Mosca come rampa di lancio per riprendere gli attentati. Isis Khorasan Alcuni punti di vista di ex ufficiali dall’Iraq e dall’Afghanistan

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  Giusy Criscuolo
  10 April 2024
  8 minutes, 11 seconds

Era solo questione di tempo, l’IS non è mai stato sconfitto, come spesso rammentato alle orecchie sorde dell’Occidente dai militari locali, ma semplicemente indebolito dalle fondamenta. In questo particolare momento storico, in cui il Medio Oriente si sta riaccendendo, a causa del conflitto israelo/palestinese, viene fuori la determinazione di questa organizzazione. Intenzionata più che mai a far rinascere il Califfato prendendone l’eredità.

L’Isis Khorasan esiste dai tempi in cui il Califfato era in auge, aveva prestato giuramento ad Abu Bakr al-Baghdadi nel 2015, esattamente ad un anno di distanza della creazione dello Stato Islamico, divenendone una costola effettiva ed operativa. Sembrerebbe che, ad oggi secondo fonti locali e analisti locali l’Isis K, come è stata ribattezzata dall’Occidente, abbia deciso di prendere l’eredità del Califfato riportando in auge l’operato di quello che in Medio Oriente è meglio conosciuto come Daesh. Senza dimenticare che dalla caduta delle roccaforti del Califfato in Siria e Iraq, tra il 2019 e il 2020, l’ISIS Khorasan è divenuto il ramo più forte dell’organizzazione. Da allora ha portato avanti, dopo il ramo centrale dell'organizzazione in Siria e Iraq, colpi sanguinosi attentati Africa occidentale e Africa centrale.

Sembrerebbe difatti che sia in atto una ristrutturazione di quello che viene definito “Jihadismo Globale” e la rabbia creata dagli scontri su Gaza sta unendo sotto l’ombrello della Humma (dall’arabo Hum – madre) tutti i musulmani, anche quelli estremisti e costantemente in lotta tra loro come movimenti sciiti e sunniti. Basta vedere l’attuale supporto tra Hezbollah e Hamas. Questo ramo estremista, non ha mai smesso di operare ed è formato da elementi tagiki e provenienti dai paesi dell'Asia centrale, i quali negli anni di silenzio mediatico hanno partecipato ad attacchi pianificati dall'IS, e per cui il ramo Khorasan, è stato impiegato tra Turchia e Iran e non per ultimo in Russia.

Difatti, negli ultimi due anni, l’organizzazione ha effettuato attacchi in Iran e alle Maldive, prendendo di mira gli interessi di Russia, Cina e paesi dell’Asia centrale, mentre fortunatamente le operazioni previste in Germania, Qatar e India sono state sventate. Inoltre sembra che l’IS abbia aumentato lo stipendio per l'arruolamento dei nuovi membri. La maggior parte dei quali sembrano essere pakistani che abitano sulla linea di Durand all' interno del Pakistan, tagiki, alcuni afghani non più residenti in Afghanistan e centro-asiatici.

Tra iracheni e afghani poca difformità sui punti di vista

Tarek Ahmed Jaf durante la pesante lotta al Califfato (2014- 2017) era il Comandante della 9° Brigata Peshmerga (Special Force) impegnato in prima linea a combattere l’IS o Daesh (ancora erroneamente chiamato Isis). Lui ha combattuto senza mai risparmiarsi per anni e sa bene di cosa si parla. Le sue opinioni, riguardo a quanto accaduto in Russia, sono personali e rimirano il suo punto di vista.

Tarek specifica come l’attacco avvenuto al Crocus City Hall di Mosca sia molto diverso da quelli effettuati prima del “depotenziamento” dell’organizzazione, sottolineando come nel 2015 il Califfato era all’apice del suo potere e aveva più facilità nell’effettuare certi attacchi. Questo è per l’ex ufficiale «Un colpo doloroso e catastrofico per la Russia e per i paesi occidentali che avevano annunciato la sconfitta dell’Isis e la sua fine con troppa facilità». Difatti Tarek sostiene da anni, da quando l’Occidente ha cantato vittoria sull’abbattimento di Daesh, che l’organizzazione non è stata affatto sconfitta, ma semplicemente depotenziata e decentralizzata.

Avendo rivendicato l’IS la piena responsabilità dell'attacco, spiega come sia normale che la Russia accusi l'Ucraina di essere il mandante dell'attentato. «È una cosa naturale perché sono in guerra totale tra loro. Ma tenete presente che l’IS prende di mira Putin come rappresaglia per le sue posizioni. E’ dal 2015 che dico che Daesh è un’industria di intelligence internazionale. Sono molti i paesi e le entità che beneficiano del nome dell’IS. Non è difficile per Daesh nominare nuovi leader in diverse regioni del mondo. Insisto da anni che l’intelligence internazionale gioca un ruolo importante in tutti i movimenti e nelle politiche dell’organizzazione terroristica».

Alla luce di quanto detto, mi soffermo sul fatto che, subito dopo l'attacco al Crocus c'è stato un nuovo giuramento al Califfato che ha visto la nomina del nuovo governatore di Daesh nel Khorasan (Sheikh Abdul Rauf Khadim Abu Talha). Un giuramento che l’ex ufficiale descrive come conseguenza ad una politica aggressiva di Mosca contro il Califfato:

«L'Isis-Khorasan ha concentrato la sua attenzione sulla Russia, soprattutto, negli ultimi due anni e la sua propaganda ha ripetutamente incluso critiche a Putin e alle sue prese di posizione nei confronti di queste frange estremiste. - poi aggiunge che le fila dei nuovi arruolati sono a loro volta rimpinguate da numerosi soggetti provenienti dall’Asia - L'organizzazione comprende tra i suoi membri anche un cospicuo numero di militanti dell'Asia centrale che hanno già da tempo cercato di rimostrare contro Mosca». Ma lancia un avvertimento all’Europa: «I paesi europei devono intensificare gli sforzi di intelligence per trovare i leader dell’Isis e svelare i loro piani futuri. - e sempre riferendosi all’intelligence - Gli piace combattere Daesh intellettualmente prima di iniziare la guerra fisicamente. Deve imparare a farlo».

Non molto difformi anche se diversi i pareri dell’ex Colonnello dell’ANA (Afghan National Army) Aziz Ahmad Noori e quelli di Atai Walimohammad, scrittore ed attivista Afghano.

Per il col. Noori l'attacco terroristico in Russia rappresenta in primo luogo l'attività dei gruppi terroristici nella regione e, in secondo luogo, rappresenta la forza della controparte russa. In questo caso ad aver colpito il Crocus City Hall, per il colonnello sarebbero stati estremisti sostenuti dall’Ucraina e dai suoi alleati: «Da questo momento in poi i gruppi terroristici hanno dimostrato di essere ancora attivi. Viene utilizzato il Seva e l'intensità della guerra è diretta verso il lato opposto della Russia, il che significa che questo attacco è stato effettuato dall'Ucraina e dai suoi alleati».

Noori sostiene che i gruppi terroristici sono sempre divisi su due livelli: I Funzionari (leadership) e il livello inferiore che comprende i combattenti.

Generalmente sono le autorità che utilizzano i loro combattenti attraverso il potere della religione. Questo accade, a detta del colonnello, a causa di interessi personali, che li portano ad abusare del potere in nome del proprio credo. Esattamente come accaduto per i Talebani. «Tengono le persone nell’analfabetismo, indottrinandole nelle madrasa religiose, con l’unico scopo di nutrirle di fondamenti estranei agli insegnamenti del Corano. Le autorità governative che si appoggiano ai terroristi, lavorano per gli interessi dei paesi donatori e per i loro interessi personali. I loro militanti combattono secondo l’idea di religione dettata dalla leadership».

Così come accaduto con i talebani, che hanno combattuto più volte sia con le forze pakistane che iraniane su entrambi i confini. Difatti, come sottolineato da Noori, Pakistan e Iran hanno avuto un ruolo nella distruzione dell’Afghanistan e mette in guardia: «Portare al potere gruppi terroristici come i talebani solo con lo scopo di limitare i paesi limitrofi, rischia di creare gravi problemi di sicurezza per i Paesi che finanziano i terroristi, difatti dopo l’ascesa al potere dei talebani, sono aumentati gli attacchi terroristici in paesi come l’Iran e la Russia».

Riguardo a Daesh o IS sottolinea come formatosi inizialmente come ISIL e successivamente passato ad ISIS ci sia stato solo un cambio di bandiera, così come per i talebani staccatisi da al-Qaeda. Sempre secondo l’ex ufficiale è ovvio che in questi gruppi (talebani e ISIS) non ci siano solo cittadini afghani e pakistani, ma tagiki, uzbeki, ecc. Ricorda come durante il Governo riconosciuto dell’Afghanistan migliaia di persone furono arrestate e imprigionate e, dopo la caduta della repubblica, furono tutte liberate dalle carceri per unirsi ai gruppi terroristici.

«Questi terroristi sono terroristi comunque, combattono solo sotto bandiere differenti. I loro leader fanno diverse visite con lo scopo di sponsorizzare l’organizzazione e di destabilizzare i confini e il morale. Stanno combattendo con i loro popoli nei paesi vicini per fingere di essergli vicini». L’ISIS Khorasan che sta prendendo di mira l’Afghanistan sta adottando un a nuova tecnica nella regione: «Va detto che la nuova tattica dell'Isis K è quella di destabilizzare l'area e sostituire al potere i talebani dopo la loro eliminazione» resta che sono entrambi gruppi terroristici e pericolosi per l’Occidente.

«Tenete presente che attualmente tutte le strutture statali sono in mano ai talebani, come ad esempio l’ufficio passaporti, con una continua distribuzione degli stessi, il trasferimento dei terroristi e della droga è aumentato. Purtroppo dovremmo aspettarci che simili attacchi avvengano anche in Europa».

A sostenere la tesi lanciata dall’ex ufficiale Atai Walimohammad, scrittore e attivista afghano il quale sostiene che nell’Afghanistan di oggi sotto il controllo dei talebani, la lotta all'ISIS è una priorità assoluta: «Il califfato islamico è una minaccia mortale per l'emirato islamico talebano. - sostiene Atai - L’Isis non ha dei territori evidenti e dichiarati sotto il proprio controllo nell’attuale Afghanistan, ma comunque la sua presenza come fantasma esiste, il governo talebano è molto vigile e allarmato in ogni angolo del Paese.

Viste le ultime intense operazioni su tutti i territori afghani da parte dei talebani contro l’Isis, è possibile che il gruppo si sia spostato al nord del paese nelle montagne di Panjshir. L'Afghanistan è il luogo più sicuro al mondo per l'ISIS. La sua penetrazione di intelligence tra i Talebani è abbastanza profonda e significativa».

Sul pericolo che corre l’Europa lo ritiene concreto, realistico e maggiore di quanto non lo sia stato fino ad oggi: «Oggi tutti usano il cosiddetto terrorismo islamico come grande strumento nelle guerre ibride. I governi dovrebbero capire che necessita essere più attenti alla sicurezza interna che a quella estera. A volte ci sono dei giovani radicalizzati di prima e seconda generazione che sono facilmente arruolabili anche via Internet e che potrebbero trasformarsi in mostri da un giorno all'altro».


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Giusy Criscuolo

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