Hantavirus: cosa sappiamo sulla variante delle Ande?

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  Redazione
  19 maggio 2026
  6 minuti, 39 secondi

A cura del dott. Pierpaolo Piras, Specialista in Otorinolaringoiatria e Patologia Cervico-Facciale


Secondo il “ Centers for Disease Control and Prevention” (CDC) organo sanitario ufficiale degli Stati Uniti d’America, gli Hantavirus sono una famiglia di virus che possono causare malattie gravi e persino la morte.

Si diffondono principalmente tramite i roditori.

Il virus Andes è l'unico tipo degli hantavirus,ben noto alle autorità sanitarie internazionali per la proprietà di trasmettersi da persona a persona. Questo contagio è solitamente limitatoalle persone che hanno avuto uno stretto contatto con la persona malata.

Gli Hantavirus possono infettare e causare gravi malattie nelle persone in tutto il mondo. L'infezione si contrae tramite il contatto con roditori come ratti e topi, specie in seguito all'esposizione a urina, escrementi e saliva. Può anche essere trasmesso tramite morso o graffio di un roditore, ma si tratta di un'evenienza più rara.

Gli hantavirus causano due sindromi degne di nota sotto il profilo clinico. Gli Hantavirus presenti nell'emisfero occidentale, compresi gli Stati Uniti, possono causare la “Sindrome polmonare da hantavirus (HPS)”. L'Hantavirus più comune che causa l'HPS negli Stati Uniti è trasmesso dal topo cervo.

La “Febbre emorragica con sindrome renale (HFRS)” è un secondo gruppo di malattie clinicamente simili,diffuse principalmente in Europa e in Asia. Rimane il “virus di Seul” responsabile dello stesso HFRS, presente in tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti.

Quali sono i sintomi più frequenti ?

Sindrome polmonare da hantavirus (HPS)

La HPS è una malattia grave e potenzialmente mortale che colpisce i polmoni. I sintomi della HPS di solito iniziano a manifestarsi da 1 a 8 settimane dopo il contatto con un roditore infetto

I primi sintomi possono includere:

- Senso di fatica persistente

- Febbre elevata

- Dolori muscolari, specie nei grandi gruppi muscolari come cosce, fianchi, schiena e talvolta spalle.


Circa la metà dei pazienti affetti da HPS manifesta anche i seguenti sintomi:

- Cefalea

- Vertigini soggettive

- Febbre con brividi evidenti

- Sintomi addominali, come nausea, vomito, diarrea e dolore spastico.

Da quattro a dieci giorni dopo la fase iniziale della malattia, compaiono i sintomi tardivi della HPS. Cheincludono tosse con insufficienza respiratoria. I pazienti potrebbero avvertire un senso di oppressione al petto, dovuto all'accumulo di liquido nei polmoni (edema).

La sindrome polmonare da ipersensibilità (HPS) può essere mortale. Il 38% delle persone che sviluppano sintomi respiratori può morire a causa della malattia.

Epidemiologia e profilassi

Possiamo immaginare di pulire un’abitazione di campagna rimasta chiusa per mesi, rimuovere la polvere, respirare profondamente e, senza saperlo, inalare particole virali ultramicroscopiche provenienti da escrementi di ratto (feci, orina, saliva). Settimane dopo, i polmoni iniziano a riempirsi di un liquido(edema con essudato).

Questo è lo scenario classico della “Sindrome polmonare da Hantavirus (SPH).

La regola aurea in virologia per decenni è stata che l’essere umano costituiva una sorta di "terminale ospedaliero" , una sorta di vicolo cieco per l'Hantavirusnel quale il ratto infettava un essere umano, senza la possibilità di trasmettere il virus ad un altro essere umano (contagio).

Ma c'è un'eccezione storica nella quale il virus si è trovato in grado di trasmettersi tra le persone, rappresentata dall'”Hantavirus delle Ande”, presente in Cile e Argentina, e responsabile della recente infezionesviluppatasi a bordo di una nave da crocieranell’Atlantico meridionale.

Sebbene questa trasmissione della infezione richieda un contatto interumano stretto, la sua esistenza ha posto una domanda chiave: che cosa ha reso e continua a rendere differente il virus andino ?

La storia racconta una scoperta inquietante

Il virus delle Ande è endemico della Patagonia, una regione ripartita tra Argentina e Cile. Il suo portatorenaturale è il “Topo dalla coda lunga” (Oligoryzomys longicaudatus).

La comunità scientifica ha scoperto tale insolita capacità di tale virus nel 1996 nel corso di un dibattito scientifico svoltosi a Epuyén, in Argentina. Gli epidemiologi notano qualcosa di preoccupante: i medici che si occupano dei pazienti e i familiari che stanno curando non erano stati in contatto con topi né pulivano alcun ambiente domestico. Il virus stava semplicemente passando incolume non solo da animale all’uomo ma anche da una persona all'altra.

Questa dinamica di carattere igienico-epidemiologico è stata confermata in modo tragico in un altro grandefocolaio nella stessa località tra il 2018 e il 2019.

Dopo anni di ricerca in laboratori ad alta biosicurezza, i ricercatori stanno cercando di comprendere i meccanismi biologici che provocano il virus andino, così eccezionalmente pericoloso.

Un virus che circola per il sangue… e altro ancora

La maggior parte degli Hantavirus presenta solo livelli rilevabili di virus nel sangue (viremia). Invece, gli studi clinici recenti hanno dimostrato che il virus delle Ande provoca una viremia intensa e prolungata specie durante la fase più acuta dell'infermità.

Ciò significa che il virus è presente in gran numero nel sangue del paziente, il che facilita il contatto e la sua perfusione con altri fluidi corporali.

Inoltre ha la particolare predilezione di infettare le cellule delle vie respiratorie. Ciò significa che le nuove particelle virali che si producono si liberano direttamente verso l'interno dei polmoni e il laringo-faringe del paziente.

Risposta immunitaria iniziale ritardata e meccanismo d’azione

L'Hantavirus Andes è particolarmente efficace nel bloccare alcuni tratti anatomici indispensabili perelaborare una corretta risposta immunitaria antivirale:in particolare viene evidenziato il sistema dell’ interferone di tipo I , che in condizioni fisiologiche ha il potere di frenare la replicazione del virus.

Questa sorta di “silenzio immunologico” consente al virus di replicarsi più a lungo senza essere rilevato e soppresso.

Un tempo di incubazione prolungato

Il periodo tra l'infezione e la comparsa dei sintomi patologici (incubazione) dura da due a tre settimane, anche se la sintomatologia può guarire entro 40 giorni. Ciò fa sì che una persona infettata conservi una carica virale molto elevata nelle sue vie respiratorie ancora prima che inizino evidenti sintomi respiratori gravi.

Poiché il paziente non si sente ancora davvero male, potrebbe continuare a fare la sua vita in maniera normale: bacia il partner, abbraccia i figli o condivide intimamente la sua vita col proprio partner.

Sono momenti di contatto stretto dove il virus Andes può dimostratamente trasmettersi a nuovi individui.

La domanda più diretta e cruciale è : dovremmo preoccuparci?

La risposta più breve è NO, ma con alcune precauzioni e riserve.

Il virus delle Ande non viene trasmesso tramite aerosol respiratorio a larga distanza con la facilità della malattia simile alla passata SARSCoV2.

Per far sì che si realizzi il contagio è necessario avere un contatto di gran lunga più stretto e prolungato, l'esposizione alla saliva o secrezioni respiratorie, la convivenza in spazi chiusi o la cura diretta di un paziente in fase acuta.

Pertanto, anche se la trasmissione tra persone costituisce un fatto reale, il rischio per la popolazione generale rimane epidemiologicamente molto basso.

Le misure di salute pubblica (isolamento dei casi patologici, protezione dei contatti e protezione del personale sanitario) hanno dimostrato di essere molto efficaci per ridurrela incidenza della trasmissione contagiosa.

L'importanza è anche quella di vigilare sui virus emergenti

Il virus delle Ande offre un'opportunità scientifica unica per capire come il virus trasmesso all’uomo dai roditori può adattarsi parzialmente al contagio più facile tra esseri umani.

Comprendere i suoi meccanismi di replicazione potràaiutare ad anticipare i rischi futuri, migliorare la vigilanza epidemiologica e sviluppare migliori strumenti diagnostici e terapeutici. Specie con l’utilizzo dellevaccinazioni per via generale.

Nel mondo, l’ OMS registra che i virus zoonotici(trasmessi dagli animali all’uomo) emergenti sono diventati sempre più frequenti: l'Hantavirus delle Ande è uno dei numerosi soggetti biologici i quali dimostranocome la frontiera tra animali ed esseri umani sia divenuto pericolosamente più permeabile di quanto si credeva.




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Salute e Benessere

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