principali luoghi di decisione collettiva, ma la crescente complessità delle crisi contemporanee richiede anche spazi più flessibili, capaci di mettere in contatto governi, organizzazioni regionali e attori internazionali in modo meno vincolato rispetto ai tradizionali tavoli negoziali. Forum come quello di Assuan non sostituiscono il multilateralismo istituzionale, ma lo integrano, creando occasioni di dialogo, costruzione della fiducia e coordinamento politico.

Il riferimento dell'Ambasciatrice all'assenza di una "hidden agenda” assume quindi un significato forte e riflette un cambiamento nel linguaggio della cooperazione europea. Eichhorst ha infatti sottolineato come l'obiettivo dell'Unione Europea sia quello di partire dalle priorità indicate dai partner africani, individuando aree di interesse comune piuttosto che imporre un'agenda precostituita. Si tratta di un messaggio che cerca di rispondere alle richieste, sempre più frequenti da parte dei Paesi africani, di costruire relazioni fondate su maggiore reciprocità e su una più equilibrata distribuzione del potere decisionale.

Naturalmente, resta aperta una questione fondamentale: è sufficiente modificare il linguaggio della cooperazione per trasformarne realmente le pratiche? La credibilità di questa narrativa dipenderà dalla capacità dell'Unione Europea di tradurre il principio del partenariato in modalità concrete di collaborazione reciproca, nelle quali le priorità africane non vengano semplicemente ascoltate, ma contribuiscano effettivamente a orientare le politiche comuni.

In questo senso, l'Aswan Forum riflette un'evoluzione più ampia della governance internazionale, nella quale la cooperazione non si costruisce esclusivamente attraverso trattati o dichiarazioni ufficiali, ma anche mediante spazi di confronto che permettono di sviluppare fiducia reciproca, coordinamento e comprensione delle rispettive esigenze.

Forse è proprio questa la lezione più significativa che emerge dalle parole dell'Ambasciatrice europea. In un sistema internazionale sempre più frammentato, la sfida non consiste soltanto nel preservare il multilateralismo, ma nel renderlo capace di adattarsi a nuove esigenze e modalità di dialogo. Se l'Aswan Forum riuscirà a consolidarsi come luogo in cui organizzazioni internazionali, istituzioni regionali e governi costruiscono insieme priorità condivise, il suo valore andrà ben oltre quello di una conferenza annuale: diventerà un laboratorio per ripensare la cooperazione internazionale nel XXI secolo.

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L'Autore

Valentina Orbacchi

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