Caldo estremo in Europa: oltre 16.000 morti attribuibili al cambiamento climatico

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  Enrico Milanesio
  26 settembre 2025
  2 minuti, 42 secondi

Secondo un nuovo studio condotto dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine e dall’Imperial College di Londra, l’estate appena trascorsa ha provocato circa 24.400 morti premature a causa delle ondate di calore. Di queste, 16.469 – pari al 68% – sono attribuibili al cambiamento climatico.

Si tratta di un’analisi su larga scala, condotta su 854 città europee, che quantifica l’impatto diretto del riscaldamento globale sulla mortalità estiva nel continente. Nello specifico, lo studio ha confrontato le temperature osservate nell'estate 2025 con uno scenario ipotetico senza emissioni di gas serra causate dall'uomo. I ricercatori hanno stimato come le temperature in Europa siano – a causa del cambiamento climatico – da 1,5 a 2,9 °C più elevate.

Questo ha in particolare gravato sulle persone vulnerabili, come gli anziani sopra i 65 anni e coloro che soffrono di patologie preesistenti, che infatti rappresentano circa l'80% dei decessi in eccesso legati al calore.

Differenze significative si riscontrano anche tra le città analizzate. Roma ha registrato secondo lo studio 835 morti correlate al calore dovuto al cambiamento climatico, Atene 630, Parigi 409, Madrid 387, Bucarest 360. Tra queste, Roma, Atene e Bucarest presentato la percentuale di mortalità più elevata per 1 milione di abitanti.

Le città, a cause delle isole di calore urbano, rappresentano infatti le aree più esposte. Grandi quantità di cemento e asfalto trattengono il calore, i trasporti e il consumo energetico ne generano ancora di più, intensificando le alte temperature.

Gli autori sottolineano inoltre, come lo studio abbia considerato solo le città sopra i 50.000 abitanti, che rappresentano circa il 30% della popolazione europea: i dati complessivi, se estesi all’intero continente, potrebbero quindi essere ancora più alti.

L'Europa si conferma dunque una delle aree del mondo dove l'aumento delle temperature è tra i più rapidi; per questa ragione lo studio richiama con forza la necessità di politiche di mitigazione e adattamento.

Con mitigazione si intende qualsiasi azione volta a ridurre le emissioni di gas serra; l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) la definisce come “un intervento antropogenico per ridurre le fonti o migliorare i pozzi di assorbimento dei gas serra”. L’adattamento è invece definito dal gruppo intergovernativo, come “l’abilità di un sistema di adattarsi al cambiamento climatico, moderando i potenziali danni, approfittando delle opportunità o affrontandone le conseguenze."

In tale contesto, tra le azioni raccomandate nello studio vi sono, ad esempio, l’introduzione di sistemi di allerta precoce per le ondate di calore, il miglioramento dell’edilizia abitativa e della pianificazione urbana come l’ampliamento degli spazi verdi, il rafforzamento dei servizi sanitari e sociali, e l’adeguamento delle condizioni di lavoro durante i periodi di caldo estremo.

Queste misure potrebbero ridurre in modo significativo i decessi durante le ondate di calore, e come evidenziano gli autori, affrontare questa sfida significa proteggere la salute e il benessere della comunità, in aggiunta alla salvaguardia della stabilità economica e sociale dell’intero continente.

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Enrico Milanesio

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