Abstract
La recente invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha scatenato numerose paure e riflessioni. Tra queste, risiede certamente il dubbio sull’origine della prerogativa di dominazione russa su determinate porzioni di territorio adiacenti al proprio. Dominazione che è avvenuta e avviene anche attraverso il processo di russificazione, con il quale la lingua, la cultura e la storia russe sono uscite dai confini nazionali per assecondare la strategia espansionistica prima dell’Impero zarista, poi dell’URSS e oggi della Federazione Russa. Lo scopo della presente trattazione è quello di indagare il legame con le questioni culturali - in particolare linguistiche - che hanno portato il concetto di “russificazione” a diventare, con il tempo, una specifica strategia politica di assoggettamento alla Russia. Il contributo esplora in primis il processo di russificazione in chiave storica, per poi analizzare le contemporanee modalità di azione che interessano la sfera politico-amministrativa e quella culturale-linguistica della società, e infine guarda ai singoli contesti in cui la russificazione è intervenuta nel passato recente.
A cura di
Andrea Marco Silvestri - Head Researcher Mondo Internazionale G.E.O. Cultura & Società
Sara Squadrani - Head Researcher Mondo Internazionale G.E.O. Cultura & Società
Matteo Restivo - Senior Researcher Mondo Internazionale G.E.O. Cultura & Società
Emma Conti - Junior Researcher Mondo Internazionale G.E.O. Cultura & Società
Nicholas Sartori - Junior Researcher Mondo Internazionale G.E.O. Cultura & Società
1. Introduzione
Il presente documento tratta il tema della russificazione con un ampio respiro che prende origine dalla sua analisi prettamente storica per poi muoversi alla contemporaneità con un focus particolare sugli aspetti linguistico-culturali che hanno rappresentato, e tuttora comportano, un’importante porzione degli strumenti del processo di russificazione stessa sui territori controllati dalla Federazione Russa e su quelli che invece affrontano un controllo indiretto.
Il testo si prefigge dunque di fornire al lettore una chiave interpretativa aggiornata e multidisciplinare sui processi di russificazione passati e contemporanei al fine di meglio comprendere lo scenario attuale venutosi a delineare negli ultimi anni con il suo culmine verso il clima di rinnovato conflitto che vede contrapposta la potenza russa con l’Ucraina, la NATO e gran parte del “mondo occidentale” e dei territori ad esso correlati.
2. Russificazione: genesi e storia
Il processo che definiamo “russificazione” ha origine – secondo alcuni – già durante il periodo del dominio mongolo sull’attuale territorio russo, con un perfezionamento in seguito (Ignazzi, 2021); secondo altri, invece, lo stesso processo ha avuto inizio ai tempi dell’Impero zarista, con una piena applicazione e implementazione politica durante il XVIII secolo (Gilardoni, 2021; Pavlenko, 2011). Infatti, come vedremo, la diffusione della lingua russa ha accompagnato l’espansione politica dello Stato, in un’ottica di russificazione in atto fin dai tempi dell’Impero. L’annessione di territori dalla Siberia agli Urali, alle regioni del Volga, del Caucaso, dell’Asia Centrale e del Baltico ha trasformato il russo in lingua di comunicazione interetnica e di controllo dei nuovi popoli assoggettati (Gilardoni, 2021).
Nella visione dei primi studiosi furono i mongoli a fungere da modello per la russificazione: infatti, una volta fatta schiava o uccisa la popolazione, i mongoli annientavano ogni riferimento culturale dei territori occupati e – durante questo processo che potremmo definire di “pulizia culturale” – imponevano una forte tassazione alla popolazione di origine diversa da quella mongola, “così da assicurarsi che gli stessi non avessero le risorse necessarie per rovesciare l’impero” (Ignazzi, 2021).
Tuttavia, quando nel 1500 il dominio mongolo si deteriorò – a causa della mancanza di stabilità e solidità della sua struttura sociale – la Russia iniziò il suo percorso verso la costruzione dell’Impero zarista: nel 1547, Ivan IV si autoproclamò Zar e assunse il controllo del nuovo Stato. Questa fase risulta fondamentale ai fini della nostra trattazione poiché, dal momento in cui Ivan IV prese il potere, egli cercò anzitutto di riannettere quei territori che erano stati dominati dai mongoli e in seguito anche quelli conquistati da altre popolazioni (Ignazzi, 2021). Ben presto, il territorio russo diventò talmente tanto vasto che comprendeva numerosissime lingue, culture, usanze che evidenziavano la necessità di una omogeneizzazione per la sopravvivenza dello Stato. Con l’aumentare del territorio iniziarono anche i problemi relativi alla gestione e al controllo di popolazioni più distanti come polacchi, lituani, bielorussi e ucraini.
Sotto il regno di Pietro I (1682-1725) è possibile osservare i primi interventi di carattere linguistico. La riforma dell’alfabeto e l’introduzione di termini tedeschi, olandesi, francesi e latini nel lessico intellettuale e specialistico determinarono la novità. Nei suoi scopi di laicizzazione e occidentalizzazione del Paese, Pietro I conferiva alla questione linguistica un posto di rilevante coinvolgimento: per lo Zar, il mantenimento dello status quo con le minoranze etniche e linguistiche era di fondamentale importanza per la stabilità del Paese – tanto da arrivare ad avvalersi di traduttori per comunicare con le popolazioni locali delle altre regioni. Tuttavia, le politiche di russificazione cominciarono a metà del XIX secolo con Alessandro II (1855-1881), che riuscì a unificare effettivamente l’Impero anche grazie alla diffusione della lingua russa (Gilardoni, 2021).
Più nel dettaglio, le politiche di russificazione ci permettono di distinguere quattro periodi della gestione linguistica imperiale:
Fase dell’autonomia linguistica (1721-1830)
In sostanza, tra il 1721 e il 1830, le autorità russe applicarono un approccio differenziato ai nuovi territori incorporati: nell'ovest, visto come modello per la modernizzazione della Russia, puntarono a preservare lo status quo, mentre nell'est, meno sviluppato, iniziarono la russificazione del sistema amministrativo e educativo. Allo stesso tempo, l'amministrazione non riuscì a fornire un sostegno pubblico all'istruzione: le scuole erano invece finanziate e controllate a livello locale: dalle chiese e dalle società urbane (nelle città), dai proprietari terrieri (sulle terre di proprietà) e dai parrocchiani (sulle terre dei contadini statali). In Occidente, le poche scuole medie russe, scarsamente finanziate, non potevano competere con i sistemi di istruzione tedeschi (province baltiche), scandinavi (Finlandia) e polacchi (Polonia del Congresso, province occidentali), ben sviluppati.
I principali strumenti di assimilazione linguistica in questo periodo furono gli incentivi sociali offerti alle élite etniche in ascesa che, aggiungendo il russo al loro repertorio linguistico, potevano godere di opportunità di carriera nei servizi civili, militari e diplomatici imperiali. Inoltre, Il russo si diffuse anche attraverso la migrazione di nobili russi nei nuovi territori incorporati, di funzionari russi e di contadini di lingua russa che colonizzarono i nuovi territori.
Fase della russificazione selettiva (1860-1863)
Nel complesso, il regno di Nicola I non portò una grande svolta nella gestione della lingua: la priorità era ancora accordata alla stabilità politica e sociale, legata all'integrazione culturale e linguistica dei polacchi, ma l'impossibilità di trasformare i polacchi in russi era ampiamente riconosciuta. Il principale funzionario governativo in Polonia, N.A. Miliutin, sconsigliava queste "misure artificiali" non solo perché il governo non aveva "mezzi sufficienti" per attuarle, ma anche perché "l'esperienza ha dimostrato che un'eccellente conoscenza della lingua russa – e anche con una piena russificazione esterna – spesso nasconde un odio inconciliabile per la Russia".
Fase dell’espansione della russificazione (1863-1905)
Come abbiamo anticipato, il cambiamento fondamentale nella gestione della lingua russa iniziò dopo l'ascesa di Alessandro II (1855-1881). Le sue Grandi Riforme sono state concepite dalla pressante necessità di modernizzare, occidentalizzare e unificare la Russia, la cui stabilità e unità era minacciata dai movimenti rivoluzionari e nazionali emergenti e dalla sedizione polacca.
In seguito alla ribellione polacca del 1863-1864, che si diffuse in Lituania e in alcune parti della Bielorussia, nella Polonia del Congresso le autorità sostituirono il polacco con il russo nell'amministrazione, nella stampa ufficiale, nei procedimenti giudiziari e nell'istruzione secondaria, superiore e primaria.
In seguito alla ribellione polacca del 1863-1864, le autorità si preoccuparono della “ucrainofilia”: ne seguì una serie di divieti che miravano a impedire agli “ucrainofili” di creare e utilizzare un sistema educativo in lingua ucraina per trasmettere ai contadini una coscienza specificamente ucraina e idee separatiste. Tra il 1890 e il 1905 l'amministrazione tentò, invano, anche di russificare il Granducato di Finlandia.
In sintesi, tra il 1863 e il 1905 le autorità iniziarono a diffondere sistematicamente la russificazione nell'amministrazione e nell'istruzione, prima nella Polonia del Congresso e nelle province occidentali, poi nella parte orientale del Paese e nelle province baltiche.
La riduzione della russificazione (1905-1917)
L’ultimo periodo della gestione linguistica imperiale fu caratterizzato da una maggiore tolleranza linguistica e da una maggiore attenzione alle questioni educative. Tra il 1904 e il 1914 le autorità quadruplicarono il bilancio per l'istruzione, consentendo una crescita e un miglioramento significativi dell'istruzione primaria, ma non riuscirono a razionalizzare l'istruzione per i non russi e a legiferare in materia di istruzione primaria universale. Nel 1917 l'impero, indebolito dalla guerra e dagli sconvolgimenti sociali, si disintegrò: Polonia, Finlandia, Lettonia, Estonia e Lituania divennero Stati nazionali indipendenti, mentre altre parti dell'impero furono infine reintegrate nell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (Pavlenko, 2011).
In seguito a queste osservazioni, risulta errato pensare che la russificazione fu un perseguimento politico netto, chiaro. Infatti, ci sono molti fattori che hanno concorso alla russificazione di determinati territori che prescindono dall’attuazione di policies mirate. Ad esempio, le migrazioni legate all’industrializzazione determinarono un crescente flusso di manodopera specializzata russa verso gli altri territori. O ancora, fenomeni sociali per cui, come nel caso di Ucraina e Bielorussia, la russificazione sia stata ulteriormente facilitata dalla visione di ucraini e bielorussi che percepivano sé stessi come russi, grazie alla vicinanza genetica tra le tre lingue e dalle ideologie che riflettevano, inoltre, la divisione tra città e campagna. Il russo era presentato come la lingua dell'urbanità, del progresso e della modernità, mentre l'ucraino e il bielorusso come lingue del passato rurale arretrato. Infine, la colonizzazione portò coloni russi, ucraini, cosacchi e tedeschi in territori abitati da popolazioni indigene, creando ambienti multietnici e rendendo necessario l'uso del russo come lingua franca (Pavlenko, 2011).
Il retaggio delle politiche di russificazione dell’Impero, ormai crollato con l’edificazione dell’URSS, è possibile osservarlo nelle politiche staliniane piuttosto che in quelle leniniane. Infatti, le iniziali politiche linguistiche promosse da Lenin negli anni Venti rappresentarono piuttosto una fase di apertura e supporto alle varie nazionalità dell’URSS. Per decreto del 1922, tutte le Repubbliche sovietiche ebbero diritto all’educazione nella propria lingua e poterono scegliere se adottare l’alfabeto cirillico, latino o arabo. Per Lenin, lo sviluppo di un sistema capillare di alfabetizzazione e istruzione nelle lingue autoctone, che portasse alla creazione di quadri non necessariamente russi nel Partito comunista e nelle amministrazioni locali, era parte di un più grande programma di costruzione nazionale: supportando culture e lingue dei diversi territori era possibile organizzare la popolazione dell’Urss in unità economicamente e amministrativamente stabili (Gilardoni, 2021).
Tuttavia, a partire dagli anni Trenta, nonostante una prima fase in cui portò avanti la politica di concessioni alle minoranze, la visione di Stalin si allontanò molto da quella leninista, riavvicinandosi invece alla politica accentratrice dell’Impero zarista (Gilardoni, 2021). La nuova politica sovietica delle nazionalità prevedeva una totale regolamentazione e standardizzazione della vita sociale, nella quale la lingua russa e le tradizioni culturali russe fungessero da collante (Hajda, 1993).
Il risultato della politica staliniana ebbe pesanti conseguenze sulle nazionalità dell’Unione, che assistettero alla disintegrazione delle proprie élite politiche e intellettuali, vanificando così i progressi avvenuti durante il periodo degli anni Venti. I non russi subirono una brusca rottura col passato, in quanto venne distrutta la loro struttura sociale e culturale tradizionale, abbandonando così la politica zarista della cooptazione delle élite e mirando piuttosto a modernizzazione, centralizzazione e uniformazione (Kappeler, 2006).
3. Le caratteristiche della russificazione oggi
Alla luce dell’analisi storica presentata nel paragrafo precedente, è importante analizzare il significato e le modalità attraverso cui si sviluppano i processi di russificazione contemporanei, al fine di identificarne i possibili effetti futuri.
Sebbene, come osservato, il processo di russificazione non sia sempre stato un fenomeno di occupazione intenzionale, coercitivo e violento, ma in alcuni casi un processo di influenza culturale avvenuto in modo pacifico (Pavlenko, 2011); di seguito si osserveranno le caratteristiche della russificazione contemporanea concentrandosi sulle sue modalità attive e premeditate. Nel corso della storia della Russia, la russificazione - assimilabile a quella che potrebbe essere definita una strategia di conquista improntata all’esportazione dei costumi, lingua e religione russa - ha accompagnato l’espansionismo territoriale del paese permettendo l’annessione di popolazioni molto distanti culturalmente nonché l’imposizione di influenza e/o controllo su regioni geograficamente lontane dalle principali città russe: Mosca e San Pietroburgo (Ignazzi, 2021).
È interessante osservare come, nel discorso attuale, anche plasmato dall’attenzione rivolta al conflitto in Ucraina, il termine russificazione ha assunto una connotazione molto specifica legata alla strategia di espansione. Infatti, la russificazione è stata strumento di conquista fino al punto che "oggi il termine [...] è associato alla serie di continue rivoluzioni nei territori che hanno subito le maggiori conseguenze delle politiche espansionistiche aggressive della Russia zarista” (Ignazzi, 2021). Si tratta di rivoluzioni guidate da istanze autonomiste (alcune delle quali saranno discusse nel prossimo paragrafo) che si sono strutturate attorno al principio di autodeterminazione dei popoli (Treccani), ovvero lo stesso principio che, paradossalmente, è stato alla base della nascita dell’URSS (Ignazzi, 2021) e che parrebbe violato dal processo di russificazione.
Il principio di autodeterminazione dei popoli si è affermato nel periodo della decolonizzazione, durante il quale l’affermazione della autodeterminazione politica e culturale è stata riconosciuta come un diritto umano fondamentale e collettivo dei popoli (Bocchese, 2022). Il processo di russificazione, così come descritto di seguito, evidentemente lede la possibilità di godere di tale diritto.
Ad oggi, si tratta di un processo che interviene sulle sfere politica e culturale di uno stato, coinvolgendo capillarmente ogni livello della società. In primis, sul fronte politico riguarda il posizionamento di cittadini russi all’interno delle principali posizioni amministrative delle istituzioni nazionali, agevolando così l’imposizione della lingua russa a livello amministrativo e burocratico. In secondo luogo, da un punto di vista demografico è interessante osservare come nella strategia russa sia compresa anche la sostituzione della popolazione. Infatti, oltre a sostituire la classe amministrativa, molti cittadini russi vengono trasferiti nei territori oggetto di russificazione per aumentare la percentuale di popolazione russa. Da un punto di vista culturale, l’imposizione della lingua russa va di pari passo con l’imposizione della religione ortodossa e con la diffusione della cultura russa, accompagnata dall’umiliazione della cultura altrui in quanto subordinata alla prima (Sazhniev, 2019:8). È doveroso sottolineare che particolare attenzione è prestata all’aspetto linguistico, così come accadde a partire dalla fine del 1800. Nel mondo moderno, in cui la globalizzazione rende più sfumata l’importanza di costumi e tradizioni nazionali, la lingua resta uno dei tratti maggiormente identificativi di una nazione e interessa un elemento fondamentale che è quello della comunicazione. Difatti, la russificazione agisce anche attraverso il controllo delle comunicazioni, arrivando anche alla censura. La Russia punta, da un lato, al controllo delle infrastrutture di telecomunicazione e, dall’altro, utilizza canali comunicativi in lingua russa per diffondere la propria propaganda (Burgess, 2022). Nell’ambito di quest’ultima, inoltre, la russificazione arriva a generare distorsioni della storia nazionale e all’appropriazione di questa come russa (Sazhniev, 2019:8).
Celandosi dietro un processo di natura culturale e utilizzando strumenti non fisici ma che incidono sulla lingua, la religione e il senso di appartenenza nazionale, il motivo di interesse espansionistico è strategico. Lo scopo, al giorno d’oggi, rimane quello di avere influenza e controllo su determinate popolazioni e territori strategicamente importanti per la Russia - come è stato ad esempio il caso della Crimea per il controllo sul Mar Nero - e per ristabilire gli equilibri di forza con gli stati vicini (Ignazzi, 2021). Sazhniev descrive infatti la russificazione come un “fattore politico di identificazione sociale etnica”: secondo l’autore, le politiche di russificazione continuano ad essere la principale influenza esterna per la creazione di uno “spazio culturale” sia nel presente che in prospettiva storica. Di conseguenza, è possibile affermare che la russificazione può corrispondere alla “distruzione di una cultura autoctona”. Ad esempio, la creazione di una separazione all'interno di uno stato tra i cittadini che parlano la lingua nazionale e cittadini russofoni è un "fattore etnoculturale distruttivo" nei confronti della nazione stessa (Sazhniev, 2019) costituendo al contempo un fattore importante per la Russia, dal momento che le popolazioni che parlano la lingua russa in altri stati diventano facili interlocutori ma soprattutto recettori dei discorsi della Russia. E questo può generare vicinanza e senso di appartenenza.
Attraverso la questione linguistica, l’esportazione della cultura e la sostituzione demografica della popolazione e della classe amministrativa, la russificazione riesce tuttora ad esportare il modello russo ai paesi terzi, indebolendone l'identità culturale e l’indipendenza. Questo fa sì che tali paesi siano per molti aspetti dipendenti dalla Russia e siano ostacolati nel creare strutture democratiche e autonome (Ignazzi, 2021). Nel prossimo paragrafo si discutono alcuni casi esemplificativi della russificazione in epoca contemporanea e dei movimenti indipendentisti generati dal malcontento delle interferenze russe.
4. La russificazione nel contesto globale contemporaneo
Durante l’ultimo secolo e in particolar modo nel passato recente, l’influenza geopolitica, economica e culturale dello Stato russo si è palesata in territori distanti dal suo tradizionale nucleo di influenza. Il processo di russificazione, infatti, ha radici profonde e durature, che si proiettano ben oltre il periodo sovietico. Inoltre, come denotato in precedenza, esso ha cambiato le proprie caratteristiche: è necessario, infatti, approcciarsi con uno spettro d’indagine e con una consapevolezza diversa a seconda del contesto e del momento storico che si sta prendendo in considerazione quando si parla di russificazione.
Il processo di espansione dell’influenza politico-culturale russa, infatti, era già attivo durante il periodo zarista e prosegue tutt’oggi anche se con dinamiche differenti. Recentemente, un chiaro tentativo in questa direzione è avvenuto nei territori ucraini sotto il controllo russo. A luglio 2022, nelle zone occupate dai russi di Mariupol e Donetsk, Vitality Khotsenko, il Primo Ministro dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk, ha dichiarato che il nuovo anno scolastico sarebbe iniziato con l’adozione di testi in lingua russa e seguendo il programma didattico in vigore in Russia (Euronews, 2022).
Quest’azione segue la logica strategico-politica che la Russia ha attuato negli ultimi anni nei confronti di alcuni stati satellite ex sovietici.
L’Ucraina in questo senso, rappresenta l’esempio maggiormente calzante e rappresentativo: uno Stato appartenuto al blocco sovietico con forti legami sia storici che culturali con Mosca. Non bisogna dimenticare che la storia ucraina e quella russa sono state strettamente intrecciate per secoli sotto il profilo storico, “etnico” e culturale (Sodano, 2014). Non a caso, la Russia ha scelto di attuare una pressione più importante su quelle zone dell’Ucraina dove sono presenti minoranze cosiddette russofone. Queste popolazioni, nella maggioranza dei casi, si percepiscono etnicamente e culturalmente più vicine alla Russia che non all’Ucraina. In questo senso, la Russia ha potuto avere una base ideologica per giustificare la sua recente aggressione allo Stato ucraino.
Nonostante quanto discusso poc’anzi, però, bisogna ricordare che le culture, i popoli e gli stati, anche se legati da secoli di comunanza storico-culturale, nel corso del tempo, hanno avuto modo di maturare esperienze di autodeterminazione differenti che hanno reso i legami con il passato non sovrapponibili con quelli presenti.
Negli ultimi decenni, però, l’attenzione della Russia non si è rivolta unicamento verso alcuni “vicini di casa”. Lo sguardo del Cremlino, infatti, si è posato ben lontano dalle tradizionali aree di influenza per finire in terre che - apparentemente - nulla hanno da condividere con l’interesse russo.
Nell’ultimo decennio, le attività russe si sono intensificate all’interno del continente africano. Qui, è operativo un gruppo di mercenari russi chiamato Wagner Group. Recentemente, esso è stato operativo in diversi teatri: Libia, Mali, Mozambico, Sudan e Repubblica Centrafricana. Questo gruppo può essere considerato come una propaggine informale dell’influenza russa sul territorio africano. Il Wagner Group, infatti, non si limita unicamente a fornire servizi di “mercenariato”, ma agisce come uno strumento per aumentare l’influenza russa a livello globale (Declan Walsh, 2022).
Caso esemplificativo delle ingerenze russe in territorio africano è l’intervento in Repubblica Centrafricana. Qui, la Russia, direttamente e indirettamente ha fatto sentire la propria presenza sin dal 2018. Il gruppo Wagner, infatti, è stato impiegato dal governo locale per consolidare il proprio potere a discapito di potenziali pretendenti (Declan Walsh, 2022).
La presenza militare russa in Repubblica Centrafricana a supporto del governo locale, però, non è l’unico elemento che va sottolineato in questo caso. La permanenza russa sul territorio ha portato anche ad altri sviluppi come: l’accesso alla risorse di quel Paese, l’aumento di influenza politica ed economica in quell’area, etc. Evento che desta una certa curiosità è l’obbligatorietà nell’apprendimento della lingua russa all’interno degli atenei Centrafricani. Quest’ultima, dopo essere stata dichiarata terza lingua ufficiale del Paese, è stata, come detto in precedenza, inserita all’interno dei programmi di insegnamento universitari prima e lo stesso insegnamento verrà esteso anche alle scuole di grado inferiore in futuro (Bram Posthumus, 2022). In futuro sarà perciò interessante analizzare se questi interventi del Cremlino al di fuori delle sue aree di influenza tradizionali possano lasciare segni duraturi, o se rimarranno legati agli interessi contingenti.
5. Conclusione
Alla luce di quanto emerso all’interno dell’analisi, si aprono una serie di interrogativi legati al futuro dei territori sotto influenza russa dal punto di vista politico e socio-culturale. Resta lecito e assolutamente centrale domandarsi se l’espansionismo culturale russo proseguirà lungo la scia dinamica che la storia gli ha attribuito fino al momento attuale.
Lo scenario della guerra in Ucraina resta fondamentale nel contesto interpretativo sulla russificazione in quanto, proprio attorno al campo di battaglia, è riscontrabile una guerra secondaria di tipo informativo e propagandistico volto all’epurazione culturale nel confronto dell’avversario da ambo le parti. Altri contesti esterni alla Federazione Russa ricoprono a loro volta una posizione fondamentale e prioritaria nell’approccio analitico nei confronti di questo complesso meccanismo culturale: Asia Centrale e Sahel rappresentano territori strategici importantissimi per lo scacchiere di rinnovata tensione venutosi a riaccendere fra Russia e potenze Nato.
Le proiezioni sul futuro sono impossibili, gli elementi che restano certi sono l’attenzione e la considerazione costante da attribuire al tema dell’espansionismo culturale Russo da un punto di vista multifattoriale.
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Fonti
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