MIPP - Criminalità minorile
A cura di Fabio Naca, Senior Policy Analyst e Consigliere
La prospettiva dell’associazione Antigone sul Decreto Caivano
Il rapporto dell’associazione Antigone
Il 20 febbraio scorso, l’associazione Antigone - “associazione per i diritti e le garanzie del sistema penale”, come ricordato sul suo profilo internet - ha pubblicato e presentato il VII rapporto dedicato alla giustizia minorile e agli spazi di detenzione giudiziaria per minorenni, ossia gli IPM. Il tema al centro delle considerazioni in quest’ultimo numero è l’ondata di modifiche introdotte a livello di giustizia minorile dal Decreto Caivano, ossia la legge 159 del 15 novembre 2023 contenente “misure urgenti per il contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile, nonché per la sicurezza dei minori in ambito digitale” e così denominato in quanto la sua redazione è stata sospinta idealmente dall’ondata di indignazione pubblica sorta dalle violenze sessuali perpetrate a danno di due ragazzine residenti a Caivano da parte di un gruppo di giovanissimi del luogo, tra cui diversi minorenni.
Nella foto, l’ingresso del Tribunale per i Minorenni di Napoli | Fonte: Ministero della Giustizia
Le carenze identificate nel Decreto Caivano
Tra le varie critiche avanzate al testo all’interno del rapporto “Prospettive Minori”, la principale riguarda gli effetti negativi che le misure cautelari introdotte dal Decreto Caivano avrebbero sull’aumento della popolazione di ragazze e ragazzi detenuti negli IPM, di per sé già elevata prima ancora che il testo venisse introdotto. A tal proposito, si avanza la considerazione per cui - secondo l’associazione Antigone - apparirebbe più sensato pensare a percorsi di rieducazione piuttosto che all’introduzione di ulteriori fattispecie di reato, quest’ultime ree di favorire la politica del “punire per educare” piuttosto che affrontare con i giusti strumenti le situazioni di disagio dei giovani, soprattutto quando sopraggiunge il discorso legato alle sostanze psicoattive. Altrettanto criticata è l’importanza assegnata dal Decreto ai percorsi di rieducazione dei giovani condannati, in quanto l’obbligatorietà di attività di lavoro socialmente utili rischia di porre in secondo piano l’assoluta priorità che dovrebbe avere lo studio nella fascia adolescenziale.
L’emarginazione giovanile e la prospettiva sociale
All’interno di un recente articolo, Giuseppe Spadaro ha ribadito - nel citare uno studio dell’Università di Bologna - l’importanza di trattare la violenza minorile come una modalità di comunicazione e di ricerca dei propri spazi identitari da parte dei ragazzi, poiché la giustizia minorile dovrebbe soprattutto occuparsi della rieducazione all’interno di un contesto tale da poter esercitare una pressione favorente un cambiamento comportamentale nel giovane reo. Su questa linea di pensiero si innesta l’ultimo rapporto dell’associazione Antigone in contrasto al Decreto Caivano, essendo questo nato con lo spirito di combattere e reprimere energicamente la costellazione di fattispecie criminali solitamente caratterizzanti le fasce di età giovanili, risultando cionondimeno, a detta del rapporto, potenzialmente foriero di conseguenze negative sulla crescita e sulla rieducazione, ossia i due pilastri di cui la giustizia minorile è solita farsi carico per consegnare un futuro ai ragazzi e alle ragazze.
® Riproduzione Riservata