Digitalizzazione e PNRR

  Focus - Allegati
  07 marzo 2022
  21 minuti, 23 secondi

Digitalizzazione e PNRR

Sviluppare una capacità progettuale e strategica trasversale

Autori: Mariella Brunetti, Policy Analyst MIPP e Alberto Gollin, Policy Analyst MIPP.

Partendo da un’analisi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza italiano (PNRR), il presente policy paper si propone di porre l’attenzione sull’obiettivo della digitalizzazione in Italia, contenuto principale della Missione 1 del Piano, cui sono destinati circa 40 miliardi di euro. Come riportato dal PNRR stesso, infatti, “tra le cause del deludente andamento della produttività c’è l’incapacità di cogliere le molte opportunità legate alla rivoluzione digitale. Questo ritardo è dovuto sia alla mancanza di infrastrutture adeguate, sia alla struttura del tessuto produttivo […]”. L’Italia necessita di accelerare il passo nel processo di convergenza verso gli altri paesi avanzati dell’Unione Europea e il tema del digitale rappresenta da tempo un’area di investimento non solo centrale, ma trasversale: si tratta di aumento della competitività del settore produttivo, di innovazione del settore pubblico, di possibilità di riequilibrio territoriale e di diffusione di conoscenze, dunque di modernizzazione del Paese. A tal ragione, il focus della ricerca riguarderà il ruolo, le opportunità, ma anche le lacune della digitalizzazione in Italia, compresi gli investimenti in infrastrutture digitali, allo scopo di avanzare proposte politiche nelle aree di intervento delle risorse finanziarie a disposizione.

Di cosa parleremo (in breve)?

Il PNRR italiano dedica per la prima volta circa il 27% delle risorse alla transizione digitale del Paese. Ora che questo obiettivo viene posto tra le priorità di governo, l’opportunità storica di combinare investimenti e riforme strutturali deve diventare il motore di una rinnovata capacità di implementazione di politiche pubbliche capaci di superare i ritardi pregressi.

  1. Introduzione
  2. Excursus sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: breve analisi del meccanismo di funzionamento e della struttura del PNRR;
  3. Il grado di digitalizzazione in Italia: come si sta muovendo l’Italia rispetto agli altri paesi dell’Unione europea? Il gap nelle competenze digitali di base e nella connettività;
  4. MISSIONE 1, digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura: focus sulla Missione del PNRR dedicata alla transizione digitale;
  5. Le infrastrutture digitali: cosa intendiamo per “Infrastruttura digitale”? La situazione in Italia;
  6. Punti di debolezza: quali ritardi sono emersi;
  7. Proposte di policy e cooperazione internazionale;
  8. Conclusione

1. Introduzione

La trasformazione digitale in Italia costituisce una priorità dell’agenda di governo, come confermato dall’approvazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Nell’ampia strategia di ammodernamento del Paese, la digitalizzazione viene affrontata non soltanto con riguardo alla Missione 1, ma in maniera trasversale. Sarà necessario sviluppare una strategia di politiche pubbliche digitali efficaci e lungimiranti, anche adottando una velocità diversa nel disegnare i processi pubblici, intensificando inoltre la collaborazione delle partnership tra istituzioni, aziende e ricerca scientifica, a livello nazionale, europeo ed internazionale - linea sostenuta dal Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao.

2. Excursus sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

È noto quanto l’Italia sia stata tra le nazioni più duramente colpite dalla crisi da Covid-19 e dalle conseguenze da essa derivanti. Tra i diversi effetti direttamente connessi alla crisi pandemica, uno fra tutti è stato quello di fare emergere aspetti peculiari, positivi e non, dei sistemi di governo, ma anche delle strutture produttive e sociali dei paesi coinvolti dall’emergenza. In particolare, nel caso italiano il focus è stato posto sulla fragilità di un Paese dal punto di vista economico, sociale ed ambientale: come riportato nelle pagine introduttive del Piano Nazionale di Ricostruzione e Resilienza italiano, cosiddetto PNRR, le statistiche rivelano la difficoltà nel tenere il passo con gli altri paesi avanzati europei e un andamento della produttività più lento, oltre a un tessuto produttivo frammentato ed una elevata disoccupazione. Ciò che questi squilibri hanno in comune è una certa incapacità di cogliere, programmare ed investire sulle opportunità legate al digitale. Un esempio fra tutti è dato dal recente intervento del Governo sul settore pubblico, prettamente sulla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

A risposta di quanto accaduto con l’avvento dell’emergenza pandemica, l’Unione Europea ha dapprima proceduto con la sospensione del Patto di Stabilità, per poi predisporre ingenti pacchetti di sostegno economico, tra cui l’ambizioso programma di investimenti e riforme, il Next Generation EU (NGEU) - un programma per il rilancio della crescita, tramite investimenti e riforme, per un totale di 750 miliardi di euro, di cui oltre la metà sotto convenzioni. È un programma incentrato principalmente su tre azioni: accelerare la transizione ecologica e digitale, migliorare la formazione dei lavoratori e conseguire una maggiore equità di genere, territoriale e generazionale nei Paesi Membri. Nel percorso di modernizzazione dello stato italiano, questo programma politico europeo non rappresenta che un’opportunità di crescita considerevole rispetto all’andamento degli ultimi dieci o venti anni. Con l’approvazione del Piano NGEU della Commissione Europea, l’Italia è risultata prima beneficiaria in valore assoluto dei due strumenti finanziari principali di cui lo stesso si avvale per essere operativo:

1. il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza (RRF) – componente più rilevante, con risorse per 191,5 miliardi di euro da impiegare nel periodo 2021-2026, di cui 68,9 miliardi sotto forma di sovvenzioni a fondo perduto. Per l’Italia la stima di finanziamento è di 122,6 miliardi;

2. il Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori d’Europa (REACT-EU) – con un’ottica più di breve termine, per la sola fase iniziale di rilancio.

Dal primo dispositivo (RRF) è dipeso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), in quanto la misura europea ha chiesto agli Stati Membri di presentare un pacchetto nazionale di investimenti e riforme su sei pilastri, rispetto ai quali la Commissione europea ha già definito delle linee guida:

- Transizione verde

- Trasformazione digitale

- Crescita intelligente, sostenibile e inclusiva

- Coesione sociale e territoriale

- Salute e resilienza economica, sociale e istituzionale

- Politiche per le nuove generazioni, l’infanzia e i giovani

Nel caso italiano, la Commissione Europea si è espressa con una valutazione globalmente positiva sul Piano dell’Italia, accompagnata da una dettagliata analisi dello stesso. Nel luglio 2021 il PNRR è stato definitivamente approvato con Decisione di esecuzione del Consiglio, che ha dunque recepito la proposta europea: ogni investimento e riforma è correlato a precisi obiettivi e traguardi, con cadenze temporali a base semestrale, al cui conseguimento fa seguito l’assegnazione delle risorse. Questo è il meccanismo di funzionamento delle risorse europee. Ad agosto 2021, la Commissione europea ha erogato 24,9 miliardi all’Italia (un 13% dell’importo totale stanziato) e da dicembre 2021 è in corso al Parlamento italiano la prima Relazione sullo stato di attuazione del PNRR presentata dal Governo.

Il PNRR si articola in 6 Missioni, strettamente connesse tra loro. È prevista complessivamente la realizzazione di 226 misure suddivise tra riforme (62) e investimenti (164). La Commissione europea monitorerà i progressi ottenuti (attraverso i c.d. milestone e target) dai vari paesi europei rispetto ai propri piani di attuazione del Next Generation EU attraverso meccanismi di verifica periodici (1).

Per capire il perché della decisione da parte del Governo italiano di attuare un pacchetto di riforme così sostanzioso e radicale nell’ambito della digitalizzazione del Paese, rappresentato appunto dal PNRR, è necessario risalire alla fonte. Come già menzionato, la pandemia da Covid-19 ha definitivamente messo in luce alcuni problemi radicati da decenni, tra cui l’insufficiente grado di digitalizzazione dei servizi pubblici e della digital literacy in Italia rispetto agli standard Europei; per questo, la programmazione e l’implementazione di misure che verranno messe in pratica nel breve-medio termine sarà di cruciale importanza per risolvere tali problematiche e colmare il divario creatosi negli anni.

3. Il grado di digitalizzazione in Italia: a che punto siamo?

Esistono indicatori che fotografano in maniera oggettiva quanto i Paesi Membri dell’Unione Europea siano digitalizzati, e che aiutano a compiere attività di benchmarking nel momento in cui appaiono differenze sostanziali tra paesi culturalmente simili. Tra questi, l’indice DESI (Digital Economic and Society Index) redatto dalla Commissione Europea è tra i più considerati, perché riporta una overview generale della competitività e performance di 27 Paesi Europei, prendendo in causa i 4 principali indici collegati alla digitalizzazione (i.e. connettività, capitale umano, l’integrazione delle tecnologie digitali, e la digitalizzazione dei servizi pubblici).
L’ultimo aggiornamento del DESI (2) (2021, che fa riferimento ai dati del primo semestre 2020) colloca l’Italia alla 20a posizione di 27 disponibili, con un punteggio di circa 5 punti inferiore alla media UE - penultimo dei paesi dell’area Mediterranea, davanti solamente alla Grecia. Se comparato con il DESI 2020, risultano esserci miglioramenti generali, visto che il nostro Paese ha scalato 5 posizioni rispetto al report dello scorso anno; in particolare, numeri incoraggianti arrivano dall’uso dell’ “e-Goverment”, che si avvicina ora ai livelli della media UE (nel DESI 2020, l’Italia occupava l’ultima casella per utilizzo di strumenti digitali nell’interazione con la PA), e dall’integrazione delle tecnologie digitali da parte delle piccole-medie imprese (e.g. e-commerce, fatturazione elettronica, uso del cloud) (3). Questi risultati, però, non sono sufficienti se si comparano i posizionamenti di Paesi limitrofi nel ranking generale, come la Spagna (9°), Germania (11°) e Francia (15°). Nello specifico, il DESI rivela dei gravi ritardi in due ambiti:
1. nel possesso di competenze digitali base da parte dei cittadini italiani (capitale umano). Fa pensare che solo un misero 42% della popolazione italiana (16-74 anni) possegga competenze digitali basiche. Il problema della carenza di digital literacy purtroppo non è nuovo, essendo radicato nel sistema italiano insieme a una cultura digitale che fa fatica a decollare. Già nel 2019, secondo due recenti classifiche dell’EUROSTAT (4)(5), solamente il 73% degli italiani accedeva a Internet diariamente e, ancor più grave, soltanto il 65% di ragazze e ragazzi dai 16 ai 24 possedeva competenze digitali base. Questo significa che la mancanza di educazione digitale e un insufficiente utilizzo della rete e degli strumenti IoT sono presenti anche nelle fasce d’età più giovani, il che non aiuta di certo alla costruzione di una società digitale del futuro. Non a caso, la percentuale degli specialisti ICT in Italia rasenta il 3.6% (6).
2. nelle infrastrutture digitali (connettività). Secondo il DESI 2021, nonostante miglioramenti nella diffusione e copertura della connettività nel Paese, il ritmo delle installazioni della fibra ottica è rallentato nel biennio 2019-2020 (con percentuali minori rispetto alla media UE riguardo il possesso della fibra stessa). Inoltre, la copertura 5G arranca, se comparato con la media UE - le aree abitate che sono coperte dal 5G risultano essere la metà rispetto al benchmark europeo. Per quanto riguarda le imprese, la nota negativa arriva dall’uso di big data, intelligenza artificiale e utilizzo dell’ICT per sostenibilità ambientale, che risultano essere sotto la media Europea (7).
Queste classifiche supportano il bisogno di applicare interventi strutturali per sbloccare la situazione. Ed è quindi necessario che l’Italia si aggrappi al Next Generation EU, e quindi al PNRR, per maturare dei cambiamenti sostanziali verso la trasformazione digitale, visto che alcune lacune potrebbero non essere colmate “semplicemente” con degli aiuti economico-finanziari provenienti dall’alto. Infatti, carenze come quelle registrate nell’ambito delle competenze digitali richiedono programmi di ampio respiro per arrivare a dei risultati davvero incisivi. Non a caso, tra i vari obiettivi approvati, il PNRR prevede investimenti e progettualità nelle infrastrutture digitali, nella connettività e nelle competenze digitali dei cittadini e all’interno della PA per risolvere tali problemi strutturali. Il DESI stesso ricorda come il PNRR rappresenti un’occasione imperdibile per l’Italia, rappresentando “un importante cambiamento di passo e un’opportunità per promuovere la digitalizzazione nel paese […]”, visto che circa il 25% delle risorse (le più ingenti a livello finanziario tra i paesi UE) verranno allocate esclusivamente alla transizione digitale.

4. Missione 1: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura

La transizione digitale, punto focale della ricerca in questione, viene così presentata nel documento del PNRR: “La rivoluzione digitale rappresenta un’enorme occasione per aumentare la produttività, l'innovazione e l'occupazione, garantire un accesso più ampio all'istruzione e alla cultura e colmare i divari territoriali”.

Delle 6 Missioni di cui si compone il Piano nazionale italiano, la Missione 1 ha come obiettivo il rilancio della competitività e della produttività del Sistema Paese, attraverso l’innovazione digitale, per un totale di 40,2 miliardi di euro, distribuiti in tre sottocategorie:

1. digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA (9,75 miliardi)

2. digitalizzazione, innovazione e competitività nel sistema produttivo (23,89 miliardi)

3. valorizzazione del patrimonio culturale e artistico (6,68 miliardi)

Alla digitalizzazione e all’innovazione di un paese bisogna attribuire anzitutto un significato trasversale, facendo dunque riferimento a quella continua necessità di aggiornamento tecnologico di interi processi produttivi, che è considerata una capacità intrinseca dello stesso fenomeno della digitalizzazione. Attribuire alla digitalizzazione un ruolo centrale nell’intero processo di modernizzazione nazionale significa, di conseguenza, prendere in considerazione anche altre variabili, che insieme contribuiscono a determinare un’articolazione positiva di benefici alla collettività, quali ad esempio:

- la dotazione di un asset strategico delle infrastrutture digitali, al pari di quelle di trasporto o energetiche (missioni 2 e 3 dello stesso PNRR);

- la modernizzazione degli edifici scolastici, l’ adeguamento dei programmi scolastici, il miglioramento delle competenze digitali degli studenti grandi e piccoli, degli insegnanti e del personale amministrativo;

- la realizzazione di infrastrutture sanitarie digitalizzate e l'aggiornamento delle competenze di tutto il personale.

In Italia esiste un divario strutturale per cui si ha bisogno di un intervento capillare su più livelli, motivo per cui si è optato per la scelta di un approccio unitario nella Missione 1 del PNRR in esame. Analizziamo di seguito le tre aree di intervento principali.

Il primo pacchetto di riforme e investimenti riguarda il settore PA, la Pubblica Amministrazione. Le azioni principali si concentrano su: migrazione al cloud attraverso l’approccio “cloud first”, accelerando l’interoperabilità tra gli enti pubblici e snellendo le procedure per la fornitura di informazioni da parte dei cittadini. Questi investimenti rientrano nel miglioramento della rete delle infrastrutture digitali di cui l’Italia è carente. Vi è poi il tema della cybersecurity e dell’aumento dei servizi pubblici digitali ai cittadini. Agli interventi di carattere infrastrutturale vanno sommati gli sforzi da compiere sul capitale umano, per accrescere le competenze dei cittadini tutti, in coordinamento con le altre missioni previste dal Piano.

Il secondo aspetto d’analisi mira ad incentivare l’innovazione nel settore produttivo. Nel dettaglio, si fa riferimento agli investimenti nella Transizione 4.0, in ricerca e sviluppo, nella riforma della proprietà industriale, misure che supportano settori ad alto contenuto tecnologico e in sinergia con iniziative strategiche europee (si pensi alle tecnologie satellitari). Non solo, il focus è anche la tutela delle PMI, le Piccole e Medie Imprese italiane, cuore pulsante del nostro settore produttivo, con forte potere trainante nel processo di internazionalizzazione del Paese e della competitività delle filiere industriali. A queste trasformazioni si sommano gli investimenti atti a garantire la copertura su tutto il territorio di reti a banda ultra-larga, senza le quali non sarebbe possibile dispiegare al meglio i benefici del digitale.

In terza ed ultima istanza, stesso valore centrale viene attribuito all’immagine del Paese, che va assicurata attraverso interventi di valorizzazione e aumento dell’attrattività dei siti storici e culturali, ivi compresi i siti minori e la riqualificazione delle periferie urbane. Tali interventi saranno maggiormente incisivi quanto maggiore sarà lo sfruttamento delle potenzialità degli strumenti digitali.

5. Le infrastrutture digitali

Le infrastrutture digitali rivestono un ruolo centrale nel sostegno alle attività quotidiane di oggi, al pari di quanto avviene per le infrastrutture edili, di trasporto o energetiche e questo richiede particolare attenzione governativa. Le infrastrutture digitali sono definite “Centro di Elaborazione Dati”, CED o data center, ossia vere e proprie basi operative per il monitoraggio e la custodia di dispositivi e archivi digitali, nonché di tutta la struttura informatica dalla quale dipendono un numero non quantificabile di applicazioni, software, siti internet e portali. Si tratta dunque di servizi strategici di un Paese. Le infrastrutture digitali si avvalgono di applicazioni software, ma anche del coordinamento di personale altamente specializzato. Soprattutto il cloud rientra fra le infrastrutture digitali che hanno visto una grande espansione nel periodo più recente: il dibattito attuale è infatti la dotazione nazionale di un modello di cloud sicuro, autonomo e sostenibile al contempo, attraverso un Polo Strategico Nazionale.

Secondo il Team per la trasformazione digitale (poi confluito nel Dipartimento per la trasformazione digitale dal 2020) attualmente in Italia sono 11 mila i Centri di Elaborazione Dati a servizio di oltre 22 mila pubbliche amministrazioni: circa un data center ogni due amministrazioni, il che si traduce in costi elevati (tipici della manutenzione di queste infrastrutture) e scarsa sicurezza dei relativi centri di elaborazione dati (la maggior parte dei quali è situata in luoghi non idonei, a rischio sismico o idrogeologico e che espongono a blackout (8).

Si concentra, invece, in Emilia-Romagna la gestione dei Big Data di tutta l’Italia, per la presenza della Data Valley europea con circa il 70% della capacità di calcolo e di storage dei dati nazionali. Un dato simbolo della capacità offerta dalla concentrazione di ricerca, conoscenze e innovazione che ha reso la regione un vero e proprio hub europeo.

6. Punti di debolezza

Da più parti il Piano di Ripresa e Resilienza così elaborato dall’Italia è stato giudicato come largamente condivisibile negli obiettivi preposti. La centralità attribuita nel piano alla digitalizzazione vuole essere una scelta politica, non soltanto economica. Accanto ai meriti, l’attenzione va comunque posta nei confronti di alcuni punti del Piano che presentano delle debolezze, degli elementi che andrebbero meglio articolati perché si possa ottenere un risvolto concreto dall’utilizzo delle ingenti risorse, attraverso il binomio investimenti-riforme. Stando nel campo della connettività, e precisamente al Piano d’Azione per il 5G della Commissione europea, entro il 2030 si prevede di realizzare l’obiettivo della copertura ininterrotta della rete 5G nelle aree urbane: le reti ultraveloci sono il punto di partenza per tutte le nuove tecnologie e per il funzionamento delle infrastrutture digitali. Con il PNRR l’Italia mira a raggiungere questo obiettivo in anticipo, completando la copertura nazionale entro la fine del 2026. L’Italia si colloca tra i pochi Paesi UE che si ritengono avere alta probabilità di riuscita (9): dal 2021, il Piano Italia 5G definisce quale vuole essere la strategia nazionale. Si tratta del primo Piano di investimenti pubblici approvato per il mercato mobile in Italia, un’iniziativa prevista all’interno del quadro della Strategia Italiana per la Banda Ultralarga - Verso la Gigabit society (10). Tuttavia, ciò che è da subito emerso è stato un rallentamento nell’apertura delle gare per l’assegnazione dei bandi previsti. Ciò mentre già l’ecosistema internazionale comincia a fare dichiarazioni e muovere passi verso il 6G.

Altro punto di debolezza è rappresentato dalla reperibilità dei dati territoriali nell’intero Paese: come riportato dall’AGID - Agenzia per l’Italia digitale - i dati territoriali sono elemento conoscitivo di base per ogni tipo di politica pubblica che abbia per finalità la gestione del territorio, come nel caso delle infrastrutture digitali, ma il patrimonio delle informazioni territoriali in Italia è caratterizzato da una frammentazione tanto significativa da compromettere l’efficacia di scelte amministrative (11).

7. Proposte di policy e cooperazione internazionale

Il PNRR costituisce un’opportunità storica per il Sistema Italia. Il successo sarà determinato dalla c.d. “messa a terra” degli indirizzi di policy indicati nel Piano. Ne abbiamo individuati alcuni:

1. Primo fra tutti, l’Italia avrà bisogno di una chiara visione strategica del ruolo che intende avere entro il 2030 e che necessariamente passa anche attraverso la volontà politica.

2. L’attuazione del PNRR, e della Missione 1 in questione, potrà avere risvolti reali soltanto attraverso una continua collaborazione tra regioni ed enti locali, tra enti privati e pubblici, per superare la nota frammentarietà del processo di digitalizzazione nel nostro Paese. La trasformazione digitale deve essere inoltre occasione di riequilibrio territoriale in un’ottica di avanzamento delle capacità del Sistema Paese. L’ottavo Rapporto UE sulla coesione (12) segnala fortemente i gap ancora esistenti e per nulla vantaggiosi in un’ottica di crescita e sviluppo dell’intero sistema nazionale. La riduzione dei divari territoriali è tra l’altro una delle priorità trasversali del Piano: politiche pubbliche che incentivano i servizi digitali possono diventare occasioni decisive di un cambio di rotta di quei fenomeni chiamati di “cittadinanza limitata” (13) (che riguardano tanto il Mezzogiorno quanto le periferie), e che significa maggiori garanzie in termini di parità di accesso ai diritti della cittadinanza. Sarebbe auspicabile che la nuova stagione di investimenti pubblici portasse al rilancio di progetti innovativi tecnologici, sociali e di rigenerazione urbana. La missione della coesione territoriale è un dato che va conosciuto e riconosciuto con consapevolezza: si vuole dunque richiamare alla maggiore attenzione al tema della funzione di accompagnamento delle strutture tecniche centrali verso le Amministrazioni locali e regionali, soprattutto quelle medio-piccole. Non a caso, per ottenere innovazione ed equità servono soprattutto “investimenti in loco, mirati, coordinati a livello nazionale” (14).

3. Per evitare uno sperpero di risorse, in tema di creazione e miglioramento della rete di infrastrutture digitali bisognerà riconsiderare il bisogno di nuovi profili professionali ivi richiesti, garantendo attività di upskilling, reskilling per i lavori tramite progetti di collaborazioni con le università o enti di formazione.

4. La competenza digitale può imporsi come strumento di equità e riscatto sociale nella formazione delle nuove generazioni: essenziale risulterà implementare le occasioni di eventi di educazione digitale su ampia scala, come durante i percorsi scolastici, in collaborazione con enti del Terzo Settore e/o esperti. Specialmente nei confronti delle nuove generazioni è importante premere sullo sviluppo di una maggiore capacità critica nell’utilizzo delle piattaforme social e del web sin da piccoli, preparando ai temi del cyberbullismo, cybersecurity, fake news e simili. L’Unione Europea ha rinnovato l’iniziativa del Piano d'azione per l'istruzione digitale 2021-2027, un'iniziativa politica volta a promuovere l'adeguamento sostenibile ed efficace dei sistemi di istruzione e formazione degli Stati membri dell'UE all'era digitale (15). Già da diversi anni, ad esempio, la Francia ha attuato programmi di promozione del digitale nelle scuole per assicurarsi che tutti gli studenti escano dal sistema scolastico con familiarità verso strumenti e risorse digitali, cui hanno fatto seguito progetti ministeriali, come France Universités Numériques (16), prima piattaforma nazionale online per corsi universitari a distanza e per l’aggiornamento dei docenti.

5. Realizzare solide partnership con attori statali, e non, che siano affidabili e che abbiano delle conoscenze complementari sul piano dell’innovazione tecnologica locale al fine di creare costruttive collaborazioni e proficui scambi di ricerca e di trasmissione di nuove conoscenze, per rafforzare al contempo la digitalizzazione locale. Si pensi a progetti di ricerca di interesse internazionale promossi dall’Italia in sinergia con altri paesi considerati “vicini” per la condivisione di un simile modello valoriale, ad esempio, che potrebbe agevolare sul lato della fiducia reciproca e quindi l’investimento nella ricerca. La cooperazione internazionale a questo proposito è sempre più richiesta e sarà sempre più necessaria: promuovere un forte impegno bilaterale e/o multilaterale, pur bilanciando gli interessi nazionali è una delle azioni sostenute dal Ministro Vittorio Colao (MITD).

8. Conclusioni

L’opportunità di rendere operativo il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza rappresenta indubbiamente l’occasione storica di superare certe barriere che ostacolano da tempo il pieno sviluppo del Paese. Il tema della digitalizzazione, essendo un tema trasversale, richiede interventi trasversali e linee di policy coerenti e concretamente realizzabili. La sfida sarà soprattutto quella di costruire attraverso progetti di ricerca e innovazione, la creazione di infrastrutture digitali autonome, formazione di capitale umano, una solida base nazionale capace di confrontarsi con i partner europei ed internazionali. Flessibilità, apertura e resilienza saranno carte vincenti nelle trasformazioni future e nel periodo post pandemico. Riportando le parole del Presidente del Consiglio Mario Draghi sul PNRR: «L’Italia deve combinare immaginazione, capacità progettuale e concretezza, per consegnare alle prossime generazioni un Paese più moderno, all’interno di un’Europa più forte e solidale». La sfida della transizione digitale non è che un primo passo necessario, che andrà sostenuto con costanza, favorendo la coesione sociale.

(1) Presidenza del Consiglio dei Ministri, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, https://www.governo.it/it/articolo/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/16782

(2) European Commission, The Digital Economy and Society Index https://ec.europa.eu/newsroom/dae/redirection/document/80590

(3) FPA Digital 360°, DESI 2021: Italia avanti piano, il vero nodo sono ancora le competenze, https://www.forumpa.it/pa-digitale/desi-2021-italia-avanti-piano-il-vero-nodo-sono-ancora-le-competenze/

(4) Eurostat (2021), Individuals' level of digital skills (2019), https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ISOC_SK_DSKL_I/default/bar?lang=en

(5) Eurostat (15 luglio 2020), Do young people in the EU have digital skills?. Eurostatnews, https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/edn-20200715-1

(6) Assolombarda, Italia 20esima in UE per digitalizzazione (DESI 2021), https://www.assolombarda.it/centro-studi/italia-20esima-in-ue-per-digitalizzazione-desi-2021

(7) European Commission, Comunicato stampa 12 novembre 2021, https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_21_5481

(8) Il ruolo primario delle infrastrutture digitali per la ripresa economica del paese: a che punto siamo? IRPA, Istituto di ricerche sulla Pubblica Amministrazione, https://www.irpa.eu/

(9) Road to 5G, a che punto siamo in Italia e in Europa, https://www.agendadigitale.eu/infrastrutture/road-to-5g-a-che-punto-siamo-in-italia-e-in-europa

(10) Consultazione pubblica del Piano Italia 5G, https://innovazione.gov.it/notizie/articoli/parte-la-consultazione-pubblica-del-piano-italia-5g/

(11) AGID, https://www.agid.gov.it/it/dati/dati-territoriali

(12) Cohesion in Europe towards 2050, https://ec.europa.eu/regional_policy/sources/docoffic/official/reports/cohesion8/8cr.pdf

(13) PNRR e divari territoriali, https://www.pandorarivista.it/articoli/pnrr-e-divari-territoriali-intervista-a-giuseppe-provenzano/

(14) Il PNRR alla prova del Sud, https://lnx.svimez.info/svimez/il-pnrr-alla-prova-del-sud/

(15) Europea Education Area, https://education.ec.europa.eu/it/piano-dazione-per-listruzione-digitale-2021-2027

(16) FUN, France Universités Numériques, https://www.fun-mooc.fr/en/

SITOGRAFIA

- Agenda Digitale, Road to 5G, a che punto siamo in Italia e in Europa, https://www.agendadigitale.eu/infrastrutture/road-to-5g-a-che-punto-siamo-in-italia-e-in-europa

- Assolombarda, Italia 20esima in UE per digitalizzazione (DESI 2021), https://www.assolombarda.it/centro-studi/italia-20esima-in-ue-per-digitalizzazione-desi-2021

- Confartigianato, STUDI – In Italia digitalizzazione PMI sale più che in altri paesi Ue, https://www.confartigianato.it/2021/07/studi-in-italia-digitalizzazione-pmi-sale-piu-che-in-altri-paesi-ue-ripresa-per-servizi-digitali-9-boom-e-commerce-61/

- European Commission, Comunicato stampa 12 novembre 2021, https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_21_5481

- European Commission, European Education Area, https://education.ec.europa.eu/it/piano-dazione-per-listruzione-digitale-2021-2027

- European Commission, The Digital Economy and Society Index, https://ec.europa.eu/newsroom/dae/redirection/document/80590

- Eurostat (2021), Individuals' level of digital skills (2019), https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ISOC_SK_DSKL_I/default/bar?lang=en
- Eurostat (15 luglio 2020), Do young people in the EU have digital skills?, Eurostatnews, https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/edn-20200715-1

- FPA Digital 360°, DESI 2021: Italia avanti piano, il vero nodo sono ancora le competenze, https://www.forumpa.it/pa-digitale/desi-2021-italia-avanti-piano-il-vero-nodo-sono-ancora-le-competenze/

- FUN, France Universités Numériques, https://www.fun-mooc.fr/en/

- IRPA, Istituto di ricerche sulla PA, Il ruolo primario delle infrastrutture digitali per la ripresa economica del paese: a che punto siamo?, https://www.irpa.eu/

- Presidenza del Consiglio dei Ministri, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, https://www.governo.it/it/articolo/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/16782

- SVIMEZ, Il PNRR alla prova del Sud, https://lnx.svimez.info/svimez/il-pnrr-alla-prova-del-sud/


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