Hubdate - "Lo stato di salute della giustizia italiana: I casi Zuncheddu e Di Pietro"

  Focus - Allegati
  09 febbraio 2024
  2 minuti, 22 secondi

MIPP - Giustizia

A cura di Fabio Naca, Senior Policy Analyst e Consigliere

La stato di salute della giustizia italiana: I casi Zuncheddu e Di Pietro

Le storie di Beniamino Zuncheddu e Matteo Di Pietro

Ha trovato spazio nel dibattito pubblico la storia di Beniamino Zuncheddu, pastore sardo detenuto per 33 anni in seguito a una condanna per l’omicidio di tre persone e il ferimento di una quarta, prosciolto da ogni accusa solo la settimana scorsa. La sentenza emessa nel 1991 fu interamente basata sulla versione fornita da un testimone oculare, all’epoca convinto della colpevolezza di Zuncheddu e che solo recentemente ha ritrattato la propria convinzione. Attenzione mediatica è stata anche riservata alla vicenda riguardante Matteo Di Pietro, ventenne coinvolto a giugno 2023 nel tragico incidente stradale - da lui provocato - che ha portato alla morte di un bambino di 5 anni. Sulla base di questi fatti, è nata un’ampia ondata di indignazione dalla scelta del Di Pietro di usufruire di una pena concordata consistente in 4 anni e 4 mesi, che non si tradurranno in nemmeno un giorno di carcere.

Autore: ALANEWS | Copyright: ANSA

La posizione del Guardasigilli e lo scontro tra politica e magistratura

Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, si è espresso in merito alle due vicende, affermando che “In Italia molto spesso è stato facile entrare in prigione prima del processo da presunti innocenti e magari uscirne dopo la condanna definitiva da colpevoli conclamati”, riferendosi nel primo caso a Zuncheddu e in seconda battuta a Di Pietro. La magistratura è stata fortemente accusata da esponenti politici in riferimento alla seconda fattispecie, in quanto al ventenne sono state riconosciute diverse attenuanti nella sentenza e che, insieme all’incastro tra lunghezza della pena comminata e il “pre-sofferto” - ossia l’aver già scontato ai domiciliari parte della detenzione -, fa sì che Di Pietro non sia diretto al carcere, istituto dal quale un uomo invece innocente ha trascorso 33 anni di reclusione.

La separazione dei poteri e delle responsabilità: Chi scrive le leggi e chi le applica

A prescindere dal libero pensiero individuale, è necessario ricordare come gli esponenti della magistratura siano vincolati ad applicare - nelle modalità da essi ritenute più opportune in base ai casi - le prescrizioni della legge come pubblicate a seguito delle intese raggiunte in Parlamento. Al netto dei potenziali errori procedurali che possono sussistere - come visibile nel caso Zuncheddu -, è bene rimarcare come il patteggiamento di cui ha usufruito Di Pietro sia previsto dall’articolo 444 del C.p.p. A tal proposito, sarà interessante vedere se e come vi sarà, come promesso dal sottosegretario alla Giustizia Ostellari, un reale cambiamento per “assicurare una più ponderosa decisione sulla limitazione della libertà personale”.

® Riproduzione riservata

Condividi il post