Introduzione
Al giorno d’oggi, nove Stati - Stati Uniti d’America, Federazione Russa, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Nord Corea e Israele -, secondo le stime del Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) dispongono di armamento nucleare. Si fa riferimento ad un totale di circa 12121 testate nucleari, di cui circa 9585 operative e di queste circa 2100 equipaggiate su piattaforme di lancio (SIPRI Yearbook, 2024). In generale, il numero dell’armamento nucleare è in diminuzione poiché sia Russia che Stati Uniti - i quali insieme hanno a disposizione il 90% dell’armamento - hanno avviato un processo di smantellamento.
Entrando nel merito della trattazione, le forze nucleari della Federazione Russa sono composte sia da sistemi strategici a lungo raggio, di cui: missili balistici intercontinentali (Intercontinental Ballistic Missile - ICBM), missili balistici lanciati da sottomarini (Submarine Launched Ballistic Missile - SLBM) e bombardieri strategici a lungo raggio (Long Range Aviation - LRA) e sia da sistemi a corto e medio raggio, anche meglio noti come armamento nucleare tattico. Questo impiegabile, ad esempio, con il sistema missilistico Iskander-M, ovvero attraverso i vettori aerei aero-tattici quali Su-24M, Su-34, Su-25 e MiG-31K. La Russia, sin dal disciogliendo dell’Unione Sovietica, ha posto in essere un processo di ammodernamento e rinnovamento dei sistemi d’arma (CSR, 2022), processo che ha subito notevoli ritardi a causa dell’attuale conflitto russo-ucraino e delle sanzioni che sono state inflitte alla Federazione Russa dalla Comunità Internazionale. Nonostante il numero dell’armamento nucleare a disposizione della Russia si sia ridotto in maniera considerevole dalla fine della Guerra Fredda, secondo quanto riportato da SIPRI, nel mese di gennaio 2024 la Russia ha rischierate 1710 testate nucleari e 2670 immagazzinate (SIPRI press release, 2024). Tale stima, ha un difetto in accuratezza a causa della postura sempre meno collaborativa della Russia e meno propensa allo scambio informativo circa l’armamento in oggetto. L’utilizzo del succitato armamento è regolamentato dal decreto del Presidente della Federazione Russa del 2 giugno 2020, n.355, nel quale sono riportate tutte le casistiche secondo cui è autorizzato l’impiego di armamento nucleare, chi detiene il potere decisionale e da cosa è composta la cosiddetta “Triade Nucleare russa” (Decreto Presidente della Federazione Russa n.355, 2020). Ulteriore elemento rinvenibile all’interno del riferimento normativo è il concetto denominato “escalate to de-esclate”, ovvero - l’approccio secondo il quale la Federazione Russa è portata ad utilizzare armamento nucleare tattico con l’obiettivo di porre fine ad un conflitto convenzionale (Ball, 2021). In altre parole, tale strategia prevede l’utilizzo di armamento nucleare (limitato) per poi avanzare richieste di cessazione immediata del conflitto (CSR, 2022).
Verrà analizzato nel proseguo della trattazione che tale concetto non porterebbe al risultato desiderato, soprattutto in un conflitto peer to peer (Post, 2024). Continuando l’analisi, si approfondiranno le due componenti militari nucleari della Federazione Russa, ossia le forze strategiche e non strategiche, ovvero tattiche. In conclusione, verrà analizzata la postura della Federazione Russa circa il cambiamento della dottrina nucleare alla luce degli eventi geopolitici in atto che interessano sia il conflitto russo-ucraino che l’allargamento della NATO verso est. In dettaglio, nell’ultimo periodo il Presidente Putin, a causa dell’allargamento della NATO (Troianowsky, 2024) coinciso con l’annessione di Finlandia e Svezia, ha deciso, nel 2023, di rischierare armamento nucleare sul territorio della Bielorussia (Di Feo, 2023) Nonostante non vi sia alcuna modifica di legge ufficiale, differenti comunicati del Presidente Putin e ufficiali russi lasciano intendere quelle che saranno le modifiche del decreto del 2020 (Falconbridge & Light, 2023).
Dottrina nucleare della Federazione Russa - “escalate to de-escalate”
Prima del 2020 tutti le indicazioni relative alla dottrina nucleare erano rinvenibili (al pubblico) solo attraverso la consultazione del documento “The Military Doctrine of Russian Federation”. A tal riguardo, nell’ edizione del 2014 veniva riportato: “The Russian Federation shall reserve the right to use nuclear weapons in response to the use of nuclear and other types of weapons of mass destruction against it and/or its allies, as well as in the event of aggression against the Russian Federation with the use of conventional weapons when the very existence of the state is in jeopardy. The decision to use nuclear weapons shall be taken by the President of the Russian Federation” (Federazione Russa, 2014). Solo nel giugno del 2020 il governo russo per la prima volta in assoluto ha reso noto il fondamento giuridico sul quale si basa la dottrina nucleare russa, rendendo quindi esplicito ciò che prima era implicito. Il decreto del Presidente della Federazione Russa del 2 giugno 2020 n. 355, , di fatti non introduce nessun elemento di novità circa la componente delle forze nucleari russe. L’unico elemento degno di nota che merita di essere sottolineato è la propensione della Russia a rendere trasparente la sua politica sul nucleare e chiarificare il concetto di “escalate to de-escalate”. In particolare, la de-escalation ha visto una rivisitazione teorica rispetto al periodo della Guerra Fredda, quando l’utilizzo di armamento nucleare aveva la finalità di infliggere danni ingenti e non controllati sia contro obiettivi militari che civili. Di contro, ad oggi, il danno non è più considerato come indiscriminato ma “su misura”. La dottrina definisce il “danno su misura” come: “danno soggettivamente inaccettabile per l’avversario e che supera i benefici che lo stesso si aspetta di ottenere dall’uso della forza militare convenzionale” (Ball, 2021). In altre parole, i pianificatori russi ritengono che il deliberato utilizzo di armamento nucleare limitato o tattico contro obiettivi nemici costringa l’avversario a decidere di porre fine al conflitto, alle condizioni stabilite dallo Stato “in escalation” (Ball, 2021). Quanto appena riportato viene altresì confermato dalla ricercatrice dell’Atlantic Council Katarzyna Zysk secondo cui “la Russia si riserva l'opzione di un uso nucleare limitato su larga scala... per costringere l'avversario ad astenersi da ulteriori azioni e a fare marcia indietro. Come riconoscono altri autorevoli esperti russi, questa logica di base è ampiamente accettata in Russia” e che quindi l’obiettivo primario dell’uso dell’armamento nucleare sia pressoché politico. Nel dettaglio, il concetto mira ad a evidenziare l’asimmetria degli interessi e a manipolare la percezione del rischio e del costo da parte del nemico che non è più disposto a sopportarli e, quindi, accetterebbe i termini politici della capitolazione che porrebbe fine al conflitto (Zysk, 2018). La domanda che ci si dovrebbe porre, giunti a questo punto, è: la strategia escalate to de-escalate è realmente funzionante? Indurrebbe l’avversario a cessare il conflitto? Il professore dell’US Naval War College Daniel Post nell’articolo “Escalating to de-escalate with nuclear weapons: Research shows it’s a particularly bad idea” (Post, 2024) fornisce alcuni spunti di riflessione che orienterebbero la risposta alle precedenti domande in maniera negativa. Secondo Post, il potenziale di successo è altamente probabile che sia superato dal potenziale di fallimento. La variabile risiede nello Stato o soggetto che viene attaccato.
In primo luogo, le reazioni di un’entità che riceve l’attacco nucleare possono essere due e diametralmente opposte: sceglie di perseguire la via della de-escalation o decide di rispondere generando una reazione di contro-escalation. Se si considerasse un conflitto peer to peer le probabilità che ci sia un contro-attacco sono decisamente maggiori rispetto ad una resa. In secondo luogo, l’entità ricevente potrebbe non interpretare nel modo corretto il messaggio che si vuole mandare. In terzo luogo, la strategia in questione potrebbe comportare una resistenza continua e un’inevitabile aumento della posta in gioco percepita (Post, 2024). In conclusione, le probabilità di successo della strategia della Federazione Russa escalate to de-escalate non sono molte, e diminuiscono ulteriormente se il ricevente è anch’egli in possesso di armamento nucleare. Questo perché la finalità dell’armamento nucleare è quella di generare deterrenza.
Con il decreto del Presidente della Federazione Russa del 2 giugno 2020 n. 355, Vladimir Putin ha reso pubblici i fondamenti della politica statale in materia di deterrenza nucleare (Decreto Presidente della Federazione Russa n.355, 2020). Tale decreto consta di quattro capi, di cui nel capo I “Disposizioni generali” vengono enunciati gli elementi salienti. In particolare, costituisce un documento di pianificazione strategica nel campo della difesa, definisce i pericoli militari e Statali, i potenziali rischi alle forze che garantiscono la deterrenza nucleare, i principi di quest’ultima e le condizioni per la transizione da un conflitto convenzionale a uno nucleare. Da quanto si può evincere, la deterrenza nucleare, altresì denominata “politica statale nel campo della deterrenza nucleare”, è una delle massime priorità russe ed è l’insieme di politiche militari, tecnico-militari, diplomatiche coordinate e unite con il piano economico ed informativo, attuate con la finalità di prevenire l’aggressione contro la Federazione Russa e/o i suoi alleati (Decreto Presidente della Federazione Russa n.355, 2020). Sulla base di quanto detto, è possibile definire la politica in oggetto di natura difensiva e tesa a mantenere il potenziale delle forze nucleari a un livello sufficiente a garantire la deterrenza, la protezione della sovranità e integrità statale della Russia e dei suoi alleati. Articolo degno di essere citato nel primo capo, è l’art. 8, secondo il quale è possibile aggiornare i succitati fondamenti in base a fattori esterni ed interni che influenzano la prestazione della difesa. Proprio su questo articolo Putin sta facendo leva per la revisione della dottrina in oggetto.
Nel capo II, “L’essenza della deterrenza nucleare”, vengono enunciati gli elementi fondanti di tale dottrina, rimarcando al contempo, il concetto secondo cui la deterrenza nucleare mira a garantire che un potenziale avversario comprenda l’inevitabilità di ritorsioni (di natura nucleare e non - ndr) in caso di aggressione contro la Federazione Russa e/o suoi alleati (Decreto Presidente della Federazione Russa n.355, 2020). Questo status viene assicurato dalla presenza delle Forze Armate della Federazione Russa, pronte al combattimento, e di mezzi in grado, mediante l’utilizzo di armi nucleari, di causare danni inaccettabili a un potenziale nemico in qualsiasi situazione, nonché della disponibilità di armamento nucleare e la determinazione della Federazione Russa all’uso dello stesso senza soluzione di continuità. (Decreto Presidente della Federazione Russa n.355, 2020). Un altro concetto degno di essere citato rientra nei diversi principi enunciati nell’art. 15. Nello specifico, viene esplicitato che la gestione di tale armamento è deputata agli organi esecutivi e alle organizzazioni coinvolte nel garantire la deterrenza nucleare. Invece l’art.18 del Capo III afferma che la decisione di impiegare l’arsenale nucleare spetta al Presidente della Federazione Russa, il quale, in base all’art. 20, può informare i vertici politico-militare di altri Stati e/o organizzazioni internazionali sulla disponibilità della Russia circa l’uso di armi nucleari o sulla decisione presa di utilizzarle. Quanto detto è in linea con la dottrina militare di Mosca, la quale ha come caratteristica, la centralizzazione dei processi di comando e controllo, a discapito della decentralizzazione (quest’ultimo elemento caratteristico della dottrina militare cinese). L’adozione del succitato modus operandi, dal punto di vista meramente tattico, espone il dispositivo militare russo ad una rimarcata lentezza di azione - poiché vi è una scarsa discrezionalità nei livelli tattici e sub-tattici - a vantaggio di un controllo maggiore sulle armi strategiche, nei quali rientrano le armi nucleari. Nella parte terminale del secondo capo, viene enunciata la composizione delle forze nucleari, la cosidetta “triade Nucleare, le quali constano di componenti terrestri, marittime e aeree.
In seguito, al capo III “Condizioni per la transizione della Federazione Russa all’uso delle armi nucleari” viene fatta una lista delle condition sine qua non che portano all’utilizzo di armamento nucleare. Primo fra tutti è l’impiego in risposta all’uso di armi nucleari o altri tipi di armi di distruzioni di massa, ovvero l’aggressione contro la Federazione Russa utilizzando armi convenzionali che -mettono a rischio l’esistenza dello Stato Russo (Minaccia Esistenziale). Le altre condizioni che determinano la possibilità di utilizzo di armi nucleari sono: ricezione di informazioni attendibili sul lancio di missili balistici; uso da parte del nemico di armi nucleari o di distruzione di massa sul territorio della Federazione Russa e/o dei suoi alleati; impatto dell’attacco nemico sulle strutture statali o militari definite critiche.
Infine, il capo IV, il cui titolo è “Compiti e funzioni degli organi del governo federale, altri enti e organizzazioni governative per l'attuazione della politica statale nel campo della deterrenza nucleare”, definisce chi sono gli attori chiave attuativi della politica di deterrenza. In sintesi, tralasciando il ruolo del Presidente già ampiamente trattato in precedenza, ulteriori organi di rilievo sono: il Governo che adotta le misure di politica economica finalizzate al mantenimento e sviluppo della deterrenza; Consiglio di Sicurezza che fornisce le principali linee di indirizzo della politica militare e coordina le attività degli organi attuatori e il Ministero della Difesa, per tramite dello Stato Maggiore delle Forze Armate della Federazione Russa che effettua direttamente la pianificazione e attuazione dei dettami politici (Decreto Presidente della Federazione Russa n.355, 2020).
Forze nucleari della Federazione Russa
Le forze nucleari della Federazione Russa sono costituite da due distinti livelli d’impiego: le forze nucleari strategiche e non strategiche. Nel primo caso, rientra la cosiddetta “triade nucleare”, composta da vettori in grado di lanciare armamento con testata nucleare dai tre domini classici: aria, terra e mare.
Prendendo in considerazione il dominio aereo, vi è il Comando dell’Aviazione a Lungo Raggio, ossia Long-Range Aviation (LRA) Command, comando subordinato delle forze aerospaziali russe o VKS (Vozdušno-kosmičeskie sily). Sotto il comando della LRA, secondo quanto riportato nel “The Military Balance 2024”, la Federazione Russa ha a disposizione circa 129 bombardieri pesanti. Prendendo in considerazione i soli in grado di lanciare armamento nucleare strategico vi sono circa 58 Tu-95MS (nomenclatura NATO Bear H), in grado trasportare fino a 16 missili Kh-55 (nomenclatura NATO AS-15A) e circa 7 Tu-160 (nomenclatura NATO Blackjack) (Russian Forces Aviation, 2021) (IISS, 2024) in grado di trasportare fino a 12 missili cruise Kh-55SM (nomenclatura NATO AS-15B) (Russian Forces Aviation, 2021). Secondo le stime di SIPRI, il comando della LRA dispone di circa 586 testate nucleari, di cui circa 200 sono presenti nei due aeroporti sedi delle unità dell’LRA: Engel (6950th Guards Air Base) nell’Oblast di Saratov e Ukrainka (6952nd Air Base) nell’Oblast di Amurskaya. Storicamente, le succitate basi sono state - e sono - sede dei bombardieri strategici, ma a causa di un attacco condotto dall’Ucraina mediante droni suicidi (anche noti come One Way Attack) ai danni della base di Engel, la Russia ha attuato un programma di dispersione degli assetti ivi presenti per evitare che questi venissero colpiti da attacchi ucraini (Baker, 2023).
Per ciò che concerne il dominio terrestre, vi sono le Strategic Rocket Foces, poste alle dirette dipendenze del General Staff delle forze armate russe. Esse controllano i vettori Intercontinental Ballistic Missile - ICBM, che consistono in un totale di circa 329 ICBM raggruppati in 3 armate: 27th Guards Missile Army (Vladimir), 31st Missile Army (Orenburg), e la 33rd Guards Missile Army (Omsk) (Russian Forces Missile, 2021). Secondo le stime di SIPRI, a gennaio 2024, la componente missilistica aveva rischierato circa 872 testate nucleari. I vettori di lancio possono essere sia mobili che posti all’interno di silo, dotati di singola testa di guerra o multipla in funzione della versione. Tra i vari sistemi in servizio è possibile annoverare: RS-24 Yars (nomenclatura NATO SS-27 Mod.2), RS-12M1/2 TOPOL-M (nomenclatura NATO SS-27 Mod.1), RS-20V (nomenclatura NATO SS-18 Mod.5) e RS-18 (nomenclatura NATO SS-19 Mod.4). Quest’ultimo equipaggiato con missile Avanguard hypersonic glide vehicle (HGV) (SIPRI, 2024). Di recente, la Federazione Russa ha condotto un test missilistico per verificare la capacità del nuovo sistema RS-28 Sarmat (nomenclatura NATO SS-X-29), considerato il “next generation ICBM” che dispone di un raggio d’azione incrementato ed equipaggiabile con il sistema Avanguard HGV (Janes, 2022), il quale ha riportato esito negativo (Wright, 2024). Al momento, nonostante taluni media internazionali riportano che il sistema in oggetto sia stato rischierato e operativo, tale informazione non è stata confermata e, il britannico Janes, non è chiaro se il sistema abbia raggiunto la cosiddetta Full Operational Capability (FOC) (Janes, 2022). Il sistema d’arma in parola è un missile balistico intercontinentale con propulsione a tre stadi a combustibile liquido. Secondo un articolo pubblicato il 26 settembre 2024 dall’International Institute of Strategic Studies, le motivazioni del fallimento del lancio possono essere due. La prima è data dal fatto che la Federazione Russa stia sperimentando un metodo innovativo per il lancio dei missili ICBM che permetterebbe di riutilizzare il silo. Nello specifico, si prevede che l’eiezione del missile avvenga mediante gas compressi a freddo e successivamente, nelle fasi iniziali del volo avviene l’accensione del primo stadio. La seconda opzione, analizzando le immagini satellitari del Cosmodromo Plesetsk è stato notato un cratere di 60 metri, il che suggerisce un’esplosione del missile all’interno del silo a causa di un possibile malfunzionamento del primo stadio (Wright, 2024). Ciò nonostante, tale fallimento non inficia la capacità della Russia di porre in essere una solida deterrenza nucleare.
Per concludere la disamina vi è il dominio marittimo. La triade nucleare russa per ciò che concerne il dominio in oggetto, annovera nelle fila della Marina Militare 12 sottomarini nucleari (Submersible Ship Ballistic Nuclear - SSBN) secondo le stime dell’IISS (IISS, 2024). Di questi, si stima che 6 siano risalenti all’epoca dell’Unione Sovietica classe Delfin (Delta IV) con capacità di lancio di 16 sea launched ballistic missile – SLBM R-29RMU2 “Sineva” o R-29RMU2.1 “Layner” (nomenclatura NATO SS-N-23) e 6 classe Borei (Dolgorukiy) con capacità di lancio di 16 SLBM “Bulava” (nomenclatura NATO SS-N-32) (IISS, 2024). Le -componenti della marina russa che sono equipaggiate con sottomarini SSBN sono la Flotta del Nord e la Flotta del Pacifico. Gli SSBN russi possono essere equipaggiati con 16 missili balistici ciascuno e si stima che la Marina Militare russa disponga di circa 992 testate nucleari, di cui 640 schierate.
È doveroso riportare in questa sede che sono in atto progetti di ammodernamento di tutti i sistemi d’arma che compongono la triade nucleare.
Terminata la disamina sulle forze nucleari strategiche, è il momento delle forze nucleari non strategiche. È opportuno specificare che al momento, non vi è una definizione accettata in maniera universale circa le definizioni di armi nucleari “tattiche”, “non strategiche” o di “teatro”. In generale, con tali aggettivi ci si riferisce ad armamento a corto raggio e che non rientra negli accordi sui controlli dell’armamento strategico. Come, ad esempio, gli accordi New START stipulati tra la Federazione Russa e gli Stati Uniti d’America. Quest’ultime hanno una triplice funzione: compensare la percezione di inferiorità “convenzionale” con le forze della NATO; fornire una deterrenza regionale (piuttosto che intercontinentale); mantenere un livello di parità con le forze nucleari statunitensi. Riprendendo la definizione fornita da Treccani, con la locuzione armi nucleari tattiche - non strategiche - si indicano testate nucleari di potenza ridotta e a breve raggio, impiegate per colpire obiettivi limitati. Le stime riguardanti l’effettivo numero delle testate nucleari tattiche sono altamente imprecise, sia perché non sono soggette a rendicontazione e sia perché i vettori dai quali possono essere lanciate sono il più delle volte duali, nel senso che tali sistemi d’arma possono essere equipaggiati sia da testate convenzionali che nucleari. La sostanziale diminuzione della testata di guerra in termini di peso - e di conseguenza di danni provocati - è controbilanciata dalla quantità impiegabile. Pertanto, il novero dei sistemi che sono in grado di lanciate il succitato armamento aumenta poiché non si necessita di sistemi progettati ad hoc. A titolo esemplificativo si riportano una serie di vettori: land-attack cruise missile, sea-launched cruise missile (esempio il recente missile “Kalibr”), il bombardiere a medio raggio Tu-22M3M (, nomenclatura NATO “Backfire-C”), Su-24 M, Su-34, MiG-31K e Su-57 (quest’ultimi velivoli caccia multiruolo e bombardieri, nomenclatura NATO “Fencer-D”, “Fullback”, “Foxhound”, “Felon”), sistemi di difesa aerea S-400 (nomenclatura NATO “Growler”), S-300 (nomenclatura NATO “Grumble”), sistemi superficie/superficie SS-26 (nomenclatura NATO “Stone”) e costieri SSC-8, SSC-7 (nomenclatura NATO “Southpaw”, “Screwdriver”). A gennaio 2024, si stimano circa 1500 testate nucleari tattiche nell’arsenale della Federazione Russa (SIPRI, 2024). Rimanendo sul tema delle armi nucleari tattiche, nel 2023, a seguito di un accordo firmato tra i capi dei ministeri della difesa russo e bielorusso (Sergei Shoigu e Viktor Khrenin), la Russia ha rischierato tale armamento sul territorio della Bielorussia (Di Feo, 2023). Preludio di questo evento è stata la consegna di sistemi missilistici Iskander-M alla Bielorussia (Reuters, 2023). Questa scelta è molto probabilmente finalizzata all’aumento della pressione sul fianco orientale della NATO, così come affermato dal presidente della Federazione Russa (Troianowsky, 2024). Così facendo, la Bielorussia è ritornata ad ospitare armamento nucleare sul proprio territorio per la prima volta dal 1991. Il posizionamento di armi nucleari tattiche però non è stata del tutto una sorpresa. A sostegno di quanto appena detto si possono ricercare negli anni precedenti alcuni indicatori. Primo fa tutti il cambio della Costituzione bielorussa (indicatore giuridico), ovvero la rimozione del passaggio che afferma il desiderio della Bielorussia di rimanere uno stato non nucleare. Successivamente, vi sono state le dichiarazioni del Presidente bielorusso Lukashenka il quale ha chiesto a Putin di prendere in considerazione il potenziale dell’aviazione bielorussa come possibili vettori di armamento nucleare e in seguito le dichiarazioni dei media bielorussi circa l’avvio dei lavori per la predisposizione all’armamento nucleare dei velivoli Su-25 (indicatore militare) (Wilk, Żochowski, 2023).
Quindi, è doveroso fare delle considerazioni. Innanzitutto, il rischieramento di armamento nucleare tattico presuppone la presenza di personale addestrato sia per la manutenzione che per l’impiego (probabilmente addestrato dalla Russia e invio di personale russo addestrato), testate di guerra nucleari (di proprietà russa), depositi per lo stoccaggio (ripristino delle strutture di stoccaggio nucleare dell’ara sovietica) e sistemi che ne premettano l’impiego (velivoli Su-25 e sistemi Iskander-M). Tuttavia, considerando le prossime elezioni presidenziali programmate nel 2025 e la dichiarazione di Lukashenko circa la sua ricandidatura, è poco probabile che egli autorizzi l’impiego di armamento nucleare tattico dalla Bielorussia, fermo restando il fatto che, sulla base delle dichiarazioni dell’allora ministro della difesa russo Shoigu, il controllo sull’armamento nucleare tattico russo in Bielorussia e la decisione di usarlo rimangono in capo esclusivamente a Mosca. (Wilk, Żochowski, 2023)
La politica nucleare russa alla luce del conflitto russo-ucraino
Il conflitto russo-ucraino ha riacceso i riflettori sulla dottrina nucleare della Federazione Russa ponendo quesiti relativi al dove, quando, come e a quale condizione Mosca possa utilizzare armamento nucleare. Differenti comunicati del Presidente Vladimir Putin e di ufficiali russi, sin dai primi mesi del conflitto, alludono all’utilizzo dell’armamento in parola (Al Jazeera, 2022). Intervento degno di nota è dell’ex presidente russo e attuale vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, Dimitry Medvedev che, nel gennaio 2023 ha dichiarato in un’intervista che “la sconfitta di una potenza nucleare in una guerra convenzionale potrebbe innescare una guerra nucleare” (Falconbridge & Light, 2023). Tuttavia, l’uso di armi nucleari in Ucraina sembrerebbe superare le condizioni nel decreto del 2020, poiché perdere la guerra in Ucraina non minaccerebbe l’esistenza dello stato russo. Negli ultimi mesi e più in particolare nel mese scorso, il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha fornito informazioni circa i cambiamenti della dottrina nucleare di Mosca. Nello specifico, il 25 settembre, ha fornito dettagli circa la rivisitazione dell’attuale dottrina nucleare russa: egli ha indicato che il piano di applicazione della componente nucleare è stato “espanso”, delineando al contempo numerosi cambiamenti rispetto alla dottrina attualmente in vigore (Ebel, Abbakumova, Dixon & Belton, 2024). Lo scopo della nuova dottrina nucleare russa potrebbe non solo interessare la politica di deterrenza, ma anche attuare un tentativo di dividere gli alleati europei sulla base di quanti rischi sono disposti ad accettare nel sostenere l’Ucraina (Williams, Hartigan, MacKenzie & Younis, 2024). L’aggiornamento della dottrina non è in realtà una tematica recente. La retorica sull’utilizzo del nucleare, ha avuto inizio con la guerra in Ucraina e ha registrato un significativo incremento nel corso della guerra, fino ad avere un picco nell’ultimo anno. Secondo uno studio condotto dal Center for Strategic and International Study (CSIS), dall’inizio del 2024 sono stati circa 200 i casi in cui i leader russi hanno fatto riferimento alle armi nucleari nel contesto della guerra in Ucraina (CSIS, 2024). Inoltre, negli ultimi 6 mesi, la Russia ha condotto esercitazioni militari che coinvolgono armi nucleari tattiche con la Bielorussia (Al Jazeera, 2024).
Appurato che l’andamento della guerra in Ucraina e i suoi risvolti hanno influenzato e influenzeranno la politica nucleare della Federazione Russa, vanno elencati ciò che possono essere le probabili novità sul tema. Analizzando le osservazioni del Presidente Putin (Goncharenko, 2024), egli ha evidenziato che le armi nucleari erano una “misura estrema per proteggere la sovranità del Paese”, ma ha riconosciuto che l’incertezza sul sostegno degli Stati Uniti e della NATO per i prossimi passi dell’Ucraina ha “espanso” la missione di deterrenza dell’armamento nucleare. Le differenze principali tra la nuova dottrina militare russa e la versione del 2020 sono riassumibili in quattro punti.
Il primo, piuttosto che riferirsi agli “alleati” in generale, la dottrina menziona esplicitamente la protezione della Bielorussia con l’armamento nucleare russo. Nello specifico, ha dichiarato: “Ci riserviamo il diritto di usare armi nucleari in caso di aggressione contro la Russia e la Bielorussia come membro dello Stato dell’Unione” (Profilo X Ministero degli Esteri Russia, 2024). A tal riguardo, è opportuno sottolineare il fatto che la Russia non abbia mai citato in maniera esplicita la Bielorussia nella sua dottrina nucleare. Questa inversione di tendenza è probabilmente derivata dal fatto che entrambi le nazioni hanno rafforzato il loro rapporto strategico, - con la Russia ha che schierato armi nucleari tattiche in Bielorussia.
Il secondo, che allo stato attuale la dottrina russa contempla l’utilizzo di armamento nucleare contro attacchi convenzionali quando “l’esistenza stessa dello Stato è in pericolo” e si evince che la deterrenza nucleare “garantisce la protezione della sovranità nazionale e l’integrità territoriale dello Stato”. In conseguenza alla dichiarazione di Putin sulla nuova dottrina, quanto appena espresso non sarebbe del tutto accurato, poiché egli ha affermato che le armi nucleari potranno essere utilizzate contro “una minaccia critica alla sovranità russa” (AP, 2024). Ciò lascia intendere la volontà della Federazione Russa di abbassare la soglia per un potenziale uso del nucleare, aumentando anche l’ambiguità su quando le armi nucleari potrebbero essere effettivamente utilizzate.
Il terzo, la nuova dottrina riterrebbe responsabili gli Stati terze parti che sostengono gli attacchi convenzionali alla Russia, anche se non vi prendono parte in maniera diretta. Quanto detto è un chiaro riferimento ai Paesi della NATO e UE, i quali sono impegnati nel supporto all’Ucraina in termini di fornitura di armamento e munizionamento. In particolare, Putin ha detto: "La versione aggiornata del documento propone che l'aggressione contro la Russia da parte di qualsiasi stato non nucleare, ma con la partecipazione o il sostegno di uno stato nucleare, dovrebbe essere considerata come un attacco congiunto alla Federazione Russa” (Ebel, Abbakumova, Dixon & Belton, 2024).
Per ultimo, in linea con il punto precedente, la nuova versione della dottrina espanderebbe anche la natura degli attacchi che potrebbero giustificare l’uso del nucleare, per includere l’attacco proveniente da aerei, missili e droni. La novità sta nel fatto che, la dottrina precedente, affermava che le armi nucleari potessero essere utilizzate solo in caso di dati che confermassero un attacco missilistico balistico in arrivo.
Tali dichiarazioni arrivano in un momento estremamente delicato del conflitto russo-ucraino il quale è caratterizzato da un incremento delle forniture belliche da parte dei paesi esteri all’Ucraina e dallo scoraggiamento della Federazione Russa a causa dei falliti tentativi di deterrenza. Prendendo in considerazione da un lato l’abbassamento della soglia relativa all’utilizzo dell’armamento nucleare tattico e dall’altro, il crescente coinvolgimento della Comunità Internazionale a sostegno dell’Ucraina, il probabile scenario futuro potrebbe essere particolarmente pericoloso. Quanto detto trova giustificazione nel fatto che il Presidente della Federazione Russa deve dare necessariamente seguito a tutte le dichiarazioni (minacce) fatte con la finalità di mantenere alta la reputazione internazionale e solida la sua figura di leader indiscusso nella scena politica russa. Un ulteriore motivazione può essere ricercata nell’apparente divisione ideologica della NATO sulla questione degli attacchi a lungo raggio, vista come un’opportunità da Putin per seminare ulteriori divisioni tra gli alleati e minare il sostegno esterno all’Ucraina.
Conclusioni
In sintesi, l’analisi del contesto nucleare globale mostra l’equilibrio delicato tra potenze armate e l’importanza della deterrenza come elemento di sicurezza internazionale, con un ruolo predominante svolto dagli Stati Uniti e dalla Federazione Russa. Questi due Paesi detengono il 90% dell’arsenale nucleare mondiale, costituendo il fulcro delle capacità di dissuasione globale. Anche se dal termine della Guerra Fredda si è assistito a una riduzione delle armi nucleari, in gran parte per iniziativa bilaterale tra USA e Russia, il panorama contemporaneo è caratterizzato da nuovi fattori di tensione, che rendono la riduzione nucleare meno lineare rispetto al passato.
La Federazione Russa, in particolare, ha fatto intendere una rivisitazione della sua dottrina nucleare in modo da rispondere ai cambiamenti geopolitici in atto, soprattutto in relazione al conflitto ucraino e all’espansione della NATO verso Est con l’integrazione di Finlandia e Svezia. In risposta a questi eventi, la Russia ha scelto di rischierare alcune delle sue testate nucleari in Bielorussia, un atto simbolico che riflette una strategia di deterrenza rinforzata verso l’Occidente. Questo posizionamento suggerisce non solo un’intensificazione della postura difensiva, ma anche una volontà di riaffermare la propria sfera d’influenza nel contesto post-sovietico, contrastando la percezione di un isolamento strategico. In questo quadro si inserisce la cosiddetta dottrina russa di “escalate to de-escalate”, secondo cui l’uso di armi nucleari tattiche potrebbe servire come strumento per terminare rapidamente un conflitto convenzionale, portando il nemico a trattative. Tuttavia, questa strategia comporta notevoli rischi: in un confronto tra pari, l’uso di armi nucleari, anche limitate, potrebbe invece provocare una spirale di escalation incontrollata, non garantendo il risultato previsto di risoluzione rapida. Oltre a queste scelte strategiche, recenti dichiarazioni ufficiali di Vladimir Putin e altri leader russi lasciano intendere una possibile revisione della dottrina nucleare. Questa revisione, pur non formalizzata a livello normativo, potrebbe inasprire ulteriormente l’approccio difensivo russo, portando a un assetto legislativo che legittimi l’uso dell’arsenale nucleare in casi più estesi rispetto a quanto previsto dal decreto presidenziale del 2020. In definitiva, il sistema di sicurezza globale è attualmente sottoposto a una pressione notevole, e il ruolo delle armi nucleari come strumenti di deterrenza e pressione politica sembra destinato a crescere. Ciò richiede un equilibrio delicato tra la dissuasione e la prevenzione di conflitti, evitando che i cambiamenti dottrinali e le strategie di escalation finiscano per compromettere la stabilità mondiale. La comunità internazionale ha quindi l’imperativo di rimanere vigile, promuovendo il dialogo e il controllo degli armamenti per evitare che la proliferazione nucleare, combinata alle crescenti tensioni geopolitiche, porti a scenari di conflitto sempre più difficili da contenere.
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