Un conflitto frammentato su più livelli
I tagli al bilancio proposti dagli alleati del nuovo presidente colombiano, Abelardo de la Espriella, ostacolerebbero le indagini e i processi per violazione dei diritti umani da parte della JEP (Jurisdicción Especial para la Paz), oltre a intralciare gli sforzi dell’UBPD (Unidad de Búsqueda de Personas dadas por Desaparecidas) per localizzare le 137.000 persone che risultano disperse dopo sei decenni di conflitto nel paese, cominciato formalmente nel 1964 e attualmente ancora in corso. La JEP e l’UBPD sono due istituzioni fondamentali create appositamente per attuare l’accordo di pace del 2016 tra il governo colombiano e le FARC-EP. Entrambe fanno parte della giustizia di transizione prevista dall’accordo e che, assieme alla Commissione (Comisión para el Esclarecimiento de la Verdad, la Convivencia y la No Repetición), hanno come fine il chiarimento della verità. Oggi il conflitto si presenta come una guerra frammentata e multipolare per il controllo del territorio e delle rotte del narcotraffico. Tale conflitto si sviluppa su diversi livelli: il primo livello è relativo allo scontro tra lo Stato e i gruppi armati non statali che non hanno aderito o hanno successivamente abbandonato l'accordo di pace del 2016. Il secondo livello riguarda gli scontri tra gruppi armati e organizzazioni criminali per la conquista di territori strategici per la coltivazione della cocaina. Infine, il terzo livello riguarda lo scontro tra la popolazione civile e i gruppi armati non statali che cercano di imporre il proprio controllo aggredendo quello che è il tessuto sociale, in particolar modo gli attivisti i quali difendono i diritti dei contadini e degli indigeni, sistematicamente assassinati, oppure contro gli ex guerriglieri che hanno deposto le armi dopo gli accordi del 2016 e che vengono considerati "traditori" dalle fazioni rimaste attive. Dunque, ciò che rende complesso il conflitto in corso nel Paese è l'assenza di un fronte ben definito perché in campo ci sono diversi attori e questo rende lo scenario profondamente instabile.
Questa situazione è anche il risultato della presenza discontinua dello Stato che ha portato nel corso degli anni alla creazione di un sistema extralegale in cui narcotrafficanti, guerriglieri e paramilitari gestiscono l'ordine pubblico, sostituendosi allo Stato, per facilitare il traffico di droga e ottenere il consenso della popolazione.
L'impatto dei tagli sulla giustizia di transizione
In questo contesto molto complesso, il Congresso del Paese aveva tempo fino al 20 ottobre per decidere come distribuire il bilancio dell’anno 2027. Infatti, in quella data il Congresso colombiano ha votato le rispettive versioni del bilancio nazionale per il 2027, pari a 634,9 mila miliardi di pesos, equivalenti a circa 199-201 miliardi di dollari (a seconda del tasso di cambio). Tuttavia, il giorno successivo il governo ha annunciato che avrebbe adottato il bilancio tramite decreto, poiché le due Camere avevano approvato testi differenti senza completare la necessaria procedura di conciliazione.
Secondo Reuters, la versione del bilancio discussa il 20 ottobre prevedeva una riduzione di circa 181,4 miliardi di pesos dei fondi destinati alla JEP. Tale somma comprendeva un taglio iniziale di 170 miliardi di pesos e un'ulteriore riduzione di 11,4 miliardi, con risorse destinate al Ministero della Difesa. Quest'ultima riduzione aggiuntiva, però, non è stata recepita nel bilancio adottato successivamente tramite decreto, che ha ripreso la distribuzione approvata nella prima fase dell'iter parlamentare. Rimane comunque la riduzione iniziale di 170 miliardi di pesos che, secondo la JEP, ostacolerebbe le indagini, i processi e comprometterebbe i sistemi di protezione per le vittime e gli ex combattenti. Secondo il magistrato Catalina Diaz, i tagli renderebbero difficile lo svolgimento delle udienze nelle zone rurali più colpite dal conflitto, la fornitura di avvocati e anche il supporto psicologico ai familiari delle vittime. La questione centrale riguarda quindi non soltanto la distribuzione delle risorse pubbliche, ma anche la capacità delle istituzioni di garantire giustizia, verità e riparazione alle persone colpite dal conflitto.
Per quanto riguarda, invece, l'Unità di Ricerca delle Persone Scomparse (UBPD), i tagli proposti avrebbero ridotto di quasi il 22% i fondi operativi; la direttrice dell'UBPD, Luz Janeth Forero, ha dichiarato che la riduzione dei finanziamenti incide sui pilastri che rendono possibili le ricerche e il dispiegamento territoriale delle squadre investigative e forensi, le quali svolgono gran parte del lavoro in aree remote e difficilmente accessibili.
Il dilemma tra conti pubblici e una "giusta" giustizia
La questione dei tagli alla JEP e all'UBPD evidenzia quindi la difficoltà di conciliare la gestione delle risorse pubbliche con l'obbligo dello Stato di garantire giustizia alle vittime del conflitto e ai loro familiari. I sostenitori delle riduzioni, tra cui il presidente De la Espriella, richiamano la necessità di contenere la spesa e destinare maggiori risorse alla giustizia ordinaria e alla sicurezza; le istituzioni coinvolte, invece, avvertono che la diminuzione dei finanziamenti potrebbe rallentare le indagini, i processi e la ricerca delle persone scomparse. Il problema, dunque, non riguarda soltanto la distribuzione del bilancio ma anche le conseguenze che tali scelte finanziarie possono avere sull'attuazione dell'accordo di pace del 2016. La riduzione delle risorse rischia di prolungare l'attesa delle famiglie ancora in cerca di risposte e di rendere più difficile l'accertamento delle responsabilità per i crimini commessi durante il conflitto.
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L'Autore
Gabriele Bellono
Autore per l'area tematica "Diritti Umani" di MI POST
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Colombia Giustizia di transizione Abelardo de la Espriella FARC JEP UBPD Narcotraffico