Comunità energetiche: una soluzione alla povertà energetica?

  Focus - Allegati
  14 novembre 2024
  14 minuti, 36 secondi

Abstract

Le comunità energetiche rinnovabili (CER) sono associazioni di cittadini, enti pubblici e imprese che gestiscono collettivamente la produzione e l’utilizzo di energia rinnovabile a livello locale. Grazie alla condivisione delle risorse energetiche, le CER favoriscono l’indipendenza energetica e una gestione più sostenibile e democratica dell’energia. In Europa, la normativa a favore delle CER ha stimolato la loro diffusione per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e contrastare la povertà energetica. In Italia, iniziative come il Decreto REC del 2024 hanno accelerato il loro sviluppo, destinando fondi per progetti locali. Tuttavia, rimangono sfide legate alla burocrazia e alla necessità di infrastrutture avanzate. L’espansione delle CER può svolgere un ruolo chiave nel raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e sostenibilità, promuovendo al contempo un modello di economia inclusiva e partecipativa.

Matilde Pierattini (Head Researcher GEO Area Ambiente & Sofia Manaresi (Senior Researcher GEO Area Cultura & Società)

Le prime comunità energetiche

Le comunità energetiche sono associazioni di cittadini, imprese e amministrazioni pubbliche che scelgono di condividere i benefici dati dall’installazione di uno o più sistemi energetici. Le comunità energetiche rinnovabili (CER) gestiscono l’elettricità e il gas grazie alla loro vicinanza rispetto agli impianti di produzione, i quali permettono ai membri di tali comunità di essere indipendenti dal punto di vista energetico.

Le prime CER risalgono al XIX secolo. La prima in assoluto sembra essere stata creata proprio su suolo italiano: la SEM - Società Elettrica in Morbegno (Valtellina), fondata nel 1897. Tale cooperativa produce e distribuisce 60 milioni Kwh di energia elettrica all’anno grazie a otto impianti idroelettrici. La SEM è un’impresa pubblica con 200 utenti su 550 associati. Nel 2005, fu costruito un impianto di teleriscaldamento (cioè attraverso tubature coibentate e in genere interrate in cui far defluire acqua calda) per distribuire calore alla zona industriale di Morbegno. Dopo quasi dieci anni, furono attivati i progetti per l’impianto Organic Rankine Cycle, per l’impianto di riduzione dei NOX (ossido di azoto e biossido d’azoto) e per il ripristino dell’impianto di cogenerazione. Negli anni Novanta, le compagnie di distribuzione energetica iniziarono a nascere, iniziò a svilupparsi la versione odierna delle comunità energetiche grazie alla promozione di esse da parte della Legge europea sul diritto all’autoconsumo del 2018, il cui scopo era quello di impedire che i singoli Paesi europei a impedire la diffusione degli impianti fotovoltaici.

Legislazione europea

Le comunità energetiche si diffusero negli anni Settanta, quando in Danimarca diverse cooperative cittadine costruirono diversi impianti eolici. Successivamente negli anni Ottanta, le CER si diffusero in Germania e in Belgio. Dato il riconoscimento del potenziale delle CER nel combattere la povertà energetica, esse sono diventate anche un punto centrale del piano REPover EU, il cui scopo è, tra i vari, quello di creare comunità energetiche per municipalità di circa 10.000 abitanti entro il 2025. Il piano REPower EU fu progettato in seguito all’invasione russa dell’Ucraina nel marzo 2022, quando i leader europei riconobbero l’eccessiva dipendenza dai rifornimenti energetici russi. L’obiettivo finale era quello di ridurre del 55% le emissioni di gas serra entro il 2030 e la carbon neutrality nel 2050. In questo contesto, l’Unione Europea riconobbe che le CER avrebbero potuto contribuire alla riduzione dell'impatto ambientale, essere un’alternativa ai combustibili fossili, migliorare l’efficienza dei consumi dato che i consumatori possono direttamente controllare i propri consumi e promuovere investimenti collettivi nello sviluppo di nuovi sistemi energetici rinnovabili,

L’UE ha introdotto giuridicamente il concetto di comunità energetica nel 2015 con il “Clean energy for all Europeans package”. L’obiettivo del pacchetto è decarbonizzare i sistemi energetici dell’UE, contribuendo a raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo: ridurre del 40% le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, del 32% le risorse energetiche rinnovabili, del 32,5% l’obiettivo di efficienza energetica (con il 2007 come riferimento). Il pacchetto comprende 8 atti legislativi: quattro Direttive e quattro Regolamenti. Le leggi promuovono metodi e tecniche più efficienti per gestire l’energia rinnovabile e rispettare gli impegni assunti dall’Accordo di Parigi. Nel 2019, l’UE ha rivisto la Direttiva sulle energie rinnovabili (RED II). Secondo i dati Eurostat, RED II ha contribuito all’aumento del consumo di energia rinnovabile dal 12,5% al ​​23% (2010-2022), con la Svezia in testa alla classifica degli stati UE (66% del consumo di energia rinnovabile), seguita dalla Finlandia (47,9%), Lettonia (43,3%).

Inoltre, il Parlamento europeo sta investendo in tre progetti per sostenere la creazione di comunità energetiche locali: il servizio di supporto per la ristrutturazione guidata dai cittadini (CLR), l’Energy Communities Repository e il Rural Energy Community Advisory Hub. Il CLR ha già quattro progetti pilota in Irlanda, Portogallo, Belgio e Bulgaria dove le comunità possono replicare programmi per la ristrutturazione energetica degli edifici (come l'isolamento). Un esempio è quanto è stato fatto in Irlanda. Nel 2021, la CC SEC è stata lanciata con il supporto della Sustainable Energy Authority of Ireland (SEAI) e mira a raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2050. Nel 2023, sono stati compiuti progressi uniti in un unico network chiamato Triple SEC Cabra, Phibsboro Village Climate Club SEC e Cosybatter SEC. Triple SEC è composto da tre quartieri demograficamente simili. Gli obiettivi sono catalizzare l’adozione dell’energia rinnovabile creando 3 case con caratteristiche di risparmio energetico e promuovendo la partecipazione attiva a iniziative di sostenibilità di vario tipo.

L'Energy Communities Repository, lanciato nel 2022 e terminato nel gennaio 2024, ha assistito la popolazione locale attraverso consulenze tecniche e amministrative e analisi sull'impatto delle comunità energetiche sulla società. Il Rural Energy Community Advisory Hub è stato lanciato nel 2022 e si è concluso nel marzo 2024. Il suo scopo era incoraggiare lo sviluppo di REC nelle aree rurali.

Panoramica legislativa italiana

I progetti in Italia hanno iniziato a fiorire dopo il 2019, quando la Direttiva RED II è stata parzialmente adottata. Finalmente il 24 gennaio 2024, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha emanato il Decreto REC. Secondo la norma, una quota del fondo PNRR (Piano Nazionale di Risanamento e Resilienza) sarebbe destinata agli impianti realizzati in comuni con meno di 5.000 cittadini: esattamente 2,2 miliardi di euro, che non potranno, però, superare il 40% dei costi dei nuovi impianti) e 3,5 miliardi destinati alle metropoli. I progetti per la costruzione di nuovi impianti di produzione richiedono solitamente almeno 1 milione di euro. Inoltre, il decreto REC ha istituito una cosiddetta “tariffa incentivante” per gli iscritti al REC. Le tariffe dureranno 20 anni e saranno basate sulla dimensione dell'impianto comunitario. Le tariffe non rappresentano uno sconto diretto, tuttavia la remunerazione viene data al responsabile del REC, che poi distribuisce l'importo ai membri della comunità. Oggi i sistemi di energia condivisa sul territorio italiano sono 154 (tra comunità energetiche e progetti di autoconsumo).

Impatto sociale delle CER

Dal punto di vista sociale, le comunità energetiche rappresentano un modello innovativo di partecipazione democratica nella gestione delle risorse energetiche, favorendo una distribuzione più equa del potere decisionale riguardo alla produzione e al consumo energetico. I cittadini, che tradizionalmente ricoprono il ruolo di consumatori passivi, si trasformano in attori attivi che partecipano direttamente alla produzione, distribuzione e gestione dell’energia. Questo passaggio dalla passività all’attivismo energetico ha un impatto significativo non solo sull’autonomia energetica, ma anche sulla consapevolezza ambientale. Le comunità energetiche, basate su principi di cooperazione e solidarietà, incoraggiano una maggiore trasparenza e responsabilità nella gestione delle risorse energetiche. La possibilità di prendere parte a decisioni che riguardano le proprie fonti energetiche accresce il senso di appartenenza e responsabilità civica. Questa partecipazione rafforza i legami sociali, promuovendo una cooperazione tra i cittadini a livello locale. Infatti, lo sviluppo di una comunità energetica comporta spesso la creazione di reti di supporto e collaborazione tra individui, famiglie, piccole imprese e autorità locali, generando benefici sociali che vanno oltre l’aspetto energetico (Di sabato, 2022).

Un altro aspetto cruciale delle comunità energetiche è la loro capacità di contribuire significativamente alla mitigazione della povertà energetica, una condizione in cui le famiglie non possono permettersi un accesso adeguato a servizi energetici essenziali, come il riscaldamento, l’elettricità o l’acqua calda. Questo problema è particolarmente acuto in famiglie a basso reddito, dove il costo elevato dell’energia incide pesantemente sul bilancio familiare.

Le comunità energetiche, basate sulla produzione locale di energia rinnovabile, rappresentano una risposta efficace a queste difficoltà. Attraverso la produzione autonoma e decentrata di energia, principalmente da fonti come il solare, l’eolico o la biomassa, le comunità energetiche permettono ai loro membri di accedere a tariffe energetiche più basse rispetto ai prezzi di mercato, favorendo una riduzione delle bollette. Questo sistema consente una maggiore stabilità nei costi energetici, riducendo l’esposizione delle famiglie alle fluttuazioni dei prezzi del mercato globale dell’energia, spesso influenzate da crisi geopolitiche o aumenti del costo dei combustibili fossili (Di Sabato, 2022).

Un ulteriore beneficio risiede nella possibilità di ridistribuire i profitti generati dalla vendita dell’energia in eccesso, che può essere reinvestita per il miglioramento delle infrastrutture energetiche locali o per sostenere ulteriormente i membri economicamente più vulnerabili della comunità. In questo senso, le comunità energetiche non solo forniscono un accesso più equo all’energia, ma diventano anche strumenti di riduzione delle disuguaglianze economiche e sociali.

Il modello delle comunità energetiche, dunque, rappresenta una soluzione innovativa per contrastare la povertà energetica. Questo si allinea anche con le direttive europee che promuovono la creazione di sistemi energetici più inclusivi e resilienti, dove i cittadini non sono più semplici consumatori, ma co-protagonisti della transizione energetica (Coesa Energy).

L’impatto sulle realtà locali

Le comunità energetiche non solo promuovono la transizione verso un sistema energetico più sostenibile, ma hanno anche un impatto positivo e tangibile sull’economia locale, favorendo la creazione di nuovi posti di lavoro legati alla produzione di energia rinnovabile. Questi lavori includono attività come l’installazione, la manutenzione e la gestione di impianti energetici, quali pannelli solari, turbine eoliche e impianti di bioenergia. In particolare, le aree rurali o marginalizzate, che spesso affrontano difficoltà economiche e mancanza di opportunità occupazionali, possono beneficiare in modo significativo da questo tipo di iniziative. Le comunità energetiche, infatti, generano posti di lavoro a vari livelli: nella fase di progettazione e pianificazione delle infrastrutture, nella costruzione e installazione degli impianti, e successivamente nella loro manutenzione e gestione operativa. Inoltre, la produzione locale di energia riduce la necessità di importare energia da altre regioni, stimolando l’economia locale e mantenendo le risorse finanziarie all’interno della comunità.

Questo ciclo virtuoso di crescita economica sostenibile alimenta anche la coesione sociale, dato che i progetti di comunità energetica favoriscono la partecipazione collettiva e il radicamento territoriale, rafforzando i legami tra cittadini, istituzioni locali e imprese (IRENA, 2018).

In Italia, lo sviluppo delle comunità energetiche è ancora agli inizi, ma sta acquisendo slancio grazie a politiche recenti e iniziative locali. La conformazione geografica e climatica del Paese è particolarmente favorevole all’utilizzo di fonti rinnovabili, come l’energia solare e idroelettrica. Con il recepimento delle direttive europee nel 2020 e l’introduzione di leggi specifiche, l’Italia ha gettato le basi normative per la nascita e la diffusione delle comunità energetiche rinnovabili (CER), supportate da incentivi alla produzione e autoconsumo di energia rinnovabile. Alcuni comuni italiani hanno già avviato progetti di comunità energetiche, come a Magliano Alpi, in Piemonte, dove cittadini, imprese e amministrazione collaborano per produrre energia solare, e in Trentino e Sicilia, dove sono in corso diversi progetti pilota (Matalucci, 2021). Nonostante gli incentivi, il settore deve ancora affrontare alcune sfide, come la lentezza burocratica, la necessità di sensibilizzare e formare i cittadini e le difficoltà nel reperire finanziamenti per progetti su larga scala. Inoltre, è fondamentale potenziare le infrastrutture di rete e di accumulo per gestire in modo efficiente la produzione decentralizzata di energia. Le comunità energetiche rappresentano un modello cruciale per il futuro del sistema energetico globale, permettendo di unire sostenibilità ambientale, giustizia sociale ed efficienza economica e rispondendo a sfide come la crisi climatica e la disuguaglianza nell’accesso alle risorse. Il loro sviluppo richiede il sostegno delle politiche pubbliche, la collaborazione tra attori locali e una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini, poiché il futuro delle comunità energetiche, in Italia e nel mondo, dipenderà dalla capacità di creare sinergie tra innovazione tecnologica, partecipazione collettiva e un forte impegno per la transizione ecologica.

In Europa, alcuni Paesi hanno sviluppato reti di comunità energetiche avanzate grazie a politiche lungimiranti. La Germania, pioniera con la sua “Energiewende” o transizione energetica, vanta oltre 1.700 comunità energetiche, spesso gestite da cooperative che investono in energia solare, eolica e biomassa. Questa decentralizzazione ha ridotto la dipendenza dai combustibili fossili e aumenta la resilienza del sistema energetico (Agora). Anche la Danimarca è un esempio virtuoso, con un’ampia partecipazione delle comunità locali nella gestione di turbine eoliche, spesso di proprietà di cooperative, che hanno contribuito a ridurre le emissioni di CO₂ (Hive Power, 2022). Nei Paesi Bassi, la crescita delle comunità energetiche è alimentata da progetti solari su larga scala, sostenuti da un quadro normativo che incoraggia l’investimento dei cittadini in energie rinnovabili locali (Hive Power, 2021).

Nonostante i progressi, l’implementazione delle comunità energetiche in Europa presenta ancora alcune sfide. È necessario ammodernare le reti di distribuzione elettrica e adottare tecnologie come gli accumuli energetici e le smart grid per gestire la variabilità della produzione rinnovabile. Inoltre, la burocrazia rimane un ostacolo in molti Paesi, dove sono richieste procedure più snelle per la creazione delle comunità. Infine, sensibilizzare la popolazione sui vantaggi economici e ambientali delle comunità energetiche è fondamentale per incentivare una partecipazione più ampia.

Conclusioni

Nonostante le comunità energetiche siano presenti sul territorio europeo dalla fine del XIX secolo, cittadini di varie municipalità ed in vari paesi europei sono tornati a rivalutare l’importanza di un’autogestione energetica come quella resa possibile dalle organizzazioni sociali di questo tipo. Con le politiche europee favorevoli dal 2018, e la seguente invasione russa in Ucraina, l’Unione Europea ha riconosciuto l’esigenza di attingere a fonti di energia alternative al gas fossile proveniente dalle infrastrutture russe. Anche se già strutturate localmente in alcuni Paesi dell’Europa settentrionale, l’UE ha riconsiderato la comunità energetica come tipologia di organizzazione sociale attraverso la quale riuscire a mitigare le conseguenze della crisi energetica che ha investito l’Europa dal 2022, tra cui la povertà energetica..

E’, infatti, lampante come le comunità energetiche abbiano anche spinto ad una maggiore diffusione dei sistemi di produzione di energia rinnovabile. Infatti, le cosiddette CER tuttoggi organizzate hanno un impatto positivo sull’economia locale dato che favoriscono la creazione di nuovi posti di lavoro, l’inclusività di realtà del territorio più marginalizzate, portando i membri delle comunità ad avere un ruolo attivo nella gestione della fornitura di energia. come ogni innovazione sociale, la diffusione delle comunità energetiche rinnovabili ha bisogno di un catalizzatore politico. Senza un appoggio maggiore da parte della politica europea, e quindi più incentivi anche di tipo economico ai cittadini per l’organizzazione e creazione degli impianti, le comunità energetiche rimarranno casi isolati senza alcuna influenza sul crescente problema della povertà energetica.




Bibliografia:

Agora, “The German Energiewende”. https://www.agora-energiewende.org/about-us/the-german-energiewende (B-2)

Bongiovanni M., “In Italia sempre più comunità energetiche hanno anche un fine sociale”, 20/06/24, https://www.lifegate.it/italia-cers (B-2)

Bongiovanni M., “Quale futuro per le comunità energetiche rinnovabili? Il commento di Giuseppe Milano”, 31/10/24, https://www.lifegate.it/comunita-energetiche-giuseppe-milano (B-2)

Campagna L, Rancilio G., Radaelli L., Merlo M., “Renewable energy communities and mitigation of energy poverty:Instruments for policymakers and community managers”, Sustainable Energy, Grids and Networks, vol. 39 (2024), https://doi.org/10.1016/j.segan.2024.101471 (B-2)

Coesa Energy, “Comunità energetica: incentivi e benefici. Una guida completa per il 2024”. https://coesaenergy.it/comunita-energetiche-quali-sono-gli-incentivi/ (B-2)

D’Alessandro J., “In origine furono le cooperative, così sono nate le comunità energetiche”, la Repubblica, 09/09/22, https://www.repubblica.it/green-and-blue/2022/09/09/news/comunita_energetiche_storia_nascita_rinnovabili_origine_europa_cooperative-364574740/ (B-2)

Di Sabato A., “Comunità energetiche: tutti i benefici ambientali e sociali contro la povertà energetica”, 26/09/2022, Agenda Digitale. https://www.agendadigitale.eu/smart-city/comunita-energetiche-tutti-i-benefici-ambientali-e-sociali-contro-la-poverta-energetica/ (B-1)

ENEL, “Comunità energetiche rinnovabili”, https://www.enelx.com/it/it/storie/2020/05/comunita-energetiche-cosa-sono#:~:text=Secondo%20il%20rapporto%20Comunit%C3%A0%20rinnovabili,primi%20passi%20verso%20la%20costituzione (B-2)

European Commision, “Energy communities”, https://energy.ec.europa.eu/topics/markets-and-consumers/energy-consumers-and-prosumers/energy-communities_en (A-1)

European Commission, “Renewable Energy Directive”, https://energy.ec.europa.eu/topics/renewable-energy/renewable-energy-directive-targets-and-rules/renewable-energy-directive_en(A-1)

EUI, “The Clean Energy for all Europeans Package”, 10/06/20, https://fsr.eui.eu/the-clean-energy-for-all-europeans-package/(A-1)

Hive Power, “Energia rinnovabile in Danimarca: Cosa c'è da sapere”, 17/01/2022. https://www.hivepower.tech/it//blog/energia-rinnovabile-in-danimarca-cosa-dovresti-sapere#:~:text=Oggi%2C%20la%20maggior%20parte%20dell,di%20altri%20paesi%20dell'OCSE (B-2)

Hive Power, “Energia rinnovabile nei Paesi Bassi: Cosa c'è da sapere”, 16/08/2021. https://www.hivepower.tech/it//blog/energia-rinnovabile-nei-paesi-bassi-cosa-dovreste-sapere (B-2)

IRENA., “Renewable Energy and Jobs”, Annual Review 2018. https://www.irena.org/-/media/Files/IRENA/Agency/Publication/2018/May/IRENA_RE_Jobs_Annual_Review_2018.pdf (B-1)

Matalucci S., “Italy’s first energy community for solar power sharing”, 14/01/2021, CER Magliano Alpi. https://cermaglianoalpi.it/index.php/2021/01/14/growth-of-clean-energy-part-of-solution-not-a-problem/ (B-2)

Patella A., “Come funzionano le comunità energetiche rinnovabili”, 31/01/24, https://www.wired.it/article/comunita-energetiche-rinnovabili-funzionamento-sostegni-tariffe/

SEM - Società Elettrica in Morbegno, “Chi Siamo”, https://www.sem-morbegno.it/ChiSiamo.html (B-2)

Vector Renewables, “Energy communities: what they are and how they work” 02/08/22, https://www.vectorenewables.com/en/blog/energy-communities-what-they-are-and-how-they-work (B-2)

seai, “Triple SEC Connecting Communities”, https://www.seai.ie/case-studies/triple-SEC (A-1)



Contenuto dell’Informazione

1

Confermata

Confermato da altre fonti indipendenti; logico in sé; coerente con altre informazioni sull’argomento

2

Presumibilmente Vera

Non confermato; logico in sé; consistente con altre informazioni sull’argomento.

3

Forse Vera

Non confermato; ragionevolmente logico in sé; concorda con alcune altre informazioni sull’argomento

4

Incerta

Non confermato; possibile ma non logico in sé; non ci sono altre informazioni sull’argomento

5

Improbabile

Non confermato; non logico in sé; contraddetto da altre informazioni sul soggetto.

6

Non giudicabile

Non esiste alcuna base per valutare la validità dell’informazione.



Affidabilità della fonte

A

Affidabile

Nessun dubbio di autenticità, affidabilità o competenza; ha una storia di completa affidabilità.

B

Normalmente

Affidabile

Piccoli dubbi di autenticità, affidabilità, o competenza, tuttavia ha una storia di informazioni valide nella maggior parte dei casi.

C

Abbastanza

Affidabile

Dubbio di autenticità, affidabilità o competenza; tuttavia, in passato ha fornito informazioni valide.

D

Normalmente non Affidabile

Dubbio significativo sull’autenticità affidabilità o competenza, tuttavia in passato ha fornito informazioni valide.

E

Inaffidabile

Mancanza di autenticità, affidabilità e competenza; storia di informazioni non valide.

F

Non giudicabile

Non esiste alcuna base per valutare l’affidabilità della fonte.

Riproduzione Riservata ®

Condividi il post