Ultras globali: cultura, politica e contraddizioni del tifo organizzato

  Focus - Allegati
  07 dicembre 2024
  24 minuti, 9 secondi

Giada Acquadro - Junior Researcher Mondo Internazionale G.E.O. Cultura & Società

Marco Rizzi - Senior Researcher Mondo Internazionale G.E.O. Cultura & Società

Matteo Restivo - Senior Researcher Mondo Internazionale G.E.O. Cultura & Società

Abstract

L’articolo esplora il fenomeno degli ultras attraverso un’analisi sociologica, culturale e geopolitica. Parte dall’origine dell’hooliganism per descriverne l’evoluzione in Europa e nel mondo, collegandolo a violenza, politica e identità di classe. Si sofferma sulle differenze regionali: dall’infiltrazione mafiosa e attivismo sociale in Italia, all’antifascismo in Germania e Scozia, fino alla duplice natura del movimento in Argentina e al ruolo di resistenza politica in Marocco. Emergono contraddizioni tra violenza e solidarietà, e l’ambivalenza tra estremismo politico e impegno comunitario. Il testo conclude evidenziando come gli ultras siano attori sociali controversi, capaci di promuovere inclusione o alimentare conflitti.


Introduzione: aspetti antropologici dei gruppi ultras, simboli e attività

Per affrontare adeguatamente il tema degli ultras, è fondamentale definire e concettualizzare il fenomeno. L’hooliganism, termine inglese usato per definire la realtà degli ultras, si riferisce a una serie di azioni compiute dai tifosi nel mondo del calcio. Talvolta, alcuni sociologi utilizzano il termine “football hooliganism” riprendendo il lessico utilizzato dai media per riferirsi a questo fenomeno. Generalmente, nel corso degli anni si è osservato che ciò che gli hooligan fanno sono delle azioni volutamente violente compiute tra sostenitori di squadre di calcio opposte. Il fenomeno dell’hooliganism viene fatto risalire alla crescente violenza che emerse durante le finali della coppa mondiale del 1966 in Inghilterra.

I sociologi hanno evidenziato cinque elementi fondamentali per riconoscere gli hooligan attuali rispetto a quelli del passato: se nei primi fenomeni di hooliganism si potevano osservare eventi di violenza tra i fan dei gruppi rivali, ora la violenza si è estesa anche ad atti di vandalismo o razzisti. Inoltre, la violenza non ha luogo solo all’interno dei luoghi sportivi, ma anche nei centri città, nei pub e nelle discoteche. La violenza per gli hooligan non è rivolta esclusivamente nei confronti della squadra avversaria, ma viene utilizzata come mezzo di dissenso verso le istituzioni: ad esempio, infatti, non sono rari gli attacchi contro la polizia. In ultimo luogo, questo fenomeno si verifica non solo in Inghilterra, ma anche in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e altre regioni europee con il nome di “ultras”. Questi eventi riconducibili agli hooligan si sono sviluppati anche in località extraeuropee, come in America Latina dove hanno preso una direzione più politica.

Ci sono tre approcci sociologici principali nello studio degli hooligans: il primo è l’approccio marxista in cui Ian Taylor spiega la problematica dell’ hooliganism football in termini di cambiamento sociale ed economico. Il senso di alienazione vissuto dalla classe lavoratrice è cresciuto moltissimo e la sua espressione risiede nella subcultura calcistica, vista come mezzo per esprimere il dissenso sociale. In aggiunta, è presente l’approccio figurazionale in cui l’idea di base è che il processo di civilizzazione non ha raggiunto gli strati inferiori della società. I ceti sociali meno elevati tendono inoltre a generare norme e standard aggressivi nei confronti delle classi sociali più elevate. Infine, è necessario considerare l’approccio post-moderno: l'idea è che la cultura calcistica si sia spostata verso un mondo più maschilista e le forme culturali moderne siano avvicinate alla tradizione calcistica.

Riguardo il ceto di appartenenza, la cultura hooligan vede al suo interno generalmente uomini, bianchi, lavoratori e giovani. Anche nel caso italiano, gli hooligan appartengono principalmente alla classe lavoratrice (Spaaij, 2007).

Ci sono diverse interpretazioni riguardo la valenza simbolica del concetto di ultras che incide sulle reti sociali in cui avvengono i processi di socializzazione ed interiorizzazione di norme, ruoli e valori riguardanti l’organizzazione e la gestione del tifo organizzato. Secondo Russo, l’identità sociale degli ultras si riferisce a un tifoso, uno sportivo o semplice spettatore, di fatto chi costituisce una parte attiva dei giochi di ruolo messi in atto da tutti gli attori sociali coinvolti. Contro gli ultras sono state messe in atto misure sia pratiche che legislative: l’obbligatoria messa in sicurezza delle strutture, l’istituzione di ingressi separati per i tifosi delle squadre avversarie caratterizzati dall’utilizzo di tornelli e perquisizioni, controllo magnetico dei biglietti, e per i più violenti la D.A.SPO. Ma perché sono necessarie tutte queste misure? A causa dei molteplici episodi di violenza dovuti dal fatto che gli individui, una volta che sono allo stadio, si liberano della propria maschera sociale per indossarne un’altra più congeniale e negoziabile in virtù del ruolo ricoperto all’interno degli spalti. Inoltre, si verifica all’interno degli gruppi ultras un forte legame, quasi familiare tra i membri. In questo senso, l’appartenenza è il motore per mantenere vivo il senso di lealtà tra gli ultras, facendoli diventare una forza che può muovere la loro squadra alla vittoria, superando le avversità (Russo, 2016).

Gruppi ultras in Italia: tra infiltrazioni mafiose e attivismo sociale

In Italia, le connessioni tra alcuni gruppi ultras e le organizzazioni mafiose sono state oggetto di indagini da parte delle autorità, e in alcuni casi è emerso un intreccio complesso tra tifo organizzato, criminalità organizzata e attività economiche illegali. Questo fenomeno non è generalizzabile a tutto il mondo ultras, ma in determinate situazioni è stato documentato un coinvolgimento mafioso, spesso legato a interessi economici e di controllo sociale.

Il Report della Commissione di inchiesta antimafia del 2017, approvato al termine di un ampio ciclo di audizioni in Commissione plenaria e delle audizioni e missioni svolte dal Comitato Mafie e manifestazioni sportive, ha evidenziato le strette relazioni tra criminalità organizzata, criminalità comune e frange violente del tifo organizzato. In tale occasione, era già stato evidenziato che – in alcuni casi – i gruppi del tifo organizzato fossero diretti o controllati da gruppi criminali o che agissero con metodi ad essi assimilabili. In particolare, sono esercitate varie forme di ricatto e pressione nei confronti delle società sportive; sono avviate attività di lucro sul mercato nero dei biglietti (il c.d. “bagarinaggio”) e del merchandising non ufficiale; infine, risulta essere condotto il traffico di sostanze stupefacenti e di armi.

Le inchieste più recenti sembrano aver confermato quanto analizzato dal suddetto Report. Ad esempio, nell’ambito dell’inchiesta del pubblico ministero romano, conosciuta come “Grande Raccordo Criminale”, è stato dimostrato che l’ex leader del gruppo ultras laziale, Gli Irriducibili, Fabrizio Piscitelli, faceva parte di un’ampia rete criminale, che coinvolgeva Massimo Carminati, uno dei principali capi criminali della mafia romana, la camorra napoletana e un gruppo di gangster albanesi (Scalia, 2023).

Nel periodo post-pandemico, Franco Frattini – allora presidente vicario del Consiglio di Stato e guida della Sport Integrity Global Alliance (SIGA) – evidenziava la presenza di numerose persone, legate a organizzazioni criminali o reti mafiose, le quali cercavano di acquisire piccole società calcistiche che, gravate da ingenti debiti e dalla carenza di liquidità, si trovavano costrette a cessare le proprie attività (Onori, 2021).

Tuttavia, è l’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Milano del 2024 che ha disvelato – ancora una volta, ma in maniera più profonda – i fitti rapporti tra mafia, violenza e tifo organizzato, in particolare negli ambienti milanisti e interisti. Dalle intercettazioni effettuate, e dalle indagini conseguite, sono trapelate informazioni angoscianti: intimidazioni, estorsioni, pestaggi e addirittura omicidi commessi per accaparrarsi la gestione di un business milionario intorno allo sport del calcio (Marcer, 2024) e il benestare della cosca mafiosa ‘ndranghetista che si insinua tra i principali esponenti delle curve (Maggioni, 2024).

Come dimostrato da molti autori, la mafia calabrese è in grado di estendere e sviluppare il proprio business al di fuori della Calabria alla ricerca di nuove opportunità di finanziamento e diversificazione dei propri introiti (Scalia, 2023). In relazione al calcio – vista la debolezza economica dei tre principali club calabresi, Reggina, Crotone e Catanzaro – la ‘ndrangheta si rivolge alle attività calcistiche più seguite, e quindi redditizie, al di fuori della regione, concentrandosi principalmente sulla realizzazione di profitti, anziché sul controllo del territorio (Scalia, 2023).

Ciononostante, sono molte le realtà legate ai movimenti ultras ed altri gruppi sportivi organizzati, che cercano di distinguersi attraverso l’attivismo e la solidarietà sociale, specialmente nelle comunità locali. Può risultare un aspetto poco noto, ma molti gruppi di tifosi ultras promuovono iniziative per aiutare persone in difficoltà, sia con azioni concrete che con raccolte fondi.

Alcuni gruppi ultras hanno organizzato raccolte alimentari per le famiglie in difficoltà, specialmente durante la pandemia di Covid-19. Un esempio importante è quello di molti gruppi ultras che, da Nord a Sud, si sono impegnati in raccolte di beni alimentari e distribuzioni di mascherine e disinfettanti per supportare le famiglie colpite economicamente e hanno sostenuto le strutture sanitarie locali con donazioni dirette – come l’acquisto di materiali sanitari, mascherine e respiratori - o organizzando eventi di beneficenza per raccogliere fondi (Paniccia, 2020).

In città come Milano e Torino, gruppi ultras hanno svolto azioni di volontariato per distribuire cibo, coperte e beni di prima necessità ai senzatetto (Enrile, 2024). Queste azioni sono spesso coordinate con organizzazioni di volontariato locali. O ancora, alcuni gruppi organizzano eventi, raccolgono giocattoli o organizzano visite in ospedali pediatrici per offrire un po' di sollievo ai bambini ricoverati. Succede ogni anno a Genova, dopo i gruppi organizzati del Genoa mettono in vendita materiale legato alla squadra per effettuare dei ricavi da devolvere al sostegno del progetto di accoglienza delle famiglie dei pazienti del reparto di ematologia e oncologia dell’ospedale Gaslini.

Alcuni movimenti ultras si impegnano a favore di cause come l'antirazzismo e l'antifascismo, promuovendo messaggi di inclusione e uguaglianza. Ad esempio, in occasione di alcune partite, i gruppi ultras mostrano striscioni o coreografie in segno di solidarietà verso minoranze o in ricordo di episodi di discriminazione (Pisapia, 2023). È stato possibile riscontrare, in più di un’occasione, un’onda travolgente di solidarietà diffusa e spontanea da parte degli ultras italiani nei confronti delle popolazioni colpite da disastri naturali (Sarti, 2016; Sarsini, 2023; Mazzoni, 2023).

In Italia, come in molti casi all’estero, tutte queste iniziative dimostrano come i gruppi ultras possano svolgere un ruolo di attori sociali attivi all'interno delle loro comunità, andando oltre il semplice tifo calcistico e sfatando in parte alcuni stereotipi. Naturalmente, l’impegno varia molto tra i gruppi e dipende anche dai valori condivisi all’interno di ciascun gruppo, ma è un aspetto che ha acquisito maggiore visibilità negli ultimi anni.


Gruppi ultras in Europa e nel mondo: Scozia, Germania e Marocco

  • Scozia

Il movimento ultras in Scozia, incarnato principalmente dal Green Brigade del Celtic F.C., rappresenta un esempio unico di come la tifoseria organizzata possa fungere da piattaforma per l’attivismo politico, la costruzione dell’identità culturale e la mobilitazione sociale. Fondato nel 2006, il Green Brigade si è progressivamente distinto per la sua ideologia esplicitamente di sinistra, antimperialista e antirazzista, che si intreccia profondamente con la storia e l’identità del Celtic F.C. stesso. Il club, nato nel 1888 per supportare la comunità cattolica irlandese emigrata a Glasgow, ha sempre rappresentato un simbolo di solidarietà sociale e opposizione al settarismo. Questa eredità storica è stata reinterpretata dal Green Brigade, che ha trasformato lo spazio dello stadio in un’arena di lotta culturale e politica (Green Brigade, 2024).

Il Green Brigade è noto per il suo uso di simboli, cori e coreografie come strumenti per trasmettere messaggi politici e sociali. Una delle loro campagne più significative riguarda il sostegno alla causa palestinese. Durante una partita di Champions League del 2016 contro l’Hapoel Be’er Sheva, il gruppo ha esposto bandiere palestinesi, attirando sanzioni dalla UEFA. In risposta, il Green Brigade ha lanciato una campagna di raccolta fondi, accumulando oltre 176.000 sterline a favore di associazioni palestinesi come Medical Aid for Palestine e Lajee Center (New York Times, 2023). Questa azione ha dimostrato la loro capacità di mobilitare risorse per cause internazionali, e ha consolidato il loro ruolo come attori globali che utilizzano il calcio per esprimere solidarietà con le lotte dei popoli oppressi (O’Ceallaigh, 2023).

Parallelamente, il Green Brigade è impegnato in una vasta gamma di iniziative sociali a livello locale. Una delle più note è la Foodbank Collection, un’iniziativa annuale di raccolta di cibo destinata alle comunità più vulnerabili di Glasgow. Questo progetto sottolinea la capacità del gruppo di utilizzare la propria influenza per affrontare problemi sistemici come la povertà e l’esclusione sociale. Altre campagne includono il sostegno a organizzazioni che si occupano di disoccupazione giovanile e diritti dei lavoratori, dimostrando una visione ampia dell’attivismo che va oltre le dinamiche interne allo stadio (O’Ceallaigh, 2023).

Tuttavia, l’attivismo del Green Brigade non è privo di controversie. In Scozia, il governo ha introdotto nel 2012 l’Offensive Behaviour at Football Act, una legge mirata a reprimere comportamenti percepiti come divisivi o incitanti all’odio negli stadi. Sebbene la legge fosse ufficialmente rivolta a tutte le tifoserie, il Green Brigade ha sostenuto che essa colpiva in modo sproporzionato i tifosi del Celtic, alimentando tensioni tra il gruppo e le autorità (Hodges, 2017). Questa normativa, abrogata nel 2018 a seguito di proteste e controversie, ha sollevato importanti interrogativi sulla libertà di espressione negli spazi calcistici e sulla capacità dei gruppi ultras di operare come attori indipendenti (BBC, 2023).

Sociologicamente, il Green Brigade può essere visto come una subcultura che utilizza rituali ultras come cori, coreografie, e striscioni sia per consolidare un’identità collettiva, ma anche per sfidare le gerarchie di potere e promuovere un discorso politico alternativo (Wilson, 2013). Il loro rifiuto della commercializzazione del calcio li colloca all’interno di una più ampia critica alla globalizzazione e alla perdita di autenticità del gioco, un tema comune tra molti gruppi ultras europei (Hodges, 2017). Inoltre, il loro impegno in campagne di solidarietà internazionale e locale dimostra come il calcio possa essere utilizzato come strumento per connettere questioni locali con lotte globali, creando una rete di resistenza culturale e politica (BBC, 2023).

Il Green Brigade, quindi, non è semplicemente un gruppo di tifosi, ma un attore sociale capace di operare su più livelli. All’interno dello stadio, rappresenta la voce più radicale e politicamente consapevole dei tifosi del Celtic, opponendosi al settarismo e alla discriminazione. Fuori dallo stadio, il gruppo agisce come un’organizzazione di base che utilizza il calcio per combattere disuguaglianze strutturali e promuovere valori progressisti. Questo dualismo tra sostegno calcistico e attivismo politico ne fa uno dei gruppi ultras più studiati e influenti del panorama europeo, dimostrando come lo sport possa fungere da catalizzatore per il cambiamento sociale e politico.

  • Germania

Il movimento ultras in Germania si distingue per la sua forte identità collettiva, la capacità organizzativa e l’influenza politica, che derivano in gran parte dal modello di governance calcistica unico del paese, noto come regola del “50+1”. Questa norma garantisce che i tifosi mantengano il controllo della maggioranza delle quote di voto nei club, riducendo l’influenza degli investitori privati e favorendo un ambiente in cui i gruppi ultras possono prosperare come attori sociali e culturali significativi (Europapub, 2021). Tra i gruppi più noti spiccano quelli affiliati all’FC St. Pauli e al Borussia Dortmund, che si sono distinti per il loro attivismo antifascista e per le loro campagne contro la commercializzazione del calcio.

Gli ultras tedeschi, spesso definiti “il cuore pulsante” del calcio nazionale, si differenziano per un forte senso di comunità e identità locale. Questa identità si esprime attraverso coreografie spettacolari, cori ben coordinati e un legame quasi simbiotico con i loro club. Il loro radicamento sociale è facilitato dal sistema calcistico tedesco, che incoraggia la partecipazione attiva dei tifosi alla gestione del club. Questo modello non solo permette una maggiore trasparenza, ma contribuisce anche a mantenere una connessione autentica tra i club e le loro comunità locali (Europapub, 2021).

Uno degli aspetti più distintivi del movimento ultras tedesco è il suo impegno nell’antifascismo. In particolare, i tifosi dell’FC St. Pauli, club di Amburgo, sono diventati simbolo di una cultura ultras fortemente politicizzata. Con slogan come “Kein Fußball den Faschisten” (“Nessun calcio ai fascisti”), il gruppo è noto per la sua opposizione al razzismo, al sessismo e all’omofobia, posizionandosi come un baluardo di inclusività e diritti umani. Questa visione si traduce in campagne che vanno oltre lo stadio, come il supporto ai rifugiati attraverso raccolte fondi e iniziative educative. Il loro modello è stato emulato da altri gruppi ultras, rafforzando una rete di tifosi progressisti in tutto il paese (Al Jazeera, 2021).

Un altro tema ricorrente tra gli ultras tedeschi è l’opposizione alla crescente commercializzazione del calcio. I gruppi ultras considerano il calcio come un patrimonio culturale da preservare contro le pressioni economiche di sponsor e investitori. Proteste contro prezzi eccessivi dei biglietti, partite programmate in orari inusuali per soddisfare le esigenze televisive e la presenza crescente di sponsor nelle operazioni dei club sono comuni tra gli ultras tedeschi (DW, 2021). Una delle proteste più memorabili è stata la mobilitazione contro il Red Bull Leipzig, percepito come un simbolo della perdita di autenticità del calcio a causa della sua struttura corporativa (Europapub, 2021).

Nonostante il loro impegno in cause sociali e politiche, i gruppi ultras tedeschi non sono immuni alle controversie. In alcune occasioni, i gruppi sono stati coinvolti in scontri violenti con le forze dell’ordine o con tifoserie rivali. Ad esempio, episodi di tensione sono stati registrati tra gli ultras del Borussia Dortmund e i gruppi neonazisti affiliati a tifoserie più conservatrici, dimostrando come lo stadio possa diventare un luogo di scontro ideologico (DW, 2021).

La regola del “50+1” non solo protegge il calcio tedesco dalla completa privatizzazione, ma offre anche ai tifosi una piattaforma per influenzare direttamente le decisioni dei club. Questo modello, unico nel suo genere, ha creato un ambiente in cui i gruppi ultras possono non solo esprimere dissenso, ma anche partecipare attivamente al mantenimento dei valori fondamentali del calcio (Europapub, 2021). Questa partecipazione ha permesso agli ultras di rafforzare il loro ruolo come attori sociali e culturali, trasformando lo stadio in uno spazio di democrazia partecipativa.

Il movimento ultras in Germania dimostra come il calcio possa fungere da catalizzatore per cambiamenti sociali e culturali. Attraverso la loro opposizione al fascismo e alla commercializzazione, gli ultras tedeschi hanno creato una subcultura che non solo celebra il gioco, ma lo utilizza anche per affrontare questioni più ampie, dalla giustizia sociale ai diritti umani. L’analisi di questo movimento evidenzia come lo sport possa diventare un potente strumento per la costruzione di identità collettive e la promozione di valori progressisti.

  • Marocco

Il fenomeno ultras in Marocco rappresenta una delle espressioni più significative di resistenza culturale e sociale in Nord Africa, offrendo uno spaccato complesso delle dinamiche giovanili, politiche e culturali in un contesto caratterizzato da disuguaglianze sociali e repressione politica. Dai primi anni 2000, con la fondazione di gruppi come gli Ultras Green Boys 2005 e gli Ultras Eagles 2006 del Raja Casablanca, il movimento ultras marocchino ha assunto un ruolo centrale nel panorama calcistico e sociale del paese, diventando un importante attore culturale e politico (TelQuel, 2016).

Il fenomeno ultras in Marocco trova le sue radici in una società caratterizzata da sfide economiche, sociali e politiche. Con un tasso di disoccupazione giovanile che supera il 30% in alcune aree urbane e con una crescente disillusione verso il sistema politico, i giovani marocchini hanno trovato negli stadi di calcio uno spazio per esprimere il loro senso di appartenenza e la loro frustrazione (MERIP, 2022). La fondazione dei primi gruppi ultras ha coinciso con l’esplosione di una cultura del tifo che mescola elementi estetici globali, come coreografie e cori ispirati ai movimenti ultras europei, con simbolismi culturali marocchini.

I gruppi ultras, in particolare quelli delle grandi città come Casablanca, Rabat e Marrakech, hanno creato una nuova identità giovanile basata su solidarietà, creatività e resistenza. Attraverso coreografie spettacolari e cori coordinati, questi gruppi comunicano anche messaggi di appartenenza culturale e critica sociale (MERIP, 2022). L’appartenenza a un gruppo ultras offre ai giovani marocchini un senso di identità e di appartenenza in un contesto caratterizzato da marginalizzazione sociale. Gli ultras forniscono uno spazio alternativo in cui i membri possono costruire relazioni sociali, sviluppare una cultura collettiva e sfidare le narrative dominanti.

La cultura ultras marocchina si distingue per la sua capacità di mescolare simbolismi locali con pratiche globali. Ad esempio, le coreografie degli Ultras Eagles e dei Green Boys spesso includono riferimenti alla storia e alla cultura marocchina, rendendo le loro performance non solo un atto di sostegno calcistico, ma anche un’affermazione di identità culturale (Mamer, 2019).

Uno degli aspetti più distintivi del movimento ultras in Marocco è il suo ruolo come piattaforma di dissenso politico. In un contesto in cui le libertà civili sono spesso limitate, gli stadi diventano spazi in cui i giovani possono esprimere critiche contro il sistema. Questo è particolarmente evidente nei cori e negli slogan utilizzati dagli ultras, che affrontano temi come la corruzione, l’ingiustizia sociale e la mancanza di opportunità economiche.

Durante la Primavera Araba, gli ultras marocchini hanno svolto un ruolo centrale nel mobilitare i giovani e nell’articolare richieste di cambiamento politico. Canti come “Fbladi Delmouni” (“Nel mio paese mi opprimono”) sono diventati simboli di protesta, esprimendo il malcontento delle giovani generazioni verso le istituzioni statali (Mamer, 2019). Questi gruppi hanno inoltre utilizzato i social media per diffondere messaggi di solidarietà e per organizzare proteste, dimostrando una capacità organizzativa che travalica i confini dello stadio.

Nonostante il loro ruolo positivo nella promozione di coesione sociale e critica politica, gli ultras marocchini non sono immuni alle contraddizioni. Gli stadi sono spesso teatro di scontri violenti tra gruppi rivali o con le forze dell’ordine. Nel 2016, un violento episodio tra gli Ultras Green Boys e gli Ultras Eagles durante una partita del Raja Casablanca ha portato alla morte di due persone e al ferimento di numerosi tifosi (Mamer, 2019). Questi episodi hanno spinto le autorità marocchine a vietare temporaneamente le attività ultras e a introdurre misure restrittive per prevenire ulteriori violenze.

Le autorità marocchine hanno adottato un approccio repressivo nei confronti degli ultras, vedendoli come una minaccia all’ordine pubblico. Tuttavia, queste misure non hanno affrontato le cause profonde del fenomeno, come la disuguaglianza sociale e l’assenza di spazi di espressione per i giovani. In molti casi, la repressione ha contribuito a rafforzare il senso di alienazione tra i tifosi, alimentando ulteriormente il ciclo di conflitti (MERIP, 2022).

Nel panorama ultras marocchino, il fascismo non rappresenta una componente rilevante come accade in alcune tifoserie europee. La dinamica politica e sociale del Marocco, con le sue specificità culturali e storiche, ha invece plasmato il movimento ultras attorno a temi di resistenza contro la corruzione, la disuguaglianza sociale e il controllo autoritario, piuttosto che a ideologie di estrema destra. Tuttavia, sono emersi episodi isolati di simbolismo fascista importato da modelli europei, spesso privi di una reale base ideologica ma utilizzati per ragioni estetiche o per emulare movimenti ultras stranieri (Assafir Al Arabi, 2023).


Conclusioni: il costante dualismo del mondo ultras e la responsabilità sociale

Il fenomeno degli ultras è molto ampio in quanto comprende un insieme di gruppi talvolta eterogenei al suo interno. Una delle caratteristiche di questo mondo è la violenza accompagnata anche da episodi di estrema destra. In verità è bene precisare che esistono diverse realtà: alcune tifoserie si identificano direttamente nelle ideologie di estrema destra, come quelle di Roma, Lazio e Verona; mentre altre tifoserie si riconoscono in ideali più vicini alla sinistra come quelle del Livorno, del Cosenza e, in diversi casi stranieri, dei citati gruppi ultras del Celtic di Glasgow e del FC St. Pauli di Amburgo. Ci sono delle tifoserie che si impegnano negli aiuti sociali anche per differenziarsi da quelle estremiste.

Riguardo precisamente al fascismo, un vento di estrema destra soffia negli stadi di tutta Europa, registrando episodi sempre più estremisti e razzisti (Pisapia, 2015).

Come evidenzia Linkiesta, negli ultimi anni gli ultras hanno creato il terreno per il ritorno della destra radicale, e l‘ascesa politica di quest’ultima legittima comportamenti sempre più vistosi da parte dei primi. Il problema che viene lasciato aperto è che questa tendenza rischia di espandersi ben oltre i confini delle tifoserie neofasciste, come per esempio ciò che è avvenuto durante la sfida di Champions league tra Marsiglia e Eintracht Francoforte dove alcuni sostenitori tedeschi sono stati ripresi mentre facevano dei saluti nazisti (Moggia, 2022). Inoltre, le dinamiche degli ultras ricompaiono direttamente fra le tematiche agitate dai gruppi neofascisti. Non solo, anche il linguaggio e la simbologia vanno verso la tradizione fascista (Bartolini, 2008). In aggiunta, è bene sottolineare che, nonostante le molteplici criticità che vengono attribuite al mondo degli ultras, in questi gruppi sono sorte iniziative volte allo sviluppo e alla tutela della comunità, soprattutto in tempi di crisi come quando durante la pandemia da COVID-19 sono state svolte raccolte alimentari a favore dei senza tetto a Milano e Torino.

A queste si aggiunge anche l’attivismo sociale, come nel caso dei tifosi Ultras Green Boys 2005 e gli Ultras Eagles 2006 del Raja Casablanca in Marocco, oppure quella degli ultras tedeschi, spesso definiti “il cuore pulsante” del calcio nazionale, si differenziano per un forte senso di comunità e identità locale.

Queste attività evidenziano sia il potenziale positivo di questi gruppi, sia il loro progressivo riconoscimento come attori sociali che hanno come obiettivo quello di aiutare la comunità. Pur evidenziando che dipende anche da quale gruppo ultras ci stiamo riferendo, tali iniziative offrono un modello concreto di come passione sportiva e responsabilità sociale possano integrarsi, contribuendo alla costruzione di una società meno diseguale.


FONTI:

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https://www.aljazeera.com/program/featured-documentaries/2021/2/17/the-fans-who-make-football-fc-st-pauli. (2-B)

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Assafir Al Arabi. "Morocco’s Ultras: The People’s Friend and the Authorities’ Foe." Assafir Al Arabi, July 2, 2023. https://assafirarabi.com/en/53407/2023/07/02/moroccos-ultras-the-peoples-friend-and-the-authorities-foe/ (2-A)

A. Russo (2016). Identità e rappresentazione sociale delle tifoserie/ultras: un’analisi sociologica, disponibile da: https://www.vittimologia.it/rivista/articolo_russo_2016-01.pdf ; (2-B)

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