ABSTRACT
Il presente studio affronta la tematica della pornografia contemporanea e il suo impatto sugli individui che ne fruiscono e, conseguentemente, sulla società di appartenenza.
Una particolare attenzione è stata dedicata al connubio, tipico del settore pornografico, fra realtà e finzione, che porta l'individuo a vivere l’esperienza pornografica come simulazione della realtà, mancante però di molte delle sue caratteristiche emotive.
L’altro grande filone affrontato nello studio ha riguardato gli effetti collaterali che una visione continuativa e perdurante del porno possa generare negli individui, soprattutto se il primo consumo avviene in età adolescenziale.
In conclusione, il documento spiega come una gran parte del materiale pornografico attualmente consumabile presenti caratteristiche che lo rendono illegale o comunque sfiorante i limiti della legalità su diversi fronti.
AUTORI:
Andrea Marco Silvestri- Head Researcher G.E.O. - Cultura e Società
Sara Squadrani- Senior Researcher G.E.O. - Cultura e Società
Riccardo Bosticco - Junior Researcher G.E.O. - Cultura e Società
Francesca Bellini- Junior Researcher G.E.O. - Cultura e Società
Introduzione
Il presente studio si prefigge l’obiettivo di indagare il complesso mondo della pornografia nell’epoca contemporanea. In particolare, la domanda di ricerca riguarderà soprattutto i diversi tipi di influenze che il consumo di materiale pornografico può comportare nella vita quotidiana degli individui.
Modificando ritmi e aspettative nei confronti dell’esperienza sessuale reale, il porno si fa carico di una grande responsabilità nella regolazione di determinati comportamenti tipici dell’essere umano.
Oltre alla sua veste di regolatore sessuale e sociale in determinate fasce di popolazione, la pornografia presenta anche una doppia faccia: espressione artistica da un lato e fenomeno di sfruttamento dall’altro. Il mondo del porno è un campo di interesse fondamentale e spesso sottovalutato, utile a comprendere il sentire sessuale ed emotivo del mondo che ci circonda.
1. La pornografia nel mondo contemporaneo
Introduciamo il tema della pornografia nel mondo contemporaneo mediante un parallelismo che, ai sensi di chi scrive, permette di individuare con precisione il nesso che lega la pornografia contemporanea, oppure i mezzi attraverso cui se ne usufruisce, e la percezione che se ne ha. Questo parallelismo origina dalla riflessione che Walter Benjamin, ne L’Opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (ed. 2014), compie nel 1936 circa il mutamento dell’arte conseguente al progresso materiale delle società umane.
In parole semplici, il filosofo di ispirazione marxista individua nelle possibilità offerte dall’avanzamento tecnologico i cambiamenti del significato sociale pertinente all’opera d’arte. L’unicità dell’opera è indebolita sempre più dalla possibilità della sua riproducibilità tecnica, per l’appunto, che rende il godimento dell’opera d’arte possibile su larga scala. I miglioramenti tecnici che caratterizzano il progresso modificano l’arte al punto da porre in primo piano il suo significato, disvelando quell’alone di mistero che in precedenza la caratterizzava; per esprimere meglio, Walter Benjamin individua nella tecnica la scomparsa dell’arte intesa come unicità e incognito.
Il filosofo attribuiva alla sfera artistica un valore ‘cultuale’. Tale valore, però, svanisce al progredire della tecnica. E al culmine di questo ineluttabile processo vi è il cinema, dove il dinamismo delle immagini e dei suoni svilisce la capacità contemplativa dell’osservatore. Scrive Benjamin (2014: 36): “Il cinema respinge il valore cultuale non soltanto per il fatto di condurre il pubblico nell’atteggiamento valutativo, bensì per il fatto che al cinema l’atteggiamento valutativo non implica attenzione. Il pubblico è un esaminatore, e però un esaminatore distratto”.
Certo è che l’epoca della stesura del saggio citato possa essere indicativa di un’acerba valutazione delle conseguenze della riproduzione audio-visiva di immagini; inoltre, fornire una definizione universale di arte è tanto difficile quanto proclamare verità universali su bene e male, bello e brutto, vero o falso. Tuttavia, crediamo che, in questo contesto, il saggio possa offrire degli spunti interessanti per introdurre il tema della pornografia contemporanea. Guardando alla storia dell’uomo, si possono trovare dei parallelismi tra i nessi concettuali esposti da Benjamin e l’evoluzione della percezione dell’atto sessuale e i suoi effetti nel mondo contemporaneo. In particolare, al giorno d’oggi chiunque ha la possibilità di usufruire di siti pornografici; questi sono facilmente raggiungibili mediante un qualsiasi apparecchio dotato di una connessione ad internet. Dunque, viene da chiedersi quale sia, date le circostanze, l’impatto sociale della pornografia. Siamo fruitori e dunque esaminatori disattenti?
La letteratura scientifica ad approcciare al tema è piuttosto recente (Miller et al., 2019). Tra i temi più estensivamente affrontati prevalgono la relazione tra la fruizione di materiale pornografico e la salute della vita di coppia degli individui, gli effetti della masturbazione sulla soddisfazione sessuale nella vita coniugale e il controverso posizionamento della fruizione di materiale pornografico tra i valori morali dell’individuo e quelli indotti dai contenuti sessuali espliciti stessi. Come riportato da Miller et al. (2019), la letteratura è solita argomentare che l’esposizione a questo genere di contenuti incoraggi un approccio alla sessualità, da parte dei fruitori, che tenta di emulare le scene riprodotte sugli schermi. Questo è quanto viene riferito come “porn-like sex”. Assumendo la verità di questa ipotesi, che tuttavia è oggetto di dibattito, è immediato il riconoscimento delle criticità che essa comporta. Quello del porno è un mondo in cui, per quanto controverso esso sia, operano dei professionisti, e le scene riprodotte sono studiate e provate, prima di essere impacchettate nel prodotto finale. Prendere ad esempio questo genere di materiale comporta un fraintendimento tra ciò che è naturalmente possibile e ciò che invece richiede, a priori, una preparazione.
Prima di continuare, che si chiariscano i termini. Si possono rintracciare diverse definizioni di pornografia. Per esempio, Mosher (1988) la definisce come un prodotto commerciale sotto forma di finzione volto all’intensificazione dell’eccitamento sessuale. Daneback et al. (2009) ne offrono una definizione succinta quanto elastica: la pornografia risiede nella presenza di materiale sessualmente esplicito che include l’esposizione di parti genitali e atti sessuali. Con la progressiva e totalizzante espansione di internet, nuove definizioni rendono conto di questo aspetto che non si può non considerare. Dunque, si parla di cyberpornografia: Cooper (1998) afferma che la peculiarità di questo fenomeno risiede nel suo carattere anonimo, accessibile e abbordabile; King (1999) e Griffith (2001) ne evidenziano l’accettabilità sociale che la caratterizza e il senso di sicurezza che la sua fruizione offre concedendo ai consumatori di goderne entro gli spazi di privacy più assoluti. Ecco che questa possibilità concessa dal web offre nuovi spazi per la curiosità sessuale delle persone. Ne consegue, così, l’interesse della ricerca sugli effetti che ciò può provocare.
Un articolo recente redatto da McNabey et al. (2020) afferma la scarsa esplorazione dell’effetto della pornografia sulle donne. In media, riportano gli autori, le donne che generalmente consumano materiale pornografico sono giovani e dimostrano un interesse più spiccato per la sfera sessuale. I dati variano in base allo stato di menopausa, orientamento sessuale, salute mentale, numero di partner sessuali avuti. Quanto alla masturbazione, l’uso della pornografia impatta in modo marginale sulla qualità dell’orgasmo e la sua latenza. Tuttavia, l’utilizzo della pornografia non incide significativamente sulla soddisfazione sessuale di coppia e sul benessere coniugale.
In generale, diversi studi hanno analizzato l’associazione tendenzialmente negativa tra uso della pornografia e la qualità delle relazioni amorose. Tuttavia, solo tardivamente si è realizzato che la correlazione potesse essere sporcata dalla non considerazione della masturbazione. Perry (2019) dimostra, attraverso l’analisi di due diversi sondaggi, che la masturbazione è associata negativamente con la felicità di coppia, mentre il consumo della pornografia è o non associato del tutto o non associato alla qualità della relazione quando si considera anche la masturbazione. Ne consegue che un utilizzo della pornografia non incide particolarmente sulla qualità della relazione amorosa, mentre vi può incidere la masturbazione.
I contorni della distinzione tra pornografia e masturbazione e il loro impatto in contesti di coppia si rivelano anche nel momento in cui in esame è la salute mentale individuale. Grubbs et al. (2019) hanno recepito la nozione che il consumo di materiale pornografico comporti conseguenze sullo stato mentale dell’individuo. Di conseguenza, un periodo di astinenza potrebbe aiutare. Quanto alla masturbazione, invece, gli studi rimangono scarsi.
Freud affermava che la masturbazione fosse un qualcosa di normale e inerente alla fanciullezza; oggi, si possono nominare diversi effetti benefici derivanti dall’attività, come la possibilità di familiarizzare con il proprio corpo, sviluppare fantasie sessuali e ottenere soddisfazione sessuale senza rischi eccessivi. Tuttavia, anche la masturbazione risponde alla regola per cui troppo di una cosa non è bene. Tant’è, che la frequenza è un fattore cruciale per definire la salubrità dell’atto (Zimmer e Imhoff, 2019). Questo è un qualcosa di riconosciuto nel corso della storia. La masturbazione, infatti, è stata spesso identificata con una potenziale perdita di controllo sulle proprie capacità psico-fisiche nonché con un oltraggio alla moralità contestuale.
Tutt’oggi, la ricerca ha indagato la relazione esistente tra l’utilizzo della pornografia e il senso della morale individuale. Grubbs et al. (2018) riportano come nella sondaggistica dell’utilizzo della pornografia esista il riconoscimento di problematicità derivanti dall’atto. In particolare, l’appuramento che l’attività che si conduce contraddice i valori morali del consumatore stesso, da parte di esso, porta al riconoscimento della problematicità sottostante alla fruizione della pornografia. Lo studio di Grubbs et al. (2018), per giunta, conclude che non esiste una relazione di mutua-esclusività tra un consumo eccessivo e la capacità di fornirne un giudizio morale consapevole.
In questo senso, parrebbe che il fruitore di materiale pornografico non sia necessariamente un “esaminatore disattento”, per ritornare a dove siamo partiti in questo paragrafo. Ma non si può nemmeno sorvolare sul fatto che, nonostante l’individuo possa riconoscere l’immoralità di certi contenuti pornografici, esso non riesca, comunque, a limitare la fruizione. Tuttavia, ciò necessiterebbe una più ampia conoscenza della letteratura per poter essere affermato. Intanto, i prossimi paragrafi tratteranno ancora più nello specifico l’impatto della pornografia.
2. Pornografia: tra realtà e finzione
La sessualità rientra in una di quelle dimensioni umane altamente personali. Ogni individuo ha la propria relazione con l’intimità, dunque ricercare delle generalizzazioni che rispecchino la totalità della popolazione sarebbe azzardato e complesso. Lo scopo di questo paragrafo è quello di provare a comprendere gli effetti che la visualizzazione di materiale pornografico può avere a livello macro, sulla società, e micro, nei confronti del singolo individuo.
Nella maggior parte dei casi quando si guarda un porno lo si fa con la consapevolezza che quello che si sta vedendo non è reale, ma che si tratta di attori nel ruolo di una parte, e che i rapporti sessuali “veri” sono un’altra cosa.
Resta però da interrogarsi su che cosa spinge un individuo a cercare la pornografia, cosa si aspetta di trovare e quanto questo produca degli impatti sui rapporti reali. Infatti, se delle immagini violente riescono a provocare uno stato di eccitazione da uno schermo perché non dovrebbero fare lo stesso nella vita reale? È davvero possibile riuscire a distaccare il video dalla realtà quotidiana?
Quello che viene visto all’interno della pornografia contribuisce sicuramente alla costituzione di un immaginario sessuale proprio, che può andare a generare un certo tipo di aspettative, sia estetiche, sia a livello di prestazione. Si pensi, per esempio, alla depilazione intima femminile, che negli ultimi anni è diventata una pratica sempre più diffusa. Tuttavia, questa tendenza non nasce da un desiderio naturale e spontaneo: sono stati i video porno a generare per primi questa immagine, conducendo sempre più spettatori a desiderare la depilazione propria o del proprio partner. Il porno è quindi in grado di dare nuovi impulsi, di mostrare delle pratiche e di stimolare la fantasia, e sarebbe illusorio pensare che quelle immagini non abbiano un impatto nella vita vera degli individui che li guardano. Ciò che allarma diversi psicologi e pedagogisti è che la visualizzazione sempre più precoce di video pornografici da parte di giovani adolescenti possa creare un immaginario distorto dei rapporti sessuali.
Quello che si teme, infatti, è che la visualizzazione di materiale pornografico in età così preoce, senza avere alle spalle nessun tipo di esperienza, possa condurre il ragazzo a credere che quello che vede sia la realtà, che l’aggressività tipica di questo tipo di video sia il giusto modo di approcciarsi ai rapporti sessuali. I video pornografici, infatti, difficilmente hanno un taglio neutrale, più spesso si rivolgono a un pubblico maschile, mostrando un tipo di rapporto sbilanciato, in cui una delle due parti soccombe e possono contribuire alla creazione di stereotipi razziali e di genere.
2.1 Il peso delle immagini
Se da un lato il porno può essere uno strumento che mostra e aiuta lo spettatore nella conoscenza di sé stesso, dall’altro può però creare delle aspettative su come vada generato il piacere all'altra persona. Uno studio condotto tra il 2000 e il 2015 fra ragazzi e ragazze cinesi di età compresa tra i 18 e i 29 anni, ha mostrato come un numero sempre maggiore di individui si dichiari non interessato alle pratiche sessuali, e la causa principale di questa astinenza sarebbe proprio il timore di non essere in grado di esaudire le aspettative del proprio partner sessuale (Suiming, 2020).
Tale paura è generata da un’ansia da prestazione: non ci si sente abbastanza attraenti, provocanti, dotati; il paragone con le pornostar non regge e il singolo individuo, preso dal panico, preferisce astenersi piuttosto che non essere “all’altezza” di quello che immagina sia il sesso. Secondo il sessuologo Pan Suiming la pornografia contribuisce a generare ed incrementare tali timori.
Il 40% sei goggetti sessulamente attivi i età compresa fra i 14 e i 18 anni ha dichiarato di aver appreso di più sul sesso tramite i video pornografici, piuttosto che a scuola (Jones, 2017). L’esistenza della pornografia, intesa nella sua forma artistica, non è messa in discussione, quello che manca però è una narrazione complementare alla pornografia, un racconto che faccia vedere l’altra faccia del sesso, che spieghi ai ragazzi che sono alle prime esperienze sessuali che quello che vedono non è la realtà, sicuramente ne ricalca alcuni aspetti, ma non è la verità intera. Bisognerebbe che figure istituzionali come scuola, famiglia o centri educativi si prendessero la responsabilità di insegnare che qualsiasi tipo di rapporto sessuale, vissuto singolarmente o con il partner, prevede il rispetto verso di sé e verso l’altra persona, ascoltando le proprie e le esigenze dell’altro. È limitante e controverso pensare che siano i siti porno la principale fonte utilizzata dai giovani per conoscere il sesso, senza avere avuto nessun tipo di strumento pregresso per distinguere fra ciò che è vero e ciò che è finzione.
La pornografia non va dunque demonizzata, ma compresa. Utilizzarla come strumento neutrale e pensarla come un’entità estranea alla nostra quotidianità è un’ipocrisia. Porno e società sono l’uno interconnesso all’altro, il porno consente al consumatore di vedere ciò che desidera, ma il consumatore riflette nella pratica ciò che il porno ha da offrirgli.
Non può esserci una netta divisione fra realtà e finzione, e questo non vale solo per la pornografia. Si pensi per esempio all’amore: la letteratura, la filmografia e le canzoni romantiche non sono soltanto rimaste “arte”, ma sono tutti prodotti culturali che hanno generato fantasie e illusioni negli spettatori, contribuendo a creare quello che oggi è l’immaginario generalizzato dell’amore, romantico e idilliaco, ma soprattutto inarrivabile nella vita vera. Essere dunque consci di ciò che si sta guardando e di come lo si stia facendo è il passo fondamentale per avere più consapevolezza nel rapporto con la propria sessualità e con quella condivisa con gli altri.
2.2 Una pornografia femminista
La regista svedese Erika Lust si è fatta promotrice di una nuova corrente che concilia il mondo pornografico con un impegno sociale attivo. Il risultato è l’apertura di un canale che offre un tipo di video “qualitativo” che racchiuda le fantasie tipiche del sesso pornografico, ma con un’ottica più realistica e soprattutto con una prospettiva che rispetti le donne. Infatti, una delle principali critiche che viene mossa contro piattaforme come quella di Pornhub è che offrano un tipo di video unicamente mirato al piacere maschile. Erika Lust si è impegnata in questa direzione, per fornire una narrazione diversa, più responsabile e tollerante nei confronti del sesso.
Su 10 milioni di individui che guardano video porno solo il 3% di questi visualizza siti a pagamento (Jones, 2017). La diffusione su larga scala di siti gratuiti disponibili in rete ha provocato una riduzione della qualità del prodotto artistico. I budget di produzione sono sempre più contenuti e questo genera una minor cura nella costruzione del risultato finale. E’ possibile affermare che la priorità per i produttori di film pornografici sia il risparmio. Di conseguenza, anche le tempistiche imposte per la realizzazione di un film si sono ridotte notevolmente e quindi tutto il processo di costruzione del film è diventato più frenetico. Registe come E. Lust offrono un prodotto a pagamento, che però mira ad essere qualitativamente superiore.
Anche l’industria pornografica presenta al suo interno delle gerarchie tipiche del sistema patriarcale. Sono pochissime le donne che ricoprono ruoli di potere, come quelli di regista o produttrice. Tale mancanza nei ruoli dirigenziali, si riflette anche in quello che è il prodotto finale distribuito sulle piattaforme pornografiche. La presenza di registe come E. Lust ha irrotto in tale sistema, fissando l’obiettivo di denunciare una violenza costante nei video porno, i quali spesso propongono un’immagine di punizione della donna. Un terzo delle giovani donne che frequentano siti pornografici si è dichiarata insoddisfatta dal materiale proposto dai principali canali presenti sul web (Jones, 2017). In molti film l’aspetto cinematografico è assente, i film di E. Lust ricercano un’estetica artistica, che aggiunga valore alla mera rappresentazione dell’atto sessuale, mirando a ottenere un prodotto che sia qualitativamente superiore.
3. Effetti collaterali del consumo pornografico
Studiare la relazione che si instaura tra i consumatori dei prodotti pornografici e la pornografia stessa, ci invita a porci una serie di interrogativi relativi agli effetti che tale pratica può comportare all’individuo e alla sua comunità a lungo termine.
Come si è visto fin qui, le ricerche e le pubblicazioni accademiche relative a questa tematica specifica non sono numerose ed inoltre sono spesso vittima di importanti bias interpretativi causati dalla delicatezza del tema e dalla notevole difficoltà riscontrabile nella collezione di dati e fonti attendibili.
Le tematiche al centro del presente studio sollevano domande relative all’esperienza sessuale virtuale che l’utente attraversa mentre fruisce di materiale pornografico, soprattutto al fine masturbatorio. Tra queste domande vi è quella relativa a quali possano essere gli effetti collaterali del consumo di contenuti pornografici.
Gli effetti collaterali provocati dalla visione continuativa di materiale pornografico riguarderebbero soprattutto componenti sociali, psicologiche e addirittura fisiologiche. Le alterazioni all’equilibrio psicofisico causati dal consumo di pornografia influiscono in modo significativo sull’ampio e complesso universo di aspettative relative al rapporto sessuale, esperienza già molto importante e socialmente connotata nell’essere umano.
Esponiamo di seguito, in ordine di impatto sulla popolazione occidentale, alcuni dei principali aspetti socio-psicologici che muterebbero la normale percezione del sesso a seguito di una relativa assuefazione alla visione del porno.
Uno studio del 2008 ha mostrato che l'87% dei giovani adulti guarda materiale pornografico, e la metà lo fruisce con cadenza settimanale. (Grubbs et al. 2019)
Fra le diverse componenti che destano maggiore preoccupazione a livello psicologico vi è la possibilità da parte degli adolescenti di iniziare con un consumo di pornografia in tempo molto precoce. Tale approccio prematuro nei confronti del porno, quasi sempre precedente ai primi rapporti sessuali, rischia di impattare pesantemente sul bagaglio di aspettative e pregiudizi positivi o negativi riguardanti il sesso e la figura dei potenziali partner. L’esperienza sessuale è infatti un'importante fase di passaggio fra un “prima” e un “dopo” che si fa via via meno pregnante nella vita di individui che fin da età molto giovane sono abituati a visionare scene sessuali, spesso in assenza di mezzi per comprenderle.
Squilibri ormonali e feedback neuro-fisiologici non consueti sono altri fra i possibili effetti secondari del consumo pornografico fra gli adolescenti o gli adulti per periodi prolungati.
Il connubio di alcune caratteristiche tipiche dei prodotti pornografici infatti porta l’individuo, anche il più equilibrato, all’adozione potenziale di comportamenti compulsivi ed ansiogeni che, associati al sesso sia a livello sociale che neurologico, causano stress al corpo e alla psiche umana durante e dopo la visione del materiale.
In ultimo, sono molte le fonti che evidenziano come il porno, a consumo soprattutto maschile, possa causare delle alterazioni nella percezione del piacere sessuale e una generalizzata apatia nei confronti del partner. Tale effetto potrebbe derivare da una moltitudine di fattori tra cui, primo fra tutti, lo “zapping” fra video porno differenti che, abbassando la soglia di attenzione e danneggiando la memoria a breve termine, portano il cervello a rilasciare ossitocina ed adrenalina solo in prossimità dell’orgasmo. (Suiming, 2020)
Nel rapporto sessuale reale non si ha la possibilità di perdere l’attenzione volontariamente in attesa di stimoli maggiormente motivanti per la propria mente e questo tipo di atteggiamento, sempre più diffuso nell’essere umano contemporaneo, causa danni relazionali non trascurabili dal punto di vista della coppia, oltre a minare di fatto la potenza sessuale maschile e un andamento funzionale della libido.
4. I limiti della pornografia: le attività illegali e lo sfruttamento minorile
La produzione, la distribuzione e il possesso di materiale pornografico possono incontrare limiti nella legislazione di alcuni Paesi, la quale in genere tenta di bilanciare interessi diversi e delicati. Infatti, la regolamentazione di un argomento tanto controverso come quello della pornografia finisce per essere essa stessa controversa e condurre a esiti diversi, incluse restrizioni totali. Gli interessi in gioco sono rappresentati dalla morale pubblica e da diritti e libertà altrui, tra cui i diritti dei minori e il diritto alla libertà di espressione.
Prima che illegale, il materiale pornografico può essere considerato come contenuto potenzialmente dannoso per chi ne fruisce quando questo viola i canoni di moralità pubblica generalmente condivisi, quando i contenuti raggiungono individui fragili o troppo giovani, o quando presentano caratteristiche violente. Tuttavia, risulta complicato definire precisamente cosa può essere o non essere dannoso per una categoria di persone, così come lo è definire quest'ultima. L'età, le idee, anche religiose, o altre circostanze culturali possono influire sulla categorizzazione del materiale pornografico e sulla considerazione della sua liceità.
La pornografia può poi essere riconosciuta come una pratica illegale, e questo può avvenire al fine di tutelare i potenziali fruitori dalla dannosità che si riconosce al materiale pornografico. Talvolta la legislazione può porre limiti di età, che stabiliscono la soglia oltre la quale è consentito l’accesso a materiale pornografico e che può variare da Paese a Paese. La produzione, distribuzione e il possesso di materiale pornografico sono invece attività illegali per l’intera popolazione in Corea del Nord, Cina, Iran, Bielorussia, Qatar, Siria, Thailandia, Turkmenistan, negli Emirati Arabi Uniti e in Tanzania (Bischoff, 2021).
Un altro modo di rendere proibito l’accesso alla pornografia è quello di proibire l’accesso ad internet. Infatti, internet ha sicuramente fornito uno spazio illimitato per esercitare diritti fondamentali quali la libertà di opinione e di espressione, e quindi per diffondere contenuti. In particolare, nel 2011 il Consiglio ONU per i diritti umani, attraverso le parole del Relatore Speciale, ha per la prima volta riconosciuto il ruolo che internet può svolgere nella prevenzione degli abusi dei diritti umani. D’altro canto però, internet ha favorito anche la diversificazione e l’aumento di comportamenti potenzialmente dannosi o criminosi.
Il materiale pornografico è uno dei contenuti che ha trovato in internet lo strumento più semplice e immediato per poter essere a disposizione del maggior numero di persone. Perciò le restrizioni all’accesso di internet hanno come conseguenza un divieto di accesso a contenuti pornografici. In aggiunta ai Paesi menzionati in precedenza, l’Ucraina, la Bielorussia, la Turchia, Cuba, il Venezuela, l’Australia, altri 14 Paesi africani e 38 paesi asiatici prevedono specifiche restrizioni a internet e al contenuto pornografico online (Bischoff, 2021).
Tuttavia, tali restrizioni all’accesso di internet finiscono per limitare anche l’esercizio di diritti fondamentali, quali la libertà di espressione. E’ bene quindi sottolineare che l’art. 19, par. 3 del Patto ONU relativo ai diritti civili e politici ammette la liceità di misure restrittive dei diritti alla libertà di opinione e di espressione qualora queste servano a tutelare diritti e reputazione altrui nonché la morale pubblica. Nel caso della diffusione di materiali pornografici o pedopornografici, la tutela della morale pubblica e dei diritti dei minori prevalgono sulla libertà di espressione (Focarelli, 2013: 206).
Altresì, la pornografia costituisce una pratica illegale quando la produzione, la distribuzione e il possesso di materiale pornografico prevedono il coinvolgimento di persone minori. Più nello specifico, la pornografia non consensuale e la pedopornografia o pornografia minorile, alla cui base si trova lo sfruttamento sessuale, costituiscono i più diffusi limiti illegali della pornografia.
La pornografia non consensuale, chiamata anche revenge porn, "consiste nella diffusione di immagini pornografiche o sessualmente esplicite a scopo vendicativo [...], per denigrare pubblicamente, bullizzare e molestare la persona cui si riferiscono" (GPDP, 2021). Tale pratica è facilitata dall'utilizzo di internet e, in particolare, di social media e applicazioni di messaggistica online, evidenziando la problematica della tutela dei dati personali in internet, dove è praticamente difficile arrestarne la diffusione e denunciarne la violazione.
Per quanto riguarda la pedopornografia, ovvero la pornografia che coinvolge i minorenni strumentalizzandoli sessualmente, esiste un importante consenso sul suo contrasto. Infatti, oltre ai principali strumenti internazionali che sanciscono e garantiscono i diritti fondamentali della persona umana, gli Stati della Comunità Internazionale hanno adottato varie Convenzioni allo scopo di proteggere specificatamente i minori e i loro diritti da qualunque forma di sfruttamento, compreso quello sessuale. I documenti principali sono la Convenzione sui diritti del fanciullo approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, con il suo Protocollo riguardante il traffico dei bambini, la prostituzione e la pornografia infantile, di cui sono parti 194 Stati (esclusi gli Stati Uniti); e la Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali approvata a Lanzarote il 25 ottobre 2007, entrata in vigore nel 2010 e firmata da tutti e 47 gli Stati membri del Consiglio d’Europa.
Tali strumenti di diritto internazionale stabiliscono che l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori, compresa la pornografia minorile, costituiscono gravi violazioni dei diritti fondamentali, in particolare del diritto dei minori alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere (Direttiva 2011/92/UE). In particolare, l’articolo 1 del Protocollo menzionato prevede che gli Stati parti “dovranno proibire la vendita di bambini, la prostituzione infantile e la pornografia infantile”. Per questo, la legislazione penale degli Stati che hanno ratificato tali documenti fa propri questi principi, costituendo come reati l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori, nonché la pornografia minorile - con differenze quanto a pena e dettagli delle fattispecie, che variano da ordinamento a ordinamento. In ogni caso, l’oggetto della protezione della legge penale in materia è la personalità individuale del minore (Bianchi, 2019: 106).
In Italia, il Codice penale all’art. 600-ter definisce la pornografia minorile come “ogni rappresentazione, con qualunque mezzo, di un minore degli anni diciotto coinvolto in attività sessuali esplicite, reali o simulate, o qualunque rappresentazione degli organi sessuali di un minore di anni diciotto per scopi sessuali”. Lo stesso articolo di legge punisce con la reclusione e con una multa pecuniaria chiunque realizza esibizioni o produce materiale pornografico utilizzando minori di diciotto anni, nonché chiunque ne tragga profitto. Viene punito anche chi commercia, distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza, cede o offre il materiale così prodotto, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica.
In conclusione, i limiti della pornografia e della pornografia online si costituiscono e diventano norme di legge attraverso un bilanciamento tra moralità pubblica e tutela dei diritti fondamentali. Sebbene ci siano vari gradi di limitazione alla produzione, diffusione e fruizione di materiale pornografico, e nonostante le consistenti sfide che pone lo strumento informatico, la tutela della personalità individuale - specialmente quella del minore - non dovrebbe mai subire violazioni.
Conclusione
Trarre conclusioni definitive in merito a una tematico come il consumo pornografico non sarebbe possibile, oltre che etico. E’ però interessante riassumere quanto emerso dalla presente analisi in modo da stimolare il lettore ad ulteriori riflessioni in merito a questa sfaccettata e complessa tematica umana.
Risulta chiaro come alcuni elementi tipici della pornografia influenzino il consumatore e lo possano indurre verso una più importante ansia nei confronti dell’atto sessuale reale mentre allo stesso tempo lo inducono verso ritmi di masturbazione compulsiva e/o perdita di una libido stabile con il proprio partner.
La pornografia aumenta la curiosità verso la sperimentazione sessuale e verso pratiche di cui altrimenti l’individuo probabilmente non verrebbe a conoscenza in altro modo ma allo stesso tempo causa una sostanziale perdita di empatia ed intesa sessuale oltre ad essere un possibile trigger per comportamenti via via più aggresivi verso i possibili partner.
Fonti
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