Autore: Flaminia Marchetti - Policy Analyst
Il Green Deal europeo e la transizione ecologica italiana
Proposte per una migliore attuazione del Piano di transizione ecologica italiano
Cambiamento climatico e riscaldamento globale hanno acquisito sempre più importanza negli ultimi decenni e sono ora al centro del dibattito politico e sociale. I paesi, così come le agenzie multilaterali, stanno cercando di affrontare i problemi che sono emersi (maggior numero di migranti climatici, aumento dei disastri naturali e conseguente peggioramento delle condizioni economiche e sociali) attuando leggi e finanziando progetti che mirano a uno stile di vita più sostenibile per evitare che le generazioni future subiscano conseguenze ancora più gravi. Ciononostante, le politiche devono essere adeguate a rispondere a carenze tangibili. Questo policy brief presenta una breve panoramica della legislazione esistente e affronta alcune delle questioni emerse che coinvolgono l'UE e l'Italia.
INDICE
1. Introduzione
2. Un po' di eco-storia
3. Cos'è il Green Deal europeo?
4. Non tutto rose e fiori
5. Next Generation EU: più di un piano di ripresa
6. A che punto è l'Italia?
7. Che altro si può fare?
7.1 Investimenti sulle energie rinnovabili
7.2 Giardini Urbani
7.3 Riutilizzo creativo
8. Conclusioni
1. Introduzione
Che il cambiamento climatico rappresenta una minaccia per il mondo e per l'umanità intera, è un fatto abbastanza noto. Ad oggi è probabilmente la questione più urgente a livello globale poiché riguarda la nostra vita quotidiana, così come le relazioni multilaterali e globali. I rifugiati climatici e i migranti ambientali sono sempre più numerosi, il numero di disastri naturali, un tempo rari, (soprattutto nel nord del mondo) è in aumento. Inoltre eventi estremi come inondazioni, ondate di caldo, incendi e simili, si verificano ormai quotidianamente. La Terra ha sempre sperimentato aumenti e diminuzioni delle temperature, tuttavia l'impatto dell’uomo sul clima sta indubbiamente influenzando negativamente queste evoluzioni e accelerando il processo di riscaldamento globale. Si prevede che gli eventi estremi aumenteranno in futuro e, con il peggioramento delle condizioni meteorologiche e geopolitiche, i governi dovranno lavorare sulle misure per mitigare, affrontare e soprattutto, prevenire queste forme di disastri.
Gran parte del mondo, compresa l'UE, non è sulla buona strada per raggiungere nessuno degli obiettivi fissati entro il 2030. Il loro mancato raggiungimento porterà molto probabilmente a gravi conseguenze per le generazioni presenti e future, non solo in termini di risultati sociali e uguaglianza ma anche di tutela dell'ambiente. Questo policy brief mira a fornire una panoramica delle principali politiche messe in atto a livello europeo e nazionale, evidenziando nel contempo vantaggi e svantaggi delle misure attuate per facilitare una transizione ecologica che favorisca uno stile di vita più sostenibile.
2. Un po' di eco-storia
Benché gli esperti facciano presente sin dagli anni '70 quanto il cambiamento climatico sia una minaccia per l’intera umanità, e i movimenti contro il cambiamento climatico esistano da molto tempo, a livello nazionale e globale si sta iniziando solo di recente ad attuare delle leggi per preservare la Terra e l'Ambiente.
Nello specifico, le questioni ambientali hanno cominciato ad assumere un certo peso nella considerazione della comunità internazionale all'inizio degli anni '70 e da allora hanno generato un acceso dibattito. Nonostante la fondazione del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, il primo vertice sull'ambiente tenutosi a Stoccolma ha affrontato la questione solo da un punto di vista scientifico e i paesi si sono impegnati esclusivamente a salvaguardare l'ambiente naturale, oltre che a promuovere la sostenibilità.
Al fine di bilanciare le esigenze economiche, ambientali e sociali, in particolare per le generazioni future, una semplice nota a piè di pagina alla Conferenza di Stoccolma ha acquisito così tanta importanza nel tempo da diventare centrale oggi nel tavolo di discussione globale. Nel corso degli anni sono stati sottoscritti numerosi accordi e protocolli per lo sviluppo e la risoluzione di queste problematiche, scongiurando lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali. La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) del 1992 ha portato all'attuazione del Protocollo di Kyoto del 2005 e all'Accordo di Parigi del 2015. I Paesi che hanno sottoscritto l'accordo si impegnavano a ridurre le proprie emissioni di gas ad effetto serra al fine di impedire che la temperatura media globale superasse i 2°C, pur continuando a mantenerla al di sotto dell'1,5°C.
3. Cos'è il Green Deal europeo?
Per fare dell'Europa il primo continente climaticamente neutro al mondo, la Commissione europea ha spesso evidenziato l'urgenza del cambiamento climatico, avanzando diverse proposte per il raggiungimento degli obiettivi climatici dell'Unione entro il 2050 in modo equo, conveniente, inclusivo e competitivo e per rendere tutti i settori dell'economia europea idonei ad affrontare questa sfida.
La nuova strategia è stata annunciata a fine 2019 e si articola in dieci punti chiave. Tra questi c'è un nuovo piano d'azione per l'economia circolare, strategie per raggiungere un'agricoltura più verde e più sana e un miglioramento del trasporto pubblico per ridurre i livelli di CO2 prodotta; il Green Deal europeo delinea un progetto di cambiamento per tutti i 27 Stati membri e consente sia alle imprese che ai privati di beneficiare di una transizione verde sostenibile.
Come affermato nel documento, il Green Deal europeo “migliorerà la salute e la vita delle persone, proteggerà la nostra natura e fauna selvatica e garantirà un pianeta sano per le generazioni a venire. Esso inaugura una nuova strategia di crescita che affronta alcuni dei più importanti problemi ambientali e climatici”. Inoltre, esso fa parte del Patto europeo per il clima, che aiuta le comunità a combattere il cambiamento climatico, e del Green Consumption Pledge, l'impegno verde delle aziende per i consumatori. Infine, l'accordo suggerisce alcune misure per superare i problemi emersi dalla pandemia di COVID-19.
Il Piano coinvolge tutti gli aspetti della vita dei cittadini e introduce obiettivi a lungo termine. Tuttavia, esso comprende anche una serie di passaggi di breve-medio termine necessari per raggiungere l'obiettivo finale. I più rilevanti riguardano le misure per i singoli settori: energia rinnovabile, chimica, agricoltura, ecc. Il regolamento più degno di nota è la Legge UE sul clima, che impegna gli Stati membri a promuovere l'obiettivo finale e include anche un piano di valutazione e monitoraggio per consentire gli adeguamenti necessari a rispondere ai cambiamenti.
4. Non tutto rose e fiori
Il Green Deal europeo è senza dubbio ambizioso e lontano dall'essere perfetto. Anche se ampiamente accettato, deve comunque affrontare diversi ostacoli. Alcuni sono visibili, altri prevedibili, e soprattutto hanno natura diversa. Da un lato, devono essere prese in considerazione la sfera economica e quella politica. Di fatto, mentre le attuali istituzioni europee, attingendo al bilancio dell'UE e a investimenti privati, hanno investito 1 miliardo di euro per i primi dieci anni, gli obiettivi (per quanto audaci) dovrebbero essere raggiunti nei prossimi decenni. Inoltre il motivo per cui l'Accordo ha ottenuto una grande quantità di finanziamenti è che al momento costituisce la principale priorità politica. È fondamentale però che rimanga tra le priorità delle Istituzioni e che, per non ostacolare in alcun modo la realizzazione del progetto, si investa più o meno la stessa somma quando necessario.
Dall'altro lato, le parti interessate svolgono un ruolo chiave nel raggiungimento degli obiettivi suddetti. Se il sostegno delle istituzioni europee all'Accordo è certo, il coinvolgimento degli attori politici a livello degli Stati membri è ancora dibattuto e incerto. Alcuni paesi stanno effettivamente rallentando e ostacolando il Piano. Il governo polacco, ad esempio, si è apertamente opposto all'attuazione delle nuove misure, sostenendo che poiché l'80% dell'energia del Paese proviene da risorse non rinnovabili, una transizione così improvvisa sarebbe insostenibile a livello economico. La mancanza di fonti energetiche pulite è un problema trasversale in Europa orientale, dove molti paesi fanno ancora affidamento su risorse energetiche non rinnovabili e dove questa industria ha un ruolo storico nel sostentamento del paese. La regione finirebbe quindi per partire da una posizione di svantaggio rispetto ad altri Stati membri dove invece una transizione verso l'energia verde è già iniziata. Tenere presente le diverse velocità degli Stati membri è quindi essenziale. Se la sigla dell'Accordo spetta alle istituzioni, la sua attuazione invece dipende dalla partecipazione attiva dei cittadini al processo di transizione. Per promuovere e accelerare il processo che conduce a uno stile di vita più sostenibile, i cittadini devono essere resi consapevoli del loro compito attraverso campagne di promozione che li trasformino in protagonisti attivi.
Infine, il Green Deal sta affrontando le critiche di alcuni movimenti ambientalisti come ad esempio i Friday's for Future (FFF), letteralmente i “venerdì per il futuro”. Il Movimento sostiene che, per quanto utile, l'Accordo non sia sufficiente e debba essere considerato semplicemente una falsa promessa. Se una parte della comunità scientifica e politica ritenga gli obiettivi del Green Deal europeo abbastanza (se non molto) ambiziosi, FFF chiede di aumentare le misure e ritiene che le iniziative messe in atto non siano sufficienti. La società civile chiede una riduzione dell'80% delle emissioni di anidride carbonica entro il 2030 e la neutralità climatica entro il 2035. Tuttavia, queste richieste sono improbabili, irrealistiche e insostenibili. Il Green Deal europeo rappresenta un punto di svolta nella storia e nell'economia europea, che si tradurrà in una radicale trasformazione dell'economia e dello stile di vita del continente. Non importa quanto sia difficile, l'equilibrio è la chiave per il successo.
5. Next Generation EU: molto di più di un piano di ripresa
Nonostante il Green Deal dell'UE sia di per sé un piano ambizioso, la pandemia globale che ha colpito il mondo negli ultimi due anni è un altro fatto importante da tenere in considerazione. La diffusione del Covid-19 ha infatti innescato una grave crisi economica, che ha colpito i risparmi dei consumatori, ha causato un drastico calo dei tassi di occupazione e aumentato il divario tra gli Stati membri. Per rispondere a tale catastrofe, l'UE ha finanziato la cosiddetta Next Generation EU, un pacchetto di ripresa economica concepito per sostenere gli Stati colpiti dalla pandemia. Il fondo, creato il 21 luglio 2020 e dal valore di 750 miliardi di euro, rappresenta un piano di e una grande opportunità per rilanciare l'economia europea.
Il Pacchetto ha diversi obiettivi: in primo luogo, fungere da secondo Piano Marshall per aiutare gli Stati a risolvere i problemi economici e sociali più urgenti emersi durante la pandemia. Inoltre, mira a sostenere la trasformazione digitale, la crescita e l'occupazione intelligenti, sostenibili e inclusivi, la coesione sociale e territoriale, nonché la transizione verde, la salute e la resilienza e le politiche per la prossima generazione. Esso punta poi alla modernizzazione dell'economia europea, e infine alla modernizzazione delle politiche tradizionali per massimizzare le possibilità di realizzare le attuali priorità dell'Unione. Essendo il primo Paese europeo colpito dalla pandemia di COVID-19, il governo italiano non ha visto altra opzione se non quella di attuare una quarantena a livello nazionale per proteggere la salute dei suoi cittadini. Tali misure rigorose hanno avuto un grave impatto sull'economia già instabile della nazione. Dall'inizio della crisi, l'Italia ha subito una caduta del Pil dell'8,9% e un crollo del tasso di occupazione. Il settore turistico, che porta al Paese un reddito significativo, ha registrato solo la metà degli ingressi nel territorio rispetto all'anno precedente, e l'amministrazione pubblica è salita alle stelle, il 159% del PIL a maggio 2021. Per sostenere privati e imprese, il governo ha attuato una serie di misure ed è stato uno dei principali sostenitori del Next Generation EU.
6. A che punto è l'Italia?
Con una somma di investimenti per un totale di 191,5 miliardi di euro, l'Italia è il principale destinatario del piano di ripresa, che viene messo in pratica dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). I fondi del PNRR derivano in parte dal Next Generation EU, in parte dal fondo REACT-EU, da altre sovvenzioni e prestiti, e infine una piccola parte dal bilancio nazionale. Il Piano prevede di finanziare tre priorità chiave: rivoluzione verde e transizione ecologica (a cui sarà destinata la maggior parte delle risorse) digitalizzazione e innovazione e inclusione sociale. La promozione di una rivoluzione verde e la transizione ecologica fanno quindi parte del Green Deal europeo 2030-2050 per la progressiva decarbonizzazione degli Stati membri e il passaggio all'economia circolare. L'Italia si trova in una posizione di vantaggio rispetto agli altri Paesi europei: è il terzo produttore di energia verde dell'Unione e circa il 30% della sua produzione energetica proviene da fonti rinnovabili. In più il nostro Paese, insieme alla Spagna, è leader nella radiazione solare e dunque facilitato nella transizione. Un'efficace transizione ecologica è ancora però lontana dall'essere raggiunta, a causa di una complessa burocrazia che rallenta il processo. In compenso, il governo ha destinato gran parte dei fondi ricevuti al piano per una rivoluzione verde, composta da quattro componenti: economia circolare e agricoltura sostenibile; energie rinnovabili, idrogeno, mobilità sostenibile; efficienza energetica ed edifici pubblici; tutela del territorio e delle risorse idriche. Per concludere, l'attuale amministrazione ha presentato un nuovo attore in gioco: il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, responsabile di tutte le problematiche ambientali del Paese.
Secondo il “Rapporto sull'Economia Circolare in Italia 2020” curato dal Circular Economy Network, il punteggio del nostro paese è in calo. L'Italia è un paese leader nella produttività delle risorse e nella gestione dei rifiuti, e seconda solo alla Francia per materie prime secondarie. Sfortunatamente però, la nazione se la cava piuttosto male con il consumo circolare. Nonostante abbia un elevato numero di imprese, il loro fatturato è troppo basso rispetto ad altri Stati membri e sono in particolare ritardo nei settori della riparazione e della condivisione.
7. Che altro si può fare?
Secondo i dati, la strada per il completo raggiungimento della transizione ecologica è ancora lunga e l'Italia è già in ritardo coi tempi. Le principali problematiche riguardano il ritmo dell'apparato burocratico e il rallentamento nella produzione di energia rinnovabile, che insieme al mancato coinvolgimento delle persone e allo sfruttamento dei rifiuti per creare energia pulita costituiscono i principali ostacoli al raggiungimento di tutti gli obiettivi fissati sia nel Green Deal europeo, sia nel PNRR. Ogni problema richiede una soluzione mirata. Questo policy brief si concentra solo su alcuni dei possibili approcci per affrontare tali problemi a livello nazionale, locale e individuale:
1. Investimenti nelle energie rinnovabili
2. Orti Urbani
3. Riutilizzo creativo
7.1 Investimenti nelle energie rinnovabili
È innegabile che l'Italia abbia un’ottima posizione nella produzione di energia verde in Europa. Più o meno come FFF, Greenpeace e altre organizzazioni del settore affermano che gli obiettivi fissati dal Piano verde europeo in realtà non sono sufficienti e che gli Stati membri dovrebbero puntare molto più in alto. Nonostante ciò, le stesse organizzazioni sono consapevoli del fatto che per quanto insufficienti, il Green Deal europeo e i piani nazionali dei singoli Stati membri rappresentano un passo avanti per un continente a emissioni zero. Se è vero che le energie rinnovabili possono rilanciare la transizione energetica ed economica, è altrettanto vero che ulteriori investimenti sono necessari.
Due strumenti sono fondamentali in questo processo: continuare a investire nelle energie rinnovabili e allo stesso tempo attuare riforme strutturali che snelliscano l'apparato burocratico. Il settore delle energie rinnovabili sembra immobile da anni anche a causa delle pressioni delle lobby del gas. Ulteriori investimenti sull'energia verde avrebbero un impatto positivo sull'economia italiana, creando nuovi posti di lavoro e innovazione. Il governo dovrebbe inoltre approvare leggi e normative per accelerare l'iter autorizzativo, considerato che ad oggi sono necessari fino a otto anni prima che il progetto di costruzione di una centrale elettrica venga approvato.
Aumentando la consapevolezza su questo tema e allo stesso tempo fornendo i giusti incentivi, anche la società civile verrebbe coinvolta in questa iniziativa diventando la principale promotrice della transizione.
7.2 Orti Urbani
Le città stanno diventando sempre più grandi e sempre più popolate e la quarantena del 2020 ha portato alla luce oggi più che mai la necessità di avere più aree verdi, per combattere l'inquinamento da un lato e promuovere uno stile di vita più sano e sostenibile dall'altro. Gli orti urbani sono genericamente definiti come spazi verdi di proprietà comunale. Si tratta di piccoli appezzamenti di terreno dislocati entro i confini della città urbana e destinati alla coltivazione. Essi permettono agli abitanti di trascorrere del tempo all'aria aperta, a contatto con la natura, coltivando nel frattempo il proprio cibo e creando il loro micro-mercato. Gli orti urbani sono apparsi per la prima volta già in Germania nel XIX secolo e avevano un duplice obiettivo: sostenere l'agricoltura e rafforzare i legami familiari. Hanno fatto ritorno nella nostra società moderna adesso che la necessità di una vita sostenibile è aumentata. Al giorno d'oggi, gli orti urbani vengono per lo più promossi per il loro ruolo chiave nella lotta al cambiamento climatico e al riscaldamento globale, ma anche nella lotta contro l'esclusione sociale e la solitudine delle aree urbane. Destinando parte dei fondi a questo tipo di iniziative, i cittadini possono sostenere la biodiversità e risolvere uno dei principali problemi del Green Deal europeo. Come accennato in precedenza infatti, uno dei principali ostacoli al raggiungimento del Green Deal è il coinvolgimento dei singoli soggetti interessati. Attraverso la promozione di attività come quella appena descritta, e insieme ad altre iniziative locali, è possibile rendere partecipi i cittadini rendendoli promotori di un nuovo stile di vita sostenibile.
7.3 Riutilizzo creativo
Il nostro paese importa quasi il doppio di materiale e prodotti riciclati rispetto a quanti ne esporta. Per un Paese povero di risorse avere la possibilità di utilizzare materiale riciclato nell'industria sarebbe un punto di svolta perché lo renderebbe meno dipendente dall'estero in fatto di approvvigionamento. Ad oggi, pur possedendo una quantità significativa di materiali riciclati, il Paese non li riutilizza nei processi di produzione.
In carenza di materie prime, il minor consumo possibile di risorse è la chiave per vincere le sfide ambientale, sociale ed economica, al fine di raggiungere l'obiettivo di produrre beni durevoli, che non solo possano essere riutilizzati, ma che acquisiscano anche una vita sempre nuova.
Il riutilizzo creativo ha a che fare con tutti quei processi che mirano a trasformare oggetti “inutili” o “obsoleti” in qualcosa di nuovo e “utile”. Questo processo consente la creazione di nuovo materiale di uguale o migliore qualità. Secondo alcuni attivisti, il recupero dei materiali e del loro valore energetico deve essere fatto prima ancora di considerare l'eventuale distruzione dell’oggetto stesso.
Diverse organizzazioni, in Italia e all’estero, si fanno carico di quest’attività in silenzio presso le strutture di gestione dei rifiuti. Essendo però quasi sempre sottofinanziate, non riescono a far fronte al problema. I governi dovrebbero quindi investire in queste organizzazioni e promuovere campagne di sensibilizzazione. Questo avrebbe un impatto sulla vita delle persone, che da un lato imparerebbero a riutilizzare correttamente piuttosto che consumare, riducendo la quantità di rifiuti.
8. Conclusioni
Il cambiamento climatico è probabilmente il problema più importante con cui l'umanità sta combattendo in questo momento ed è una priorità per la maggior parte dei governi di tutto il mondo. Al fine di preservare il pianeta e le sue risorse per le generazioni future e prevenire il verificarsi di disastri naturali, la comunità internazionale ha intrapreso una strenua lotta contro il riscaldamento globale e ora sta attuando le leggi e facendo del suo meglio per vincere questa battaglia.
L'Unione europea si sta quindi attivando. Per rispondere alle richieste della società civile che chiede leggi ambientali migliori, gli Stati membri hanno approvato il Green Deal europeo, uno strumento di finanziamento che mira a promuovere leggi e strategie per fare dell'Europa il primo continente a emissioni zero entro il 2050. Inoltre, ogni singolo Stato membro sta assumendo la sua posizione in merito. L'Italia è uno dei Paesi leader e da anni chiede una transizione ecologica, ma gli obiettivi sono ancora lontani dall'essere raggiunti.
È innegabile che governi e individui allo stesso modo svolgano un ruolo centrale nel raggiungimento di una transizione ecologica e che gli individui in particolare siano gli attori principali del cambiamento. Così come è un dato di fatto che è necessario un cambiamento comportamentale generale verso uno stile di vita più sostenibile, che rispetti il pianeta e ne conservi le risorse per le generazioni a venire.
Traduzione di Simona Taravella
Fonti
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