Caro affitti, l’Europa corre ai ripari: il confronto tra Roma e Berlino

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  Siria Schifano
  09 agosto 2025
  2 minuti, 54 secondi

Affittare una casa in Europa negli ultimi anni è diventato un lusso per pochi. Come riportato da Eurostat, tra il 2015 e il 2023, i prezzi delle case dell'UE sono aumentati del 48% mentre gli affitti sono aumentati del 18%. Sono numeri che raccontano di una crisi abitativa, in cui il fronte casa sta gravando sempre di più sul bilancio delle famiglie.

A garantire la presa visione della situazione ci pensano le famiglie che vivono nei centri urbani, in difficoltà economiche. Oltre il 10% di esse spende più del 40% solo per l'affitto della casa. 

Per affrontare questa emergenza, l'Unione Europea ha implementato un Piano Abitativo Coordinato sotto la supervisione del Commissario Dan Jørgensen. L'obiettivo è espandere l'offerta di alloggi a prezzi accessibili investendo nella costruzione di alloggi sociali sovvenzionati dalla Banca Europea per gli Investimenti, fornendo incentivi per la riabilitazione energetica, mutui accessibili per i giovani e le famiglie e la regolamentazione degli affitti turistici a breve termine, poiché sono considerati una delle principali cause del problema.

Questo piano prevede di avviare una consultazione pubblica per ascoltare le richieste dei cittadini con l'obbiettivo di creare norme comuni, al fine di fornire una risposta coordinata. Se da un lato le intenzioni di Bruxelles sono positive, è innegabile sottolineare come ogni città e Paese mostri necessità differenti, che però sono accumunate dallo stesso bisogno. 

A Roma il caro affitti è ormai cronico: oggi giorno un trilocale in centro costa in media intorno ai 2.000 euro al mese, circa il 65% del reddito di un lavoratore medio. Nella città eterna, però, si riscontra un ulteriore problema: l'esplosione degli affitti brevi, specialmente quest'anno durante il Giubileo che ha comportato un boom turistico. L’offerta di case su piattaforme come Airbnb è cresciuta del 37%. Per i proprietari, puntare sul turismo significa incassare più soldi, perché una settimana affittata a visitatori stranieri può rendere quanto un mese con un contratto a lungo termine. 

Berlino vive un’altra faccia della stessa crisi. Qui l’84% delle famiglie non possiede la casa in cui vive, ma la affitta. A differenza di Roma, però, la capitale tedesca ha già da tempo un meccanismo di contenimento: il "Mietpreisbremse", ossia un “tetto ai prezzi”, che limita gli affitti per i nuovi contratti a non più del 10% sopra il prezzo medio di zona. Il governo ha deciso di prorogarlo fino al 2029.

Eppure, anche qui, gli affitti brevi stanno lasciando il segno. Seppure regolamentati con licenze e limiti più rigidi rispetto all’Italia, sottraggono comunque una parte consistente di appartamenti al mercato ordinario, in particolar nei quartieri centrali di Mitte, Kreuzberg o Prenzlauer Berg, dove il turismo internazionale è in crescita costante. 

L’UE, nel suo piano, punta a introdurre regole comuni per il settore: registri obbligatori, limiti di giorni, condivisione dei dati con i comuni per controlli più efficaci. Ma la sfida sarà trovare un equilibrio tra il diritto alla proprietà privata e il diritto a un’abitazione accessibile.

In tutta Europa, da Roma a Berlino, gli affitti continuano a crescere e l’accesso a un’abitazione a prezzi sostenibili resta difficile. L’UE ha avviato iniziative per aumentare l’offerta e regolamentare il mercato, ma l’efficacia dipenderà dalla capacità di applicare misure concrete e coordinate nei singoli Stati membri.

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Siria Schifano

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