A cura di Chiara Merlin, Vice Direttrice di Mondo Internazionale Post
Tra i corridoi dell’imponente palazzo delle Nazioni Unite a Circo Massimo, sede internazionale della Food and Agriculture Organization (FAO), l’agenzia delle UN con una missione speciale su Cibo e Agricoltura, si respira una ventata d’aria fresca. Nei giorni del World Food Forum, per una settimana, migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo si riuniscono in queste stanze, solitamente occupate da ambasciatori e diplomatici, per diventare protagonisti delle discussioni sul futuro dei loro Paesi e dei loro abitanti, concentrando il dibattito sul diritto al cibo e su un'agricoltura rispettosa delle culture, delle diversità e delle necessità di ogni Stato.
Il World Food Forum giunge alla sua sesta edizione: una piattaforma globale e dinamica per la trasformazione dei sistemi agroalimentari che sfrutta tre motori principali: l'energia dei giovani, la scienza e l'innovazione, e gli investimenti.
La cerimonia d’apertura, inaugurata con un'esibizione artistica di un gruppo colombiano, ha dato il via a questo forum di alto livello, accompagnato nei suoi side events da negoziazioni a porte chiuse tra i rappresentanti nazionali della FAO. Il moderatore David Gills ha sottolineato come l'evento sia uno spazio pensato per connettere idee e promuovere un dialogo globale volto a trovare soluzioni applicabili sul territorio. Il motto di quest’anno è “Innovate today, nourish tomorrow”, uno slogan che evidenzia come la priorità della FAO sia quella di innovare a livello tecnologico. L’innovazione, però, non si limita solo alle nuove tecnologie, ma abbraccia anche nuovi modi di lavorare insieme, unendo scienza e conoscenza.
In un momento di profonda crisi per le Nazioni Unite a causa di molteplici fattori, il WFF fa dimenticare per un attimo la complessità e le difficoltà di coniugare le diverse vedute di un sistema multilaterale come quello dell'ONU.
Il Direttore Generale della FAO, Qu Dongyu, ha aperto gli interventi istituzionali ricordando un traguardo importante: la decisione, presa sei anni fa, di coinvolgere attivamente i giovani nel dibattito, dando vita a uno dei movimenti giovanili più grandi al mondo. Secondo il direttore, le sfide attuali richiedono azioni concrete e investimenti mirati, specialmente nelle persone, vedendo nei giovani e nelle donne i leader e gli investitori del futuro. Le tecnologie saranno decisive per far sì che il sistema agroalimentare possa veramente nutrire il pianeta. Qu Dongyu ha poi evidenziato l'importanza di diverse iniziative create per trasformare i dati in politiche attive, citando il Rome Water Dialogue, il Global Hub dedicato ai popoli indigeni e le varie piattaforme regionali del WFF.
Non è mancato l’intervento della Presidente del Consiglio Italiano, Giorgia Meloni, tramite videomessaggio. Pur notando che la fame nel mondo è globalmente diminuita, ha ricordato che 645 milioni di persone ne soffrono ancora, con una concentrazione allarmante in Africa. Il problema non è la mancanza di terra coltivabile, ha affermato la Presidente, ma l'assenza degli strumenti per farla fruttare, una situazione oggi esasperata da conflitti e cambiamenti climatici. Ribadendo l'impegno dell'Italia, che a Roma ospita le tre agenzie ONU del polo agroalimentare, Meloni ha citato il Piano Mattei come strumento per rafforzare le filiere locali e modernizzare l'agricoltura. La vera sicurezza alimentare, ha spiegato, si raggiunge solo garantendo a ogni popolo l'autosufficienza e la capacità di sviluppare il proprio sistema senza dover abbandonare la propria terra.
Su questa stessa linea si è inserito il Re del Lesotho, Letsie III, il quale ha ricordato che le decisioni e gli investimenti di oggi plasmeranno i sistemi alimentari delle generazioni future. L'innovazione, ha spiegato il sovrano, deve saper unire le nuove tecnologie alla conoscenza tradizionale. Ha lanciato un forte appello per un passaggio da interventi frammentati a investimenti strutturali e preventivi, come i sistemi di allerta precoce e le infrastrutture di irrigazione, per anticipare le crisi anziché subirle. Ha inoltre sottolineato l'urgenza di rendere l'agricoltura un settore moderno e redditizio per i giovani, garantendo al contempo l'accesso a una nutrizione sicura e diversificata, nel rispetto di un clima sempre più instabile.
Il Presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdoğan, ha invece portato l'attenzione sul tema dello spreco, definendo l'accesso al cibo un elemento fondamentale per la sicurezza nazionale e la pace globale. Ha ricordato che nel mondo si perdono 1,5 miliardi di tonnellate di cibo e che il 60% dello spreco avviene a livello domestico. Presentando campagne di successo del suo Paese come "Conserva la tua tavola, proteggi il tuo cibo" e il movimento "Zero Waste", Erdoğan ha annunciato che la Turchia condividerà queste buone pratiche alla prossima COP31, cogliendo l'occasione per annunciare la candidatura di Mehdi Eker a Direttore Generale dell'Organizzazione.
A rappresentare le sfide del continente africano è intervenuto il Presidente dell'Angola, João Manuel Gonçalves Lourenço, che ha evidenziato un tragico paradosso contemporaneo: vivere in un mondo di grande abbondanza che tuttavia non riesce a debellare la malnutrizione. L'Africa possiede le risorse naturali per diventare il "granaio del mondo", ma è frenata da conflitti, clima e carenze strutturali. Per sbloccare questo potenziale servono capitali, motivo per cui l'Angola ha avviato un massiccio programma da 4,2 miliardi di dollari per potenziare le infrastrutture idriche e agricole, auspicando un'azione internazionale congiunta e libera da logiche di dominio.
Un messaggio di forte speranza è arrivato dal Presidente della Repubblica Dominicana, Luis Abinader. Celebrare l'uscita del suo Paese dalla mappa della fame della FAO è stato lo spunto per ringraziare i veri eroi di questo traguardo: “le famiglie e i piccoli agricoltori che si svegliano prima dell'alba”. Abinader ha spiegato che la loro strategia "Fame Zero" si è basata su due pilastri: l'aumento della disponibilità di cibo, cresciuta di oltre il 120% negli ultimi vent'anni grazie al supporto tecnologico e finanziario, e il cruciale miglioramento dei redditi delle famiglie, essenziale per permettere l'accesso ai beni alimentari. Nonostante oggi il mondo abbia una capacità produttiva enorme, 100 milioni di esseri umani soffrono ancora, ma, come ha ricordato il Presidente, “non esiste indicatore economico migliore di una famiglia che può guardare al proprio futuro senza paura”.
Il Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Díaz-Canel, ha sottolineato come garantire il diritto umano al cibo rappresenti oggi una delle sfide più ardue a livello globale, aggravata in modo preoccupante dai conflitti e dal cambiamento climatico. Per il governo cubano, le politiche pubbliche a tutela di questo diritto non sono percepite solo come una priorità tecnica, ma come una profonda responsabilità etica e politica. Durante il suo intervento, ha denunciato il blocco finanziario imposto dagli Stati Uniti, che limita severamente l'accesso ai mercati tecnologici e ai finanziamenti, affiancato da un blocco energetico che complica enormemente la vita quotidiana dei cittadini e penalizza i processi di produzione e distribuzione alimentare. Nonostante queste condizioni estremamente avverse, il Presidente ha ribadito che Cuba vede in questa situazione un'opportunità per trasformare e rafforzare il proprio settore alimentare, puntando sullo sviluppo e sulla transizione energetica dei sistemi locali. Ha inoltre evidenziato l'importanza dell'iniziativa per gli investimenti Hand-in-Hand, che attraverso l'uso di modelli geospaziali avanzati accelera la trasformazione agroalimentare.
A seguire, la Presidente della Repubblica del Perù, Keiko Fujimori, ha offerto una riflessione toccante, ricordando che la fame non è semplicemente un'assenza di cibo, ma una grave assenza di opportunità. Dietro ogni famiglia che non ha accesso a un'alimentazione sana, ha affermato, “c'è la storia di un agricoltore che non riesce a produrre a sufficienza e di un giovane che non vede prospettive per il proprio futuro”. Questo scenario impone alla comunità internazionale di interrogarsi sul reale significato della parola "progresso". Sebbene il mondo abbia fatto passi avanti, la vera sicurezza alimentare richiede la protezione rigorosa dei cicli naturali. Il Perù vuole essere protagonista in queste trasformazioni, soprattutto in un momento storico critico in cui il Paese deve fronteggiare l'impatto de "El Niño", un fenomeno climatico che minaccia le infrastrutture produttive e la sopravvivenza di migliaia di famiglie. Per questo motivo, il governo peruviano ha fatto della prevenzione e della protezione immediata delle famiglie in situazioni di emergenza la propria massima priorità.
Per il Venezuela è intervenuta la presidente ad interim, Delcy Rodríguez, definendo l'alimentazione un diritto inalienabile, cardine per la dignità e lo sviluppo integrale della persona. La vera sfida, ha spiegato, non consiste nel produrre di più, ma nel produrre meglio: occorre proteggere risorse vitali come il suolo e l'acqua e costruire sistemi agroalimentari in grado di resistere alla crisi climatica, assicurandosi che le soluzioni tecnologiche e finanziarie arrivino direttamente a chi coltiva la terra. Annunciando il "Plan Venezuela Alimenta", ha anticipato l'introduzione di una nuova legge dedicata all'economia locale, pensata per integrare la produzione comunitaria con la grande industria agroalimentare verso l'obiettivo "Fame Zero". Rodríguez ha condiviso anche dati incoraggianti sul recupero industriale del Paese (salito dal 66% del 2021 al 78% atteso per il 2025), precisando però che i miglioramenti macroeconomici devono tradursi in un innalzamento reale della qualità della vita attraverso forti reti di protezione sociale. Il Venezuela non è arrivato alla FAO solo per raccontare la propria resilienza in mezzo a enormi avversità, ma per proporre soluzioni concrete, con la ferma aspirazione di debellare la fame ben prima del 2030, ricordando al mondo che "la fame non è un destino inevitabile."
Il Primo Ministro dell'Irlanda, Micheál Martin, ha condiviso l'esperienza di successo del suo Paese, capace di trasformare radicalmente il proprio sistema agroalimentare attraverso massicci investimenti nell'istruzione, nell'innovazione e nella scienza, pur mantenendo un profondo rispetto per la conoscenza tradizionale. Ad esempio, i ricercatori irlandesi stanno sviluppando strumenti digitali avanzati pensati appositamente per supportare il lavoro quotidiano degli agricoltori. Questo impegno politico interno si traduce in partnership globali di grande respiro: all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l'Irlanda ha lanciato un programma quadriennale da 96 milioni di euro in collaborazione con OMS e UNICEF per combattere il deperimento infantile, impegnandosi a investire complessivamente un miliardo di euro entro il 2029 per la nutrizione dei bambini. Parlando anche nell'ottica della Presidenza del Consiglio dell'Unione Europea, il Primo Ministro ha ribadito l'approccio incentrato su ricerca e innovazione in campo agricolo, concludendo il suo intervento con un forte e chiaro appello alla coesione internazionale: "Non c'è forza senza unità".
La Vicepresidente della Repubblica dell'Ecuador, María José Pinto, ha portato la testimonianza di uno dei Paesi più biodiversi del pianeta, i cui prodotti alimentari raggiungono oggi le tavole di tutto il mondo. La visione che l'Ecuador sta costruendo si basa sull'innovazione e sul riconoscimento dell'agricoltura e della pesca come i più grandi motori di sviluppo nazionale. L'obiettivo, ha spiegato, non deve essere solo quello di produrre per il mercato globale, ma di utilizzare questa forza per trasformare concretamente la vita delle persone. “Il miglior investimento che un Paese possa fare è quello nella sua prima infanzia, e il vero successo di una nazione che nutre il mondo si misura, prima di tutto, dalla qualità del cibo che riesce a portare sulle tavole dei propri cittadini.”
Dopo la cerimonia d’apertura, i corridoi della sede FAO non si riempiono solo di persone in movimento pronte per andare al prossimo evento, ma di culture, idee, pensieri e interconnessioni che creano il vero spirito del Forum. È proprio da questo incrocio di esperienze e bagagli culturali che non solo si progetta l’innovazione di domani, ma si prendono le decisioni che modelleranno il futuro delle giovani generazioni.
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L'Autore
Chiara Merlin
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