MIPP- Emergenza climatica
A cura di Michela Tiberti, Policy Analyst
L’Italia e la lotta all’emergenza climatica: il Protocollo di Montreal al Senato
Lunedì 9 gennaio 2022 il Senato ha approvato la ratifica e l’esecuzione dell’Emendamento al Protocollo di Montreal in merito alle sostanze che riducono lo strato di ozono. Tre giorni dopo è stato approvato anche dall’altro ramo del Parlamento. Il disegno di legge è composto da 4 articoli, di cui i primi due e il quarto trattano la ratifica, l’esecuzione dell’Emendamento e la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Il terzo disciplina in maniera più tecnica la copertura finanziaria del provvedimento. L’iter per l’approvazione iniziò ad aprile 2019. Ci sono voluti, dunque, quasi tre anni affinché l’Italia si adeguasse alle norme internazionali. Questo nonostante l’emergenza climatica sia una dei pilastri d’azione dei Paesi dell’Eurozona.

Dal Protocollo di Montreal ad oggi
Era il 1985 quando si scoprì un ‘buco’ nello strato di ozono situato proprio sopra l’Antartide. Una scoperta che mobilitò la comunità internazionale. Nello stesso anno si tenne la Conferenza di Vienna. Essa riconobbe per la prima volta l’effetto nocivo dei clorofluorocarburi (CFC) sullo strato di ozono. Si aprì, dunque, il dibattito da parte della comunità internazionale relativo alla gestione del problema.
Quattro anni dopo, il 16 settembre del 1987, venne firmato il Protocollo di Montreal, avente come obiettivo l’eliminazione dei CFC. Il Protocollo venne ratificato dal nostro paese nel 1988.
Perché se ne parla ancora?
Il Protocollo di Montreal è supportato da cinque emendamenti, che sono stati ‘aggiunti’ successivamente dato il continuo mutamento e avanzamento della crisi climatica.
I cinque emendamenti traggono il loro nome dalla città in cui vennero creati, e sono:
- Londra del 1990;
- Copenaghen 1992;
- Montreal 1997;
- Pechino 1999;
- Kigali nel 2016.
È proprio quest’ultimo a catturare il nostro interesse, perché in questi giorni la Camera e il Senato hanno approvato la ratifica e l’esecuzione dell’Emendamento di Kigali. Dal 1985 ad oggi il buco sopra l’Antartide è aumentato sempre di più, nonostante la progressiva eliminazione dei CFC da parte dei 197 Paesi firmatari. Si è, dunque, capito che esistono anche altre sostanze altamente nocive per il nostro pianeta: gli idrofluorocarburi (HFC). Queste sostanze più che colpire direttamente lo strato di ozono, sono potenti gas serra, e quindi inciderebbero enormemente sul cambiamento climatico. Con la ratifica di questo documento, l’Italia s’impegna, come già stava facendo in questi anni, a ridurre l’utilizzo di tali sostanze fino alla loro completa eliminazione.
L’Emendamento sarà utile nella lotta al cambiamento climatico?
Con l’Emendamento di Kigali, l’Italia e i 197 Paesi aderenti, si impegneranno entro il 2050 a ridurre dell' 80% l’utilizzo dei HFC. In tal modo, si stima una riduzione di emissioni di anidride carbonica di circa 80 miliardi di tonnellate. Numeri molto importanti se si pensa alla lotta contro il cambiamento climatico.