Stiamo tornando lì, come ogni dicembre, l’ultimo mese dell’anno ci pone sempre di fronte all’urgenza delle scadenze che si chiudono e l’illusione di un nuovo inizio che si apre. Le luci natalizie amplificano la dicotomia, brillano, mentre ricordano che il tempo scorre e che ciò che non abbiamo fatto entro l’anno diventa un compito rimandato, a volte un rimpianto. Cosa meglio del cinema ci può accompagnare nel passaggio oltre questa soglia che separa il già vissuto da ciò che non conosciamo? Domanda retorica, ovviamente, ma che ci suggerisce di usare il cinema non solo come evasione, ma anche come metronomo emotivo: ci riporta alle radici, indica misure, scandisce distanze.
Oggi parliamo di due film, lontani nel tempo e nella forma, che diventano strumenti perfetti per attraversare questa stagione sospesa.
Marco Tullio Giordana, nel 2000, realizza con I Cento Passi, uno dei ritratti più incisivi dell’Italia civile contemporanea. La trama è nota, ma resta necessario ripercorrerla: Peppino Impastato vive a Cinisi, a cento passi reali dalla casa del boss Tano Badalamenti. Quei cento passi sono una distanza fisica minima, ma una distanza politica e morale abissale. Impastato la attraversa con Radio Aut, con le sue denunce sarcastiche, con un linguaggio che deride il potere e smaschera le complicità Stato-mafia.
Giordana gira un film che è insieme ricostruzione storica e critica sociale. La vicenda personale di Peppino si intreccia alle geometrie dell’abuso edilizio, alle speculazioni sulla costruzione dell’aeroporto, alle battaglie ecologiste che denunciano la distruzione del paesaggio siciliano. Quando ogni fronte pubblico viene neutralizzato, Impastato si fa catalizzatore di una rivoluzione mediatica: Radio Aut. È lì, nella voce nuda, che il film trova il suo ritmo più alto. La città ascolta, ride, si indigna e soprattutto teme. Anche Badalamenti ascolta.
Il film non si limita a ricostruire: mostra anche la falsificazione istituzionale che tentò prima di definire la morte di Luigi Impastato come un suicidio, poi un attentato fallito, riecheggiando i casi Pinelli e Feltrinelli. È qui che la regia raggiunge la sua dimensione più politica.
L’uso della luce, volutamente scarna, quasi sempre interna, crea un contrasto netto con il mito solare della Sicilia. Le case diventano luoghi di pericolo, i volti — ripresi con una sensibilità quasi neorealista — maschere di reticenza e calcolo. La colonna sonora, che passa dalle melodie popolari alle tracce pop, ricuce la memoria di un’Italia divisa, inquieta, attraversata da estremismi contrapposti.
Si è detto “trasparenza morale” e “dolore asciutto”: definizioni che colgono il carattere del film, un’opera che sfiora l’agiografia senza caderci, sostenuta da interpretazioni teatrali ma mai enfatiche. Luigi Lo Cascio costruisce un Impastato fragile, impetuoso, inevitabilmente votato al martirio civile.
Se I Cento Passi è un film necessario, una marcia tenace verso la giustizia — una pagina di storia italiana che tutti dovremmo conoscere e vedere per comprendere il Paese, le sue ferite e i suoi silenzi — Attitudini: Nessuna appartiene a un’altra dimensione: quella del racconto leggero, affettuoso, pensato per chi vuole entrare in dicembre con un po’ di serenità.
Attitudini: Nessuna, di Sophie Chiariello, offre invece un viaggio nella memoria popolare di Aldo, Giovanni e Giacomo, il trio comico più famoso d’Italia, raccontato con il passo lieve del “docupanettone” e con lo sguardo nostalgico della regista Sophie Chiariello, in passato aiuto regia di alcuni dei loro film.
Il titolo, tratto dal giudizio impietoso di una maestra sulla pagella di Aldo, diventa la chiave del film: un modo per mostrare come una carriera apparentemente improbabile abbia trovato una sua forma proprio perché inattesa. Nel documentario — prodotto da Agidi Due con Medusa Film, Indigo Film e Driadi, in collaborazione con Prime — li vediamo tornare nei luoghi della loro infanzia nella Milano popolare, fra oratori, strade e prime messinscene, poi nelle scuole di teatro dove si è formata la loro comicità fisica e surreale, fino agli anni del Derby, di Zelig e del successo televisivo e cinematografico.
Il racconto è fitto di volti e memorie: Marina Massironi, la Gialappa’s Band, Paolo Rossi, Ida Kuniaki, Marina Spreafico, Gino & Michele, Arturo Brachetti. Ognuno contribuisce a ricomporre una geografia affettiva che racconta quanto il trio sia stato laboratorio, famiglia, bottega. La memoria, come osserva Storti, è personale e divergente: “ognuno ricorda a modo suo”. Chiariello non cerca una versione definitiva della loro storia, ma accosta frammenti, ricordi, contraddizioni che riflettono la natura mobile del loro legame.
E così, mentre il calendario si assottiglia e le feste avvicinano la linea che separa il prima dal dopo, questi film, essenzialmente diversi, suggeriscono una morale comune: il tempo non si misura in anni, ma in movimenti.
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Fonte immagine:
Di ignoto - Da via Mancinelli a via Watteau, la storia del Leoncavallo per immagini, su corriere.it., Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/ind...
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L'Autore
Jacopo Cantoni
Laureato in Cinema presso l'Alma mater Studiorum di Bologna, mi cimento nella scrittura di articoli inerenti a questo bellissimo campo, la Settima Arte. Attualmente frequento il corso Methods and Topics in Arts Management offerto dall'università Cattolica del Sacro Cuore.
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I Cento Passi Attitudini: nessuna Sophie Chiariello Marco Tullio Giordana Peppino Impastato Aldo, Giovanni e Giacomo