A cura di Chiara Merlin, Vice Direttrice di Mondo Internazionale Post
Oggi assistiamo a scenari securitari profondamente critici: dalle proteste nazionali ed europee degli ultimi giorni, alla guerra in Ucraina e alla crisi del Golfo, fino ad arrivare al Nord Africa, nostro "vicino di mare". Talvolta, comprendere le crisi che affliggono questi Paesi risulta complesso a causa della mancanza di fonti oggettive e per la dilagante diffusione di fake news e disinformazione. Risulta cruciale, dunque, rafforzare gli strumenti e le istituzioni che possano aiutare i cittadini e i decisori politici a comprendere al meglio questi scenari.
Questa è la missione del neonato Atlantic Council - North Africa Program a Roma, una succursale del prestigioso think tank statunitense, focalizzata sulle dinamiche del Nord Africa e del Sahel. Il 19 ottobre 2026, si è tenuto uno dei primi eventi dell'Atlantic Council nella Capitale, ospitato presso la sede del Centro Studi Americani, istituzione che accompagnerà la missione durante il suo percorso.
L’evento, intitolato "From the Red Sea to the Atlantic: Transatlantic Policy and the Greater North African Security Complex", ha posto l'accento sull’importanza della missione del think tank e sull'ambizione del centro di guidare e plasmare il dibattito internazionale attraverso questa nuova sede romana.
Il significato e la genesi dell'iniziativa si basano sulla convinzione che Roma possa diventare un punto di raccordo indispensabile tra le due sponde dell'Atlantico e quella meridionale del Mediterraneo. L'obiettivo è cercare di invertire una rotta, considerando come il soft power di cui gli americani hanno sempre goduto presso gli europei stia diminuendo. Il rapporto, tuttavia, deve essere bidirezionale: l'intento è rafforzare le relazioni affinché sia anche l'Italia a dare qualcosa all'America, supportandola nell'affrontare le sfide in Medio Oriente e Nord Africa. Esiste, infatti, un pericoloso cortocircuito in atto: l'Italia è in prima linea, ma senza gli americani non può fare tutto quello che dovrebbe, mentre gli americani, dal canto loro, non fanno quello che dovrebbero. Un cortocircuito che sta facendo perdere la Libia a entrambi. Il ruolo dell'iniziativa è chiaro: non limitarsi alla diplomazia di facciata, ma proporre idee, lavorare con chi prende le decisioni e spiegare che esistono strade diverse.
Il cuore del dibattito si è poi concentrato sulle dinamiche di sicurezza, sottolineando l'assoluta necessità di guardare al Nord Africa in modo olistico, tenendo presenti le sue strette connessioni con il Sahel, il Corno d'Africa e i Paesi del Golfo. Nonostante a livello burocratico si tenda a separare questi dossier (Maghreb, Golfo e Mashreq separati dal Sahel), l'instabilità e i recenti colpi di stato nella fascia saheliana sono intimamente legati alle dinamiche maghrebine.
In questa regione, Marocco e Algeria giocano un ruolo chiave di grande competizione: Il Marocco punta fortemente sulla connettività economica attraverso l'Iniziativa Atlantica, offrendo ai Paesi del Sahel uno sbocco commerciale sull'oceano. Una strategia che si intreccia profondamente con il delicato e irrisolto dossier del Sahara Occidentale. L’Algeria, dal canto suo, cerca di esercitare un'influenza sempre maggiore per evitare l'isolamento regionale.
A complicare il quadro è l'interferenza delle potenze del Golfo, in particolare Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (EAU); non a caso, di recente l'Algeria ha interrotto le relazioni diplomatiche proprio con il governo di Abu Dhabi. È stata inoltre tracciata la continuità di crisi che va dal Fezzan libico fino al Sudan, evidenziando il ruolo di attori come Turchia ed Egitto. Il Cairo, in particolare, è cruciale per le questioni legate alla sicurezza regionale e al controllo delle acque del Nilo, come testimoniato dal recente vertice quadrilaterale ospitato dal presidente Al-Sisi con i leader di Eritrea, Somalia e Sudan.
A completare lo scacchiere vi è la presenza di attori esterni: se gli Stati Uniti mantengono un ruolo fondamentale (pienamente supportato dall'Italia) in teatri come Libia, Sudan e Sahara Occidentale, potenze come Russia e Cina stanno consolidando la loro impronta principalmente commerciale ed economica.
Il panel di discussione ha esplorato in profondità le radici di queste tensioni. È stata richiamata l'attenzione sulla situazione in Siria e Afghanistan, dove l'attività di certi gruppi estremisti si trova in una condizione di "inconcepibile" silenzio internazionale. Si è analizzata la profonda trasformazione e crescita delle capacità militari turche, discutendo inoltre le perduranti scosse d'assestamento derivanti dall'accordo sul nucleare iraniano dell'era Obama.
A chiudere l'analisi regionale è stata l'osservazione di come la sicurezza nazionale sia diventata l'elemento cardine che definisce la competizione maghrebina. Dal 2020 – con il riconoscimento della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale tramite i Patti di Abramo – l'equilibrio regionale si è deteriorato. Il Marocco ha solidificato una storica alleanza con Israele (da cui proviene circa l'11% delle armi di Rabat), abbracciando la componente ebraica come parte del proprio patrimonio identitario, e ha recentemente rafforzato i propri legami anche con la Francia.
Sentendosi accerchiata, l'Algeria di Taboune ha riportato al centro il tema del Sahara Occidentale, accusando il Marocco di aver violato il compromesso del 1998 e aumentando vertiginosamente le proprie spese militari. Algeri accusa gli EAU di cercare di isolarla, appoggiandosi di contro alla Tunisia e cercando sponde in nazioni come Spagna, Italia e Stati Uniti. La rivalità si sta oggi scaricando sul Sahel, dove il Marocco usa abilmente il proprio soft power (diplomazia, commercio, religione e partnership militari) approfittando della rottura dei rapporti diplomatici tra Mali, Burkina Faso, Niger e l'Algeria. Questa visione concorrenziale, fortemente intrisa di nazionalismo e sovranismo, spinge i due Paesi a perseguire i propri interessi di confine a netto discapito della cooperazione e dello sviluppo regionale.
È proprio grazie a iniziative di questo spessore e all'istituzione dell'Atlantic Council North Africa Program a Roma che istituzioni, studiosi e cittadini hanno ancora una volta la preziosa opportunità di dialogare, confrontarsi e decodificare al meglio i complessi equilibri geopolitici della nostra regione mediterranea
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L'Autore
Chiara Merlin
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