Il 9 settembre si è tenuta a Bruxelles la presentazione del rapporto “The future of European competitiveness” con cui l’ex premier Mario Draghi ha esposto i risultati della sua analisi sulla competitività dell’Unione Europea. Nel documento di oltre 400 pagine si dedica ampio spazio a politiche economiche comuni che possano massimizzare gli sforzi collettivi di tutti i Paesi con il fine ultimo di aumentare la competitività della Ue sul mercato globale. Uno dei pilastri di questa visione è il processo di decarbonizzazione, fondamentale per garantire l’indipendenza dai Paesi ricchi di petrolio e gas naturale, per ridurre i costi dell’energia e per incrementare il potenziale economico del tessuto industriale europeo. La soluzione offerta nel “rapporto Draghi” richiede un massiccio stanziamento di fondi pubblici e privati da investire in fonti energetiche pulite come le rinnovabili, il nucleare, l’idrogeno e la bioenergia nonché una necessaria accelerazione degli iter di autorizzazione per le nuove installazioni.
Focus Italia
Secondo i dati raccolti dalla IEA (International Energy Agency), agenzia internazionale che si occupa periodicamente di eseguire un’analisi dello status energetico nazionale, in Italia più della metà dell’energia immessa nella rete è prodotta da fonti non rinnovabili. L’agenzia stimava infatti che nel 2022 l’Italia fosse costretta a importare circa l’80% della fornitura totale di energia, collocandosi al terzo posto tra i Paesi europei più dipendenti dalla produzione estera. Negli ultimi anni, però, la situazione è mutata profondamente. Nel 2023, infatti, la produzione energetica da fonti rinnovabili ha raggiunto il 40% del consumo totale annuo permettendo così al Bel Paese di ridurre la dipendenza dalle importazioni e sfruttare maggiormente la produzione interna di energia a basso costo.Nel “rapporto Draghi” si fa menzione anche dell’impiego di energia atomica che potrebbe essere fondamentale nel processo di transizione verso la neutralità climatica. In Italia, la produzione di energia atomica è stata totalmente interrotta in seguito alla scelta manifestata dai cittadini con il referendum abrogativo del 1987 e successivamente riconfermata con un secondo referendum nel 2011.
Negli ultimi anni, però, l’orientamento dell’opinione pubblica sul tema sta mutando, tanto che una recente indagine condotta da SWG ha rivelato che oltre la metà della popolazione italiana sarebbe favorevole al reinserimento nel Paese del nucleare di ultima generazione.
In tale direzione si stanno muovendo le Istituzioni, che hanno già nominato un gruppo di esperti con il compito di valutare il quadro legislativo e avviato un’indagine sulla questione presso la Commissione Ambiente e la Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo della Camera.
Il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (Pniec), presentato congiuntamente dal Ministero dello Sviluppo Economico, dal Ministero dell’Ambiente e dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha prospettato di arrivare a produrre l’11% del fabbisogno nazionale con tecnologia nucleare entro il 2050.
Gli small modular reactor (SMR)
Il possibile ritorno dell’energia atomica in Italia potrebbe arrivare con l’avveniristica tecnologia degli small modular reactor. Si tratta di reattori di piccole dimensioni che, sfruttando la fissione nucleare, sono in grado di soddisfare il fabbisogno energetico locale. I reattori sono progettati per essere prodotti in modo seriale e il loro impiego è altamente flessibile per via delle ridotte dimensioni. Essi, infatti, sono costruiti e assemblati negli stabilimenti e successivamente trasportati e installati nei luoghi prescelti, riducendo così i costi e il tempo necessari alla produzione. Per via della loro duttilità, possono essere impiegati vicino a impianti già operativi in modo da supportare il fabbisogno locale e la produzione energetica da fonti rinnovabili incostanti.
I mini reattori offrono vantaggi anche dal punto di vista ambientale. L’energia nucleare, infatti, potrebbe essere un alleato fondamentale nell’ ottica di una transizione verde e nella lotta contro le emissioni. Se nelle centrali nucleari ordinarie il materiale nucleare dev’essere cambiato ogni 3-7 anni, negli SMR il ciclo del combustibile arriva a toccare i 25 anni di attività.
Inoltre, questa nuova tecnologia presenta dei sistemi di sicurezza passivi che, a differenza delle centrali tradizionali, non necessitano di azioni dell’uomo. In caso di malfunzionamento, infatti, i reattori sono in grado di spegnersi autonomamente e i circuiti chiusi di raffreddamento a convezione naturale e gravità riescono a mantenere sotto controllo la temperatura non necessitando di azioni manuali né di apporto idrico esterno.
La rete dell’energia nucleare
Nella lotta per la sovranità energetica con Stati Uniti e Cina, l’Unione europea parte in una condizione di svantaggio. Sebbene la ricerca per l’energia atomica nel nostro continente sia in molti Paesi all’avanguardia, l’Unione europea paga le conseguenze di una moltitudine di Stati che non agiscono congiuntamente. La Commissione europea, per ovviare a questo problema, ha promosso un’alleanza che conta 286 componenti con il fine ultimo di costituire una rete che possa dare un impulso al settore industriale della tecnologia atomica e in particolar modo alla tecnologia dei mini reattori nucleari modulari.,
Fanno già parte di questa rete colossi mondiali come Google e Microsoft, in rappresentanza del settore digitale, e Siemens che si colloca tra i leader industriali globali. Sono presenti inoltre 39 realtà italiane, come Eni ed Enel, oltre ad Ansaldo Nucleare, che è impegnata già nello sviluppo di alcuni modelli di SMR, la startup Newcleo, che è stata fondata dal fisico Stefano Buono, la società pubblica Agenzia industrie difesa, che cura la produzione di strumenti militari, e società come Fincantieri e Rina, che sono interessate nell’applicazione in ambito marittimo dei mini reattori.
L’Italia, dopo quasi quarant’anni dall’abbandono del nucleare, sta rispondendo alla chiamata europea per unire ricerca, mezzi produttivi e cooperazione per uno sviluppo comune di nuove tecnologie energetiche. Tuttavia, nonostante gli apparenti benefici di questa tecnologia, sarà fondamentale affrontare le sfide legate alla sicurezza, al consenso pubblico e alla regolamentazione per rendere questo progetto una realtà sostenibile per l’Italia e per l’Europa.
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L'Autore
Jacopo Biagi
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