Nuove prospettive di governance a Gaza: lo scioglimento del Government Emergency Committee tra apertura politica e continuità del potere di Hamas
A cura di Francesca De Carolis – Senior Researcher Mondo Internazionale G.E.O. Area Difesa & Sicurezza
Lunedì 6 luglio 2026, il Direttore dell'Ufficio stampa del Governo di Hamas nella Striscia di Gaza, Ismail al-Thawabta, ha comunicato le dimissioni del Capo del Government Emergency Committee e Capo del Government Follow-up Committee di Hamas, Mohammed Abdel Khaliq Al-Farra, dal proprio incarico e il conseguente scioglimento dei suddetti organi (Middle East Eye, 2026).
L’annuncio è avvenuto nell’ambito di una conferenza stampa tenutasi nel cortile dell’Ospedale dei Martiri di Al-Aqsa, nella città di Deir El-Balah, nel centro della Striscia di Gaza, alla presenza del Portavoce di Hamas, Hazem Qassem (Middle East Eye on X, 2026).
La deliberazione sancisce il trasferimento dell’autorità e delle competenze amministrative a un Comitato tecnocratico, il National Committee for the Administration of Gaza (NCAG) (Al-Jazeera, 2026), supervisionato dal Board of Peace, l’organizzazione internazionale istituita dal Presidente degli Stati Uniti, Donald J. Trump lo scorso gennaio, con l’intento dichiarato di avviare un percorso di risoluzione per Gaza (Board of Peace, Foundation Principles).
La decisione non riflette soltanto una riorganizzazione amministrativa interna, ma si inserisce nel più ampio processo negoziale promosso da Stati Uniti, Egitto, Qatar e Turchia (MFA Turkey, 2026) volto a definire un assetto di governance per la Striscia, nel periodo postbellico. Nel comunicato, Hamas ribadisce la necessità di facilitare gli sforzi dei mediatori, subordinandola tuttavia a condizioni politiche e di sicurezza ben precise: la cessazione delle operazioni militari israeliane, il ritiro delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) dalla Striscia, la riapertura dei valichi di frontiera, il ripristino dei corridoi umanitari e la fine di quella che il movimento definisce una “politica della fame” (policy of starvation) (Al-Jazeera on X, 2026).
Ciò, tuttavia, solleva una questione destinata a incidere direttamente sugli equilibri di difesa e sicurezza della Striscia: mentre la governance civile sembra avviarsi verso una fase di transizione, resta da chiarire quale sarà il futuro dell'apparato militare di Hamas e se il nuovo assetto istituzionale riuscirà realmente a ricondurre le funzioni amministrative e militari sotto un'unica autorità.
Dal governo d'emergenza alla transizione amministrativa: la riorganizzazione della governance civile di Gaza
L'istituzione del Government Emergency Committee nell'ottobre 2023 rispondeva alla necessità di garantire la continuità dell'amministrazione civile della Striscia in un contesto di progressivo collasso istituzionale causato dalle operazioni militari israeliane. Più che un nuovo organo di governo, il Comitato costituiva una struttura straordinaria di crisis governance, incaricata di assicurare il coordinamento delle funzioni amministrative essenziali in un ambiente caratterizzato dalla distruzione delle infrastrutture civili, dalla limitata operatività dei Ministeri e dalla crescente pressione umanitaria. In tale quadro, il Government Emergency Committee ha coordinato la gestione dei servizi pubblici essenziali, delle strutture sanitarie, dei campi per gli sfollati e delle attività di assistenza alla popolazione civile (Al-Jazeera, Timeline, 2026), operando in stretto raccordo con il Government Follow-up Committee, responsabile del coordinamento interministeriale e del monitoraggio dell'attuazione delle decisioni governative.
La natura emergenziale di questi organismi è un elemento essenziale per comprendere il significato del loro scioglimento. Il Government Emergency Committee e il Government Follow-up Committee non rappresentavano infatti le principali strutture politiche di Hamas, bensì meccanismi straordinari di amministrazione civile istituiti per garantire la continuità funzionale della governance durante il conflitto. La loro dissoluzione non equivale pertanto allo smantellamento dell'apparato politico del movimento, ma segna la conclusione di un modello di gestione emergenziale sviluppato nel corso delle ostilità. A tal proposito, appare rilevante segnalare come il 20 luglio 2026 Hamas abbia eletto Khalil Al-Hayya come nuovo capo dell’Ufficio Politico, facendo seguito a Yahya Sinwar, ucciso in un attacco dell'esercito israeliano nella Striscia di Gaza a ottobre 2024 (Reuters, 2026).
La decisione si inserisce nel più ampio processo volto al trasferimento dei poteri amministrativi al National Committee for the Administration of Gaza (NCAG), organismo tecnocratico previsto dalla Comprehensive Gaza Peace Plan e richiamato dalla Risoluzione 2803 (2025) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Al-Jazeera, Timeline, 2026)quale struttura transitoria incaricata di assumere progressivamente la gestione dell'amministrazione civile della Striscia. Il Comitato, con sede al Cairo e presieduto da Ali Shaath, già funzionario dell'Autorità Palestinese, è composto da tecnici indipendenti e ha un mandato circoscritto alla gestione degli affari civili: coordinamento della ricostruzione, ripristino dei servizi essenziali, amministrazione dell'assistenza umanitaria e cooperazione con le organizzazioni internazionali impegnate nella fase postbellica (TRT World Arabi, 2026).
Dal punto di vista della sicurezza, tuttavia, il passaggio dal Government Emergency Committee al NCAG rappresenta soltanto una componente della più ampia transizione istituzionale immaginata dai mediatori internazionali. Il nuovo organismo è infatti concepito come uno strumento di stabilizzazione amministrativa, non come un'autorità incaricata della gestione del settore della sicurezza. Il suo mandato non comprende il controllo delle forze armate, la riforma degli apparati di sicurezza né la gestione delle capacità coercitive presenti nella Striscia, aspetti che continuano a costituire il principale punto di divergenza tra Hamas, Israele e gli altri attori coinvolti nei negoziati.
La sicurezza come variabile decisiva: il precedente libanese e il rischio di una governance duale
Al di là della riorganizzazione amministrativa, la sostenibilità della transizione postbellica dipenderà dalla capacità di definire il ruolo degli attori armati presenti nella Striscia e i meccanismi attraverso cui verrà esercitato il controllo della sicurezza. Nelle dichiarazioni diffuse successivamente all’annuncio dello scioglimento del Government Emergency Committee, Hamas ha confermato la disponibilità a trasferire le competenze civili al NCAG, senza tuttavia fornire indicazioni circa il futuro delle Brigate Izz Al-Din Al-Qassam, ala armata di Hamas, né prospettare un percorso di disarmo, smobilitazione o integrazione delle proprie strutture armate all’interno di un futuro apparato di sicurezza.
In questa prospettiva, il caso libanese può offrire una chiave di lettura utile, purché utilizzato come termine di paragone analitico e non come modello predittivo. In Libano, la coesistenza tra istituzioni statali e la struttura militare autonoma di Hezbollah ha alimentato per anni il dibattito sulla capacità dello Stato di esercitare pienamente il monopolio dell’uso della forza e sulle conseguenze della presenza di un attore armato non statale dotato di proprie capacità coercitive.
Tutt’oggi, il tema del disarmo di Hezbollah continua a rappresentare uno dei principali punti di frizione della politica libanese e dei negoziati internazionali. Dopo gli Accordi di Ta'if (1989), il processo di ricostruzione istituzionale del Libano non ha determinato una piena integrazione delle capacità militari di Hezbollah all’interno delle strutture statali. Si è consolidato, piuttosto, un equilibrio caratterizzato dalla presenza parallela di istituzioni formalmente responsabili della gestione dello Stato e di un’organizzazione armata autonoma, che ha continuato a giustificare il mantenimento delle proprie capacità militari attraverso il paradigma della “resistenza” nei confronti di Israele. La letteratura in materia di sicurezza ha definito tale configurazione come una forma di hybrid security governance, nella quale autorità statali e attori armati non statali esercitano funzioni di sicurezza all’interno dello stesso spazio politico. (The Institute for National Security Studies, 2026).
La Striscia di Gaza presenta tuttavia caratteristiche profondamente differenti: il conflitto è ancora in corso, il territorio rimane interessato da operazioni militari israeliane e qualsiasi processo di transizione dovrà svilupparsi in un contesto di ricostruzione postbellica caratterizzato da un forte coinvolgimento internazionale. Il richiamo al caso libanese non intende pertanto suggerire un’evoluzione analoga, ma evidenziare una criticità ricorrente nei processi di post-conflict State building: la difficoltà di trasferire le funzioni civili senza affrontare contestualmente la questione del controllo della forza e della ridefinizione del ruolo degli attori armati (International Crisis Group, Pulling Lebanon out of the Pit, 2020).
Questa asimmetria rappresenta il principale fattore di vulnerabilità del processo di transizione. Qualora il NCAG assumesse la gestione dell’amministrazione civile mentre Hamas mantenesse una capacità militare autonoma, potrebbe emergere un sistema caratterizzato dalla separazione tra autorità amministrativa e controllo degli strumenti coercitivi. Una simile configurazione risulterebbe difficilmente compatibile con il principio di “One Authority, One Law, One Weapon”, richiamato dal Board of Peace nella propria documentazione ufficiale e ribadito nel briefing del suo Alto Rappresentante al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 21 maggio 2026 (Nickolay Mladenov, 2026). La permanenza di una struttura armata autonoma rischierebbe infatti di limitare la capacità del nuovo assetto istituzionale di esercitare un controllo effettivo sul territorio e di compromettere gli obiettivi di stabilizzazione perseguiti dalla comunità internazionale.
Su questo punto emergono due approcci differenti alla transizione postbellica. Da un lato, Israele continua a subordinare la ricostruzione della Striscia e qualsiasi futuro assetto di governance al completo smantellamento delle capacità militari di Hamas, considerato una condizione necessaria per garantire un nuovo equilibrio di sicurezza (Anadolu, 2026).Dall’altro, la decisione di trasferire le competenze amministrative a un organismo tecnocratico sembra riflettere una sequenza degli eventi differente: la riorganizzazione della gestione civile viene presentata come il primo passaggio del processo di transizione, mentre la questione relativa al futuro delle strutture armate rimane sostanzialmente aperta.
Conclusioni: il controllo del territorio come variabile della transizione
Se il dibattito internazionale si concentra prevalentemente sulla ridefinizione della futura governance civile, l’evoluzione del quadro operativo militare suggerisce che il principale elemento di incertezza della transizione rimane la relazione tra autorità amministrativa, controllo territoriale e capacità di sicurezza.
L’istituzione del NCAG presuppone infatti la disponibilità di uno spazio operativo nel quale esercitare concretamente le proprie funzioni amministrative. Tuttavia, l’espansione dell’apparato militare israeliano nella Striscia sembra delineare una configurazione territoriale nella quale la futura autorità civile potrebbe trovarsi ad operare in un ambiente frammentato e caratterizzato dalla persistente presenza di attori militari esterni.
Negli ultimi mesi, le IDF hanno progressivamente ampliato la cosiddetta Yellow Line, la linea operativa utilizzata come zona cuscinetto, che delimita le aree sottoposte al controllo militare israeliano e interdette alla popolazione palestinese. Se inizialmente tale fascia interessava prevalentemente le aree prossime al confine orientale della Striscia e alcune porzioni del settore settentrionale, la sua estensione è aumentata attraverso una combinazione di ordini di evacuazione, operazioni terrestri e consolidamento delle posizioni militari esistenti sul terreno. Le forze israeliane, attualmente, detengono il controllo militare del 70-80% della Striscia (ACLED, 2026), (Reuters, 2026).
Dal punto di vista strategico, l’espansione della Yellow Line non rappresenta esclusivamente un adattamento tattico del dispositivo israeliano, ma costituisce un fattore destinato a incidere sulla configurazione della futura governance della Striscia. Un controllo territoriale esteso da parte delle IDF potrebbe infatti limitare la capacità del NCAG di esercitare un’autorità amministrativa uniforme, determinando una potenziale separazione tra responsabilità formale di governo e capacità effettiva di controllo del territorio.
Tale dinamica ripropone una delle principali criticità dei processi di transizione postbellica: la difficoltà di costruire un sistema di governance stabile in assenza di una definizione condivisa dell’assetto della sicurezza. Un organismo civile incaricato della ricostruzione e della gestione dei servizi essenziali necessita infatti non soltanto di legittimità politica e sostegno internazionale, ma anche della possibilità concreta di esercitare le proprie funzioni su un territorio sottoposto a un quadro di sicurezza definito.
A confermare la centralità della dimensione militare contribuisce anche l’andamento delle operazioni israeliane nelle ultime settimane. Il 7 luglio, le IDF hanno condotto attacchi nell’area di Al-Mawasi, a ovest di Khan Younis e nella parte occidentale di Gaza City (Anadolu, 2026), dichiarando di aver colpito un militante di Hamas; secondo il Ministero della Salute di Gaza, gli attacchi hanno causato vittime e feriti tra la popolazione civile.
L’8 luglio, ulteriori raid hanno interessato i quartieri di Sabra e Zeitoun a Gaza City e l’area di Khan Younis, provocando almeno nove vittime (Reuters, 2026).
Il 12 luglio, nuove operazioni aeree e terrestri hanno colpito al-Bureij, Sabra e al-Mawasi (Al-Jazeera on X, 2026): secondo l’IDF, gli attacchi erano diretti contro una struttura utilizzata da Hamas per la produzione di armamenti e altri obiettivi militari, sebbene il Ministero della Salute di Gaza abbia riferito ulteriori vittime civili. Tra il 13 e il 20 luglio l’Esercito israeliano avrebbe ucciso almeno 57 civili palestinesi, tra cui 6 minori e 8 donne, la maggior parte dei quali si trovava a distanza dalla Yellow Line imposta da Israele (UN News, 2026).
Lo scioglimento del Government Emergency Committee evidenzia come il processo in corso riguardi, almeno nel breve periodo, più una ridefinizione degli strumenti di amministrazione della Striscia che la nascita di un nuovo assetto politico consolidato. Sebbene Hamas abbia formalmente avviato il trasferimento delle competenze civili al NCAG, il nodo centrale rimane quello del controllo effettivo del territorio. Israele continua infatti a subordinare il ritiro delle proprie forze e la cessazione definitiva delle operazioni militari allo smantellamento delle capacità militari di Hamas, mantenendo nel frattempo una presenza operativa estesa nella Striscia. In assenza di un accordo su questi elementi, il rischio è che Gaza entri in una fase di amministrazione transitoria prolungata, caratterizzata dalla separazione tra chi gestisce formalmente gli aspetti civili e chi continua a esercitare, direttamente o indirettamente, il controllo sulla sicurezza del territorio.
Un ulteriore elemento destinato a incidere sulla posizione israeliana riguarda la dimensione politica interna. In vista delle elezioni parlamentari in Israele previste nel 2026, la gestione del conflitto e il futuro assetto della Striscia costituiscono una delle principali variabili del dibattito politico israeliano. Il Governo Netanyahu si trova infatti a dover bilanciare le pressioni internazionali per una transizione amministrativa e una riduzione delle operazioni militari con le aspettative di una parte significativa dell'elettorato e dei partner della coalizione, che continuano a considerare la neutralizzazione delle capacità militari di Hamas una condizione imprescindibile. In questo quadro, qualsiasi concessione relativa al ritiro delle IDF o alla definizione di un nuovo assetto per Gaza potrebbe assumere anche un significato politico interno, rendendo più complessa la ricerca di un compromesso negoziale.
La questione decisiva non sarà dunque soltanto chi amministrerà Gaza, ma quale attore sarà in grado di determinare le condizioni politiche e militari entro cui tale amministrazione potrà operare.
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FONTI
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- Middle East Eye status on X, 06/07/2026, https://x.com/MiddleEastEye/status/2074195371635417493?s=20, (A1);
- Al-Jazeera, Hamas announces dissolution of Gaza governing body, 06/07/2026, https://www.aljazeera.com/news/2026/7/6/hamas-announces-dissolution-of-gaza-governing-body (A1);
- Reuters, Hamas dissolves Gaza government, Israel dismisses move as 'stunt', 06/07/2026, https://www.reuters.com/world/middle-east/hamas-dissolves-gaza-government-presses-progress-stalled-peace-plan-2026-07-06/ (A1);
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- Turkish Ministry of Foreign Affairs, Joint Statement from the Mediators on the Formation of the Palestinian Technocratic Committee to Administer the Gaza Strip, 14/01/2026, https://www.mfa.gov.tr/gazze-seridi-nin-idaresini-ustlenecek-filistinli-teknokrat-komitenin-olusumuna-iliskin-arabuluculardan-ortak-aciklama.en.mfa(B1);
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