L'Unione Europea dopo crisi Afghana: Politica estera, questione migratoria ed esercito europeo

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  Tiziano Sini
  17 settembre 2021
  4 minuti, 19 secondi

L’ultimo periodo è stato caratterizzato da importanti eventi internazionali, un esempio su tutti è rappresentato dalle vicende Afghane; proprio quest’ultima rapida escalation, dopo vent'anni dall’inizio del conflitto, ha fatto sorgere importanti interrogativi e dubbi sulle scelte future che l’Unione Europea sarà chiamata ad affrontare. In particolare, in che modo reagire a questa situazione di cambiamento.

A tale quesito, la risposta spontanea è la medesima che da anni rimbalza in Europa: facendo valere in maniera concreta una posizione univoca in Politica estera, trovando le risorse e delineando gli orientamenti necessari per affrontare al meglio i mutamenti di carattere internazionale.

In questo frangente i problemi che sorgono sono di differente natura, dimostrando ancora una volta le numerose criticità di una realtà frammentata e fragile allo stesso tempo, in cui gli equilibri, come ha dimostrato platealmente il caso Afghano, sono piuttosto labili.

Viene denotata proprio per questo la necessità sempre più stringente di una stabile, ma allo stesso tempo forte, leadership europea in Politica estera, supportata dalla volontà degli Stati di renderla tale, ma allo stesso tempo indipendente e finalmente univoca. Saper rispondere con una sola voce alle sfide internazionali dovrà diventare il vero e reale obiettivo europeo.

Se da un lato, infatti, le circostanze storiche costringeranno l’Unione a dialogare con i propri “antagonisti”, Russia e Cina, altrettanto importante sarà regolare i rapporti gli alleati storici, USA, dopo i nefasti dell’era Trump.

Se, infatti, da una parte l’impegno ad organizzare un vertice ad hoc sull’Afghanistan sembra l’unica soluzione concretamente perseguibile e seria per favorire il multilateralismo come soluzione conciliatoria di fronte al periodo di crisi, molto più complesso è riuscire a far dialogare attori molto diversi, e che soprattutto hanno interessi ed obiettivi diametralmente opposti[1].

Gli equilibri precari fra India e Pakistan, il ruolo dell’Iran nell’area, ma soprattutto l’influenza dei paesi della Penisola Arabica, oltre ovviamente al relativo interessamento per il vuoto lasciato dagli Stati Uniti da parte di Cina e Russia sono problemi non secondari[2].

Ma come in precedenza anticipato, estremamente interessante sarà anche misurare il livello di fiducia nei confronti della nuova amministrazione americana guidata Biden, che di fatto ha applicato la scelta varata dalla precedente amministrazione Trump, concernente il ritiro; senza dimenticare il peso assunto primariamente dai negoziati di Doha[3], che di fatto e in maniera unilaterale hanno agevolato il ritorno ed il riconoscimento dei Talebani.

È sicuramente certo però che i problemi in tema di Polita estera dell’Ue non siano, sfortunatamente, solo di carattere esogeno. Buona parte della partita, come in precedenza accennato, dovrà trovare il proprio compimento internamente.

Diventa proprio per questo estremamente difficile trovare la quadra in un contesto divisivo, caratterizzato da interessi differenti. Diversi sono gli esempi utili a suffragare questa visione, basti analizzare i modi in cui gli Stati si sono mossi per affrontare il problema; se da una parte infatti, paesi come l’Italia hanno avuto un atteggiamento fortemente proattivo, non è stato lo stesso per altri contesti, dove si sono riscontrate posizioni più o meno attendiste[4].

Si apre in questo frangente anche un’altra importante questione dirimente: la gestione dei flussi migratori.

L’Unione già in precedenza alla crisi delle ultime settimane si trovava in fortissime difficoltà interne per raggiungere un comune accordo su una riforma complessiva sul sistema di asilo; situazione che è stata ulteriormente acuita dagli scenari attuali, con i paesi del blocco di Visegrád, a cui si è aggiunta l’Austria, che hanno adottato una posizione intransigente in merito alla questione dei rifugiati[5].

Va infine tenuto in considerazione un altro aspetto che negli ultimi tempi è tornato a far discutere: il progetto di Difesa comune europea. Benché l’idea non sia né originale e neppure facilmente realizzabile, non può essere più negabile la necessità di mirare ad obiettivi più ambizioso da parte dell’Ue, caratterizzati da autonomia strategica e risoluta indipendenza nelle proprie scelte in tema di difesa e sicurezza.

Purtroppo, anche questa volta il dibattito sembra prematuro, sia per la propensione di alcuni paesi a continuare a guardare alla Nato come soluzione primigenia, sia perché una scelta del genere dovrebbe essere supportata da ingenti investimenti, ben più onerosi di quanto l’Alleanza Atlantica richieda[6].

In conclusione, quindi, queste ultime concitate settimane, come del resto per tutte le crisi, hanno spostato i riflettori su un problema estremamente complesso, come il ruolo internazionale dell’Europa; se da un lato le ambizioni sono crescenti, queste sono destinate in gran parte a scontrarsi con le solite sofferenze di cui l’Europa è endemicamente colpita, che anche questa volta risultano difficilmente superabili. Sarà però sempre più necessario avere il coraggio di affrontarle, superando così i limiti e garantendo all’Unione Europea quella rilevanza internazionale che molto spesso difficilmente riesce ad esporre.

[1] https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/litalia-e-la-lunga-strada-un-g20-sullafghanistan-31559

[2] https://tg24.sky.it/mondo/2021/08/20/afghanistan-cina-russia-litio-minerali

[3] https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/lafghanistan-un-anno-dallaccordo-di-doha-29496

[4] https://www.radioradicale.it/scheda/646313/focus-europa-le-posizioni-in-europa-sullafghanistan-il-rientro-al-lavoro-e-a-scuola

[5] https://www.eunews.it/2021/08/23/afghanistan-i-corridoi-umanitari-ue-restano-un-tabu-austria-slovenia-e-ungheria-vogliono-frontiere-chiuse-ai-profughi/156459

[6] https://it.euronews.com/2021/09/01/afghanistan-l-ue-ripensa-al-suo-ruolo-nel-mondo-ancora-lontana-la-difesa-comune-europea

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