MIPP- Esclusione Sociale
A cura di Flaminia Marchetti, Policy Analyst & Michela Tiberti, Policy Analyst
Popolazione LGBTQ+ e conflitto in Ucraina: cosa sappiamo?
In occasione dell’IDAHOBIT - Giornata internazionale contro l'omolesbobitransfobia - tenutasi il 17 maggio, ILGA-Europe e UNAIDS, il Programma congiunto delle Nazioni Unite sull'HIV/AIDS, hanno ospitato un evento incentrato sui diritti delle persone queer in e provenienti dall'Ucraina. Lì, la Direttrice Esecutiva di ILGA-Europa, Evelyne Paradis, ha avuto l’opportunità di spiegare le sfide che gli individui queer devono affrontare se coinvolti in crisi umanitarie e guerre.
Proprio a causa delle loro vulnerabilità pre-esistenti e delle discriminazioni, le persone appartenenti alla comunità LGBTQ+ sono spesso scettiche e tendono a non rivolgersi ad organizzazioni umanitarie che possono offrire loro riparo, beni di prima necessità e assistenza medica.
Discriminazioni e pacchetti umanitari
Il conflitto in Ucraina ha reso chiaro quanto la comunità LGBTQ+ non sia di fatto integrata né nella società, né tanto meno nelle strutture di primo soccorso. Ne sono un esempio i documenti delle donne trans, aventi contrassegnato come genere quello maschile; pertanto, sono spesso obbligate ad arruolarsi nell'esercito e a non lasciare il Paese insieme alle altre donne. Inoltre, nei pacchetti umanitari, al momento, non è inclusa la terapia ormonale sostitutiva e alcuni tipi di medicinali contro l’HIV.
Dall’inizio del conflitto i livelli di discriminazione non hanno fatto altro che crescere, come ha puntualizzato Olena Shevchenko, storica attivista dei diritti LGBTQ+ in Ucraina. Molti, dunque, sono gli individui a non sentirsi al sicuro ad essere “out and proud”, a causa delle discriminazioni subite.
Ciononostante, non si tratta di nulla di nuovo. La popolazione queer in Ucraina spesso non era in grado di soddisfare i propri bisogni di base, a causa di disuguaglianze socioeconomiche anche prima della guerra. A fine 2021, l’Ucraina, dove l’80% degli studenti queer non si sente al sicuro e dove il numero di denunce per discorsi di odio contro la comunità LGBTQ+ è tra i più alti d’Europa, era al 49esimo posto tra i paesi europei nella Rainbow Europe Map prodotta da ILGA-Europe.
Un piano per non abbandonare nessuno
Gli speaker dell’evento del 17 maggio hanno articolato i loro interventi proponendo degli interessanti spunti di riflessione. Tymur Lysenko, consulente per la crisi ucraina che lavora per Transgender Europe, ha parlato dell'essenza del “non abbandonare nessuno”. Secondo Lysenko è necessario trovare un modo per dare sostegno umanitario a tutti gli individui trans: assicurando loro evacuazione sicura e accesso alle cure mediche, nonché procedure di regolamentazione per il riconoscimento del genere.
Nonostante tutti i rappresentanti si siano mostrati interessati e abbiano sottinteso il loro impegno a proteggere la comunità queer, le organizzazioni LGBTQ+ si mostrano scettiche. Olena Shevchenko, dal canto suo, ha evidenziato la necessità di includere le organizzazioni locali: “recatevi presso le organizzazioni locali e chiedete loro di cosa hanno bisogno se siete intenzionati ad aiutare l'Ucraina”. Secondo lei, infatti, per garantire il soddisfacimento dei bisogni della comunità locale - che si tratti della comunità queer o di qualunque altra comunità - è necessario includere le organizzazioni locali nei processi decisionali, anche quelli che riguardano le crisi umanitarie.