1. Il contesto:
Il Darfur è la regione più occidentale del Sudan, purtroppo nota per le frequenti crisi umanitarie che ne hanno accompagnato la storia recente a causa di una guerra civile durata ormai più di 30 anni e ancora non giunta ad una fine.
Il Sudan, anche considerato nella sua interezza territoriale, è un contesto estremamente particolare dell’Africa orientale per una moltitudine di fattori strutturali alla sua natura politica, economica, etnica e addirittura geografica. Dopo più di 30 anni di dittatura il Sudan versa in un ennesimo Stato provvisorio con un Governo formato da una giunta militare dopo la destituzione dell'ex presidente Bashir.
All’interno di un Paese già connaturato da un’instabilità politica dilagante, un passato di guerra civile e di ribellioni interne, il Darfur, terra dei Fur, occupa una posizione particolarmente scomoda in un’area dove le popolazioni sono già particolarmente tormentate. Un’area di crisi nella crisi, la regione confinante con il vicino Ciad desta oggi particolare attenzione nell’analisi geopolitica internazionale.
2. Una guerra dimenticata:
Fin dagli anni ’80 del secolo scorso, in Darfur si combatte una guerra ad intensità variabile e dai contorni sfumati, come la maggior parte delle guerre che tormentano il continente africano.
Dal 2003 (inizio delle ostilità: 26 Febbraio) in particolare inizia una nuova fase della guerra in cui le milizie ribelli sfidano lo Stato centrale di Khartoum in sinergia e provocano una graduale pressione politico-diplomatica sempre maggiore fino a giungere alla situazione attuale.
Le principali parti in causa nel conflitto da tenere in considerazione sono le seguenti:
1. Justice and Equality Movement (JEM): Questo gruppo armato, assieme all’esercito SLA, è riconosciuto come uno degli attori principali del conflitto. Il JEM è un gruppo arabofono islamista che si contrappone al Governo centrale riconoscendo in esso valori corrotti. Dal 2003 in particolare il JEM e il SLA si sono coalizzati per combattere le minacce interne al Paese, soprattutto in Darfur, e lo Stato centrale.
2. Sudan Liberation Army (SLA): Altra frangia ribelle, questa volta formata principalmente dalle popolazioni africane autoctone del Darfur stesso. Questi popoli non sono arabofoni in origine e mantengono culture e tradizioni locali oltre ad un fortissimo attaccamento alla propria terra. Utilizzano, proprio come il JEM, principalmente armi leggere di origine sovietica o armi rudimentali auto-prodotte. Per molti appartenenti a questo gruppo, la guerra è diventata un’esperienza personale.
3. Esercito regolare del Sudan: Con l’appoggio da parte delle milizie Janjawid, il debole e disorganizzato esercito sudanese pone resistenza alle frequenti azioni di guerriglia da parte del JEM e dello SLA. L’esercito di Khartoum si è macchiato spesso di crimini di guerra tra cui stupri di massa ed uso di armi chimiche sulla popolazione civile del Darfur, in particolare durante il governo Al-Bashir.
La milizia Janjawid, già in attività dagli anno ’90, è stata impiegata dal governo come forza aggregata dell’esercito dal punto di vista tattico. Allo stesso tempo, la scelta di utilizzare questo gruppo Jihadista ha anche una valenza terroristica ed etnica.
Il termine Janjawid è infatti traducibile, nell’arabo locale, come “demoni a cavallo” e proprio questo tipo di narrazione causa un terrore profondo nelle popolazioni meridionali del Darfur, etnicamente non arabofone e nemmeno di religione islamica.
Tra i fattori principali che portarono e portano tutt’ora la guerra in Darfur vi sono:
- Fattori politico-sociali: Una ribellione verso la corruzione del Governo da parte di diversi gruppi coinvolti accompagnata da una notevole frammentazione etnica interna.
- Fattori geografici: Il Darfur si trova per sua natura territoriale in un’area di crisi per eccellenza, zona di confine con l’instabile vicino Ciad da un lato e con il recente secessionista Sud Sudan. Inoltre, non a caso, è proprio in questa particolare regione che si collocano i più grandi giacimenti di petrolio di tutto il Paese. Un'ulteriore spiegazione geografica è la collocazione del Darfur nella difficile striscia Saheliana, inesorabilmente destinata alla desertificazione.
3. Gli ultimi massacri:
La realtà bellica sudanese resta dinamica e costantemente in evoluzione fino ad oggi. Dall’inizio del 2022 sono state infatti oltre duecento le vittime civili in questo particolare contesto di crisi.
La scorsa settimana un nuovo attacco da parte delle comunità musulmane del Nord si è riversato su numerosi villaggi appartenenti alle tribù di etnia Gimir nel West Darfur. L’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite (OCHA) dichiara che le vittime ufficiali di quest’ultimo attacco sono state almeno 125, quasi tutti civili non armati tra cui alcuni bambini. I villaggi Gimir attaccati e conseguentemente bruciati sarabbero almeno 24.
I motivi dell’attacco restano dubbi ma si ipotizza una regolazione di conti fra capi-villaggio di etnie e fedi religiose differenti.
Questi attacchi, purtroppo frequenti nella zona, sono di difficile ricostruzione e trovare i responsabili resta un’impresa utopica. Complice di questi assalti e massacri temporanei è anche e soprattutto una mancanza di controllo territoriale da parte dello Stato centrale, ormai disinteressato alle questioni umanitarie interne al Darfur.
4. Un futuro incerto:
Alla luce di quanto brevemente esposto all’interno del testo, il destino del Darfur, nonostante gli apparenti e sporadici interessi da parte della comunità internazionale, resta molto incerto a causa degli stessi fattori strutturali che compongono le ostilità interne e fra la regione e lo Stato centrale.
I possibili risvolti in questo complesso scenario sono i seguenti:
1. Mantenimento dello status quo.
2. Un intervento più cospicuo da parte delle Nazioni Unite.
3. Un reale rovesciamento del potere politico a livello centrale con negoziazioni paritarie fra i gruppi coinvolti.
La guerra del Darfur ha causato migliaia di morti, genocidi di massa, crimini di guerra e più di 3 Milioni di sfollati interni. Un’area del nostro mondo troppo spesso dimenticata e mediaticamente strumentalizzata secondo la necessità. Questo è il momento storico migliore per riaccendere l’interesse della comunità internazionale verso gli annosi conflitti del nostro mondo, domani potrebbe essere troppo tardi.
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E | Not trustworthy | Lack of authenticity, reliability or competence; history of invalid information |
F | Not able to be evaluated | No basis to evaluate the validity of the information |
Bibliografia:
- Abdul-Jalil, Musa, "The Dynamics of Ethnic Identification in Northern Darfur, Sudan: A Situational Approach," in The Sudan: Ethnicity and National Cohesion, Abyreuth African Studies Series, 1984. A-1
- Flint, Julie & Alex de Waal, eds., Darfur: A New History of a Long War, London; New York: Zed Books, 2008. A-1
- Vincenzo Romano, "Darfur, la strada per la pace è ancora in salita", ISPI, Aprile 2022.
https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/darfur-la-strada-la-pace-e-ancora-salita-34482
A-1 - Redazione Ansa, "Sudan, oltre 100 morti in violenti scontri nel Darfur, ANSA, 13 Giugno 2022. https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2022/06/13/sudan-oltre-100-morti-in-violenti-scontri-nel-darfur_d57cc737-ddfc-44b8-9644-09d2c7e9deb9.html B-1
- Ahmad Sikainga, "The world's worst humanitarian crisis: understanding the Darfur conflict", Origins Ohio State, Feb 2009.
https://origins.osu.edu/article/worlds-worst-humanitarian-crisis-understanding-darfur-conflict?language_content_entity=en A-1