Hubdate - Ius scholae e la riforma del diritto di cittadinanza

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  16 maggio 2022
  2 minuti, 30 secondi

MIPP - Esclusione sociale

A cura di Flaminia Marchetti, Policy Analyst & Michela Tiberti, Policy Analyst


Ius scholae e la riforma del diritto di cittadinanza

L’accesso alla cittadinanza in Italia

In questi mesi nel dibattito politico si è insinuata la possibilità di riformare il diritto di cittadinanza. Da sempre connessa allo ius sanguinis, la cittadinanza italiana potrebbe cambiare, almeno per i più piccoli. Nei mesi scorsi si è discussa alla Camera la possibilità di allargare i criteri per l’ottenimento dei diritti politici grazie allo ius scholae, ma nel mese di maggio questa possibilità è stata arenata. La proposta riguarderebbe il riconoscimento della cittadinanza italiana ai e alle minorenni che risiedono sul suolo nazionale da molti anni e frequentano regolarmente la scuola.

Ius scholae e ius soli, quali le differenze?

Lo ius scholae permetterebbe ai bambini con genitori stranieri risiedenti in Italia di ottenere la cittadinanza entro i 12 anni. Questa parziale riforma della cittadinanza, già presentata nel 2015 sotto il nome di ius culturae, non è da confondersi con la proposta del ius soli, più volte avanzata – e rifiutata – nel dibattito politico. Lo ius soli prevede che la cittadinanza venga concessa a chiunque sia nato sul territorio statale, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Tale meccanismo risulta essere già presente in forme differenti in diverse costituzioni europee e del mondo occidentale. Secondo l’ISTAT, il numero di individui che otterrebbero la cittadinanza tramite la nuova riforma ammonta a poco più di un milione. Pari all’11,5% della popolazione residente al di sotto dei 18 anni. Di questi, quasi due terzi sono nati in Italia.

I principali partiti non si esimono dal condividere i propri dubbi a riguardo. I rappresentati Lega, dal canto loro, definiscono la riforma uno “ius soli mascherato”. Ciononostante, il Pd annuncia il suo appoggio, e si dichiara ottimista a discapito delle divergenze tra partiti.

Cosa prevedono le attuali leggi della cittadinanza?

In Italia, attualmente, le leggi che concedono la cittadinanza sono regolate dal principio dello ius sanguinis. Per dirla in breve, perché un individuo possa essere considerato cittadino italiano è necessario che almeno uno dei due genitori sia italiano. Inoltre, è possibile ottenere la cittadinanza per naturalizzazione, attraverso il matrimonio o adozione, oppure per “elezione”. Se si risiede legalmente ed ininterrottamente in Italia fino ai 18 anni, quindi, è possibile richiedere la cittadinanza entro un anno dal raggiungimento della maggiore età.

Quali potrebbero essere le altre vie?

Il principio democratico si basa sull’idea di governanti e governati, dove tutti partecipano alla vita politica del paese. Non è, dunque, ammissibile che buona parte della popolazione sia esclusa da tali pratiche. Al giorno d’oggi sono palesi le lacune e i limiti che lo ius sanguinis impone al diritto di cittadinanza. È necessario fare un passo ulteriore, riconoscendo la cittadinanza a chi risiede stabilmente sul territorio nazionale. Eliminare il nesso tra cittadinanza e discendenza di sangue rappresenta la via più inclusiva da percorrere.

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