Il World Report 2026: i diritti umani nel mondo

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  Gaia Recrosio
  21 febbraio 2026
  3 minuti, 19 secondi

Il World Report 2026, rivista annuale dell'ONG Human Rights Watch, quest'anno alla sua trentaseiesima edizione, contiene nelle sue 529 pagine una dettagliata analisi condotta in più di cento Stati riguardo la situazione dei diritti umani. L'Executive Director, Philip Bolopion, si è dedicato alla stesura del saggio introduttivo al report, che ha intitolato “Will Human Rights Survive a Trumpian World? Authoritarian Advances Threaten Rules-Based Order”, un titolo evocativo che preannuncia il contenuto della rivista e che individua una figura chiave nel nuovo ordine globale e nel tema dei diritti umani: Donald Trump.

La recessione democratica

Nel saggio introduttivo, Bolopion parla di quest'epoca come di una “recessione democratica”, i cui livelli, infatti, sarebbero retrocessi fino al 1985, con il 72% della popolazione che vive sotto una democrazia, un dato che tuttavia non corrisponde con il pieno godimento delle libertà e dei diritti democratici. In un report dello scorso anno dell'ONG Civil Liberties Union for Europe (Liberties), l'Italia era già stata indicata come un esempio di questa recessione, insieme a Bulgaria, Croazia, Romania e Slovacchia: una recessione che, a livello continentale europeo, si era aggravata già dal 2024. Questo è il risultato di diversi fattori, che si sarebbero concretizzati attraverso una serie di riforme al sistema giudiziario, l'uso eccessivo di procedure legislative d'urgenza e la limitazione alla libertà di espressione di giornalisti e mezzi di comunicazione di massa. Secondo il report, quindi, ci troviamo nella “terza onda” teorizzata da Huntington, politologo statunitense e autore della teoria delle ondate democratiche: secondo questa teoria, dopo periodi di espansione democratica, caratterizzati dall'aumento del numero di Paesi democratici, si verificano periodi di recessione, caratterizzati da cambi di regime in senso autoritario o derivazioni democratiche.

Gli Stati Uniti d'America

Senza affrontare il tema del ruolo che a livello internazionale giocano gli Stati Uniti, ovvero senza approfondire la presenza di un potenziale assetto unilaterale dominato dagli Stati Uniti oppure uno multilaterale, possiamo ad ogni modo affermare che ciò che avviene a livello politico negli Stati Uniti ha effetti e ripercussioni anche a livello globale: l'America dei dazi di Trump è un'antonomasia in tal senso, ma il discorso si estende anche su temi che toccano la validità del sistema elettorale, la libertà del sistema giudiziario, la manipolazione delle informazioni, i diritti dei migranti, il diritto internazionale, la strumentalizzazione del potere politico per minare il sistema universitario e la violazione di quei limiti democratici creati per proteggere e tutelare i diritti dei cittadini. Secondo il report, la recessione democratica nella quale ci troviamo ha, in realtà, avuto inizio da qualche decennio, ma, ai giorni nostri, tale fenomeno, insieme allo sconvolgimento dell'ordine nazionale e internazionale, sembra più fragile che mai. Queste tendenze, secondo Bolopion, hanno influenzato altri Paesi a tal punto che anche coloro che partecipavano alle battaglie di tutela dei diritti umani sono stati indeboliti da forze illiberali interne e sono oggi paralizzati dalla paura di andare contro gli Stati Uniti o la Cina.

La "panacea" per le derive illiberali?

La proposta di Bolopion è quella di creare un'unione, un'alleanza strategica tra i Paesi che ancora non sono stati travolti da quest'ondata di recessione, includendo anche Stati che non hanno un sostanziale peso specifico nell'ordine mondiale ma offrono un contributo importante all'interno del sistema multilaterale: la presenza di una simile alleanza creerebbe un'alternativa a un sistema basato su politiche illiberali e potrebbe basarsi su accordi commerciali attrattivi, con significative tutele ai lavoratori, e accordi di sicurezza, la cui adesione sarebbe condizionata da fattori di governance democratica e presenza di norme a tutela dei diritti umani. L'obiettivo del prossimo periodo storico è riassunto nelle parole di Bolopion: “Breaking the authoritarian wave and standing up for human rights is a generational challenge”.

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