BDS: Boicottare, Disinvestire, Sanzionare.
Questo è il nome del movimento palestinese, fondato nel 2005 e ispirato alle azioni di boicottaggio contro l’apartheid in Sud Africa, che ha l’obiettivo di diffondere consapevolezza globale su istituzioni e imprese internazionali coinvolte in vari modi nelle violazioni dei diritti dei palestinesi: BDS individua quali compagnie concorrono a supportare, più o meno direttamente e con mezzi diversi, il regime di apartheid di Israele e l’imposizione di colonie illegali nei territori palestinesi occupati.
In occasione dei vent’anni del movimento, compiuti quest’anno, il cofondatore Omar Barghouti, ha rilasciato un’intervista sul movimento BDS per il manifesto.
Appellandosi alla comunità internazionale perché eserciti pressione non violenta su Israele tramite le azioni di boicottaggio, disinvestimenti e sanzioni, rivendica tre principali necessità:
- La fine dell’occupazione e lo smantellamento delle colonie, denunciate anche dal diritto internazionale;
- Il riconoscimento del diritto fondamentale di uguaglianza per i palestinesi cittadini in Israele;
- Il rispetto e la promozione del diritto dei rifugiati palestinesi a tornare nelle loro proprietà.
Vediamo che cosa significa “boicottare” e quale sia stato il ruolo del boicottaggio che ha ispirato il movimento palestinese, assieme ad altri esempi storicamente riusciti di questa pratica politica.
Il boicottaggio può essere definito come “ostracismo organizzato e collettivo applicato ai rapporti sindacali, economici, politici o sociali per protestare contro pratiche che sono ritenute ingiuste”. L’origine di questa parola si trova nell’Irlanda del 1880, quando per protestare contro l’innalzamento degli affitti e l’intensificarsi degli sfratti, degli inquilini irlandesi si opposero al loro proprietario inglese, che si chiamava Charles Boycott.
Di solito il boicottaggio consiste in un’azione non violenta che mira a danneggiare economicamente il boicottato, realizzata astenendosi in modo collettivo dall’acquisto dei suoi prodotti o servizi. Il boicottaggio può riguardare anche la decisione di non prendere parte ad eventi controversi, e può essere deciso e guidato da una nazione (government-led boycotts, che includono anche sanzioni e interruzioni di rapporti tra stati) o da organizzazioni internazionali nei confronti di politiche o azioni di altri paesi.
Si tratta di uno strumento di protesta storicamente molto usato e che spesso ha ottenuto successo nel portare attenzione su temi di ingiustizia e cambiamenti effettivi nelle politiche di aziende e di nazioni – anche se, chiaramente, è raro ottenere dichiarazioni che colleghino direttamente un cambiamento istituzionale alle campagne di boicottaggio.
Il più famoso esempio di boicottaggio praticato direttamente, evitando di acquistare specifici prodotti, è quello avvenuto a partire dagli anni Sessanta contro il Sud Africa per protestare contro l’apartheid (la segregazione razziale). Il movimento rivolgeva un appello ai cittadini per evitare l’acquisto di prodotti provenienti dal Sud Africa, in particolare frutta e verdura. L’azione è durata fino al 1994, quando l’elezione del primo presidente nero, Nelson Mandela, segnò la fine della segregazione. Il boicottaggio non è stato l’unica ragione del cambiamento, ma nel corso degli anni diverse compagnie smisero di vendere prodotti sudafricani, segnando sicuramente l’efficacia dell’astensione dall’acquisto; grandi corporazioni poi ritirarono i loro investimenti (la “D” cui si riferisce la sigla BDS) e molti paesi imposero sanzioni di mercato (la “S” della sigla). Il paese fu anche escluso dalle Olimpiadi, con quello che viene detto boicottaggio sportivo, dal ’64 al ’92 (questa pratica è da alcuni contestata: lo sport dovrebbe esclusivamente unire?).
Nello stesso periodo, sempre nel contesto della lotta all’apartheid, ma questa volta negli Stati Uniti, in Alabama, avvenne il famoso boicottaggio degli autobus: nel 1955 l’arresto di Rosa Parks, che si rifiutò di cedere il proprio posto sull’autobus ad un bianco – come imponevano le leggi e come le ordinava il conducente –, originò la protesta di tutto il quartiere, che per sette mesi si rifiutò di utilizzare quegli autobus causando un imponente crollo economico per la compagnia: i biglietti persi furono tra i 30.000 e i 40.000 per ogni giorno. Nel 1956 una sentenza della Corte Suprema dichiarò incostituzionale la segregazione sugli autobus dell’Alabama.
Un esempio noto di boicottaggio guidato da un governo riguarda le Olimpiadi del 1980 a Mosca: il presidente americano Jimmy Carter esortò gli Stati Uniti al boicottaggio a seguito dell’invasione sovietica dell’Afghanistan, e altre 60 nazioni si unirono all’azione, ottenendo che partecipassero solo tre atleti e senza la bandiera nazionale. Benché fortemente simbolico, questo boicottaggio non ottenne lo sperato ritiro delle truppe dall’Afghanistan.
Negli ultimi anni, boicottaggio e sanzioni sono parole tornate all’ordine del giorno: prima riferite alla Russia, pesantemente sanzionata sia da Europa che da Stati Uniti ed esclusa da diverse competizioni sportive, a protesta dell’invasione dell’Ucraina, poi con Israele, verso cui sono mancate le azioni di molti governi, inclusa l’Italia.
Di quest'ultima, l'azienda Leonardo figura tra i fornitori di armi ad Israele nel rapporto “Da economia dell’occupazione a economia del genocidio”, prodotto questa estate dalla Relatrice Speciale dell'ONU sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese. Il testo elenca le compagnie coinvolte con Israele in rapporti economici che hanno rilevanza nel progetto coloniale ed è possibile consultarlo qui. Un esempio contrario, anche se solo recente, è quello della Spagna, il cui presidente Sanchez ha deciso di imporre un embargo totale sulle armi verso lo Stato ebraico.
Al contrario, non è mancato il boicottaggio da parte della comunità civile che ha, ad esempio, avuto successo nel 2024 con i prodotti del marchio Sabra, produttore di hummus che appartiene per metà al gruppo PepsiCo e per metà a The Strauss Group, la seconda più grande azienda alimentare israeliana che, secondo BDS, fornisce supporto finanziario all’esercito dell’IDF (Israel Defence Force). L’esortazione al boicottaggio è attiva dal 2011, ma nel 2024 si è intensificata ed è corrisposta alla vendita di Sabra da parte di Strauss Group.
Il rapporto di Albanese è un appello alle aziende internazionali affinché smettano di fare affari con Israele, sottolineando il rischio di risultare così complici di un genocidio. La reazione degli Stati Uniti d’America è stata durissima: sanzioni economiche pesanti e accuse di “persecuzione verso gli USA e Israele”. A riprova del fatto che Boicottare, Disinvestire, Sanzionare possono essere la chiave per ottenere la fine di tutte le atrocità.
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