La Colombia di Petro, dalla guerriglia armata ai vertici politici

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  Lucas Martin Torres
  15 aprile 2026
  6 minuti, 19 secondi

La storia politica della Colombia, così come quella di tutte le altre nazioni sudamericane, è segnata da evidenti tumulti politici. Nel corso della seconda metà del Novecento, il Paese è rimasto costantemente legato, sul piano istituzionale, a quello che possiamo definire come il tradizionale allineamento conservatore di Bogotá con Washington. Ma a cosa era dovuto ciò?

L’influenza sovietica sulle diverse quinte colonne latinoamericane costrinse, in un certo senso, il Paese sudamericano a rifugiarsi nell’appoggio economico, politico e strategico degli Stati Uniti, garantendo una continuità politica filoamericana che stigmatizzò ed escluse dalla partecipazione politica tradizionale ogni alternativa progressista, o comunque non conservatrice.

Per quanto possa sembrare improbabile una continuità politica di oltre settant’anni in un contesto democratico, le violenze perpetrate dai vari gruppi armati facenti parte delle FARC consolidarono nell’opinione pubblica la percezione della necessità di istituzioni capaci di opporsi alla guerriglia. Ciò spiega con chiarezza la persistente affermazione della tradizionale politica colombiana durante tutto il ‘900 fino ai giorni nostri.

Nelle elezioni presidenziali del 2022 questa stabilità, o meglio linearità, politica è venuta meno: l’elezione di Gustavo Petro ha sancito un netto punto di svolta nella storia politica colombiana. L’ascesa del primo Presidente non conservatore ha sollevato numerosi interrogativi circa i rapporti che Bogotá intende instaurare con i gruppi guerriglieri ancora attivi e, soprattutto, in un contesto sempre più multipolare tanto in America Latina quanto nel resto del mondo, ha posto diversi quesiti sul ruolo che la Colombia intende occupare nel panorama regionale. Ma quali sono questi dubbi?

Chi è Gustavo Petro?

Petro nasce a Ciénaga de Oro il 19 aprile 1960 per poi trasferirsi con la famiglia, ancora giovanissimo, a Zipaquirá, città d’origine della madre. Descritto da chi lo conosce come introverso, apatico, dedito ai libri e dotato di una grande passione per gli scacchi, studia in una scuola pubblica amministrata da parroci, lo stesso istituto in cui si formò il suo scrittore preferito, il premio Nobel per la letteratura Gabriel García Márquez.

Fin dalla giovane età si interessa al mondo politico: già a sedici anni partecipa a numerose assemblee sindacali e si avvicina agli ambienti del socialismo operaio. A diciassette anni entra a far parte del movimento di guerriglia urbana M-19; nel frattempo si sposta tra Zipaquirá e Bogotá, dove studia economia presso l’Universidad Externado.

Un punto di svolta nella sua vita fu l’attacco terroristico compiuto dall’M-19 presso il Palazzo di Giustizia colombiano nel novembre del 1985. Durante l’assalto al palazzo morirono 101 persone, ma la partecipazione di Petro all’attentato non fu mai accertata poiché al momento dei fatti risultava presumibilmente detenuto con l’accusa di cospirazione e, secondo le sue dichiarazioni, sottoposto a torture.

Nel 1987 fu liberato e, pochi anni dopo, riprese la sua militanza all’interno del movimento armato. Nel 1990 l’M-19 fu sciolto e Petro intraprese la carriera politica tradizionale, affiliandosi all’Alleanza Democratica M-19, formazione politica nata dallo scioglimento del gruppo armato. Attraverso tale movimento riuscì a ottenere un seggio alla Camera dei Rappresentanti nella provincia di Cundinamarca, città in cui era cresciuto.

All’età di trentacinque anni fu vittima di persecuzioni e minacce. In coordinamento con i vertici politici di Bogotá venne inviato in missione diplomatica in Belgio, dove ricoprì un incarico minore presso l’Ambasciata colombiana a Bruxelles dal 1994 al 1996. Durante il soggiorno in Europa frequentò l’Università Cattolica di Lovanio, entrando in contatto con il pensiero ecologista europeo e assimilando tali influenze, che in seguito avrebbe integrato nella sua visione politica.

Tornato in Colombia, Petro riuscì a essere rieletto rappresentante per Cundinamarca, occupandosi inizialmente di politica provinciale. Tuttavia, la vera svolta nella sua carriera politica giunse nel 2011, quando fu eletto sindaco di Bogotá. L’esperienza nella capitale si rivelò particolarmente travagliata. Nella sua esperienza come primo cittadino, Petro tentò di introdurre un modello amministrativo di carattere sociale, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili della cittadinanza.

Di rilievo fu anche il suo tentativo di municipalizzare il sistema di raccolta dei rifiuti urbani, fino ad allora affidato a soggetti privati. In seguito ai tentativi della giunta comunale di porre fine al monopolio privato, si verificarono numerosi scioperi che condussero la capitale colombiana a una vera e propria crisi sociale legata alla gestione dei rifiuti. A seguito di ciò, fu avviata un’indagine disciplinare che lo rimosse dall’incarico di sindaco per presunte inadeguatezze gestionali. Petro presentò ricorso alla Corte Interamericana dei Diritti Umani, che ne ordinò il reintegro, segnando una significativa vittoria politica che lo pose al centro del panorama politico colombiano.

Forte della popolarità politica consolidata durante l’amministrazione della capitale, Gustavo Petro si candidò per la seconda volta alle elezioni presidenziali del 2018. A differenza del primo tentativo nel 2010, questa volta riuscì ad accedere al secondo turno, dove si confrontò con il candidato centrista Iván Duque Márquez. Sebbene i risultati non gli concessero le chiavi della Casa de Nariño, l’esperienza servì a porre Petro come principale rappresentante della sinistra progressista colombiana.

Nel 2021, in vista delle elezioni presidenziali del 2022, la coalizione partitica di centro-sinistra stipulò il cosiddetto Pacto Histórico por Colombia, un’alleanza politica tra lo storico Polo Democrático Alternativo e diversi gruppi del socialismo democratico colombiano. Petro superò agilmente il primo turno con oltre il 40% dei consensi, affermando la coalizione come principale forza politica nazionale. Al secondo turno affrontò l’imprenditore edile Rodolfo Hernández Suárez, candidato indipendente di centro-destra. I risultati finali sancirono l’elezione di Petro quale primo Presidente progressista nella storia della Colombia, atto storico che spezza lo status quo politico di un Paese tradizionalmente conservatore.

Da sinistra a destra, un cambio traumatico o naturale?

L’elezione di Gustavo Petro alla presidenza della Colombia nel 2022 rappresentò una svolta storica per il Paese. Tale cambiamento fu accolto con entusiasmo da ampi settori popolari, ma generò al contempo una profonda diffidenza presso le élite economiche, gli ambienti imprenditoriali e le fasce più conservatrici della società colombiana.

Le principali preoccupazioni derivavano dal passato politico di Petro, già militante del movimento guerrigliero M-19 durante la giovinezza, elemento che alimentò per anni una narrazione pubblica volta a dipingerlo come figura potenzialmente incline a derive autoritarie o radicali. A ciò si aggiungevano i timori legati alla sua retorica fortemente critica verso le tradizionali classi dirigenti colombiane e alla possibilità che il suo governo potesse alterare profondamente gli equilibri economici e geopolitici consolidati nel corso dei decenni precedenti.

Nonostante le accuse di radicalismo mossegli dagli oppositori, il programma politico di Petro si presentò fin dall’inizio come un progetto riformista più che rivoluzionario. L’obiettivo centrale della sua agenda economica non era la sovversione dell’ordine capitalistico colombiano, bensì la trasformazione strutturale del modello produttivo nazionale. Petro individuò infatti nella forte dipendenza della Colombia dal settore estrattivo, in particolare dal petrolio e dal carbone, uno dei principali limiti allo sviluppo economico del Paese, ritenendo tale modello incapace di garantire una crescita sostenibile nel lungo periodo. Per questa ragione, propose una progressiva diversificazione dell’economia colombiana attraverso investimenti nei settori industriale, agricolo e tecnologico, accompagnati da una maggiore attenzione alla transizione ecologica e alla sostenibilità ambientale.

Più che un traumatico strappo ideologico, dunque, l’ascesa di Petro può essere interpretata come il tentativo di adattare la Colombia alle nuove esigenze economiche e sociali del XXI secolo, pur all’interno di una forte polarizzazione politica che continua a caratterizzare il dibattito nazionale.

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Lucas Martin Torres

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America del Sud

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Colombia Gustavo Petro Petro America Latina Sud America FARC m-19