Framing the World

Focus Africa: Tra avanzata militare, instabilità regionale e crisi umanitaria, il conflitto maliano resta lontano da una soluzione.

  Articoli (Articles)
  Redazione
  19 ottobre 2026
  5 minuti, 40 secondi

Framing the World è una rubrica settimanale che propone approfondimenti sulle principali dinamiche della politica internazionale. La rubrica è organizzata per aree geografiche con l’obiettivo di fornire chiavi di lettura chiare e accessibili sui principali sviluppi globali.

Questo e molto altro nell’ultimo numero di FtW!


Mali, il governo riconquista a Kidal.
Il 6 ottobre 2026 il governo di transizione del Mali ha annunciato che l’esercito è rientrato a Kidal, città strategica nel nord-est del paese, che era stata conquistata dai separatisti tuareg e dai gruppi jihadisti circa cinque mesi prima. Secondo quanto riferito dal portavoce del governo alla televisione di Stato, l’operazione è stata condotta con il sostegno dell’Africa Corps, la struttura russa che ha sostituito il gruppo Wagner nelle operazioni militari in Mali.

Il Fronte di liberazione dell’Azawad (FLA), organizzazione separatista legata alla minoranza tuareg e radicata a Kidal, ha confermato l’ingresso dell’esercito nella città, precisando che i suoi combattenti si erano ritirati prima dell’arrivo dei militari per evitare vittime civili. La ritirata è avvenuta dopo diversi giorni di bombardamenti aerei condotti dalle forze maliane e russe.

Il ritorno dell’esercito a Kidal arriva dopo mesi di difficoltà per le forze governative e i loro alleati russi. Alla fine di aprile 2026, infatti, l’Africa Corps si era ritirato dalla città in seguito a una serie di attacchi coordinati in diverse zone del paese da parte del FLA e del JNIM, un’organizzazione jihadista affiliata ad al Qaida. Negli attacchi era stato ucciso anche il ministro della Difesa maliano, Sadio Camara. Nei mesi successivi, i combattenti russi avevano cercato di riconquistare terreno nelle aree settentrionali controllate dai separatisti, fino ai bombardamenti che hanno preceduto l’ingresso a Kidal.

Il Mali è attraversato da oltre dieci anni da un conflitto che coinvolge gruppi diversi: da una parte le organizzazioni jihadiste legate ad al Qaida e allo Stato Islamico, dall’altra i movimenti indipendentisti che chiedono maggiore autonomia o l’indipendenza delle regioni settentrionali, in particolare dell’Azawad. Dal 2020, dopo due colpi di stato militari avvenuti nel 2020 e nel 2021, il paese è governato da una giunta che ha progressivamente rafforzato i rapporti con Mosca, affidandosi anche al sostegno russo per contrastare le insurrezioni.

Alice Balan


La Mauritania di fronte alla crisi maliana: le implicazioni della riconquista di Kidal del 6 ottobre 2026

La riconquista di Kidal, avvenuta il 6 ottobre 2026 da parte delle Forze Armate Maliane, sostenute dall'Africa Corps russo, segna un passaggio significativo nell'evoluzione del conflitto nel Nord del Mali. La città, storica roccaforte del separatismo tuareg, era tornata sotto il controllo del Front de Libération de l'Azawad nell'aprile precedente. Il rientro dell'esercito maliano, favorito dal ritiro annunciato dai separatisti, rappresenta un successo politico e simbolico per il governo militare di Bamako, senza tuttavia garantire una stabilizzazione duratura della regione.

In questo scenario, la Mauritania riveste un ruolo strategico nella gestione delle conseguenze regionali del conflitto. A differenza di Mali, Burkina Faso e Niger, riuniti nella Confederazione degli Stati del Sahel (AES), Nouakchott ha mantenuto una relativa stabilità istituzionale e una politica estera pragmatica, preservando il dialogo con diversi attori regionali e internazionali. La vicinanza geografica alle aree interessate dalle violenze espone tuttavia il paese a crescenti pressioni sulla sicurezza e sul sistema di accoglienza.

La dimensione umanitaria costituisce una delle principali manifestazioni di questa interdipendenza. Secondo i dati UNHCR, la Mauritania ospita oltre 305.000 rifugiati e richiedenti asilo, prevalentemente maliani, concentrati soprattutto nella regione sudorientale dell'Hodh Chargui. Il campo di M'berra e i siti circostanti rappresentano il fulcro della risposta umanitaria, mentre il protrarsi delle ostilità continua a compromettere le prospettive di un ritorno sicuro e volontario.

Tra gli attori impegnati nella gestione della crisi figura Action Contre la Faim (ACF), presente nell'area attraverso interventi nei settori della nutrizione e dell'acqua, dell'igiene e dei servizi igienico-sanitari. L'organizzazione contribuisce inoltre al monitoraggio dei bisogni delle popolazioni rifugiate e delle comunità ospitanti, sostenendo iniziative volte a migliorare le condizioni di accoglienza e l'accesso ai servizi essenziali.

La riconquista di Kidal non implica necessariamente un miglioramento delle condizioni di sicurezza per i civili. La persistente presenza di gruppi armati e l'incertezza sul controllo territoriale potrebbero alimentare nuovi movimenti forzati verso i paesi confinanti, aggravando le vulnerabilità delle comunità già coinvolte nella crisi.

Per la Mauritania, la sfida consiste dunque nel conciliare sicurezza nazionale e protezione umanitaria, evitando che la pressione sulle risorse comprometta la coesione sociale. La stabilità del paese dipenderà anche dalla capacità delle autorità e dei partner internazionali di garantire una risposta sostenibile, capace di affrontare non soltanto l'emergenza immediata, ma anche le conseguenze prolungate dell'instabilità maliana.

Bianca Mannino


Il ritiro dei Caschi Blu e la situazione umanitaria

Ebbene, questa riconquista, le violenze e i costanti scontri armati avvengono in una condizione di vuoto totale di presenza e di monitoraggio internazionale da parte delle Nazioni Unite. MINUSMA, la missione ONU di peacekeeping presente sul territorio, ha completato il suo ritiro alla fine del 2023 in seguito alle richieste da parte della giunta militare al potere a Bamako.

La decisione è stata presa il 30 giugno 2023 dal Consiglio di Sicurezza con conseguenze ben immaginabili per la popolazione civile e per le sorti del conflitto. Tale assenza di una forza di interposizione neutrale tra esercito e ribelli ha avuto come conseguenza una grave crisi umanitaria: i dati forniti dal Humanitarian Needs and Response Plan dell’IOM mostrano che più di 5,1 milioni di persone nel nord e in tutto il Paese necessitano di assistenza umanitaria.

Il ritiro delle forze ONU ha come ulteriori conseguenze la mancanza di prove e documentazione indipendente dei crimini di guerra e delle violazioni dei diritti umani sul campo. Si tratta in particolare di una grave emergenza alimentare, con ampie zone del nord del Mali che vivono attualmente una fase nutrizionale molto critica e circa 1,1 milioni di bambini nel Paese soffrono di malnutrizione acuta.

Non solo: secondo i dati UNHCR il Paese conta circa 414 sfollati interni a causa del conflitto e circa 317 rifugiati e richiedenti asilo provenienti da Niger e Burkina Faso. La situazione è aggravata dall’impossibilità per gli operatori e le agenzie internazionali tra cui l’UNOCHA di operare insicurezza a causa del blocco imposto sui soccorsi e sull’accesso agli aiuti umanitari nella regione di Kidal, lasciando i civili coinvolti nella guerra senza tutta la presenza necessaria.

Anna Pasquetto


Framing The World è un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2026

Condividi il post

L'Autore

Redazione

Tag

mali Russia crisi umanitaria