L’intreccio Serbo-Kosovaro: due Stati, una storia

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  04 maggio 2023
  9 minuti, 38 secondi

Chiara Merlin-Junior Researcher, Mondo Internazionale, G.E.O Politica

Abstract

Negli ultimi tempi si è ripresentato sui tavoli mediatici e diplomatici l’intreccio politico tra la Serbia e il Kosovo, due Stati situati all’interno dell’Europa sud-orientale. La storia che intercorre fra i due Stati è complessa e procede da anni sotto gli occhi della comunità internazionale. Dopo decenni di attriti, si è giunti ad un accordo storico: un accordo bilaterale tra Serbia e Kosovo per la normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi. Lo scopo del paper è quello di indagare cosa si cela dietro questi due Stati, come si è arrivati allo storico incontro del marzo 2023, come si è arrivati a questo accordo e quali siano le sue finalità. Può essere considerato come la fine di una disputa decennale o il punto d’inizio per una convivenza pacifica?

Le radici comuni

La storia serbo-kosovara riguardante la convivenza tra i due Stati inizia nel 1929, con la creazione da parte del Re Alessandro I dell’entità statale della Jugoslavia, un insieme di stati situati nell’Europa Sud-Occidentale, accomunati da una lingua ufficiale, ovvero il serbo-croato e da una caratterizzazione federale dello Stato, con governi autonomi ma che vengono diretti dallo Stato centrale, ovvero dalla Serbia, con capitale Belgrado. All’interno della Congregazione Jugoslava sono presenti differenti Stati: Serbia, Montenegro, Croazia, Slovenia, Macedonia e la Bosnia ed Erzegovina. La regione serba era composta da due regioni autonome: il Kosovo e la provincia del Vojvodina. Durante la dittatura del Re Alessandro I, non ci furono trascurabili problematiche economiche e politiche all’interno dello Stato: vi era una tensione sociale dilagante e i partiti comunisti erano agguerriti contro la lotta alle problematiche relative allo Stato. La Jugoslavia aveva deciso di aderire al Patto Tripartito con l’Italia e la Germania, durante la Seconda Guerra mondiale. Il paese godendo di inefficienze generali, ma soprattutto militari, si ritrovò invaso e il paese fu smembrato: il Kosovo fu annesso all’Albania e altre parti di territori Jugoslavi cedute all’Italia o ad altri contendenti. Dopo lo smembramento, salì al potere jugoslavo un personaggio chiave della storia serbo-kosovara: Tito. Il nuovo governo guidato da quest’ultimo, aiutò la Jugoslavia, tramite riforme agrarie e riforme volte a un riposizionamento nel panorama internazionale, ad una ricostruzione generale ed acquisizione di potenza e sicurezza. Fino al 1980, la Jugoslavia godeva di ampio margine politico e sociale, ritenuto come uno dei paesi più simili “all'Europa dello sviluppo” (Treccani) di quegli anni. Nel 1980 cadde il governo Tito in seguito alla sua morte e i suoi successori non furono in grado di mantenere alla stessa altezza gli standard finora raggiunti da parte della Jugoslavia (Treccani).

Il Kosovo ancora parte della Serbia e denominato “Provincia Socialista Autonoma del Kosovo", vide proprio in questi anni la volontà da parte della maggioranza albanese presente in Kosovo di renderlo uno stato a sé stante, e dunque una repubblica socialista al pari della Serbia. Le Province autonome, come il Kosovo e il Vojvodina, non detenevano gli stessi diritti delle Repubbliche: anche i testi normativi, come la costituzione Jugoslava del 1963 e del 1974 mettono in evidenza che il diritto di secessione era riservato alle Repubbliche, vantaggio rimosso con la costituzione del 1974. A questo diritto negato per la Provincia Autonoma del Kosovo, susseguirono le rivolte della Primavera di Pristina. A cambiare le sorti della Jugoslavia fu l’ascesa al potere di Milosevic, il quale peggiorò le condizioni di vita all’interno delle Province serbe tramite riforme sociali repressive, con un nazionalismo sfrenato volto a rendere la Repubblica Serba prima nella scena internazionale. Dopo anni di violenze e repressioni, nel 1990 Slovenia e Croazia attuarono la secessione nei confronti della Jugoslavia, susseguiti da Macedonia, Serbia e Montenegro. Le guerre civili scaturite dalle seccessioni compiute dagli stati Jugoslavi non hanno però avuto effetti sull’asservimento del Kosovo alla Repubblica Serba. Al contrario, Milosevic iniziò una campagna repressiva contro i Kosovari-Albanesi che furono obbligati a fuggire da una sistematica violazione dei diritti umani da parte del governo Serbo. Nonostante la ricerca di un dialogo da parte delle Nazioni Unite, le violenze proseguirono per settimane, minacciando l’intera popolazione Kosovara. Con la risoluzione n.1244 del 1999 adottata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, si fissarono i principi per una soluzione della crisi con anche lo schieramento della KFORCE, un corpo militare speciale per la liberazione del Kosovo. Pristina, la capitale Kosovara, dopo anni di devastazione, venne liberata dai caschi blu. Si presentò dunque per il Kosovo una nuova possibilità di rinascita storica e politica (Ministero della Difesa Italiana).

L’accordo storico e i rapporti con la Serbia

In seguito alla liberazione da parte delle forze dell'UN della regione Kosovara, il Consiglio di Sicurezza, ha dichiarato come impregiudicata la sovranità della Serbia sul Kosovo. Sulla base del Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, con la Risoluzione 1244 è stata instaurata una governance mista, formata da un'assemblea dei rappresentanti del Kosovo e l’istituzione di un'occupazione speciale militare da parte delle forze della NATO. Questo serviva non solo a scongiurare un possibile ritorno della governance serba, ma soprattutto ad incentivare la ripresa sociale, economica e politica del Kosovo. Dal 1999 al 2008 la situazione rimane “stabile” e il Kosovo inizia la sua ripresa. Già a partire dal 2002, c’era la volontà europea di attuare un percorso di mediazione tra i due Stati, creando una bozza di accordo tra la Serbia e il Kosovo per la normalizzazione dei rapporti. La bozza però è rimasta congelata nel tempo.

Il 17 Febbraio del 2008, l’Assemblea Kosovara proclamò il Kosovo come uno Stato Indipendente. Questa auto-dichiarazione ha provocato indignazione da parte Serba, che si è rivolta alla Corte Internazionale di Giustizia per accusare la controparte di violazione del diritto internazionale. Il 22 Luglio 2010 è stata emanata la sentenza della Corte: dato che il popolo Kosovaro non violava alcun tipo di norma internazionale e stava dimostrando la propria autodeterminazione, questo atto di indipendenza non è risultato informe al diritto internazionale. Il Kosovo si è potuto da questo momento affermare come Stato Indipendente. Questo è considerato come un avvenimento storico per uno Stato come il Kosovo, che da una situazione di sottomissione allo Stato serbo è passato ad avere voce e autonomia a livello internazionale.

I rapporti tra i due Stati hanno subito un processo di normalizzazione durante il corso degli anni ma hanno preso vita nel dialogo avvenuto nel marzo del 2023. La bozza del 2003 sui rapporti di normalizzazione tra i due Stati è stata ripresa in mano da parte dell’Unione Europea, e ha stabilito un incontro tra i primi ministri dei rispettivi Stati per discutere il patto proposto dall’UE “Belgrade-Pristina Dialogue: EU Proposal - Agreement on the path to normalisation between Kosovo and Serbia”(La Repubblica, 2023). Il 18 marzo il primo ministro serbo Aleksandar Vucic, il Premier Albin Kurti, mediati dall'Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell (La Repubblica, 2023). In un’intervista rilasciata a Euronews, il presidente serbo Vucic lascia intendere una certa elasticità nel dialogo con la controparte Kosovara per “discutere la questione con un metodo corretto per cercare di trovare soluzioni di compromesso” (Euronews, 2023). I negoziati sono durati circa 12 ore, nelle quali non si è giunti a una firma ma a un’intesa formale tra i due Stati, che prevede il riconoscimento reciproco dei documenti ufficiali di entrambi gli Stati, in modo tale che non ci siano impedimenti a livello di spostamenti territoriali per i Serbi, e da parte Kosovara la libertà di aderire alle organizzazioni internazionali (Rai, 2023). Al termine dei negoziati, l’Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell ha fornito uno spaccato del dialogo tra le due parti: il Kosovo si è dimostrato poco flessibile perché avrebbe voluto la firma da parte Serba dell’accordo promosso dall’UE, ma si ritiene comunque soddisfatto e pronto ad attivare accordi per concedere autonomia alla minoranza Serba in Kosovo (Rai,2023). La Serbia al contrario non si è trovata disposta a firmare un documento ufficiale“per questione di principio” (Rai, 2023). I due Stati quindi sono entrati in una nuova fase del loro rapporto: sebbene ci sia una firma formale a un patto bilaterale con mediazione europea, hanno concordato sugli articoli presenti all’interno del piano di normalizzazione proposto dall’UE. L’art.1 è il riassunto di ciò che è il rapporto attuale tra i due Stati:”Article 1. The Parties shall develop normal, good-neighbourly relations with each other on the basis of equal rights. Both Parties shall mutually recognise their respective documents and national symbols, including passports, diplomas, licence plates, and customs stamps.” (EU agreement on the path to normalisation between Kosovo and Serbia, 2023)

Qual è il futuro per il legame Serbia-Kosovo?

La storia che intercorre tra i due Stati è lunga e complessa, caratterizzata da contrasti che hanno creato frequenti equivoci e atti di violenza tra i due Stati, che hanno reso la convivenza tra i due Paesi complicata nel corso degli anni. Sicuramente si sono compiuti considerevoli passi avanti nel loro rapporto, e in modo particolare nel periodo recente, una dichiarazione seppur informale di normalizzazione dei rapporti offre una visione di lunga durata pacifica tra i due Stati. E’ auspicabile quindi che il rapporto tra i due a seguito di questa normalizzazione sia il punto di partenza per una collaborazione crescente nel tempo. La futura messa in pratica dei principi di riappacificazione offre agli stessi Stati un futuro florido all’interno della comunità internazionale: la possibilità di entrare nell’Unione Europea, di attivare collaborazioni tra gli altri stati dell’area Schengen, e una maggiore libertà per i cittadini Serbi inseriti in Kosovo e viceversa.


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E

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F

Non giudicabile

Non esiste alcuna base per valutare l’affidabilità della fonte.













Bibliografia



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