A cura di Chiara Merlin, Vice Direttrice di Mondo Internazionale Post
Ogni giorno sui nostri smartphone leggiamo notizie, scrolliamo pareri e mettiamo like a milioni di contenuti. Spesso,però, non ci rendiamo conto che quello che vediamo non è del tutto reale: può essere manipolato, gestito in modo tale da cambiare la nostra opinione su un tema o un argomento. È proprio questo l’obiettivo della guerra cognitiva: manipolare le menti di chi legge una notizia o osserva un fatto per plasmarne la percezione a proprio piacimento. Su questo tema si è tenuto un intero panel a cura del Festival della Diplomazia presso la LUISS, prestigiosa università con sede nella Capitale,che vanta al suo interno menti brillanti e docenti di altissimo livello.
Il panel, denominato The Cognitive Battlefield: Information, Power and the Limits of the EU Regulations e introdotto come un'occasione di dialogo tra decisori, ricercatori e società civile, ha offerto un'analisi profonda e sfaccettata sulle sfide legate all'integrità dell'ecosistema informativo contemporaneo. Il dibattito si è aperto con l'intervento di Camille Grenier, direttore esecutivo del Forum on Information and Democracy, il quale ha evidenziato come la discussione pubblica debba evolversi oltre il generico e ormai obsoleto concetto di "fake news". È necessario, infatti, distinguere chiaramente tra "misinformazione", ovvero la condivisione involontaria di contenuti falsi, e "disinformazione", che implica invece la precisa intenzione di recare danno. Grenier ha sottolineato che non si può governare l'informazione concentrandosi unicamente sui singoli contenuti; bisogna piuttosto guardare all'ecosistema informativo nel suo complesso, analizzandone l'architettura, la governance delle piattaforme, il mercato pubblicitario e l'impatto dell'intelligenza artificiale. L'integrità dell'informazione è ormai una questione di sicurezza nazionale e di stabilità economica e climatica.
Questa dimensione di minaccia alla sicurezza nazionale è stata approfondita dal Colonnello Marco Ferrara, comandante del 28° Reggimento "Pavia", l'unità dell'Esercito Italiano specializzata in comunicazioni operative e operazioni psicologiche. Il Colonnello ha spiegato come la "guerra cognitiva" rappresenti oggi il cuore dei conflitti ibridi, una tipologia di guerra in cui il cervello umano, le emozioni e le opinioni della popolazione civile sono contemporaneamente il bersaglio e l'arma. In questo scenario, i confini tra tempo di pace e tempo di guerra svaniscono. Le democrazie occidentali, fondate sulla libertà di espressione e sulla coesione sociale, si scoprono essere dei "soft target", bersagli facili per avversari che sfruttano proprio queste libertà per infiltrarsi e polarizzare il dibattito. Per difendersi e costruire una "superiorità cognitiva", l'Esercito lavora sulla resilienza interna attraverso tre approcci fondamentali: il "pre-bunking", che funziona come un vaccino psicologico per insegnare a riconoscere le tecniche di manipolazione prima che colpiscano; il classico "fact-checking", che purtroppo sconta il limite di arrivare spesso troppo tardi e di generare talvolta un effetto paradosso di rifiuto; e infine la comunicazione strategica di "contro-narrazione", che mira a offrire una visione alternativa solida e persuasiva.
La vulnerabilità delle nostre società è stata al centro anche della riflessione del Professor Maurizio Mensi, Docente di diritto dell’informazione e della comunicazione LUISS, che ha paragonato l'opinione pubblica a una vera e propria infrastruttura critica. Se semiconduttori, droni e reti elettriche sono l'hardware della sicurezza nazionale, l'opinione pubblica ne rappresenta il software. Il paradosso attuale è che questa infrastruttura democratica vitale si poggia quasi interamente su piattaforme digitali private. Mensi ha chiarito che il diritto non può e non deve stabilire cosa sia la verità o porsi come censore, ma ha il dovere di regolamentare l'infrastruttura,ovvero i sistemi di raccomandazione algoritmica e i flussi pubblicitari. Ha lodato l'architettura giuridica messa in campo dall'Unione Europea, un sistema a strati che comprende il Digital Services Act, l'AI Act (che vieta le manipolazioni subliminali generate dall'intelligenza artificiale) e lo European Media Freedom Act. Tuttavia, ha evidenziato come la sfida sia prettamente geopolitica: le grandi piattaforme risiedono in altre giurisdizioni e definire il confine legale tra una legittima campagna di persuasione e un'ingerenza coercitiva straniera è un'operazione estremamente complessa che richiede un enorme sforzo di intelligence e trasparenza.
A spiegare il motivo per cui la disinformazione attecchisce così facilmente è intervenuto il Professor Luigi Di Gregorio, scienziato politico ed esperto di comunicazione, portando l'attenzione sulle dinamiche neurobiologiche del nostro cervello. Citando gli studi di Daniel Kahneman, ha ricordato che noi processiamo le informazioni attraverso due sistemi:il Sistema 1, veloce, emotivo e automatico, e il Sistema 2, razionale, lento e faticoso. I social media e l'attuale ecosistema digitale sono costruiti per dialogare quasi esclusivamente con il Sistema 1. A causa di bias cognitivi molto radicati, come il bias di conferma, le persone tendono a cercare e credere solo alle informazioni che rafforzano le loro convinzioni preesistenti, ignorando le smentite.
I relatori hanno concordato sul fatto che la censura o il blocco delle piattaforme rappresentino una trappola autoritaria e un pessimo esempio globale; la strada maestra resta quella di far rispettare rigorosamente le regole dell'infrastruttura europea per garantire un ambiente sicuro.
Il Colonnello Ferrara ha chiuso ricordando la profonda asimmetria che affrontiamo oggi: mentre le democrazie occidentali mantengono i propri spazi aperti e plurali, i regimi autoritari chiudono ermeticamente il proprio ecosistema informativo interno, sfruttando al contempo la nostra apertura per condurre operazioni di manipolazione aggressive.
La vera difesa, in definitiva, risiede nello sviluppo del pensiero critico dei cittadini e in una comunicazione democratica capace di essere non solo vera, ma anche persuasiva.
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L'Autore
Chiara Merlin
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