L’esclusione sociale e migrazioni: il fenomeno dei senza fissa dimora
Il policy paper si pone l’obiettivo di analizzare tale fenomeno collegando la marginalizzazione dei migranti con quella dei clochard. Si propone, dunque, di esaminare le condizioni cui sono sottoposti i migranti senza dimora, evidenziando le forme di discriminazione ed esclusione sociale, nonchè l’atteggiamento ostile dell’urbanistica difronte a tale problematicità. Nel seguente policy sarà possibile trovare oltre ad una prima parte dedicata alla contestualizzazione del tema, anche una sezione progettuale, sottolineando in particolar modo le pratiche positive messe in atto in diversi contesti del mondo e proponendo Mondo Internazionale come promotore di inclusione sociale.
DI COSA PARLEREMO IN BREVE?
- L’ESCLUSIONE SOCIALE
- Cosa significa esclusione sociale
1.1 MIGRAZIONI ED ESCLUSIONE SOCIALE
- Come la migrazione facilita l'esclusione sociale
1.2 L’ESCLUSIONE SOCIALE TRAMITE L’ARCHITETTURA OSTILE
Cosa significa l’architettura ostile?
- Che effetto ha sull’esclusione sociale?
- BUONE PRATICHE
- esempi di realtà che si occupano di inclusione sociale
- LE PROSPETTIVE ITALIANE
Come migliorare le città italiane per evitare l’esclusione sociale dei clochard:
- perché è importante avere una città che conceda uno spazio ai clochard?
- quali azioni possono essere implementate per incrementare l’inclusione sociale dei clochard
- è possibile avere città riqualificare e che creino spazi per i clochard?
3.1 CONSIDERAZIONI PRATICHE
- Azioni da intraprendere nell’ambito delle persone senza fissa dimora
- QUALI PROPOSTE
- cosa può fare Mondo Internazionale?
1. L’ESCLUSIONE SOCIALE E HOMELESSNESS
Secondo l’Eurofound, l’esclusione sociale si può definire come la “conseguenza di una serie di problemi che colpiscono un individuo o un gruppo come la disoccupazione, la discriminazione, le scarse competenze, il basso reddito, gli alloggi inadeguati, l'elevata criminalità, la cattiva salute e la disgregazione familiare”. In maniera molto simile alla definizione proposta dall’Eurofound, la marginalizzazione sociale viene anche descritta come lo stato in cui un individuo non è in grado di partecipare pienamente alla vita economica, sociale, politica e culturale a causa della mancanza di accesso alle stesse opportunità e ai servizi che gli permetterebbe di condurre una vita nel pieno delle sue facoltà e possibilità.
Già riconosciuta come una delle principali problematiche del mondo moderno, la lotta contro l’esclusione sociale ha acquisito una grande centralità nel dibattito internazionale. Secondo le Nazioni Unite, infatti, ogni persona dovrebbe poter approfittare della prosperità e godere di un minimo di benessere. Per questo, il raggiungimento dell’inclusione sociale rappresenta una sfida per tutta la comunità internazionale. Nonostante non vi sia un singolo obiettivo nella Agenda 2030 che parli apertamente di esclusione sociale, è possibile affermare che la lotta a questo fenomeno sia uno dei pilastri di tutti e 17 gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, che mirano a liberare tutta la società dalla povertà, dalla fame e che contemporaneamente mirano allo sviluppo di tutte le facoltà umane nella loro interezza.
L’attuale definizione non considera l’esclusione sociale come una semplice conseguenza dovuta a condizioni economiche avverse ed è il risultato di un dibattito iniziato negli anni 80. Essa è infatti stata riconosciuta per la sua dimensione multidimensionale; quindi, può comprendere diversi fattori ed apparire sotto diverse forme. Può apparire come mancanza di accesso al lavoro, per esempio, o accesso ai ricorsi legali e ai mercati, ma anche come assenza di voce politica, e scarse relazioni sociali. Spesso, comunque, c'è un legame che collega l'essere socialmente esclusi in un'area della vita all'essere esclusi in un'altra. Per esempio, l'esclusione sociale esiste quando ad alcuni gruppi viene negato l’accesso all’istruzione. La difficoltà di accesso all’istruzione impedisce di ottenere le qualifiche necessarie per lavorare in un settore piuttosto che in un altro, generando un circolo vizioso di marginalizzazione impedendo l’accesso ad una buona casa e di creare una famiglia secondo i minimi standard. Inoltre, questo effetto domino tende a legare le persone ad una emarginazione per così dire transgenerazionale ed ereditaria. Se un individuo non ha accesso ad alcuni servizi, per esempio, c’è un’alta probabilità che neanche i suoi figli vi abbiano accesso. In questo modo, quindi si rischia di incappare in una quasi perenne rete di esclusione, e a ridurre le chance di migliorare la propria condizione di vita e quella della propria famiglia.
Dunque, le definizioni che descrivono i connotati del fenomeno sono molteplici, così come anche le sue manifestazioni. Pertanto, non è sufficiente studiare i fenomeni di marginalizzazione sociale esclusivamente attraverso un’unica lente d’ingrandimento, ma invece sarebbe più opportuno esplorarla in ottica di legami tra i fattori che la compongono. Questo al fine di creare una migliore strategia di azione e di risoluzione della problematica. Il concetto di esclusione sociale, infine, si lega molto frequentemente a fenomeni e preconcetti riduttivi o comunque limitati (come ad esempio i gruppi di senzatetto o le comunità rom) restituendo un quadro incompleto di un tema molto più complesso.
L’impatto dell’emarginazione sociale sulla vita degli individui è di non poco conto, basti pensare a quanto ogni area della vita è strettamente correlata a tutte le altre. A questo proposito, è necessario sottolineare il ruolo centrale che spetta al diritto all’abitazione nella creazione o meno di una società inclusiva. Esso è, infatti, riconosciuto sia dalle Nazioni Unite, che dall’Unione Europea, come un diritto fondamentale per lo sviluppo della persona e per la creazione di una società che non lasci indietro nessuno. L’assenza di un alloggio e di un riparo è alla radice di molte problematiche che possono portare alla marginalizzazione di un individuo, in quanto la mancanza di alloggio può causare una reazione a catena: dalla mancanza di igiene a quella di un’alimentazione sana; e di privare un individuo di quei importanti asset alla base della sicurezza economica e sociale. È innegabile, quindi, che individui quali i senza fissa dimora rappresentano un campanello d’allarme per l’intera società, perché vivono la forma più estrema di marginalizzazione. La loro condizione è spesso caratterizzata da fragilità, incapacità e ignoranza dei propri diritti, nonché delle procedure necessarie per esercitarli. Tra le categorie con più vulnerabili vi sono i migranti, che a causa della: poca conoscenza della lingua del paese ospitante, difficoltà ad accedere a servizi abitativi dignitosi, difficoltà di trovare un impiego che permetta di avere un reddito tale da potersi permettere una casa dignitosa e il razzismo strutturale di cui i migranti sono vittime; hanno altissime probabilità di trovarsi nella condizione di senza fissa dimora.
1.1 MIGRAZIONE ED ESCLUSIONE SOCIALE
La migrazione risulta un sia un'opportunità che un forte rischio per coloro che la intraprendono. Infatti, essa può essere la soluzione alla povertà e all’esclusione sociale in un paese, ma causare tali fenomeni in un altro.
Nel primo caso, infatti, gli individui spesso prendono la decisione di migrare per potersi assicurare un futuro migliore. Allo stesso tempo, i migranti, spesso, inviano parte dei proventi del proprio lavoro alla loro famiglia di origine. In questa maniera, sono in grado di mantenere i membri della loro famiglia in una situazione economica favorevole e che gli permetta di rispondere a potenziali problematiche economiche. Contemporaneamente, una condizione economica migliorativa rispetto a quella del paese di origine non sempre si configura come un miglioramento tout court nel paese di arrivo. Infatti, per via di redditi inferiori rispetto alla media, gli immigrati possono comunque sperimentare una situazione di esclusione dovuta proprio alla condizione economica che si pensava migliorativa. Infatti, un inferiore livello reddituale all'interno di un paese ad alto reddito, con costi della vita maggiori, porta questi individui a doversi trasferire in quartieri popolari che tendono anche ad avere alti indici di criminalità o di degrado. Oltre ad una qualità della vita inferiore, questo può portare anche ad una ulteriore esclusione degli immigrati dalla società del paese di arrivo, generata da pregiudizi e situazioni di sfiducia collettiva. Queste tensioni vengono esacerbate dalla xenofobia dilagante e dal razzismo strutturale della società di accoglienza; tutti fattori che possono acuire il divario sociale tra gruppi.
La migrazione rappresenta una grande sfida per la natura inclusiva di una società, perché la società stessa potrebbe attuare, volontariamente, politiche che discriminano in maniera diretta e indiretta la comunità immigrata. Le politiche di integrazione e di lotta all’esclusione sono fondamentali. Se falliscono nella risoluzione delle problematiche di base legate all’accoglienza e alla gestione delle persone immigrate nel proprio territorio, possono dunque acuire situazioni di svantaggio oggettive.
Al contrario della lotta all’esclusione sociale, che non è apertamente nominata dalle Nazioni Unite, la tematica migratoria viene menzionata nell’Agenda 2030, in particolare nell’obiettivo 10: ridurre le disuguaglianze tra gli Stati e al loro interno attraverso la promozione dell'inclusione sociale, economica e politica di tutti i cittadini, a prescindere da età, sesso, disabilità, razza, etnia e religione. In particolare, le politiche migratorie dovrebbero disciplinare la regolamentazione dei flussi migratori rendendola facilmente gestibile. Secondo un rapporto ISTAT, nel gennaio 2021 erano presenti in Italia più di 5 milioni di migranti, circa il 10% della popolazione italiana. A causa della diminuzione della retribuzione media annua, di questi, quasi il 30% vive sotto la soglia di povertà, e di conseguenza vive in una condizione che favorisce l’esclusione sociale.
Una delle possibili conseguenze di questo fenomeno è la perdita o la totale assenza degli asset economici e sociali che permettono ad un individuo di avere una dimora dignitosa. Quindi, gli immigrati sono tra le persone che hanno più possibilità di ritrovarsi senza una fissa dimora e senza avere la possibilità di vivere una vita dignitosa. La correlazione tra l’essere migrante e l’essere senza dimora è già stata dimostrata nel 2015 da un rapporto ISTAT. L’indagine in questione affermava che poco meno del 60% dei senza fissa dimora in Italia, sono persone provenienti da paesi in via di sviluppo.
L’avvento della Pandemia ha inoltre inasprito le difficoltà sia dei migranti che dei senza tetto, e ha acceso nuovamente l’interesse e l’attenzione della politica e dell’opinione pubblica sul fenomeno. Le restrizioni per contrastare l’avanzata della COVID-19 hanno aumentato il numero delle persone invisibili agli occhi della società. Nonostante il gran numero di strumenti attuati dai governi per includere questi individui, numerose sono le politiche messe in campo per contrastare il fenomeno; politiche che, però, non sempre hanno finalità inclusive, ma che possono solo aumentare l’emarginazione degli individui.
1.2 L’ESCLUSIONE SOCIALE TRAMITE L’ARCHITETTURA OSTILE
Un altro fattore che incide sull’esclusione sociale riguarda l’urbanizzazione della città. L’arredo urbano ha quindi il potere di migliorare la qualità della vita oppure di peggiorarla. Recentemente per le amministrazioni comunali diventa fondamentale controllare lo spazio pubblico, così da preservare il decoro della città e assicurarne la sicurezza urbana e dei cittadini stessi. Dietro le motivazioni di decoro e sicurezza urbana si cela, dunque, la volontà da parte dei comuni di allontanare persone “sgradite”. È, quindi, semplice capire come i clochard e i migranti siano i primi soggetti colpiti da politiche urbanistiche volte ad eliminare i problemi estetici delle città. Il sistema urbano di una città ha il potere di includere o escludere parte dei cittadini.
Il termine architettura ostile risale agli anni ’60 ed esistono moltissimi modi per indicare tale fenomeno, come ad esempio “architectural exclusion”. Quest’ultimo mette in luce il nesso tra l’architettura della società e l’effetto che essa produce sui cittadini. Se da un lato queste politiche sono volte a migliorare la funzionalità ed estetica dell’urbanistica, dall’altro lato sono tecniche utilizzate per esercitare un controllo sociale dello spazio pubblico. Questa metodologia ha l’obiettivo di rendere i luoghi comuni inospitali per gli individui senza fissa dimora, grazie ad esempio a: spuntoni anti-clochard, panchine anti-bivacco, luci e suoni (Mosquito). Molte soluzioni di design che agli occhi di molte persone potrebbero apparire come mere decorazioni della città, servono per impedire ai soggetti indesiderati di fruire dello spazio pubblico. Attraverso l’utilizzo di queste apparecchiature, le amministrazioni comunali inseguono una chimera. La realtà dei senzatetto non deve essere risolta allontanandoli dal centro cittadino, oppure vietando loro di dormire sotto i portici o su delle panchine, è necessario intervenire con altre modalità affinché le categorie più fragili della società non vengano costantemente escluse socialmente.
2. BUONE PRATICHE
In Europa, e non solo, i migranti sono la categoria più colpita dal fenomeno della homelessness. Se prima sono state messe in luce le criticità e le problematiche di tale fenomeno -e come le amministrazioni comunali a volte siano ostili nei confronti dei clochard- di seguito verranno riportate le iniziative proposte sia a livello comunitario che nazionale per ottemperare all’esclusione sociale che colpisce le categorie fragili della società, come i migranti e i senza fissa dimora.
Molte realtà, sia italiane che non, si sono adoperate per offrire assistenza alle persone che sono costrette a vivere per strada. La Commissione Europea nel 2013, ha stilato un pacchetto di investimenti sociali (Fondo sociale europeo, Fondo europeo di sviluppo regionale, Fondo di aiuti europei agli indigenti) volti a incoraggiare gli Stati membri nell’adozione di strategie d’integrazione e prevenzione. Nel 2021 sia le istituzioni europee che i governi dei paesi membri, hanno creato la piattaforma europea sulla lotta ai senza tetto, questo perché la realtà dei senza tetto implica il mancato rispetto di alcuni dei pilastri europei come il diritto alla salute, alla dignità e la tutela dei diritti umani. Combattere il fenomeno dei clochard è diventata a giugno 2021, con la firma della Dichiarazione di Lisbona sulla piattaforma europea per la lotta ai senzatetto, per l’Europa una priorità, tanto da stipulare degli obiettivi che i paesi aderenti sono tenuti a rispettare:
- nessuna persona è tenuta a dormire all'aperto per mancanza di un alloggio d'emergenza accessibile, sicuro e appropriato
- nessuno dovrebbe vivere in alloggi di emergenza o di transizione più a lungo di quanto sia necessario
- nessuno venga dimesso da un'istituzione (ad esempio prigione, ospedale, struttura di assistenza) senza un'offerta di un alloggio adeguato
- gli sfratti dovrebbero essere evitati quando possibile
- nessuno deve essere discriminato a causa della sua condizione di senzatetto
A livello nazionale è possibile individuare associazioni che intervengono attivamente nel settore dell’inclusione sociale, fornendo un aiuto concreto a persone emarginate e talvolta dimenticate dalla società. Un primo esempio è rappresentato dalla città di Milano grazie a Progetto Arca, un’associazione nata nel 1994 con l’intento di aiutare le persone senza fissa dimora, rifugiati, richiedenti asilo e altre categorie fragili nel favorire la loro inclusione sociale. L’associazione, grazie all’ Housing First, accoglie persone senza dimora offrendo loro una casa, essendo questa un bene e diritto umano primario. Attraverso la sua équipe di esperti, supportano le persone in difficoltà facilitando l’accesso ai servizi territoriali e alla costruzione di una rete informale, promuovendo l’inclusione sociale attraverso un pacchetto di servizi di accompagnamento sociale: le micro-comunità. Le micro-comunità aiuterebbero i clochard e i migranti a sviluppare e recuperare un ruolo attivo a livello sociale. Il Progetto Arca dispone di due centri di accoglienza straordinaria, destinati a coloro che fuggono da guerre e povertà, offrendo servizi sanitari, psicologici e legali.
A Parma nel 2001 è stata fondata CIAC, un’associazione che si occupa di accoglienza e tutela dei migranti e rifugiati. CIAC creò nel 2019 il progetto Wonderful World: una casa con lo scopo di prevenire l’esclusione sociale. L’abitazione, oltre a garantire condizioni di vita dignitose, offre un servizio che prevede l’inserimento dei migranti nel mondo del lavoro, fornendo loro anche corsi di lingua.
Non solo le associazioni italiane intervengono per aiutare le categorie più fragili della società. La città di Dublino, con l’associazione DRHE, interviene attivamente nella città prevenendo il fenomeno dei senza fissa dimora ed aiutando coloro che non ne hanno una. DRHE punta a ridurre il periodo in cui le persone si trovano senza casa, evita che le persone abbiano la necessità di dormire per strada ed infine garantisce una fornitura di servizi ad hoc per persone in situazioni di precarietà. L’associazione per poter erogare servizi e risorse ha optato per un piano strategico che vede coinvolto il primis il governo centrale grazie al Department of Housing, ed in secondo luogo l’Health Service Executive che offre programma di cura e sostegno oltre che finanziamenti.
Oltreoceano, la città di Los Angeles ha trasformato un’area inutilizzata, in un coloratissimo complesso di residenze per clochard. L’associazione Hope of the Valley ha avviato il progetto Tiny Home Village nel 2021, a seguito della grave crisi, che ha visto un aumento esponenziale dei senza tetto nella città. Si tratta, dunque, di una riqualificazione del territorio che compendia le caratteristiche logistiche (fornire una casa ai senza tetto) a quelle estetiche. È stato creato un vero e proprio villaggio, formato da circa 100 case, sale da pranzo, lavanderie, aree giochi e molto altro. Il caso di Los Angeles porta con sé una problematica simile a quella dell’architettura ostile: creare uno spazio, seppur molto bello, dedicato interamente ai senza tetto, potrebbe causare una ghettizzazione di questi ultimi, non eliminando, dunque, la situazione di esclusione a cui sono sottoposti.
3. LE PROSPETTIVE ITALIANE
È bene evidenziare che il problema della marginalizzazione dei senza fissa dimora è di stampo culturale. Le tradizioni culturali hanno generato degli stereotipi e pregiudizi che perpetuano un senso di diffidenza nei confronti di quegli individui non integrati all’interno della società, come dimostrato anche le politiche varate dalle amministrazioni comunali inerenti al processo di integrazione delle categorie più fragili, che spesso ne impediscono l’inclusione.
Inoltre, le città sono certamente attori importanti nella lotta all’esclusione sociale, perché possono implementare politiche nazionali a livello locale, così da influenzare la marginalizzazione alle sue radici. Le città stesse da una parte contribuiscono all’esclusione di categorie: l’architettura ostile è un esempio lampante del ruolo che la struttura della città ricopre nell’esclusione o inclusione dei suoi cittadini; simultaneamente sono colpite dagli effetti portati dalla marginalizzazione. Una città ricca di senza fissa dimora può apparire come una città poco vivibile e prona alla criminalità. Questo sottolinea l’importanza del ruolo delle amministrazioni nel creare degli spazi che permettano di diminuire la probabilità che i loro cittadini si trovino a sperimentare esclusione sociale, e nel contempo permettano ai senzatetto di vivere una vita dignitosa e all’insegna della riqualificazione.
Pertanto intervenire sul fenomeno è alquanto complicato. Creare degli spazi ad hoc non è sufficiente, in quanto si potrebbe incorrere nel rischio della ghettizzazione dei soggetti e nella conseguente ulteriore esclusione. Inoltre, la creazione di suddetti spazi non è una soluzione né permanente né a lungo termine. Per risolvere il fenomeno alla radice, bisogna affrontarlo in tutte le sue sfaccettature: dalla prevenzione al reinserimento degli individui che ne sono colpiti.
Per prevenzione si intende il riconoscimento delle vulnerabilità individuali che potrebbero favorire un tipo di esclusione sociale che potrebbe tradursi nella perdita della propria dimora. Bisogna quindi adottare una strategia individuale a quelle che sono le necessità della collettività e intervenire prontamente nel caso ci si trovi in una fase iniziale di homelessness.
Una volta presa coscienza del fenomeno bisogna assicurare l’attivazione di una rete di servizi volti alla risocializzazione degli individui. Questo è uno degli obiettivi proposti dalla Commissione Europea per far fronte alla problematica. L’Italia, come membro dell’Unione Europea, ha il compito di allineare le proprie politiche di inclusione agli obiettivi proposti dalla Commissione, che inoltre ha assicurato un pacchetto di fondi ad hoc.
A livello nazionale, quindi, l’Italia è tenuta ad investire i fondi europei in progetti nazionali e locali che mirano a combattere l’esclusione sociale e a favorire l’inclusione. Le strategie utilizzate in precedenza -come l’architettura ostile sopra menzionata- non sono di natura inclusiva, quanto l’opposto, perché non risolvono il problema né in quanto tale, né propongono una soluzione che lo fermi sul nascere. Pertanto, privano gli individui senza fissa dimora di uno spazio urbano, producendo una fittizia assenza di homelessness.
3.1 CONSIDERAZIONI PRATICHE
Dopo aver inquadrato da un punto di vista teorico il processo auspicabile per l’inclusione sociale dei clochard, è doveroso analizzarne l’aspetto pratico.
In Italia, a livello nazionale esistono delle misure di welfare che mirano all’inclusione sociale, e che seguono le direttive della Commissione Europea. Queste sono, per esempio, il reddito di cittadinanza e la carta di acquisti ordinaria. Entrambe le misure puntano a combattere la povertà e l’emarginazione attraverso l’erogazione di un supporto economico; tali strumenti non sono esenti da lacune. Sia il reddito di cittadinanza che la carta di acquisti ordinaria sono dipendenti dall’ISEE, la cui richiesta deve essere effettuata in via telematica. Pertanto, la transizione digitale esclude tutti coloro che non hanno accesso a strumenti tecnologici (senza tetto, anziani, migranti). Nonostante la digitalizzazione sia un processo necessario, non deve essere limitante ed esclusivo.
L’erogazione di fondi non è sufficiente ad eliminare la povertà e la conseguente esclusione sociale. Potrebbe altresì innescare un circolo vizioso di dipendenza, che non favorisce la progressiva autonomia (economica, abitativa, lavorativa) degli individui senza fissa dimora. Pertanto, i servizi necessari non dovrebbero essere solamente di stampo economico, bensì sociale.
Il primo passo da compiere è un’attenta analisi dei bisogni individuali dei soggetti, quali per esempio, persone con dipendenze, persone con disabilità cognitive, persone emarginate, rifugiati e profughi. Questo va accompagnato con un primo supporto psicologico volto a comprendere i bisogni degli individui e ad arginare il loro rischio di ricadere in una situazione simile. È necessario che le amministrazioni forniscano uno spazio abitativo dignitoso nel minor tempo possibile, riconcedendo a queste persone il diritto ad una vita altrettanto dignitosa. Le amministrazioni locali, dal canto loro, potrebbero riqualificare le zone dismesse, e portare all’attenzione delle amministrazioni nazionali la possibilità di ricollocare i senza fissa dimora in tutto il territorio. Questo tipo di reinserimento giova anche la nazione stessa, in quanto mette in moto una serie di meccanismi funzionali all’auto-alimentazione e crescita, dando una nuova vita sia a soggetti fragili, che ad aree ormai disabitate.
Per poter mettere a punto questo piano, è necessario disporre di una serie di servizi che garantiscano, oltre all’alloggio, un supporto umano ai soggetti considerati, volti a personificare e umanizzare il fenomeno. Tali servizi sono:
- Psicologico: è importante che gli individui emarginati abbiano un sostegno di tipo psicologico che gli permetta di superare traumi e affrontare al meglio la transizione all’inclusione. Inoltre, tale servizio è importante per capire l’evoluzione dei bisogni degli individui coinvolti, per assicurare la creazione di un percorso personalizzato e consono al raggiungimento di una vita dignitosa.
- Medico: il supporto della salute fisica è essenziale per lo sviluppo di una vita sana e soddisfacente. Le condizioni di vita dei senza fissa dimora favoriscono l’insorgere di traumi da freddo, disturbi alimentari, malnutrizione o deperimento fisico. Le condizioni di igiene precario in cui spesso vivono, inoltre, possono portare ad infezioni e altre patologie. Per questo, gli individui dovrebbero avere accesso ad un regime medico personalizzato e che miri a curare le loro problematiche.
- Cura personale: si tratta di un servizio necessario in quanto permette di riumanizzare gli individui e di renderli primi operatori del loro sviluppo, rieducandoli alla cura della persona sia nel corpo che nella mente e favorendone il reinserimento nella società. La cura personale non deve essere confusa con un primo approccio medico, infatti quest’ultimo agisce sull’emergenza, mentre la cura personale è il primo passo da effettuare per la risocializzazione degli individui e quindi ha natura duratura.
- Educazione civile: avendo vissuto ai margini della società per un dato periodo di tempo, si suppone che gli individui siano riluttanti a rientrarvi da un giorno all’altro. Dal canto suo, non è detto che la società stessa sia aperta ad un’inclusione repentina di questi soggetti, in quanto essi devono essere rieducati a vivervi all’interno. In quest’ottica, il servizio di educazione civile favorisce la costruzione di ambiente e relazioni armoniose.
- Linguistico: considerando che i migranti hanno un’alta probabilità di trovarsi senza fissa dimora, per favorire un loro inserimento all’interno della collettività, è necessario assicurare loro un sostegno linguistico. Conoscere la lingua del paese ospitante è sicuramente uno strumento necessario non solo per il primo inserimento, ma anche per un cambiamento nel loro status.
- Educativo-formativo: per un effettivo reinserimento nella società e per garantire l’autonomia finanziaria dei soggetti è importante che le loro abilità possano svilupparsi nell’ambito professionale. Per farlo, essi devono essere accompagnati nello sviluppo di quelle competenze da loro predilette che possono essere fondamentali per il mercato del lavoro, prendendo in considerazione le offerte esistenti. Questo servizio, quindi, serve per dare uno scopo e un obiettivo agli individui.
- Reinserimento nel mondo professionale: una volta ottenuto un titolo che dimostri le competenze raggiunte e acquisite, avviene l’effettivo reinserimento all’interno del mondo professionale. In questa fase, si fa riferimento alla collaborazione di enti esterni che possano fornire un servizio di mentorship in materia di risorse umane al fine di collocare i soggetti all’interno di aziende o associazioni operanti nella società.
- QUALI PROPOSTE
L’esclusione sociale dei soggetti senza fissa dimora dovrebbe diventare una prerogativa delle politiche istituzionali. A ragione di ciò, oltre ad implementare le risorse già esistenti (reddito di cittadinanza e carta degli acquisti ordinaria) favorendo la loro fruizione ad una percentuale maggiore di popolazione, di seguito sono indicate alcune soluzioni attuabili:
- Le istituzioni potrebbero fornire degli incentivi ai soggetti senza fissa dimora, al fine di riqualificare le zone disabitate e tutelare il diritto fondamentale di ogni invidio, ovvero il diritto alla casa. Le istituzioni potrebbero devolvere parte dei fondi concessi dalla Commissione Europea, per implementare il progetto. Essendo, la riqualificazione di zone dismesse, un processo assai costoso, le istituzioni potrebbero, nell’immediato, indire bandi al fine di affittare ubicazioni disabitate. In tal modo i costi di ristrutturazione e riqualificazione sarebbero nulli.
- Le amministrazioni comunali potrebbero organizzare delle call progettuali (piani di zona) definendo un tema specifico da trattare, ad esempio la concessione di alloggi ai senza fissa dimora. È necessario che questi tavoli di programmazione siano ben gestiti e abbiano una finalità definita e chiara. Le amministrazioni dovrebbero, dunque, stabilire una quantità di sedute da dedicare al tema prescelto, ove discutere con associazioni del terzo settore al fine di trovare soluzioni efficaci e puntuali. Tale modalità di azione renderebbe effettivo l’operato delle amministrazioni e delle associazioni, che monitorando le condizioni dei senza fissa dimora, avrebbero l’opportunità di modificare a seconda delle necessità, e dunque, tarare le attività in base ai bisogni tangibili degli individui. In questo modo il terzo settore e le amministrazioni collaborano all’unisono definendo gli obiettivi, i tempi d’applicazione, i fondi a disposizione, e le modalità d’azione. Il dialogo con le istituzioni è fondamentale per la promozione di progetti di inclusione sociale. Pertanto, il terzo settore e le amministrazioni devono collaborare in sinergia per ottemperare all’esclusione sociale che colpisce gli individui fragili. A tal proposito abbiamo ideato tre iniziative che associazioni del terzo settore potrebbero compiere. Le nostre proposte sono di tre:
- Call for action: due volte l’anno, l’associazione potrebbe promuovere tramite i suoi canali social eventi di diverse città italiane per la raccolta di beni quali: vestiti, coperte, cibo, prodotti per l’igiene e per la cura personale da distribuire a delle associazioni operanti sul territorio.
Per aumentare l'inclusione sociale si potrebbe:
- Offrire dei corsi gratuiti di Content Creator, Social Media Manager, Stesura articoli, Project Management, Organizzazione eventi, svolti rigorosamente in presenza e in spazi offerti dal comune o da altre associazioni per sviluppare le competenze dei partecipanti. Alle associazioni e amministrazioni verrebbe richiesto di mettere a disposizione le attrezzature necessarie per svolgere il corso. Le organizzazioni potrebbero farsi carico, oltre che dei corsi, del rilascio di eventuali attestati di partecipazione e frequenza, che nonostante non abbiano una valenza formale, celebrano comunque il raggiungimento di un obiettivo.
- Organizzazioni o aziende aventi al loro interno una divisione dedicata alle risorse umane potrebbero offrire un servizio di consulenza per preparazione CV, lettera motivazione e seguire le persone fino all'inserimento lavorativo; spiegare quali sono i passaggi da fare, come prepararsi ad un colloquio e infine, come esaltare le proprie competenze.
Solo lavorando in sinergia è possibile, per le istituzioni e terzo settore, ottenere un risultato tangibile: un cambiamento sociale e culturale. Solamente questa è la via per la creazione di una società, e città, più inclusiva.
FONTI
- https://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=1550&langId=en&preview=cHJldkVtcGxQb3J0YWwhMjAxMjAyMTVwcmV2aWV3
- https://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=1061&langId=en
- https://www.homelessdublin.ie/our-work/action-plan
- https://www.progettoarca.org/cosa-facciamo/i-nostri-servizi/housing-first.html
- https://www.progettoarca.org/cosa-facciamo/i-nostri-servizi/accoglienza-senza-dimora.html
- https://www.homelessdublin.ie/content/files/Homeless-update-21-November-2021.pdf
- https://www.domusweb.it/it/citta-sostenibili/gallery/2021/05/08/a-la-un-quartiere-vivace-per-i-senzatetto.html
- https://www.hopeofthevalley.org/mission/
- https://gsdrc.org/topic-guides/social-exclusion/causes/exclusion-based-on-migration/
- https://www.taylorfrancis.com/chapters/edit/10.4324/9781315764979-13/social-exclusion-migration-social-vulnerability-carl-ulrik-schierup-karin-krifors
- https://www.eurofound.europa.eu/observatories/eurwork/industrial-relations-dictionary/social-exclusion#:~:text=Social%20exclusion%20is%20the%20consequence,ill%2Dhealth%20and%20family%20breakdown
- https://www.istat.it/it/files/2021/06/REPORT_POVERTA_2020.pdf
- http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCIS_POPSTRRES1
- http://www.vita.it/it/article/2022/02/11/gli-stranieri-rappresentano-circa-il-10-della-popolazione-presente-in-/161832/