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Focus America: La convention repubblicana in vista delle midterm

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  Redazione
  14 settembre 2026
  4 minuti, 13 secondi

Framing the World è una rubrica di analisi che propone approfondimenti sulle principali dinamiche della politica internazionale. La rubrica è organizzata per aree geografiche — Asia, Americhe, Africa & MENA ed Europa — e ogni settimana offre un focus tematico composto da più contributi coordinati. L’obiettivo è fornire chiavi di lettura chiare e accessibili sui principali sviluppi globali, attraverso il lavoro collaborativo della redazione.

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Stati Uniti: Trump promette 5.000 dollari se i repubblicani mantengono il controllo del Congresso alle mid-term

Alla convention repubblicana per le midterm, la prima nella storia, Donald Trump è salito sul palco introdotto dalle note di “God Bless America”, cantata dallo stesso Lee Greenwood. Il Presidente, palesemente nella sua zona di comfort, in un palazzetto sportivo di Dallas non pieno, ma il cui pubblico era tutto appartenente alla base MAGA, ha tenuto un discorso durato circa 2 ore abbastanza plateale. Ha parlato di Iran ed economia, dell’opposizione e di immigrazione, di tasse e di New Mexico (o New America) e, soprattutto, di sé stesso. L’apice del “trumpismo” si è toccato quando The Don ha promesso un versamento da 5.000 dollari ad ogni adulto americano se il partito manterrà il controllo di Camera e Senato a novembre. “Fate finta che ci sia io sulla scheda elettorale". Un appello, quello di Trump, che riflette la paura repubblicana di perdere la maggioranza in entrambe le camere alle elezioni di medio termine di novembre. Oltre alla forte improbabilità che il governo spenda 1,3 trilioni di dollari con una manovra simile (gli adulti negli USA sono circa 270 milioni), la legge federale vieta esplicitamente l’uso di pagamenti per influenzare il voto. Un modo con cui Trump potrebbe far seguito alla sua promessa sarebbe quello di un taglio sulla tassazione. Comunque è tutto da vedere dato che le leggi fiscali sono prerogative del Congresso.

Più veloce, ma non meno intenso, il suo secondo intervento, quello tenuto nella notte italiana tra giovedì e venerdì, dove Trump ha fatto giurare alla platea dell’America Airlines Center, con tanto di mano destra alzata, che si sarebbe recata alle urne a novembre. Inoltre, è stata la serata dell’investitura “popolare” di JD Vance per le elezioni presidenziali del 2028. La folla ha acclamato il suo nome accostandolo al numero “48”, un riferimento al fatto che diventerebbe il 48esimo presidente, mentre Trump lo elogiava pubblicamente.

La convention di Dallas si è chiusa venerdì. Nel frattempo, le promesse economiche di Trump rivolte direttamente ai cittadini a meno di due mesi dalle elezioni di medio termine non si fermano qui. L’amministrazione ha infatti annunciato che intende inviare assegni di rimborso da 500 dollari a circa un milione di persone in trenta Stati che, sostiene, sarebbero stati sovraccaricati per la copertura sanitaria dell'Affordable Care Act, la legge sulla sanità di Obama che aveva introdotto un sistema per cui, tramite una misura chiamata “obbligo individuale”, ogni cittadino doveva stipulare una polizza assicurativa sanitaria.

Giovanni Ferrazza


Lo show di "Trump-a-Palooza": tra spettacolo, culto della personalità e toni incendiari contro i democratici

La prima convention di metà mandato del Partito Repubblicano, tenutasi all’American Airlines Center di Dallas e ribattezzata informalmente "Trump-a-Palooza", ha ridefinito i confini tra raduno politico, evento di raccolta fondi e show d'intrattenimento. Si tratta di un esperimento senza precedenti storici per un partito statunitense fuori dagli anni delle presidenziali, interamente strutturato come una vetrina spettacolarizzata attorno alla figura di Donald Trump.

L’aspetto performativo dell’evento è apparso evidente fin dalle scenografie: l’arena che ospita i Dallas Mavericks (l’American Airlines Center) è stata tappezzata di enormi ritratti del presidente, mentre gli spazi interni ed esterni si sono trasformati in un tripudio di cappelli MAGA, stivali texani e simboli patriottici. Più che un consueto dibattito programmatico, la kermesse ha assunto i contorni di un grande happening mediatico volto a mobilitare la base in vista del voto di novembre, trasformando l'azione politica in un vero e proprio format da intrattenimento di massa.

Dal punto di vista retorico, la convention ha spinto sull'acceleratore della polarizzazione, con interventi incentrati sul dipingere gli avversari politici con tinte fosche. Diversi relatori e lo stesso Trump hanno utilizzato toni durissimi, etichettando la fazione democratica come un'espressione di estremismo radicale. Nei vari interventi, l'ala progressista del partito avversario è stata ripetutamente attaccata e associata a posizioni estremiste, bollata nei casi più estremi con termini dispregiativi come "comunista" o addirittura "anti-americana". L'obiettivo strategico di questa narrazione è duplice: compattare l'elettorato conservatore dipingendo la posta in gioco come una difesa radicale dei valori americani e presentare i repubblicani come l'unica diga di "buon senso" contro una presunta deriva ideologica della sinistra.

Bianca Colli


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