Le recenti dichiarazioni di Mosca sullo spostamento dei confini marittimi nel Baltico hanno allarmato i decisori occidentali e i vertici della NATO. Il caso è scoppiato quando il Cremlino ha pubblicato sul sito del ministero della difesa, con i toni dello sbandieramento mediatico, un progetto unilaterale di revisione dei confini nel Mar Baltico, cancellato poco dopo dalle autorità russe. Ma gli elementi per superare il velo di provocazione e prendere sul serio la “questione baltica” ci sono: lo scenario gioca sempre più un ruolo di primo piano, soprattutto dopo l’entrata nella NATO di Finlandia e Svezia, rispettivamente ad aprile 2023 e a marzo 2024.
I ripetuti movimenti di confine delle truppe atlantiche e delle forze armate federali, sommati alle operazioni navali bifronti avvenute nelle “zone grigie”, scaldano il Mare.
Mosca sostiene che le coordinate marittime attualmente in uso, approvate dall’Unione Sovietica nel 1985, fossero state deliberate in base a carte nautiche degli anni Cinquanta, che per il ministero della difesa “non corrispondono pienamente alla moderna situazione geografica”.
La lente dei cartografi russi si muove sulla porzione di acqua ad est del Golfo di Finlandia e sulle città di Baltijsk e Selenogradsk nel distretto di Kaliningrad, exclave russa nel Baltico, pizzicata tra Polonia e Lituania.
Le motivazioni addotte hanno una vena di faziosità, ma il piano di Mosca prevede uno slittamento delle coordinate geografiche dei punti che individuano le linee da cui incomincia la misurazione del mare territoriale e della costa. Semplificando le cose, il rilevamento geografico verrebbe fatto da posizioni diverse, che permetterebbero alla Russia di acquisire nuovi territori giocando su nuove coordinate.
Il rebus dei confini impone una logica correzione anche per Finlandia e Lituania. Stando a questa ricostruzione, all’estremità finlandese la Russia annetterebbe le isole Jahi, Sommers, Holland, Rodsher, Maly Tyuters, Vigrund e l’ingresso del fiume Narva. Quanto alla Lituania, sarebbero interessati i confini della laguna di Curonian, le aree di Capo Taran e lo “Spiedo del Baltico”.
Ma la mappa del Cremlino oltrepassa gli accordi di delimitazione marittima dell’ex Unione Sovietica con i Paesi baltici: nel 1985 la Finlandia intervenne per la definizione della sua porzione di piattaforma continentale e zona economica esclusiva, procedura analogamente attuata dalla Svezia nel 1988, che tracciò una pertinenza di 189 miglia, lasciando all'URSS le restanti 4,5 miglia. Nel 1994, Russia ed Estonia misero mano ai confini comuni, ma il trattato non è stato ancora ratificato.
Uno Stato può attuare una modifica unilaterale delle proprie linee di base costiere secondo il diritto del mare? L’ammiraglio a riposo Fabio Caffio, intervenendo su Analisidifesa.it, ha spiegato che “gli Stati possono stabilire a certe condizioni, in conformità ai principi dell’UNCLOS, le linee di base che uniscano punti appropriati della costa (la linea di base normale è altrimenti quella di bassa marea) da cui si misurano acque territoriali, piattaforma continentale e zona economica esclusiva, e possono anche modificarle se muta il profilo della costa per fenomeni naturali quali i cambiamenti climatici o l’espansione della foce di un fiume”.
Quindi, una situazione giuridica che produce de facto nuove acque interne sotto la sovranità dello Stato costiero modificatore dei confini, è possibile. Se questo slittamento territoriale fosse attuato, il rischio che la Russia vieti legittimamente il passaggio di navi straniere nella sua zona contigua è concreto. Oppure, potrebbero capitare avvicinamenti obbligati di navi finlandesi e lituane alla flotta russa in pattugliamento, che sfiorerebbero incidenti fatali.
Il portavoce del Cremlino Dimitrij Peskov non ha smentito la questione, che rimane aperta e investita di un progetto che per Mosca è molto chiaro: stabilire “un sistema di linee di base diritte mancante che ne consentirà l'utilizzo come acque interne e che modifichi il confine marittimo dello Stato russo”, come spiegato sopra.
Dal fronte occidentale il ministro degli esteri di Vilnius, Gabrielius Landsbergis, ha bollato la questione come “un'altra operazione ibrida russa, questa volta nel tentativo di diffondere paura, incertezza e dubbi sulle loro intenzioni nel Mar Baltico", mentre fonti governative lituane parlano della convocazione nella capitale di un rappresentante della Federazione Russa “per ottenere una spiegazione completa”.
Anche la Finlandia è ferma sul punto, ritenendo di "non vedere al momento motivi di maggiore preoccupazione. Una volta scoperto esattamente qual è il problema si trarranno le conclusioni. Le autorità hanno sempre monitorato la situazione e dall'inizio sono state in contatto con la Russia attraverso i canali diplomatici", ha dichiarato il ministro capo Antti Petteri Orpo.
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L'Autore
Federico Cortese
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