Con il via libera della Commissione Europea sulla valutazione dei criteri fondamentali, Tirana compie un grande passo in avanti verso l’adesione all'Unione.
Nell'ambito del processo di integrazione, una volta che un Paese ha presentato domanda e ottenuto lo status di "candidato", avvia i negoziati politici su 33 capitoli raggruppati in blocchi. Tutti i dossier devono essere prima aperti e poi chiusi: solo allora lo Stato richiedente potrà diventare un membro effettivo dell'UE.
L’obiettivo per Tirana è quello di chiudere i capitoli negoziali entro la fine del 2027, per poter accedere all'Unione entro il 2030. Per rispettare questa tabella di marcia, il governo albanese ha impresso un'accelerazione senza precedenti all'iter legislativo, con l'obiettivo di approvare circa 700 riforme in tempi record. «Non ci faremo scoraggiare da nulla, faremo tutto il necessario per entrare», ha dichiarato il primo ministro albanese Edi Rama.
Una prospettiva molto ottimista, che potrebbe però venire frenata da uno scandalo edilizio e ambientale che sta travolgendo l'esecutivo.
Nel 2024 Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump, imprenditore immobiliare e investitore, ha annunciato il piano per la realizzazione di un grande resort di lusso in Albania, nei pressi di Valona.
Diverse associazioni ambientaliste hanno lanciato l’allarme, soprattutto dopo che l’esecutivo ha modificato la legislazione sulle aree naturali protette, dando di fatto il via libera ai progetti turistici in quelle zone. Secondo gli esperti, la realizzazione di un complesso residenziale di lusso su larga scala in quell'area comprometterebbe il rispetto degli obblighi ambientali dell'Albania nei confronti dell'UE. La regione ospita infatti un ecosistema naturale unico, popolato da fenicotteri, oltre 200 specie di uccelli migratori e altre specie a rischio estinzione.
La controversia sul resort unisce sospetti di corruzione a forti dubbi sulla trasparenza amministrativa, mettendo in discussione l’impegno concreto dell'Albania sulle riforme in materia di ambiente e Stato di diritto, entrambi prerequisiti fondamentali per l’accesso all’Unione. Nei primi giorni di giugno, migliaia di manifestanti si sono radunati a Tirana per protestare contro il progetto edilizio.
Aleksandr Trajce, direttore esecutivo della principale organizzazione ambientalista del Paese, l’Associazione per la protezione e la conservazione dell’ambiente naturale in Albania (PPNEA), ha dichiarato: «Dall’inizio alla fine c’è stata una totale mancanza di trasparenza. Non è stata fornita alcuna consultazione o documentazione accessibile al pubblico riguardo alle autorizzazioni». Trajce ha poi aggiunto: «Si è assistito a un crollo totale dello Stato di diritto, senza alcun riguardo per la società, senza alcuna attenzione per l'ambiente, senza permessi o contratti: solo bulldozer che avanzano».
A seguito delle prime proteste, l'unità speciale anticorruzione albanese (SPAK) ha annunciato di aver avviato un'indagine sulle modifiche legislative adottate nel 2024 in materia di aree protette.
Il primo ministro albanese Rama, desideroso di attirare investimenti in un Paese che rimane tra i più poveri d'Europa, nega che il progetto metta a rischio le coste incontaminate e ha respinto le richieste di sospendere i lavori. Intervenuto sulla questione, ha affermato che è «molto importante continuare a essere accoglienti, continuare a essere equi e non lasciare in nessun caso che il nostro Paese venga bollato come un luogo in cui gli investitori vengono accolti con ostilità».
Il Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha incontrato Rama a Tirana pochi giorni dopo la Conferenza di adesione. Costa ha tuttavia evitato di esprimersi direttamente sulla questione, ma ha sottolineato che il processo di adesione dell'Albania dipende strettamente dall'attuazione delle norme europee.
Nel frattempo, durante i disordini scoppiati in varie città a causa dello scandalo, un membro della minoranza greca è rimasto ferito, suscitando una dura reazione da parte del ministero degli Esteri di Atene. Il governo greco ha ammonito Tirana, sostenendo che i diritti della minoranza ellenica nella regione devono essere tutelati e che questo dossier costituirà un fattore determinante nel percorso dell’Albania verso l’UE.
La necessità di stabilizzare politicamente i Balcani ha creato un’occasione unica per l’Albania, ma le prospettive future dipendono dalla gestione di un equilibrio molto delicato. Le criticità del sistema socio-politico albanese restano diffuse: il Paese presenta dati ancora preoccupanti su aspetti imprescindibili per l’accesso all’Unione, come l’indice di percezione della corruzione, la libertà di stampa e le ingerenze della politica nel sistema giudiziario. Si tratta di elementi che preoccupano Bruxelles, la quale da un lato chiede riforme concrete e dall'altro è desiderosa di acquisire un nuovo alleato strategico.
Se l’Albania riuscirà a dimostrare che il rispetto degli standard richiesti è un obiettivo reale, potrà davvero aspirare a diventare un nuovo membro dell’Unione Europea. La sfida sta nel dimostrare di voler essere europea non solo sulla carta dei trattati, ma nell'atto pratico, adottando gli standard minimi richiesti e andando a migliorare le criticità sopra citate tramite riforme concrete.
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L'Autore
Guido Guarino
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#AlbaniaUE #BalcaniOccidentali #Tirana2030 #unioneeuropea #AllargamentoUE