Il Digitale nella Cooperazione Internazionale
Nuove priorità nelle agende politiche
Autori: Mariella Brunetti, Policy Analyst MIPP e Valeriana Savino, Policy Analyst MIPP.
La trasformazione digitale ha determinato cambiamenti nei processi socio-economici, ma anche politico-culturali e continuerà ad essere un fattore chiave nei processi di trasformazione in atto. Nella società complessa di oggi, interconnessione e interdipendenza caratterizzano anche le relazioni fra stati e la cooperazione internazionale. Per i governi di tutto il mondo risulterà strategico porre il tema del digitale tra le priorità delle agende politiche, per essere capaci di sfruttare al meglio le potenzialità degli strumenti digitali, sviluppando allo stesso tempo una capacità di risposta ai noti problemi del divario digitale. Questa analisi, offrendo una panoramica sull’impatto della digital diplomacy nella società contemporanea, si propone di suggerire la promozione di particolari azioni di politiche pubbliche che possano garantire progetti di open government, connettività infrastrutturale e diffusione di competenze digitali.
Di che cosa parleremo (in breve)?
L'IMPATTO DEL DIGITALE NELLA SOCIETÀ
1. Contaminazione, interconnessione e ipercomplessità
2. I risvolti della digitalizzazione nella società complessa
3. Il ruolo dei Processi Multi-Stakeholder
SVILUPPO INTERNAZIONALE IN EPOCA DIGITALE
1. Gli otto punti chiave di uno studio tedesco
2. Nuove relazioni fra gli stati, il c.d. Minilateralismo Digitale
UNIONE EUROPEA E ONU, ROADMAP PER LA COOPERAZIONE DIGITALE
1. Quali obiettivi e azioni intraprese a livello europeo ed internazionale
2. Uno sguardo alla strategia digitale in Italia
QUALI PROPOSTE?
Come dispiegare il potenziale digitale attraverso le politiche pubbliche: open government, inclusività digitale e digital skills, superamento del digital divide
L’impatto del digitale nella società
- Contaminazione, interconnessione e ipercomplessità
Il Digitale ha modificato le strutture economiche, sociali e politiche dei Paesi.
Milioni di individui sono connessi tra loro nel mondo: la velocità della comunicazione, l’interazione più informale che coinvolge diversi attori sociali, la contaminazione e la diffusione di conoscenze tra diversi livelli sono alcune delle variabili dell’era digitale, spesso definita era dell’iper-complessità. L’interdipendenza che ne deriva nelle relazioni tra stati introduce una nuova chiave di lettura nella cooperazione internazionale, dove gli strumenti offerti dal digitale possono rappresentare occasione di rinnovamento della diplomazia, ciò richiedendo tuttavia l’accettazione e la sperimentazione di forme di open government. L’innovazione tecnologica e la digitalizzazione possono offrire nuove opportunità nell’impegno a garantire il benessere dei cittadini e delle popolazioni, ma rappresentano anche nuove sfide per i governi, che devono necessariamente intervenire con politiche mirate e nuove consapevolezze affinché si possa sfruttare a pieno il potenziale digitale e soprattutto intervenire per gestire le lacune che l’avanzamento della tecnologia porta con sé: divario digitale intergenerazionale, di genere e territoriale, aumento della domanda globale di elettricità, disinformazione e cyberattacchi. Le società di oggi si caratterizzano per il loro grado di complessità, se non di ipercomplessità: una caratteristica che, se da un lato può essere considerata come un presupposto strutturale all’interno dei sistemi sociali contemporanei, dall’altro essa si è fortemente accresciuta da quando l’innovazione tecnologica e digitale ha iniziato a manifestarsi a livello economico, sociale e politico. Complessità, interconnessione, flessibilità, sono tutti concetti entrati a far parte del vocabolario comune – almeno in quella parte di mondo maggiormente avanzata economicamente ed industrialmente – e che provengono dalle conseguenze che la digitalizzazione e l’utilizzo di mezzi tecnologici hanno comportato, specialmente nel corso di quella che viene definita Quarta Rivoluzione industriale. Parlare di innovazione digitale oggi significa, infatti, assumere con consapevolezza che il cambiamento continuo che essa apporta nelle nostre società non si traduce più esclusivamente nella scoperta e nell’impiego di nuove tecnologie in settori lontani dall’interazione sociale, bensì trattasi oramai di inevitabili modifiche sui processi organizzativi economici, sociali e culturali (1). Questo è uno dei motivi per cui si sente parlare oggi di “ipercomplessità” anche nella politica estera e di interdipendenza delle relazioni internazionali e diplomatiche fra Stati di tutto il mondo. Essenziale diventa l'osservazione delle dinamiche in costante evoluzione, con una comprensione d’insieme, della globalità, delle connessioni e delle relazioni sistemiche (2). Senza questa assunzione di base non si riuscirebbe ad indagare come e quanto i cambiamenti del digitale possano dispiegare il loro potenziale nel miglioramento delle condizioni di vita delle persone, dei cittadini, dei popoli, nel quadro di una rinnovata cooperazione internazionale nell’era digitale.
- I risvolti della digitalizzazione nella società complessa
Ci muoviamo oggi in un mondo segnato dall’aggiornamento costante e da una nuova interazione, che è sempre più veloce, sempre più in simultanea e, soprattutto, sempre più in grado di connettere rapidamente diversi attori su differenti livelli: diventa difficile anche per i governi gestire separatamente le agende interne ed estere, perché l’avanzamento digitale ha innescato una estrema accelerazione dei processi sociali, economici e culturali (3). La stessa state capacity, generalmente definita come la capacità di un governo di realizzare obiettivi politici, è influenzata dall’aumento della velocità richiesta nelle prese di posizione, nelle scelte politiche da intraprendere, e la crisi da Covid-19 in questo senso non può che costituire un esempio. Appare necessaria la riflessione su come garantire scelte strategiche, superando i modelli tradizionali in vari settori ed orientandosi piuttosto a nuove forme di cooperazione e collaborazione realmente inclusive. Il rischio, infatti, è quello di esacerbare disuguaglianze preesistenti, a danno dell’inclusività che invece il digitale sarebbe capace di apportare. Si tratta di nuove e numerose sfide che si inseriscono nel dibattito pubblico sulla diplomazia digitale: il diplomatico di carriera Marco Alberti (4), distaccato in Enel per diversi anni come Responsabile Affari istituzionali internazionali, attualmente Ambasciatore d’Italia in Kazakistan e Kirghistan ne cita alcune, quali appunto una platea internazionale ampliata, relazioni che si creano ad ogni livello, diversificazione dei problemi e accorciamento dei tempi di reazione, crescita della componente economica nelle relazioni internazionali (5) e del ruolo della diplomazia economica. Si è registrato un particolare aumento del ricorso alla diplomazia economica, soprattutto in risposta ad alcuni cambiamenti contemporanei economici – come la liberalizzazione delle transazioni finanziarie – dal momento che uno dei dati certi che caratterizzano la nostra società è che «le relazioni internazionali non sono più limitate alle interazioni tra i capi di Stato e i loro staff» (6). I nuovi ecosistemi che ne derivano registrano un’iper-connettività che andrebbe gestita investendo nella cooperazione innovativa, cioè aperta, secondo le prerogative di quella che viene definita “open diplomacy”. Con “open diplomacy” si fa riferimento ad un metodo di lavoro alternativo, volto a fare interagire la diplomazia economica con gli interlocutori pubblici e privati, al fine di trasformare l’interazione in dialogo, e il dialogo in partnership (7). Spesso di questi temi si conosce poco, il dibattito pubblico non è ancora particolarmente sviluppato e pronto, resta forse ancora legato ad idee del passato in materia di politica estera vista come qualcosa di lontano dai problemi interni di un Paese, eppure la complessità di cui prima si diceva, in realtà, richiede nuove capacità e nuove competenze per leggere e agire il cambiamento digitale oramai in atto. Si parla oggi di nuovi ecosistemi, perché la contaminazione tra pubblico e privato, imprese soprattutto, rende l’azione diplomatica multi-stakeholder. Si ha bisogno di progetti, iniziative, collaborazioni per la condivisione delle conoscenze su obiettivi comuni, agevolando la cooperazione.
- Il ruolo dei Processi Multi-Stakeholder
La FAO ci offre una definizione dei Processi Multi-stakeholder (MSP) a livello nazionale: “un processo in cui diversi attori (ad esempio agenzie governative, organizzazioni di produttori, ONG, attori privati, donatori e altri) collaborano per raggiungere un obiettivo comune". Processi che necessitano di essere riconsiderati nell’era digitale, perché attengono alla sfera dei processi decisionali partecipativi nella società, perché sottolineano l’importanza che gli stakeholder locali possono assumere nell’elaborare proposte per i loro specifici bisogni, costruendo e rafforzando alleanze e partenariati su obiettivi comuni, che includono anche il tema della sostenibilità e della condivisione delle risorse (8), considerando che la trasformazione digitale e quella ecologica non possono considerarsi separate. Oggi più che mai, dunque, sviluppare un Sistema-Paese innovativo, significa prendere in considerazione anche il potere del digitale come risorsa strategica per costruire relazioni sia all’interno dei propri confini, sia all’esterno, per consolidare il proprio posizionamento internazionale e degli apparati di intelligence nazionali, due questioni particolarmente rilevanti. Anche il settore pubblico, la politica estera, la cooperazione internazionale possono beneficiare di un ripensamento dell’influenza che possono avere grazie ai cambiamenti apportati dallo sviluppo del digitale.
Sviluppo internazionale in epoca digitale
- Gli otto punti chiave di uno studio tedesco
Nel gennaio 2021, la Deutsche Gesellschaft für Internationale Zusammenarbeit (GIZ), impresa di sviluppo tedesca che opera come principale fornitore di servizi di cooperazione internazionale per il governo tedesco, ha condotto una ricerca con l’ausilio di 13 esperti di sviluppo digitale avente l’obiettivo di comprendere in che modo la digitalizzazione sta cambiando il campo della cooperazione allo sviluppo. Partendo dalla constatazione che “la questione non è promuovere la cooperazione digitale, ma fare sviluppo internazionale in epoca digitale”, sono emersi ben otto punti chiave attraverso cui si può dare una risposta:
- la digitalizzazione riguarda tutti i settori economici e sociali: richiede un cambiamento di mentalità
- il passaggio al digitale non può essere fine a se stesso: si possono avere anche effetti negativi, dunque è essenziale capire come impiegare il digitale nel concreto, per aggiungere valore ad un settore, valutando rischi e impatti positivi
- è essenziale avere conoscenza delle culture locali in cui avviene un intervento digitale
- il digitale è indissolubilmente legato alla geopolitica
- resta centrale il contrasto ai divari digitali per parlare di cooperazione digitale: facile che si venga lasciati indietro e si determinino polarizzazioni
- bisogna rafforzare la governance per la sovranità dei dati: si sottolinea l’urgenza di regolamenti su archiviazione, accesso e uso dei dati, come è già avvenuto invece per la commercializzazione dei dati privati
- nuove partnership nell’era digitale devono divenire priorità per le agende politiche: alleanze con il settore privato per accrescere le capacità dei servizi pubblici
- bisogna sviluppare maggiori progetti di sviluppo basati su apprendimento adattivo e cicli di feedback (9)Gli attori dello sviluppo internazionale, Stati, organizzazioni internazionali, associazioni giovanili, organizzazioni non governative hanno il compito di saper leggere e riflettere su questa sfida e comprendere i principi base della trasformazione digitale e dell’interazione di quest’ultima con lo sviluppo sostenibile, intelligente e verde.
- Nuove relazioni fra gli stati, il c.d. Minilateralismo Digitale
Il Bennett Institute for Public Policy dell’Università di Cambridge ha pubblicato un progetto di ricerca sullo “Stato Digitale” con lo scopo di guidare la ricerca politica verso una discussione ad ampio raggio sulle opportunità e sulle sfide della trasformazione digitale nella cooperazione internazionale. La pandemia di Covid-19 ha posto i governi di fronte alla necessità di cooperare per cercare delle soluzioni globali ad un problema globale. Gli studiosi del Bennett Institute propongono di valutare il ruolo ed il valore di una nuova strategia di cooperazione internazionale, il “Minilateralismo Digitale”, così definito per le caratteristiche che le nuove reti di cooperazione globale dovrebbero possedere: relazioni tra un numero inferiore di stati che creano e diffondono conoscenza, basate sulla fiducia e orientate all’innovazione. Minilaterlismo che è anche in opposizione allo storico sistema del "multilateralismo", perché di diverso ha anche una certa informalità e flessibilità nelle relazioni che si vengono a creare tra gli Stati. In questo modo cultura, pratiche e tecnologie digitali diventano insieme strumenti per promuovere l’apprendimento tra pari e il sostegno tra governi (10). In particolare, questo nuovo metodo di cooperazione digitale internazionale si sviluppa a partire da un esempio di rete minilaterale digitale, detta “DN, Digital Nations”, fondata nel 2014 da cinque nazioni: Estonia, Repubblica di Corea, Israele, Nuova Zelanda, Regno Unito (a cui si sono aggiunti Canada, Uruguay, Messico, Portogallo e Danimarca). L’obiettivo comune di questa unione tra stati, che si autodefiniscono “alcuni dei governi più avanzati digitalmente”, è proprio quello di creare un forum in cui identificare e condividere pratiche di miglioramento della cooperazione internazionale attraverso i servizi digitali, collaborando su progetti di politiche comuni per supportare la crescita delle economie digitali e per incrementare servizi e infrastrutture digitali. In particolare, le cinque nazioni parte del D5 hanno elaborato una lista di nove principi per lo Sviluppo Digitale, che enfatizzano la trasparenza dei governi, l’apertura e l’inclusione digitale:
- user needs, design dei servizi pubblici per i cittadini
- open standards, politiche pubbliche aperte per garantire interoperabilità
- open source, condivisione dei software tra governi
- open markets, creazione di concorrenza efficace per le imprese
- open government, garanzia della trasparenza di governo
- connectivity, garantire la connettività a tutti i cittadini attraverso un alto livello di infrastrutture di qualità
- teach children to code, offrire ai bambini la possibilità di apprendere la codificazione, per formare le competenze delle nuove generazioni
- assisted digital, supportare tutti i cittadini nell’accesso ai servizi digitali
- commitment to share and learn, tutti i membri si impegnano a lavorare insieme e a cercare di risolvere le problematiche riscontrate, dove possibile
Per perseguire i suoi scopi, la rete D5 si avvale anche del lavoro svolto dai c.d. “thematic working groups”, aree di lavoro indirizzate verso specifiche tematiche, a cui partecipano diversi esperti non per omogeneizzare le politiche pubbliche degli stati membri, ma per facilitare la discussione sulle diverse concezioni che ogni stato può avere circa le questioni digitali, ad esempio sul tema dell’identità digitale, al fine di creare le condizioni per collaborazioni sempre più strette nel futuro. Ciò in quanto si crede che imparare dalle esperienze degli altri sia uno degli obiettivi più importanti dell’era digitale, caratterizzata da problemi dinamici e globali e dall’emergere di nuove skills richieste tanto ai leader digitali quanto ai policymakers.
Unione Europea e ONU, Roadmap per la cooperazione digitale
La tecnologia digitale sta cambiando la vita delle persone. Sia l’Unione Europea sia le Nazioni Unite hanno individuato delle azioni concrete per guidare la cooperazione globale intorno a questioni come l’intelligenza artificiale, la protezione dei dati, la sorveglianza, la privacy, l’arresto di Internet e la mitigazione dei danni online e delle crescenti minacce alla sicurezza digitale. La strategia digitale dell’UE mira a far sì che tale trasformazione vada a beneficio dei cittadini e delle imprese, contribuendo allo stesso tempo a raggiungere l’obiettivo di un’Europa neutra dal punto di vista climatico entro il 2050. La Commissione europea è decisa a fare di questo decennio il decennio digitale europeo. L’Europa deve rafforzare la propria sovranità digitale e fissare norme, anziché seguire quelle di altri paesi, incentrandosi chiaramente sui dati, la tecnologia e le infrastrutture. La Commissione propone di istituire una Bussola Digitale (Digital Compass), un meccanismo di governance per tradurre le ambizioni digitali dell'UE per il 2030 in obiettivi concreti e garantirne il raggiungimento. La bussola si baserà su un sistema di monitoraggio migliorato per tenere sotto controllo il percorso dell'UE in relazione al ritmo della trasformazione digitale, le lacune nelle capacità digitali strategiche europee e l'attuazione dei principi digitali. Comprenderà i mezzi per concretizzare la visione e definirà le tappe fondamentali intorno ai quattro punti cardinali: i primi due sono incentrati sulle capacità digitali a livello di infrastrutture e di istruzione e competenze, mentre gli altri due si concentrano sulla trasformazione digitale delle imprese e dei servizi pubblici. I quattro punti potrebbero essere così descritti:
- una popolazione dotata di competenze digitali e professionisti altamente qualificati nel settore digitale: le competenze digitali saranno essenziali per rafforzare la nostra resilienza collettiva in quanto società. Le competenze digitali di base per tutti i cittadini e l'opportunità di acquisire nuove competenze digitali specialistiche per la forza lavoro sono un prerequisito per partecipare attivamente al decennio digitale, come spiegato nell'agenda per le competenze per l'Europa.
- infrastrutture digitali sostenibili, sicure e performanti: l'Europa riuscirà a svolgere un ruolo di leadership digitale solo mediante la costruzione di un'infrastruttura digitale sostenibile per quanto riguarda la connettività, la microelettronica e la capacità di elaborare grandi quantità di dati, in quanto questi elementi sono alla base di altri sviluppi tecnologici e sostengono il vantaggio competitivo delle imprese
- trasformazione digitale delle imprese: questa dipenderà dalla loro capacità di adottare rapidamente e in modo generalizzato nuove tecnologie digitali, anche negli ecosistemi industriali e dei servizi che stanno registrando un certo ritardo. Il sostegno dell'UE, in particolare attraverso il mercato unico, il programma per l'Europa digitale e i programmi di coesione, promuoverà la diffusione e l'uso delle competenze digitali, compresi gli spazi di dati industriali, la potenza di calcolo, gli standard aperti e le strutture di prova e sperimentazione.
- digitalizzazione dei servizi pubblici: l'obiettivo che l'UE si propone di raggiungere entro il 2030 consiste nel garantire che la vita democratica e i servizi pubblici online siano pienamente accessibili a tutti, comprese le persone con disabilità, e beneficino di un ambiente digitale della migliore qualità che offra servizi e strumenti di facile uso, efficienti e personalizzati con elevati standard in materia sicurezza e tutela della vita privata.
Le questioni connesse al mondo digitale sono state affrontate anche dal Consiglio UE che ha adottato, il 9 giugno 2020, le conclusioni “Plasmare il futuro digitale dell’Europa” . In primo piano, la necessità che nel contesto post-crisi l’Unione europea rafforzi la propria sovranità digitale e raggiunga la leadership nelle catene del valore digitali internazionali e un’autonomia strategica. E’ prioritario, per raggiungere questi obiettivi, avere infrastrutture adeguate in tutta l’Unione, condividere dati tra pubbliche amministrazioni, imprese, enti pubblici ed enti di ricerca e puntare sulla cybersicurezza. Per quanto riguarda le Nazioni Unite, l’11 giugno 2020, il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha presentato una Roadmap per la Cooperazione Digitale: una serie di azioni raccomandate alla comunità internazionale per aiutare a garantire che tutte le persone siano connesse, rispettate e protette nell'era digitale. La tabella di marcia del Segretario generale è il risultato di uno sforzo globale pluriennale, multi-stakeholder per affrontare una serie di questioni relative a: connettività globale, Intelligenza Artificiale, Digital Public Goods, sicurezza e diritti digitali, competenze e inclusione digitale. La cooperazione digitale globale è l’ottava area di azione che si pone di perseguire il Gruppo di Alto livello per la cooperazione digitale. Esistono lacune significative nella cooperazione digitale globale e le questioni relative alla tecnologia digitale sono troppo spesso in basso nell'agenda politica. Anche dove c'è stata cooperazione, è spesso frammentata e manca di risultati tangibili o solidi processi di follow-up. Come punto di partenza, l'Internet Governance Forum deve essere rafforzato, al fine di renderlo più reattivo e pertinente alle attuali questioni digitali.
Uno sguardo alla strategia digitale in Italia
La cooperazione internazionale è una dimensione essenziale per trarre il maggior vantaggio possibile dalla trasformazione digitale e assicurare la coerenza della strategia italiana nel panorama internazionale. Per questa ragione il Ministero per l’innovazione tecnologica e la transazione digitale oltre all’adozione delle indicazioni e delle politiche UE, ha avviato una precisa strategia di ampia interlocuzione internazionale per avere un ruolo attivo nelle Organizzazioni Internazionali (11). In primo luogo troviamo l'allineamento dell’Italia alle strategie dell’Unione Europea in materia di innovazione digitale nonché la posizione del Paese in merito agli strumenti di misurazione della UE, in particolar modo il focus punta sulle competenze digitali, sullo sviluppo del governo digitale per la semplificazione e trasformazione delle Pubbliche Amministrazioni, sull’identità digitale europea e sull’utilizzo e controllo dei dati. In seguito, la partecipazione del Dipartimento e del Ministro a numerosi gruppi di lavoro e task force internazionali dedicate all’innovazione digitale, come la Presidenza Italiana del G20, dove l’Italia ha promosso le idee per una trasformazione digitale incentrata sui cittadini e sull’inclusività, che sono anche alla base della strategia per l’innovazione e la trasformazione digitale del Paese ‘Italia 2025’. Infine, la partecipazione del Dipartimento a iniziative di cooperazione internazionale presiedute da organizzazioni quali World Economic Forum e OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), implementando l’iniziativa “Agile Nations Network” sulla regolamentazione agile che rimuova ostacoli amministrativi non necessari per aziende, start up, e ricercatori che intendono sperimentare innovazioni tecnologiche e introdurre nuovi modelli di business nel mercato, garantendo e al tempo stesso la tutela dei cittadini e dell'ambiente.
Quali proposte?
Alla luce della rilevanza che il tema del digitale sta assumendo nella cooperazione internazionale, e prendendo anche in considerazione gli obiettivi lanciati dalla Commissione europea e dal Segretario delle Nazioni Unite, si ritiene che nelle agende politiche dei Governi bisognerebbe porre al centro alcune azioni:
- continuare a promuovere iniziative di open government
Un esempio è costituito dall’iniziativa internazionale Open Government Partnership, OGP, cui aderiscono oltre 70 Paesi (tra cui l’Italia) per sostenere la collaborazione tra governi e organizzazioni della società civile su specifici progetti al fine di promuovere l’apertura delle Istituzioni e delle Pubbliche Amministrazioni. Sullo stesso tema è inoltre intervenuta l’OCSE con una Raccomandazione del Consiglio sull’Open Government e la creazione di una Community di esperti in materia per condividere buone pratiche e consigli. Questo passaggio di mentalità verso una concezione “aperta” delle istituzioni nazionali va promossa anche negli obiettivi di politica estera dei Paesi;
- garantire inclusività digitale e competenze digitali
L’indice DESI è un parametro attraverso cui la Commissione Europea monitora i progressi compiuti dagli Stati Membri nel settore digitale con relazioni annuali. In esso sono compresi dati su 4 valori: capitale umano, connettività, integrazione delle tecnologie digitali e servizi pubblici digitali. La digitalizzazione è un tema che porta con sé una necessaria capacità di intervento su più fattori, non soltanto di creazione di infrastrutture digitali, ma anche di diffusione di conoscenze digitali. Si ha bisogno soprattutto di interventi sull’inclusività digitale: a livello nazionale, garantendo connettività ai portatori di disabilità, agli anziani, alle donne, a chi vive in condizioni economiche disagiate. Una delle sfide della digitalizzazione è infatti legata ai problemi di digital divide, che amplificano le disuguaglianze. Il divario digitale può essere strumentale (mancanza di connettività e strumenti digitali ed informatici), culturale (carenza di competenze e conoscenze digitali), territoriale (zone periferiche escluse) e generazionale o di genere (divario tra vecchie e nuove I-Generations e tra uomini e donne). A livello nazionale si dovrebbero offrire maggiori finanziamenti al dispiegamento della fibra per la copertura delle reti ad altissima capacità e 5G in maniera uniforme su tutto il territorio, a partire dalle regioni maggiormente isolate e garantire la connettività nei luoghi pubblici (di formazione, di cura, di semplice incontro e aggregazione sociale). È importante anche non dimenticare l’importanza che può assumere la formazione sui temi digitali a partire dalle più giovani fasce d’età, a partire dunque dall’informazione che potrebbe essere approfondita nelle scuole circa rischi e opportunità che derivano dall’utilizzo sempre maggiore di strumenti e piattaforme digitali.
A livello globale, invece, i dati mostrano che soltanto il 53% della popolazione mondiale è in condizioni di utilizzare Internet, mentre 3.6 miliardi di persone non ha alcun tipo di accesso alla rete, soprattutto nei paesi meno sviluppati. Motivo principale sono i costi per gli stati per l’installazione di connessioni a banda larga e di cavi a fibre ottiche: quindi è sempre più importante siglare nuovi accordi, anche a livello regionale bilaterale con altri paesi o regioni. Le regioni italiane, ad esempio, dovrebbero essere tutte indirizzate nel perseguire l’obiettivo di cooperazione internazionale. I governi e le comunità, con il supporto di coalizioni multi-stakeholder, possono condurre valutazioni locali (specie all’interno di comuni più piccoli) e regionali sui bisogni di connettività per sviluppare piani e progetti di connettività completi e differenziati in base alle reali esigenze territoriali. Sulle competenze digitali nel resto del mondo, si stima che ci saranno 230 milioni di "lavori digitali" nell'Africa sub-sahariana entro il 2030 che potrebbero generare quasi 120 miliardi di dollari di entrate, ma questo richiederebbe circa 650 milioni di opportunità di formazione entro il 2030. Nel rapporto ONU, il Gruppo di Alto Livello ha proposto "sportelli di assistenza digitale" come una soluzione potenziale che potrebbe sfruttare il lavoro tra istituzioni, organizzazioni e piattaforme regionali;
- favorire l’intermediazione e il supporto di enti che possano ridurre il digital divide
L’intermediazione a livello locale oggi assume una rilevanza sempre maggiore: il coinvolgimento dei bisogni e dei desideri della popolazione nell’amministrazione sempre più digitale dovrebbe diventare uno degli obiettivi politici principali per rispondere concretamente alle esigenze dei cittadini e favorire la cooperazione internazionale allo sviluppo per le competenze digitali. Affinché si possa diffondere una cultura del digitale aperta e inclusiva, la popolazione deve beneficiare in modo diretto degli effetti positivi derivanti dall’introduzione di strumenti digitali nel quotidiano. La formazione digitale, almeno di base, potrebbe essere favorita dal supporto di associazioni o imprese in collaborazione con enti di formazione pubblica (nelle scuole, nelle università o nelle pubbliche amministrazioni), ampliando le opportunità di partecipazione a corsi o eventi di formazione mirati.
Conclusioni
La cooperazione internazionale digitale rappresenta uno sforzo multi-stakeholder, che richiede un coinvolgimento sempre maggiore del settore privato, delle aziende tecnologiche, delle organizzazioni internazionali, delle istituzioni accademiche, della comunità tecnica e civile per affrontare le continue trasformazioni digitali, attraverso le quali la rete stessa si modifica per acquisire una nuova versione. Nonostante ciò, i governi restano protagonisti di questa trasformazione ed è essenziale abbracciare una visione di apertura al dialogo tra le diverse parti interessate per dare forma a nuovi progetti in tema di cooperazione digitale. Le Nazioni Unite, infatti, si definiscono pronte a promuovere il dialogo tra le parti interessate nominando un Inviato per la tecnologia nel 2021 il cui ruolo sarà quello di consigliare l'alta dirigenza delle Nazioni Unite sulle tendenze chiave della tecnologia, in modo da guidare l'approccio strategico dell'Organizzazione verso la cooperazione digitale. Affrontare le sfide e cogliere le opportunità del digitale sarà uno degli obiettivi principali ed imminenti nelle agende politiche interne ed estere a livello mondiale: i governi sono chiamati a sviluppare valide strategie di accesso ad Internet, ma anche di analisi e protezione dei dati - non a caso definiti “il petrolio del XXI secolo” - e a rendere sempre più efficace e concreta la volontà politica di impegnarsi nei confronti dei Paesi a basso sviluppo, per una trasformazione digitale che possa essere considerata realmente inclusiva ed equa. La digital diplomacy e la cooperazione internazionale si trovano ad affrontare una grande sfida verso temi e settori ancora poco conosciuti, ma la determinazione ad avviare nuovi progetti e investimenti nelle politiche pubbliche sulla digitalizzazione a livello europeo, internazionale e nazionale sono dimostrazione dell’importanza dello sviluppo di una maggiore conoscenza e di un maggiore utilizzo degli strumenti digitali all’interno delle società di tutto il mondo.
(1) Cos’è l’innovazione digitale e come si è evoluta negli ultimi venti anni, https://blog.osservatori.net/it_it/innovazione-digitale-significato-trend-evoluzione
(2) For an inclusive innovation. Healing the fracture between the human and the technological in the hypercomplex society, https://link.springer.com/article/10.1007/s40309-017-0126-4?fbclid=IwAR0ABau7PjK_vrwbzBBSeqbDYmX-gr1NLfppbZ63g2j1_bgqRg4SE5tB9L4
(3) Ibidem
(4) Da Marco Alberti, libro “Open Diplomacy”, Case history Enel, https://www.giornalediplomatico.it/da-marco-alberti-libr.htm
(5) Marco Alberti, Open Diplomacy - Diplomazia aumentata al tempo del Covid-19, https://play.google.com/books/reader?id=EcVAEAAAQBAJ&pg=GBS.PT20.w.0.0.116_324&hl=en_US
(6) Ibidem, Prefazione di Henry Chesbrough
(7) L’open diplomacy nel mondo post-Covid, https://geopolitica.info/lopen-diplomacy-nel-mondo-post-covid/
(8) Facilitating effective multi-stakeholder processes, https://www.fao.org/capacity-development/resources/practical-tools/multi-stakeholder-processes/en/
(9) Il futuro dei programmi di sviluppo internazionale nell’era digitale, https://www.ong2zero.org/blog/il-futuro-dei-programmi-di-sviluppo-internazionale-nellera-digitale/
(10) Digital Minilateralism: How governments cooperate on digital governance, https://www.bennettinstitute.cam.ac.uk/publications/digital-minilateralism-how-governments-cooperate-d/
(11) Attività internazionali, https://innovazione.gov.it/progetti/attivita-internazionali/
BIBLIOGRAFIA
- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni, https://www.un.org/en/pdfs/DigitalCooperation-rehttps://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:12e835e2-81af-11eb-9ac9-01aa75ed71a1.0021.02/DOC_1&format=PDF
- Cos’è l’innovazione digitale e come si è evoluta negli ultimi 20 anni, https://blog.osservatori.net/it_it/innovazione-digitale-significato-trend-evoluzione
- Da Marco Alberti, Libro “Open Diplomacy, Case history ENEL”, https://www.giornalediplomatico.it/da-marco-alberti-libr.htm
- Digital Minilateralism: How governments cooperate on digital governance, https://www.bennettinstitute.cam.ac.uk/publications/digital-minilateralism-how-governments-cooperate-d/
- Facilitating effective multi-stakeholder processes, https://www.fao.org/capacity-development/resources/practical-tools/multi-stakeholder-processes/en/
- For an inclusive innovation. Healing the fracture between the human and the technological in the hypercomplex society, https://link.springer.com/article/10.1007/s40309-017-0126-4?fbclid=IwAR0ABau7PjK_vrwbzBBSeqbDYmX-gr1NLfppbZ63g2j1_bgqRg4SE5tB9L4
- Il futuro dei programmi di sviluppo internazionale nell’era digitale, https://www.ong2zero.org/blog/il-futuro-dei-programmi-di-sviluppo-internazionale-nellera-digitale/
- L’Open Diplomacy nel mondo post-Covid, https://geopolitica.info/lopen-diplomacy-nel-mondo-post-covid/
- Marco Alberti, Open Diplomacy – Diplomazia economica aumentata al tempo del Covid-19, https://play.google.com/books/reader?id=EcVAEAAAQBAJ&pg=GBS.PT20.w.0.0.116_324&hl=en_U
- Roadmap del Segretario Generale per la cooperazione digitale, https://www.un.org/en/content/digital-cooperation-roadmap/
- The age of digital interdependence. Report of the UN Secretary-General’s High-level Panel on Digital Cooperation, https://www.un.org/en/pdfs/DigitalCooperation-report-for%20web.pdf
- Un futuro digitale per l’Europa, https://www.consilium.europa.eu/it/policies/a-digital-future-for-europe/