Educazione sessuale a scuola, cosa cambia con il nuovo emendamento

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  Siria Schifano
  20 ottobre 2025
  2 minuti, 16 secondi

Il dibattito sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuole italiane si è riacceso dopo l’approvazione, in Commissione Cultura della Camera, di un emendamento proposto dalla Lega al disegno di legge sul consenso informato in ambito scolastico. 

La norma introduce limiti più rigidi alle attività educative che trattano temi legati alla sessualità e all’affettività, soprattutto per gli studenti più giovani.
L’emendamento stabilisce che qualsiasi progetto o attività che affronti argomenti come identità di genere, orientamento sessuale o relazioni affettive dovrà essere autorizzato in modo esplicito dai genitori, attraverso un consenso informato scritto. Il documento dovrà indicare nel dettaglio contenuti, obiettivi e modalità delle lezioni o degli incontri.

La novità principale riguarda l’estensione del divieto alle scuole medie. Finora, i limiti si applicavano solo all’infanzia e alla primaria, ma la modifica esclude di fatto anche la scuola secondaria di primo grado da attività extrascolastiche su questi temi. Tuttavia, l’educazione sessuale non viene completamente eliminata: rimangono valide le indicazioni nazionali per il curricolo, che già prevedono nozioni di base su sviluppo fisico, riproduzione e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Le opposizioni hanno criticato la misura, sostenendo che rappresenti un passo indietro nella formazione dei giovani e nella prevenzione di fenomeni come la violenza di genere o la disinformazione sessuale. Secondo molti insegnanti e associazioni limitare questi percorsi rischia di lasciare gli studenti senza strumenti adeguati per comprendere e gestire la propria sfera affettiva e relazionale. I promotori del provvedimento, invece, difendono la scelta come una forma di tutela delle famiglie. La Lega spiega che l’obiettivo non è vietare l’educazione sessuale, ma impedire che soggetti esterni alla scuola possano proporre progetti considerati ideologici o non adeguati all’età degli alunni. Il principio, dicono, è restituire ai genitori il diritto di decidere su temi sensibili che riguardano i propri figli.

Se la norma dovesse essere approvata in via definitiva, molte scuole potrebbero trovarsi costrette a sospendere o ridurre i progetti di educazione affettiva e sessuale rivolti agli studenti fino ai 13-14 anni. Ciò potrebbe spingere i ragazzi a cercare altrove, spesso online, informazioni su temi complessi come la sessualità, con il rischio di imbattersi in contenuti imprecisi o dannosi. Il dibattito resta aperto e tocca un nodo centrale del sistema educativo: fino a che punto la scuola deve occuparsi della formazione affettiva e sessuale dei giovani, e quale deve essere il ruolo delle famiglie in questo processo?

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Siria Schifano

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