Il XX Comitato centrale del Partito comunista cinese (Pcc) tra il 20 e il 23 ottobre si è riunito nella IV sessione plenaria del suo mandato. Questo IV Plenum ha però segnato una svolta nella tradizionale calendarizzazione politica del Paese. Sebbene generalmente dedicato a discussioni di carattere ideologico, la quarta riunione del Comitato centrale ha ospitato il dibattito sul XV Piano di sviluppo socioeconomico, riservata normalmente al V Plenum secondo la prassi consolidata. Tuttavia, a causa del ritardo con cui si è tenuto il III Plenum (che è stato posticipato di quasi un anno), il Comitato centrale si è trovato costretto a riorganizzare la sua agenda.
Il Piano delineato, che sarà approvato ufficialmente a marzo dall’Assemblea nazionale del popolo, definirà la strategia economica del Paese per il periodo 2026-2030. I Piani quinquennali caratterizzano tutta la storia della Repubblica Popolare Cinese: la pianificazione economica fu importata dall’Unione Sovietica nel 1952 e da allora continua a sopravvivere. Quest’eredità non si deve tuttavia intendere in maniera anacronistica: gli attuali piani sono ben lontani dagli strumenti maoisti rigidi, meramente quantitativi e focalizzati sulla produzione settoriale. Oggi rappresentano piuttosto una cornice strategica generale che orienta lo sviluppo economico e sociale del Paese, definendo obiettivi, priorità, indirizzi di politica economica e risultati attesi, garantendo però una flessibilità e una visione di lungo periodo in modo da rispondere alle sfide globali.
Le priorità annunciate e riassunte nel comunicato approvato dal XX Comitato centrale sono:
- Ottenere risultati significativi nello sviluppo di alta qualità;
- Migliorare sostanzialmente nell’autosufficienza e nella forza scientifica e tecnologica;
- Arrivare a nuove conquiste nel processo di approfondimento complessivo delle riforme;
- Progredire a livello culturale ed etico all’interno della società;
- Migliorare ulteriormente la qualità della vita;
- Fare importanti nuovi passi avanti nell’iniziativa “Beautiful China”;
- Rafforzare lo scudo della sicurezza nazionale.
Da questi obiettivi e dall’ordine in cui sono stati presentati, il Piano, pur collocandosi in continuità con quello precedente, nasconde spostamenti significativi di priorità. In primo luogo, l’innovazione cede il passo alla modernizzazione sistemica. Se infatti, il XIV Piano metteva l’innovazione al centro della strategia nazionale, con il XV i breakthroughs scientifici e tecnologici, per quanto cruciali, sono subordinati alla capacità di trasformare scoperte in produzione scalabile e di alto valore. L’attenzione è quindi spostata a risultati tangibili e applicabili in grado di permettere una modernizzazione del sistema industriale, tema centrale del Piano. In secondo luogo, l’interdipendenza globale viene gestita con maggiore cautela. Per quanto la Cina, come il mondo intero, si trovi a far fronte ad uno scenario dove la sicurezza economica si basa sul de-risking e sulla diversificazione, l’interdipendenza non viene abbandonata, ma viene letta sotto lenti strategiche. Il Piano annuncia una “nuova fase di cooperazione win-win” grazie ad una “apertura di alto livello” e un approfondimento della cooperazione in regioni ed industrie specifiche. Pechino continua, infatti, a considerarsi una ferma sostenitrice del sistema multilaterale. La Cina si mostra pronta a mettere a frutto il proprio ruolo e i principi che la guidano, utilizzando il suo sistema di valori e norme come leva per promuovere la cooperazione. Infine, viene data più importanza anche all’incremento del consumo interno, non più visto come stimolo congiunturale, ma piuttosto come pilastro strutturale della resilienza economica.
Questi cambiamenti, com’è evidente, derivano dalla necessità per la Cina di ricalibrare la propria strategia economica in risposta ad uno scenario globale ben più volatile e imprevedibile rispetto al quinquennio precedente, caratterizzato da rischi crescenti, incertezze diffuse e da una continua lotta per il potere. Il XV Piano si trova, per di più, di fronte ad uno snodo cruciale nel percorso di crescita e sviluppo della Cina: non è lontana la data a cui guarda la dirigenza del Partito, il 2035. L’obiettivo da raggiungere entro il 2035, e rispetto al quale il Piano rappresenta il penultimo step, è la realizzazione della modernizzazione socialista, con l’entrata della Cina nel ranking dei Paesi leader dell’innovazione e con il raddoppio del PIL pro capite da 13.400 dollari (2024) a 30.000 dollari, mantenendo una crescita media annua di almeno il 4,5%. In questo contesto, il Piano diventa non solo uno strumento di sviluppo, ma anche come leva di consolidamento politico, indirizzando le risorse statali verso obiettivi mirati e contribuendo al rafforzamento della posizione internazionale del Paese.
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L'Autore
Antonella Franzelli
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Cina pianificazione economica crescita economia superpotenza innovazione modernizzazione industriale