Ceuta: la crisi migratoria tra emergenza e tensioni politiche

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  Angela Sartori
  30 agosto 2026
  4 minuti, 43 secondi

Il 30 e il 31 luglio la Spagna è stata travolta da una crisi migratoria. Ceuta, una delle due exclavi spagnole in territorio marocchino insieme a Melilla, è stata raggiunta da circa 80 mila persone, secondo le stime del governo spagnolo. L’enorme flusso è arrivato in sole 48 ore principalmente a nuoto.

I fatti e le premesse

Le cause che hanno portato un numero così elevato di persone a migrare in territorio spagnolo via mare non sono chiare.
Tutto è iniziato quando sono apparse online delle false informazioni: chiunque fosse arrivato via mare a Ceuta, avrebbe avuto il diritto di rimanere legalmente nell'Unione europea. In realtà, questa notizia deriva da una distorsione di una decisione presa dalla Corte Suprema spagnola, che stabilisce che i migranti intercettati in mare non possono essere rimpatriati senza adeguate garanzie legali. Sta di fatto che migliaia di persone hanno quindi deciso di arrivare a Ceuta a nuoto, anche se una piccola parte è riuscita a superare il confine via terra. Solitamente, la frontiera tra Ceuta e il Marocco è controllata sia dalle guardie spagnole che da quelle marocchine. In quei due giorni, però, il numero delle guardie di Rabat era inferiore al solito. La giustificazione ufficiale del Paese per questa mancanza è stata che in quelle 48 ore si svolgeva la Festa del Trono, una ricorrenza nazionale in Marocco. In realtà, si crede che questa mossa sia stata intenzionale a seguito dell’incontro tra il presidente spagnolo Sánchez e l’Algeria, nemica storica del Paese nordafricano per il controllo del Sahara Occidentale.

Una volta a Ceuta, la situazione per i migranti è stata drammatica, dato che la piccola exclave si è trovata a dover gestire migliaia di persone senza avere le strutture e le capacità sufficienti. Alla fine, quasi tutti i migranti arrivati sono stati riportati in Marocco in pochissimo tempo grazie a un accordo di emergenza firmato tra Madrid e Rabat.

Si ipotizza, però, che dietro il fenomeno ci siano stati dei giochi politici messi in atto dal Marocco. Solitamente, il confine via terra di Ceuta e di Melilla non è così semplice da oltrepassare, dato che è controllato sia dalla Spagna che dal Marocco.

La migrazione è stata quindi usata come un’arma dallo Stato marocchino. Questo fenomeno è comune in molti contesti e viene utilizzato da diversi Paesi, spesso nei confronti dell’Unione europea.

L’emergenza sanitaria

Secondo le stime, dalle 5 alle 9 mila persone sono rimaste a Ceuta; un numero comunque molto elevato da gestire per un piccolo territorio come l’exclave spagnola. Di conseguenza, i migranti si sono ritrovati in una situazione molto precaria, che ha portato a un’emergenza sanitaria.

Le persone stanno vivendo da settimane all’aperto, trasformando le spiagge di El Trampolín e Loma Colmenar in accampamenti di fortuna senza un effettivo riparo, acqua potabile o servizi igienici. Questo sovraffollamento estremo e la prossimità obbligata hanno favorito il propagarsi di malattie come scabbia, impetigine e gastroenteriti.

La Società Spagnola di Epidemiologia sottolinea che queste patologie non sono state “portate” dai migranti, ma sono la diretta conseguenza delle condizioni in cui si trovano queste persone.
Questa diffusione sta quindi mettendo in difficoltà il sistema sanitario locale, con oltre 200 interventi quotidiani
. Il contagio non si è fermato ai migranti, ma ha colpito anche gli agenti della Guardia Civil e i militari addetti alla sicurezza. Vista la situazione, il Ministero della Sanità spagnolo ha convocato una riunione straordinaria per organizzare l’invio di una serie di vaccini contro morbillo, parotite, rosolia, poliomielite, tetano e difterite, nel tentativo di arginare la grave emergenza tra la popolazione migrante.

La risposta spagnola e le tensioni in UE

L’esercito spagnolo ha istituito alcune strutture temporanee per cercare di limitare il sovraffollamento. Inoltre, lo Stato spagnolo ha dato circa 6,5 milioni di euro alla Croce Rossa per la distribuzione di kit alimentari e per l’assistenza sanitaria. Tuttavia, i posti disponibili rimangono insufficienti rispetto alle necessità di chi è rimasto nell’exclave.

Un’altra problematica è la presenza di molti minori non accompagnati. Formalmente, ne sono stati identificati circa 2.100 dalla polizia, ma le associazioni umanitarie stimano che ce ne siano molti di più.

Questo flusso inaspettato ha ovviamente riacceso le ostilità nei confronti dei fenomeni migratori in Europa, come si evince anche dall’intensificazione dei messaggi d’odio sui social. L’Osservatorio spagnolo sul razzismo e la xenofobia (OBERAXE) ha rilevato un incremento del 50% di messaggi online aggressivi e violenti, in particolare contro i nordafricani.

È anche importante considerare come l’arrivo di così tante persone abbia avuto un impatto sulle relazioni estere: l’Italia ha introdotto temporaneamente i controlli alle frontiere con la Spagna per arginare un possibile arrivo dei migranti giunti a Ceuta. Questo ha causato un dissidio con Madrid. La mossa sembra essere più una scelta di presa di posizione simbolica contro l’immigrazione, ma ha comunque portato delle conseguenze per l’Italia. Alcuni Stati europei, tra cui la Germania, hanno dichiarato che avrebbero rimandato indietro i richiedenti asilo che sono arrivati nel loro Stato attraverso l'Italia.

L’immigrazione rimane tuttora un tema scottante per l’Unione europea e può facilmente peggiorare i rapporti diplomatici tra gli Stati membri, continuando a essere uno strumento efficace utilizzato dagli Stati terzi. Purtroppo, tutto questo finisce per avere conseguenze soprattutto sulle persone che scelgono di lasciare il proprio Paese, ingannate da false promesse, e che si trovano ad affrontare gravi condizioni di vita, oltre a essere prese di mira da attacchi xenofobi.


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L'Autore

Angela Sartori

Angela Sartori si è laureata in Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe (MIREES) presso l'Università di Bologna. Le tematiche che ha affrontato durante il suo corso di studi si sono concentrate principalmente sui fenomeni migratori e sulle problematiche legate alle minoranze etniche, nonché sulle relazioni lasciate dall'eredità sovietica in particolare in Ucraina, nella Federazione Russa e negli stati del Caucaso meridionale.

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Diritti Umani

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Unione Europea UE Schengen Spagna Ceuta crisi migratoria Marocco