Guerra commerciale tra USA e Cina: può forse uscirne vincitrice l’India?

I potenziali benefici della guerra commerciale sino-americana per lo Stato indiano

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  Elisa Modonutti
  30 aprile 2025
  3 minuti, 36 secondi

Dall’entrata in carica del Presidente americano Donald Trump, come noto, sono stati imposti alti dazi sulle importazioni di prodotti cinesi negli Stati Uniti, riaccendendo e inasprendo quella guerra commerciale che aveva già incrinato i rapporti della sua prima presidenza (2017-2021) con il Paese del Dragone.

Tornato in carica per un secondo mandato nell’anno corrente, il Presidente americano, come già promesso in campagna elettorale, ha ripreso le sue politiche protezioniste, imponendo dazi, poi sospesi, sia sui prodotti di origine europea, ma anche canadese, messicana, concentrandosi soprattutto su quelli di origine cinese.

Infatti, proprio nei confronti della Cina, Trump ha voluto applicare dei “super dazi” ai prodotti importati negli Usa. Il Presidente ha introdotto inizialmente dazi del 34% sui prodotti cinesi, definendoli "reciproci", sebbene di fatto non lo fossero. In seguito, in risposta alle contromisure cinesi, ci sono stati ulteriori incrementi, prima del 50%, poi un'aggiunta di un 10% annunciato a febbraio, e di un ultimo 10% ad aprile. Questo ha portato il totale delle tariffe imposte da Trump al 104% - che sale al 125% se si considera il 21% di dazi preesistenti ereditati dall'amministrazione Biden. Successivamente, le tariffe sono ulteriormente aumentate fino a stabilizzarsi, ad oggi, al 125%. 

Naturalmente, anche la Cina ha reagito impostando dazi reciproci: le sue tariffe sui beni Made in USA sono passate dal 34% all'84%, alzandoli poi al 125%, eguagliando la controparte americana.

Da questa guerra commerciale, tuttavia, può emergere un terzo Paese vincitore: l’India.

La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti sta infatti mettendo in discussione un pilastro fondamentale degli investimenti globali: la sicurezza del dollaro e dei Treasury americani. Storicamente, in periodi di turbolenza finanziaria, il dollaro si è rafforzato rispetto ad altre monete e i titoli del Tesoro statunitense sono stati considerati un rifugio sicuro. Tuttavia, il recente caos di mercato innescato dalle nuove tariffe, ha rivelato un cambiamento significativo nel comportamento degli investitori.

In particolare, gli investitori stanno ora guardando all'India come una potenziale copertura contro l'instabilità del commercio globale. I mercati azionari, valutari e obbligazionari indiani hanno infatti sovraperformato i loro equivalenti statunitensi dall'inizio dell'anno, indicando una crescente fiducia nell'economia indiana. Inoltre, hanno dimostrato una minore volatilità, segnalando una crescente fiducia degli investitori in un contesto internazionale turbolento.

Uno dei fattori chiave di questa resilienza risiede nella relativa autonomia dell'economia indiana. Gli analisti di Morgan Stanley sottolineano come solo il 12% dell'economia del Paese dipenda, infatti, dalle esportazioni di beni oggetto di tariffe di importazione commerciale. Ancora più marginale è l'esposizione diretta alle tariffe statunitensi: le esportazioni di merci verso gli USA rappresentano solo il 2,1% del PIL indiano. Escludendo i settori farmaceutico ed energetico, al momento esenti da dazi, i beni indiani potenzialmente colpiti dalle tariffe si riducono a un esiguo 1,7% del PIL, rendendo l’economia indiana meno colpita dai dazi Usa.

Inoltre, l'India può beneficiare delle imposizioni di dazi statunitensi sui prodotti cinesi anche nel settore IT. Infatti, le aziende tech americane, sempre più preoccupate per l'aumento dei costi e l'instabilità della Cina come partner commerciale, potrebbero accelerare la tendenza alla delocalizzazione della loro produzione dalla Cina all’India. Questo spostamento potrebbe favorire in modo significativo le operazioni di back-end, lo sviluppo di software e il supporto all'intelligenza artificiale, settori in cui l'India vanta una comprovata expertise e competitività.

Un'altra potenziale, seppur più incerta, finestra di opportunità si apre nel settore agricolo. Qualora la Cina dovesse ridurre le importazioni di prodotti agricoli dagli Stati Uniti, come già avvenuto in passato, l'India potrebbe avere la possibilità di colmare parzialmente questo vuoto, in particolare in mercati chiave come la soia e il cotone.

In sintesi, la guerra commerciale globale offre all'India una concreta possibilità di sviluppo, grazie alla sua economia relativamente indipendente e alla sua forte industria IT. Mentre le aziende cercano alternative alla Cina, l'India potrebbe attrarre maggiori investimenti nell'IT e potenzialmente aumentare le esportazioni agricole. Se il mondo osserva con apprensione l'evolversi della situazione commerciale internazionale, l'India si posiziona come un'isola di relativa tranquillità, attirando l'attenzione degli investitori in cerca di stabilità in un mare di incertezze.

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L'Autore

Elisa Modonutti

Studentessa di Scienze internazionali e diplomatiche, amante della lettura, dei viaggi e con una curiosità innata di scoprire il mondo che ci circonda

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