Violenza di genere in Italia: il femminicidio di Giulia Cecchettin scuote l’opinione pubblica

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  10 gennaio 2024
  21 minuti, 10 secondi

“Violenza di genere in Italia: il femminicidio di Giulia Cecchettin scuote l’opinione pubblica”

A cura di Marzia Ranellone, Junior Policy Analyst

Abstract

Il femminicidio di Giulia Cecchettin ha scosso l'opinione pubblica italiana, spingendo migliaia di persone a scendere nelle piazze per protestare. Con la seguente pubblicazione si intende illustrare il problema della violenza di genere in Italia e proporre soluzioni che potrebbero essere implementate nella nostra società, al fine di arginare il fenomeno.

Partendo dal passato si può affermare che l’Italia è stato un Paese fortemente conservatore, come anche visibile dalla promulgazione di alcune leggi che limitavano fortemente la libertà della donna, come ad esempio il matrimonio riparatore, abolito solo nel 1981. Nello stesso anno viene abolito anche il delitto d'onore. È importante quindi presentare la storia di Franca Viola che grazie al suo coraggio rifiutò di sposare il suo aggressore e dopo una battaglia legale di numerosi anni riuscì a mettere in discussione il Codice penale. Successivamente, arrivando ai giorni nostri, tramite i dati ISTAT rilevati durante la pandemia e nel corso del 2023 si cerca di presentare una panoramica del fenomeno, per individuare il legame tra pandemia e violenza di genere, ma anche per comprendere l’andamento nell’ultimo anno.

Tuttavia, il problema citato precedentemente non caratterizza solo il nostro Paese, poiché stando ai report di WHO, UN Women e UNICEF è una pandemia globale che merita di ricevere un'adeguata attenzione. La violenza di genere può verificarsi sia nella sfera pubblica che privata, ma anche attraverso le nuove forme di tecnologia. È radicata nelle disuguaglianze tra uomo e donna e può colpire le donne non solo dal punto di vista fisico, ma anche psicologico ed economico.

Proporre delle soluzioni concrete ad un problema che riguarda tutta la società non è semplice; è dunque rilevante guardare alle iniziative adottate in altri Paesi europei.

Le proposte individuate nella pubblicazione afferiscono a diverse aree tematiche: legislativa, scolastica e maggiore sicurezza nelle città.

Indice

1. Il problema della violenza di genere in Italia: dal passato ai giorni nostri

1.1. Il caso di Franca Viola e il matrimonio riparatore

1.2. Pandemia e violenza di genere

2. Come l’Europa contrasta la violenza di genere

2.1. Leggi implementate dall’Unione Europea

2.2. Il Belgio adotta una legge storica contro il femminicidio

2.3. Spagna: un Paese all’avanguardia

3. Soluzioni possibili

3.1. Nuove leggi finalizzate alla prevenzione

3.2. Introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole

3.3. Città più accessibili e sicure per le donne

3.4. Creazione di un sistema di raccolta dati

4. Conclusione

1. Il problema della violenza di genere in Italia: dal passato ai giorni nostri

Sabato 11 novembre, il caso della scomparsa e della conseguente uccisione di Giulia Cecchettin da parte dell'ex fidanzato Filippo Turetta, ha riscosso una grande risonanza a livello mediatico. Le motivazioni potrebbero essere molteplici, come l'età dei due giovani o la brutalità dell'atto. Tuttavia, è evidente dalla corposa partecipazione in tutte le piazze d’Italia che questo episodio, più di altri, ha smosso qualcosa nell'opinione pubblica italiana. Sui giornali e nelle trasmissioni televisive si discute dell'accaduto e viene riportato il discorso della sorella della vittima, Elena Cecchettin, che durante il programma "Dritto e rovescio" su rete 4, riferendosi a Turetta dice "non è un mostro ma è figlio sano della società patriarcale che è pregna della cultura dello stupro."

Purtroppo, quello di Giulia non è un caso isolato. Nell’ultimo anno in Italia, è stata uccisa una donna ogni 72 ore, dato che fa emergere un chiaro problema di violenza di genere.

1.1 . Il caso di Franca Viola e il matrimonio riparatore

Per comprendere meglio la frase citata in precedenza e i valori che hanno portato alla nascita della società italiana contemporanea è necessario gettare uno sguardo al passato. Sono ben note le lotte femministe avvenute nel corso degli anni 70 e 80, che hanno permesso alle donne di ottenere diritti fondamentali grazie, ad esempio, alla legge sul divorzio, sull’aborto e quelle che tutelavano le madri lavoratrici. Sono anni ricchi di cambiamenti e riforme istituzionali in una società in cui le donne non vengono tutelate né considerate. Solo grazie alla presenza di figure straordinarie come quella di Franca Viola è stato possibile cambiare il corso della storia.

All'interno del Codice penale italiano, chiamato Codice Rocco, poiché redatto sotto la guida del giurista Alfredo Rocco, c’erano delle leggi in vigore fortemente discriminatorie nei confronti delle donne, come ad esempio, le pene severissime per reati come l’adulterio, ma solo se commesso dalla donna sposata, la considerazione delle donne come incapaci di gestire i propri beni e assumere responsabilità legali, la possibilità di essere sottoposte a tutela legale da parte dei familiari maschi quando gli uomini lo desideravano. Altre due leggi che bisogna considerare necessariamente sono quelle relative al matrimonio riparatore e al delitto d’onore, abolite solo nel 1981. In riferimento alla prima, nell’articolo 544 del Codice penale, si legge “per i delitti preveduti dal capo primo e dall'articolo 530, il matrimonio, che l'autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali”. Il delitto, citato nella seconda legge, viene commesso per salvaguardare l’onore proprio o quello della famiglia, ed è legato ad ambiti relazionali, familiari o matrimoniali.

Franca Viola nasce nel 1947 ad Alcamo, in Sicilia. All’età di 15 anni, con il consenso dei suoi genitori, si fidanza ufficialmente con un ragazzo di nome Filippo Melodia, nipote di un noto mafioso locale. In questo periodo Filippo finisce in carcere e il padre della ragazza decide di rompere il fidanzamento. Il ragazzo, quindi, inizia a minacciare la famiglia di Franca, fin quando la ragazza viene rapita in casa propria e tenuta prigioniera per otto giorni in un casolare abbandonato. Durante questi viene lasciata spesso senza cibo ed è costretta a subire violenza. Secondo la legge del matrimonio riparatore, citata in precedenza, il matrimonio avrebbe estinto il reato commesso, anche nel caso in cui la ragazza fosse minorenne. Successivamente, i genitori di Franca, in accordo con la polizia, fanno finta di essere favorevoli al matrimonio riparatore, ma infine Filippo verrà arrestato. La ragazza si rifiuta di sposare Filippo pronunciando le seguenti parole “Io non sono di proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce”.

1.2. Pandemia e violenza di genere

A distanza di molti anni, nel nostro Paese ci sono stati progressi in termini di diritti per le donne, ma gli episodi di violenza nei confronti del genere femminile non sono stati ancora estirpati del tutto.

Negli anni della pandemia sono state adottate misure finalizzate al contenimento del contagio, tra queste il confinamento nelle mura domestiche. È quindi importante comprendere qual è l’effetto che la pandemia ha avuto sulla violenza di genere. A novembre del 2021, l’ISTAT ha pubblicato un report sul tema, raccogliendo i dati provenienti dai Centri antiviolenza (CAV), dalle chiamate al 1522 (il numero verde di pubblica utilità della rete nazionale antiviolenza) e dalle denunce alle Forze di Polizia. Nel corso del 2020, in particolare nei mesi iniziali dell’emergenza sanitaria, più di 15 mila donne si sono rivolte ai CAV per iniziare un percorso di uscita dalla violenza. Da qui emerge un dato importante, per il 74,2% delle donne la violenza non è nata con la pandemia: il 40,6% subisce violenza da più di 5 anni, il 33,6% da 1 a 5 anni. Nei primi nove mesi di pandemia si è verificato un incremento di chiamate al 1522, in quanto le vittime si sono sentite in pericolo per la propria vita o quella dei propri cari.

È rilevante sottolineare chi è l’autore che perpetra violenza fisica, psicologica ed economica nei confronti della donna: nel report citato precedentemente, si legge che nel 59,8% dei casi chi fa violenza è il partner convivente, nel 23% un ex partner, nel 9,5% un familiare o parente, mentre le violenze subite al di fuori dell’ambito familiare costituiscono il 7,7%. Nello specifico, per la violenza fisica e psicologica è quasi sempre responsabile l’ex partner o quello attuale, arrivando a percentuali dell’86%, di cui il 68% riguarda il partner attuale e il restante l’ex partner. Tra gennaio 2019 e aprile 2021 il numero di denunce per reati come stalking, maltrattamento e violenza sessuale è diminuito: questo calo si può attribuire alla difficoltà da parte della donna di entrare in contatto con soggetti esterni alla famiglia a causa del lockdown. Infatti, con l’allentamento delle misure restrittive sono anche aumentate le denunce.

Il report dell’ISTAT definisce anche che gli omicidi nei confronti degli uomini e delle donne hanno una natura diversa. Nel primo caso, vengono uccisi per liti, rancori personali, motivi economici, perché coinvolti in rapine o traffico di stupefacenti e sono di rado vittime di un ex partner. In questo contesto è importante distinguere il concetto di omicidio da quello di femminicidio. Con il secondo termine si fa riferimento a tutte le forme di violenza contro la donna in quanto donna, praticate attraverso diverse condotte misogine (maltrattamenti, abusi sessuali, violenza fisica o psicologica), che possono culminare nell’omicidio. Dunque, nel caso del femminicidio il movente che porta all’uccisione della persona è il genere.

Arrivando all’ultimo anno, secondo i dati del Ministero dell’Interno, nello specifico il Servizio di Analisi Criminale, nel 2023 in Italia sono state uccise 118 donne. Di queste, 96 sono state uccise in ambito familiare/affettivo e 63 hanno perso la vita per mano del partner o ex partner.

2. Come l’Europa contrasta la violenza di genere

2.1. Leggi implementate dall’Unione europea

Anche l’Europa si trova ad affrontare questa crisi e le istituzioni sono passate all’azione, prendendo dei provvedimenti. A partire dagli anni ’90, l’Unione Europea ha adottato una serie di norme, con il fine di proteggere le donne e contrastare la discriminazione nei loro confronti. Ad esempio, è rilevante sottolineare la Risoluzione del Parlamento europeo del 26 novembre del 2009 sull’eliminazione della violenza contro le donne che esorta gli Stati membri a migliorare le politiche nazionali per combattere ciò che causa violenza, in particolare richiede di impegnarsi nell’implementare la prevenzione e richiede assistenza a tutte le vittime. Nel 2015 la Commissione europea si è proposta l’impegno nel quadriennio 2016-2019 di continuare nel lavoro di promozione della parità uomo-donna, in particolare in cinque aree: promuovere l’uguaglianza tra uomini e donne nel decision-making; ridurre le disparità di retribuzione e pensionistiche, combattendo quindi la povertà tra le donne; aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e la parità di indipendenza economica tra donne e uomini; combattere la violenza di genere, proteggere e supportare le vittime; promuovere l’uguaglianza di genere e diritti delle donne in tutto il mondo.

Infine, un’importante pietra miliare per la lotta alla violenza sulle donne è la Convenzione di Istanbul, un trattato internazionale che ha una valenza rivoluzionaria e come si legge in un articolo di Amnesty International, è necessaria perché “può salvare vite”. Come sempre accade nel diritto internazionale, anche i contenuti della Convenzione di Istanbul risultano vincolanti per gli Stati che l’hanno ratificata. La Convenzione introduce misure di protezione e supporto, come un numero adeguato di rifugi e centri antiviolenza, linee telefoniche gratuite, assistenza psicologica e medica per le vittime di violenza. Essa propone inoltre di rimuovere pregiudizi e stereotipi che spesso avanzano l’idea dell’inferiorità della donna rispetto all’uomo, come affermato in merito alle discriminazioni sulla base di etnia, razza, età, orientamento sessuale, identità di genere e religione.

2.2. Il Belgio adotta una legge storica contro il femminicidio

Nel mese di giugno del 2023, in Belgio è stata adottata una legge unica in Europa: #StopFéminicide. Sarah Schlitz, una delle promotrici, scrive su X (ex Twitter): “Una vittoria collettiva storica, frutto del duro lavoro della società civile, delle militanti femministe, dei parenti delle vittime, degli elettori progressisti…”. La legge prevede una serie di punti chiave: la definizione, nuove misure, nuovi diritti. Innanzitutto, viene proposta una distinzione tra i reati di femminicidio intimo (per esempio nei confronti di una moglie o una compagna), non intimo (uccisione perpetrata da una persona che non ha un legame stretto con la vittima), indiretto (a seguito di un aborto forzato o mutilazioni femminili) e di genere (nei confronti di una persona transgender).

In secondo luogo, prevede la raccolta di dati e statistiche sul fenomeno. È prevista la pubblicazione di un report annuale che definisce le statistiche relative ai femminicidi. Inoltre, verrà eseguita un’analisi dei casi di femminicidio per identificare eventuali carenze e identificare soluzioni adeguate. La legge introduce alcuni diritti: prevede che le donne vittime di violenza vengano accolte in luoghi adeguati ed ascoltate da un agente di polizia che sia adeguatamente formato ad affrontare la situazione. Inoltre, possono richiedere di far tradurre, nel caso in cui la vittima sia straniera, i punti chiave della loro testimonianza.

2.3. Spagna: un Paese all’avanguardia

La Spagna, Paese molto vicino al nostro dal punto di vista culturale e ideologico, potrebbe essere un modello da seguire, in quanto a partire dagli anni ’90 ha adottato misure fondamentali in questa lotta. In seguito ad un fatto di cronaca, il dibattito sulla questione della violenza di genere divenne più acceso: una donna di nome Ana Orantes denunciò pubblicamente le violenze da parte del marito e, per questo, venne uccisa. Questo avvenimento generò scalpore, portando all’introduzione di due leggi: Plan de acción contra la violencia doméstica nel 1998 e la Ley orgánica nel 2004. Con la prima è stato introdotto il delitto di violenza psicologica, esercitata con carattere abituale. Più recentemente è stata approvata la Ley del solo sì es sì, che introduce il reato di catcalling come delitto contro la dignità della persona.

La Spagna non si è fermata al sistema legislativo, ma ha proposto dei cambiamenti strutturali. Ha infatti istituito tribunali speciali, formando giudici sul tema e ha lavorato nelle scuole. Nel Paese ci sono 106 tribunali dedicati nello specifico alla violenza di genere, nei quali le donne ricevono supporto in diversi modi, ad esempio grazie alla presenza di uno sportello dove ottengono informazioni sugli aiuti a disposizione. Anche nelle scuole ci sono stati dei cambiamenti, cercando di sradicare il problema alla radice. Nei libri di testo compaiono più donne rispetto al passato e nelle scuole primarie e secondarie è stata introdotta una nuova disciplina “valori civici ed etici”, paragonabile ad educazione civica, ma con l’introduzione di temi come il femminismo, uguaglianza di genere e prevenzione contro la violenza machista. Infine, la Spagna è stato il primo Paese ad introdurre un sistema di contabilizzazione dei femminicidi, diventando un vero e proprio punto di riferimento.

3. Soluzioni possibili

Proporre soluzioni ad un problema strutturale come quello della violenza di genere non è semplice e soprattutto non può essere risolto da un giorno all’altro. Dunque, è necessario un cambiamento socioculturale che vada dall’ambito legislativo, alle scuole, ad una maggiore sicurezza nelle città. Infine, deve esserci un cambiamento non solo normativo ma che coinvolga tutta la società, portando le donne ad essere credute e non sminuite.

3.1. Nuove leggi finalizzate alla prevenzione

Avere un sistema legislativo che tuteli le donne è il primo passo per arginare il problema della violenza di genere. Nel mese di novembre dello scorso anno è stata approvata una nuova legge in Italia: il ddl Roccella. È una misura importante perché introduce una serie di norme per migliorare la prevenzione secondaria, puntando alla tutela delle donne che hanno già denunciato un partner violento. Tuttavia, non introduce particolari cambiamenti riguardanti la prevenzione primaria, cioè la fase che precede la denuncia.

In una notizia riportata dall'ANSA, si legge che ActionAid, organizzazione internazionale impegnata a sostegno dei diritti fondamentali, ha denunciato tramite la campagna Black FreeDay un dato preoccupante: nell'ultimo anno l'attuale governo ha ridotto i fondi per la prevenzione della violenza di genere del 70%. Da 17 milioni nel 2022 si è passati a soli 5 milioni per il 2023, andando anche contro la Convenzione di Istanbul, che tra i vari obiettivi si propone di aumentare il budget indirizzato alla prevenzione.

Bisognerebbe dunque investire nella prevenzione, soprattutto nella fase primaria, quando le donne vengono spesso sminuite, non ascoltate, non credute e i rischi che corrono vengono sottovalutati.

3.2. Introduzione dell'educazione sessuale nelle scuole

Un'altra iniziativa raccomandabile è l’inserimento di nuove discipline nelle scuole sulla scia del modello spagnolo, affinché possa esserci maggiore consapevolezza su tematiche fondamentali come femminismo e violenza di genere a partire dai più giovani. Nel dibattito italiano, l'introduzione dell'educazione sessuale nelle scuole è vista come un tabù e spesso ritenuta deleteria. È importante sottolineare che il nostro Paese è tra le poche nazioni europee a non disporre di programmi curricolari relativi ai temi citati in precedenza, al pari di Lituania, Bulgaria, Polonia, Romania e Cipro.

Nel resto dell'Europa vengono applicati approcci differenti. In Germania, ad esempio, questa disciplina è stata introdotta nei programmi scolastici a partire dagli anni ’70 e comprende più ambiti: la psicologia, la riproduzione, l’attività sessuale, sociologia, la vita di coppia, le gravidanze indesiderate, le complicazioni dell’aborto, la violenza sessuale e le malattie sessualmente trasmesse. Anche in Francia questa materia è stata inserita nei programmi scolastici negli anni ’70 e vengono dedicate al tema tra le 30 e le 40 ore. Nei Paesi scandinavi, come in Svezia, si affrontano queste tematiche a partire dai primi anni delle elementari, mentre in Finlandia viene distribuito ai quindicenni un kit che contiene materiale informativo e video educativi.

Il Ministro dell’Istruzione Valditara ha presentato una bozza di un eventuale piano che potrebbe essere inserito nelle scuole, nel quale si evidenziano delle carenze. La proposta prevede l’intervento da parte di influencer, attori e cantanti per coinvolgere gli studenti in maniera più efficace; i contenuti del progetto e le ore destinate sono piuttosto vaghi; il progetto prevede la presenza di un insegnante referente che crei dei gruppi di discussione. Infine, si prevede che il progetto venga svolto in orario extracurriculare e non è obbligatorio nelle scuole. Quindi, un altro punto chiave potrebbe essere la predisposizione di figure adeguatamente formate, che devono essere supportate da esperti esterni in più discipline, come psicologi, sessuologi ed altri professionisti. Riversare la responsabilità sui docenti che potrebbero non essere adeguatamente formati costituirebbe un errore. Inoltre, seguendo il modello di Francia, Germania e Spagna, sarebbe fondamentale rendere il progetto obbligatorio in tutte le scuole, così da sottolinearne l’importanza e la volontà da parte del governo di investire in un progetto così valido.

3.3. Città più accessibili e sicure per le donne

Le città sono state sempre progettate da uomini per gli uomini. Questo concetto viene espresso nel primo capitolo del libro “Invisibili” di Caroline Criado Perez, sottolineando l'idea che non si hanno abbastanza dati sulle necessità delle donne e quello che spesso viene a mancare è l'assenza di prospettiva, portando alla creazione di un sistema urbanistico che non tiene conto delle esigenze femminili.

È importante che le città diventino women friendly e che venga assicurata una certa sicurezza, soprattutto nelle ore notturne. Non è raro che le donne si sentano in pericolo sui mezzi pubblici o quando camminano in strada da sole. Infatti, come riportano i dati del rapporto Istat sul Benessere Equo e Sostenibile (Bes) del 2022, in Italia una donna su due ha paura a uscire da sola di sera. Una misura che potrebbe essere introdotta in Italia, seguendo la scia della Germania, è la creazione di parcheggi per le donne (Frauenparkplatz). Sono spazi speciali, ben illuminati e solitamente collocati vicino alle uscite dei parcheggi; ideati per evitare che le donne subiscano violenze. Sarebbe fondamentale anche incrementare la sorveglianza sui mezzi pubblici, nelle stazioni dei treni e degli autobus. Un'ulteriore soluzione potrebbe essere incrementare il numero di panchine negli spazi pubblici, che porterebbero un maggior affollamento nelle strade e, di conseguenza, contribuirebbe a far sentire le donne più al sicuro.

In Spagna, nella città di Barcellona è presente un’organizzazione di donne professioniste (architetti, sociologhe, urbaniste) dal nome Col·lectiu Punt 6. Il loro obiettivo è ricostruire e rimodellare la città affinché le donne si sentano al sicuro. Sara Ortiz, uno dei membri del gruppo sottolinea l’importanza della visibilità e della trasparenza, in modo che dall’interno di un edificio si possa vedere all’esterno e viceversa. Sarebbe una proposta interessante, considerando il fatto che spesso la violenza accade a porte chiuse. Le città sono piene di angoli scuri ed ostacoli che coprono la visuale, questi spazi spesso si traducono in rifugi ottimali per potenziali aggressori. Viene proposto ad esempio il riposizionamento dei grandi contenitori di riciclaggio e rifiuti, aree di parcheggio. Inoltre, la vegetazione non dovrebbe essere più alta di un metro in modo da vedere oltre e gli alberi non dovrebbero bloccare la luce dei lampioni. Infine, un aspetto chiave sottolineato da Ortiz è il modo in cui le donne vengono rappresentate per strada. L’organizzazione si è battuta per intitolare le strade con nomi di donne e incoraggiare la presenza di murales e opere femministe, ricordando il contributo delle donne.

3.4. Creazione di un sistema di raccolta dati

Un ulteriore aspetto che dovrebbe essere considerato è la mancanza di dati aggiornati sui numeri della violenza sulle donne. Il seguente aspetto è stato sottolineato in un report proposto dal MIIR (Mediterranean Institute for Investigative Reporting) che insieme ad una serie di testate giornalistiche facenti parte dello European Data Journalism Network (EDJNet) come Deutsche Welle, El Confidencial, Civio, OBCT, hanno cercato di redigere una mappa aggiornata relativa ai dati sulla violenza di genere in Europa negli anni 2020-2021. Nello studio viene sottolineato che esiste un vero e proprio buco nero di dati in quanto l’Unione Europea non ha più pubblicato dati ufficiali dopo il 2018. Nel 2020 è stato lanciato un nuovo studio dall’European Institute for Gender Equality (EIGE) che si propone di raccogliere dati e fare ricerche sul tema, ma i dati verranno pubblicati solo nel 2024. Questo significa che per tutti questi anni l’Europa non avrà dei dati in merito, contribuendo alla presenza di lacune e mancanze che possono essere un limite per le politiche pubbliche.

Il report del MIIR non è l’unico caso a segnalare la gravità della mancanza di dati. Viene infatti sottolineato anche in un articolo pubblicato sul sito web di D.i.R.e – Donne in Rete contro la violenza, associazione italiana che opera a livello nazionale, gestendo 106 Centri antiviolenza e più di 60 Case rifugio. Si parla della discrepanza tra l’aspetto legislativo e l’applicazione nella realtà: in vari leggi e documenti si sottolinea l’importanza e la necessità di creare un sistema di raccolta di dati amministrativi, tuttavia questo non trova un riscontro nella realtà. Ad esempio, l’ISTAT ha realizzato un report “Rilevazioni sui centri antiviolenza, sulle case rifugio e sulla loro utenza” che si basa soprattutto sulle informazioni provenienti dai centri antiviolenza, ma nell’articolo viene messo in luce che i centri non dispongono di risorse sufficienti dal punto di vista umano e finanziario per sostenere il carico di lavoro.

In conclusione, si dovrebbe intervenire per mettere fine alla mancanza di dati, monitorando con maggiore costanza, e dovrebbe essere destinata ai centri antiviolenza una maggiore quantità di risorse economiche.

4. Conclusione

In tutti i Paesi dell'Unione ci si trova ad affrontare il problema della violenza di genere. Relativamente all'Italia, soprattutto dopo l'uccisione di Giulia Cecchettin, si è acceso un lungo dibattito, evidenziando che c'è ancora molta strada da fare per arginare il problema. Con la presente pubblicazione si intende sottolineare le fragilità del nostro Paese e proporre una serie di iniziative che contribuirebbero ad una società più equa e sicura per le donne.

È stato evidenziato che nel periodo della pandemia è incrementato il numero di richieste di aiuto e di donne che hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza. Inoltre, nella stragrande maggioranza dei casi, il carnefice nei confronti della vittima è proprio un partner o ex partner. In seguito, sono state indicate le leggi implementate dall’Unione per la tutela e la protezione delle donne e sono state illustrate delle misure introdotte in Belgio e in Spagna.

Il presente policy si proponeva di proporre soluzioni concrete al fine di arginare il problema della violenza di genere in Italia. Sono state suggerite diverse proposte: innanzitutto l’introduzione di leggi che tutelino le donne soprattutto nella fase precedente alla denuncia, in modo tale che siano incentivate a farlo. In secondo luogo, seguendo l’esempio di altri Paesi europei, introdurre l’educazione sessuale nelle scuole come nuova disciplina sarebbe una misura ottimale per educare ogni singolo individuo sin dalla tenera età. Riprogettare le nostre città costituirebbe un elemento chiave per far sì che le donne si sentano al sicuro. Infine, creare un sistema di raccolta dati aggiornato aiuterebbe anche nell’implementazione di politiche pubbliche.

Bibliografia e sitografia

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