Dopo decenni di distensione militare, il trend si è invertito. Gli Stati europei hanno reinserito il riarmo al centro delle proprie agende politiche. A seguito della Guerra Fredda, l’allentamento delle tensioni mondiali ha portato molte nazioni a tagliare le spese militari e, in particolare, a sospendere i vari sistemi di servizio militare. Si optò per la creazione di eserciti professionali, sia per questioni economiche - la leva obbligatoria comportava costi logistici e amministrativi ingenti giudicati sproporzionati rispetto all’effettiva utilità - sia per questioni operative; i coscritti, soggetti a un periodo di leva limitato, non potevano raggiungere un livello di addestramento idoneo alle missioni moderne, tecnologicamente complesse in scenari internazionali, le quali richiedono una preparazione elevata.
Secondo gli ultimi dati forniti da EUROMIL, l’organizzazione che riunisce le associazioni del personale militare in Europa, tra il 2010 e il 2020 l’organico militare è diminuito in media del 16%. Il Belgio e la Germania hanno registrato i cali più consistenti, rispettivamente del 26,5% e del 25%. Secondo EUROMIL, gli stipendi bassi, lo squilibrio tra vita lavorativa e vita privata e un ambiente di lavoro negativo sono tra i principali fattori che incidono sui tassi di permanenza in servizio nelle forze armate di ciascun Paese.
Alla luce delle recenti circostanze geopolitiche, la questione del servizio militare nazionale è tornata al centro della discussione politica europea. La guerra in Ucraina ha cambiato di molto la percezione della difesa continentale. Diverse agenzie di intelligence europee ritengono che la Russia possa tentare di attaccare uno Stato membro della NATO entro il 2030, al fine di mettere alla prova l’impegno di difesa reciproca dell’Alleanza. Inoltre, Mosca ha intensificato la sua attività di “hybrid wars” verso vari paesi europei, compiendo attacchi informatici, operazioni di disinformazione, atti di sabotaggio e altre forme di attività ostili al di sotto della soglia della guerra che potrebbero innescare una risposta militare.
Allo stesso tempo, gli Stati Uniti si stanno ritirando dai propri impegni a favore della sicurezza europea. Un aspetto importante della riduzione degli impegni degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa è il ritiro delle truppe americane di stanza nel continente. Oltre al previsto ritiro di 5.000 soldati dalla Germania, gli Stati Uniti hanno già ridotto il numero delle truppe in Polonia, Romania e nei Paesi Baltici, comunicando che sono previste ulteriori riduzioni.
Per riuscire a scoraggiare la Russia nel breve-medio termine con un minore sostegno da parte degli Stati Uniti, gli alleati europei dovranno colmare rapidamente le principali lacune in termini di capacità.
Per contrastare questa minaccia, la Commissione europea ha elaborato un piano di riforme chiamato “ReArm Europe Plan/Readiness 2030”, un ambizioso pacchetto in materia di difesa che fornisce strumenti finanziari agli Stati membri dell’UE per stimolare la crescita degli investimenti militari.
Ma mentre i governi investono miliardi nella ricostruzione della capacità militare europea, essi si sono resi conto che la modernizzazione degli arsenali rappresenta solo una parte della sfida. L’altra consiste nel trovare il personale necessario per gestirli.
La Germania intende aumentare le proprie forze armate da circa 180.000 a 260.000 soldati, raddoppiando al contempo il numero dei riservisti. La Francia prevede di portare il numero dei riservisti da circa 47.000 a 100.000 entro la fine del decennio. L’Italia ha annunciato l’intenzione di aumentare il proprio personale militare, mentre anche i Paesi Bassi e la Polonia stanno valutando come potenziare le proprie forze armate.
Almeno 10 Stati membri hanno in vigore il servizio militare obbligatorio. Tra questi paesi, Austria, Croazia, Cipro, Estonia, Finlandia, Grecia, Lettonia e Lituania, lo rendono obbligatorio solo per gli uomini, mentre Danimarca e Svezia lo rendono obbligatorio sia per gli uomini che per le donne. Il servizio militare obbligatorio può durare fino a 15 mesi, mentre la Croazia prevede un periodo di servizio più breve, pari a due mesi.
Poiché il numero di giovani disposti a intraprendere una carriera militare continua a diminuire, molti Stati membri in cui non vige la coscrizione obbligatoria hanno deciso di introdurre il servizio militare volontario nella speranza di attirare un maggior numero di persone.
Per contribuire a colmare il divario, la Germania ha introdotto nel 2026 un servizio militare volontario della durata di sei mesi. Il sistema prevede che a tutti i diciottenni in Germania venga inviato un questionario in cui verrà chiesto loro se sono interessati e disposti ad arruolarsi nelle forze armate. La compilazione del questionario è obbligatoria per gli uomini e facoltativa per le donne. Essi sono tenuti a sottoporsi a visite mediche e a dichiarare se sono interessati ad arruolarsi nelle forze armate. Tuttavia, conservano il diritto costituzionale di rifiutare il servizio militare in qualità di obiettori di coscienza. Sebbene attualmente prestino servizio circa 12.100 volontari e coscritti con contratti a breve termine, permangono dubbi sul fatto che il servizio volontario possa garantire il numero di effettivi su cui Berlino fa affidamento.
In Francia è stato lanciato il nuovo programma di servizio militare volontario, che va a sostituire il servizio nazionale universale. Si tratta di un programma volontario (non obbligatorio) aperto a giovani uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 25 anni in possesso della cittadinanza francese. Il programma ha una durata complessiva di 10 mesi. Prevede un primo mese di addestramento militare di base, seguito da nove mesi di servizio operativo a fianco delle forze armate. Il servizio si svolge esclusivamente sul territorio francese (sono quindi escluse le missioni all’estero). L’iniziativa coinvolgerà inizialmente un primo gruppo di circa 3.000 giovani, con l’obiettivo di arrivare gradualmente a reclutare fino a 50.000 volontari all’anno entro il 2035. Al termine dei 10 mesi, i partecipanti entrano a far parte della riserva operativa per un periodo di 5 anni. I volontari ricevono un'indennità mensile netta di circa 800 euro, oltre all’alloggio, ai pasti e ai trasporti, il tutto a carico dello Stato.
Anche il Belgio ha lanciato nelle ultime settimane il suo servizio militare volontario. Lo scorso novembre, il governo ha inviato delle lettere a circa 130.000 diciassettenni esortandoli ad arruolarsi per un anno di servizio militare volontario nelle forze armate belghe. Il Ministero della Difesa ha selezionato un totale di 3.248 candidature per l’anno di servizio volontario. In sostanza, l’operazione costituisce uno strumento di reclutamento, poiché le forze armate belghe hanno urgente bisogno di più personale, sia riservisti che soldati di carriera. Il Belgio prevede di aumentare il proprio personale militare dagli attuali 24.000 a 34.500 entro il 2035, con 12.800 riservisti e 8.500 civili. Entro tale data, il numero di reclute annuali per l’anno di servizio militare volontario raggiungerà quota 1.000. Il governo sta inoltre introducendo misure volte ad ampliare il bacino dei candidati idonei. A partire dal 1° settembre, il Belgio alleggerirà i requisiti medici per le reclute e i riservisti; questa misura potrebbe consentire a un ulteriore 10–20% dei candidati attualmente respinti per motivi medici di iniziare l’addestramento militare. Infine, il Belgio ha innalzato l’età massima per i riservisti da 49 a 67 anni, nel tentativo di attirare un maggior numero di candidati con esperienza civile, in particolare per ruoli amministrativi e logistici.
In Spagna è stato aperto un “bando” diretto ai giovani che desiderano unirsi alle forze armate. È aperto a tutti i cittadini che soddisfano i requisiti stabiliti, quali: essere cittadini spagnoli, avere un’età compresa tra i 18 e i 28 anni, non avere precedenti penali, essere in buone condizioni fisiche ed essere disposti a trasferirsi in qualsiasi parte del Paese. I canali ufficiali del governo precisano che non si sta reintroducendo il servizio militare obbligatorio, ma si sta rafforzando la struttura della difesa senza ricorrere alla chiamata alle armi dei coscritti e avvalendosi di riservisti volontari.
Un modello differente è quello adottato dai Paesi nordici, in particolare Svezia, Norvegia e Danimarca, i quali hanno reintrodotto il servizio militare obbligatorio, ma su base selettiva sia per gli uomini sia per le donne. Oggi, in Svezia, una parte dei giovani di 18 anni viene chiamata a svolgere l’addestramento militare in base alle esigenze delle forze armate, anziché attraverso un sistema di leva obbligatoria universale. Di conseguenza, ogni anno solo una parte dei giovani, sia uomini sia donne, viene effettivamente arruolata. I candidati selezionati sono considerati i più idonei al servizio sulla base di un processo di selezione articolato in più fasi, il quale comprende questionari e test.
Mentre l’Europa accelera il proprio processo di riarmo, si sta adoperando sia per compensare la riduzione delle capacità statunitensi sia per prepararsi a un potenziale conflitto con la Russia.
I paesi europei stanno aumentando i bilanci della difesa, potenziando la produzione militare e riconsiderando i modelli di coscrizione. Tuttavia, permangono gravi lacune in termini di personale militare, risorse strategiche e prontezza operativa.
Per Emmanuel Jacobs, presidente di EUROMIL, il servizio militare volontario avrà successo solo se offrirà un “vero valore aggiunto”. Ciò significa una formazione adeguata, ruoli significativi, una retribuzione equa e un percorso chiaro verso l’ingresso nelle forze armate professionali o nella riserva.
Ma secondo gli analisti, lo sforzo dell’Europa di reclutare un maggior numero di soldati deve affrontare anche una sfida culturale più ampia.
Negli Stati Uniti, prestare servizio nelle forze armate è spesso una tradizione di famiglia e motivo di orgoglio. In gran parte dell’Europa, al contrario, il valore civico e sociale attribuito al servizio militare è in gran parte svanito dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Oggi, le generazioni più giovani vedono pochi incentivi a mettere in secondo piano la propria carriera e la propria vita personale per servire il proprio Paese.
La soluzione alla crisi di reclutamento dell’UE deve partire dalla trasformazione delle forze armate in datori di lavoro attraenti e moderni, in grado di offrire stipendi competitivi, condizioni di lavoro prevedibili, una leadership moderna, alloggi e attrezzature adeguati, nonché pieni diritti sociali. Senza tutto questo, l’Europa continuerà a perdere personale qualificato, indipendentemente dal modello di servizio militare scelto.
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L'Autore
Guido Guarino
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