Il Mercato Unico europeo e la competitività internazionale

Perché è stato richiesto il rapporto Draghi e che cosa propone

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  Elisa Modonutti
  11 settembre 2024
  3 minuti, 56 secondi

Pilastro del mercato unico europeo è la politica della concorrenza, la quale prevede aspre e severe regole contro monopoli, aiuti di stato e acquisizioni private che vadano a minare il libero mercato presente all’interno dei confini dell’Unione.

Le norme sulla concorrenza, inserite nel Trattato di Maastricht del 1992 e ribadite anche in quello di Lisbona del 2007, consentono il corretto funzionamento del mercato interno dell'UE, garantendo che gli operatori economici e le imprese possano svolgere le loro attività in modo equo e senza particolari vantaggi o favoritismi, promuovendo la libera circolazione delle cosiddette “quattro libertà” (beni, servizi, persone e capitali) in tutto il territorio dell'UE.

Obiettivo principale della politica è infatti quello di stimolare le imprese a innovare e investire per avere successo sul mercato, garantendo al contempo condizioni eque per le industrie europee di tutte le dimensioni. Tuttavia, le recenti tendenze globali stanno mettendo in discussione le politiche di concorrenza europee, rigorosamente cristallizzate negli articoli 101-109 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea del 2007. A livello internazionale, difatti, le industrie europee devono affrontare le rivalità dei grandi esportatori, come gli Stati Uniti o la Cina, i quali consentono aiuti pubblici o non contrastano le fusioni o i monopoli, ponendo così sfide sostanziali alle politiche europee di leale concorrenza.

Soprattutto in un'epoca guidata dall'economia digitale e dai grandi colossi tecnologici, dove la tecnologia ha cambiato il modo in cui le aziende dirigono affari in tutti i settori, la politica di concorrenza dell'UE necessita di profonde riforme, per far sì che l’economia europea rimanga al passo con la competizione internazionale. Questa sta a tutti gli effetti mettendo a dura prova le aziende europee, visto che oggi esse comprendono solo cinque delle prime 100 maggiori aziende mondiali (con la prima al 56° posto) e sono in ritardo in diversi settori chiave indicati dalla Commissione come vitali per la futura crescita economica.

Proprio su questo argomento sono stati preparati due report sulle misure da intraprendere per rendere l’economia e il Mercato Unico europeo più innovativo e competitivo su scala mondiale. Il primo report, presentato al Consiglio europeo del 17-18 aprile 2024 da Enrico Letta, individuava una “quinta libertà” del Mercato Unico relativa a ricerca, innovazione e istruzione, per potenziarne le capacità di innovazione nel nuovo panorama globale.

Lo scorso lunedì 9 settembre, invece, è stato presentato il secondo report sul mercato e la competitività europea a cura di un altro italiano, l’economista Mario Draghi. L’analisi di Draghi, un lavoro di 65 pagine intitolato "Il futuro della competitività europea" presenta tre nodi principali che si focalizzano sull’innovazione e i nuovi motori di crescita, sul processo di decarbonizzazione e aumento dell’economia circolare e sull’adattamento geopolitico in un mondo in cui le dipendenze esterne rendono i Paesi vulnerabili.

Parole chiave che risuonano chiare nel discorso dell’ex Presidente della BCE sono “urgenza” e “concretezza”. Vengono infatti presentate circa 170 proposte attuabili fin da subito per un cambiamento radicale dell'Europa. Gli investimenti da dedicare a suddette strategie sono importanti, tanto che le stime prevedono un impegno di una cifra doppia rispetto al vecchio Piano Marshall del Dopoguerra, con circa 800 miliardi extra all’anno (il 5% del Pil dell’Ue).

Per quanto riguarda il primo punto, relativo all’innovazione, il rapporto propone di riformare i finanziamenti UE per la ricerca e lo sviluppo e di accelerare l'adozione dell'IA e di altre tecnologie avanzate, affrontando la carenza di competenze attraverso riforme dell'istruzione e formazione.

In relazione al piano sulla decarbonizzazione, Draghi propone di riformare i mercati dell’elettricità, favorendo le industrie specializzate nella produzione di tecnologie pulite, allo scopo di abbassare i costi dell’elettricità.

Infine, al fine di ridurre le dipendenze esterne, viene sottolineata l’essenzialità di implementare strategie che garantiscano l’approvvigionamento di materie prime essenziali, oltre a sviluppare capacità interne in tecnologie chiave come i semiconduttori.

Essenziale risulta chiudere il divario di innovazione che l’Europa accusa rispetto ai suoi maggiori competitori, Cina e USA, soprattutto in ambito tecnologico e di produzione industriale.

Secondo le parole dell’ex Presidente della BCE, “Serve un cambiamento radicale, urgente e concreto. Ne va dell'esistenza dell'Ue". Infatti, come sottolinea ulteriormente “L'Ue esiste per garantire che gli europei possano sempre beneficiare di questi diritti fondamentali. Se non sarà più in grado di garantirli ai suoi cittadini avrà perso la sua ragion d'essere". È dunque necessario un cambiamento urgente, un cambio di rotta efficace e innovativo allo scopo di riformare l’economia europea per renderla competitiva, garantendo benessere ai cittadini dell’Unione.

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L'Autore

Elisa Modonutti

Studentessa di Scienze internazionali e diplomatiche, amante della lettura, dei viaggi e con una curiosità innata di scoprire il mondo che ci circonda

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UE mercato unico concorrenza Draghi Riforma Competizione internazionale Economia competitività