Innovazione vs privacy: scelte che potrebbero compromettere la nostra sicurezza

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  Chiara Croci
  28 novembre 2025
  3 minuti, 2 secondi

Nell’ultimo anno l’Unione Europea si è trovata di fronte a un bivio, a una scelta che la comunità internazionale le ha imposto di prendere: innovazione o privacy?

Con il rapido sviluppo degli strumenti di intelligenza artificiale e la pressione geopolitica da parte degli Stati Uniti e della Cina, le preoccupazioni sulla competitività evidenziate nel rapporto Draghi non hanno fatto che ampliarsi e moltiplicarsi.

Una prima strategia di soluzione è coincisa con una fase di proliferazione delle regolamentazioni digitali da parte delle istituzioni dell’UE. Tuttavia, la scorsa settimana la Commissione Europea (CE) ha preso una posizione differente, decidendo di allentare alcune norme considerate onerose. Infatti, la CE ha pubblicato due proposte denominate “Digital Omnibus”, riaprendo la questione sulle tutele fondamentali dell’UE contro i rischi dell’era digitale. Questo passo rischia di smantellare il sistema basato sulle regole (principalmente l’AI Act), conquistato con fatica nell’arco di decenni, mettendo in pericolo le basi stesse dei diritti umani e delle politiche tecnologiche nell’UE.

Si tratta di cambiamenti che concedono più margine sia alle autorità statali sia alle grandi aziende per raccogliere ed elaborare informazioni personali, richiedendo di conseguenza un controllo più limitato e una minore trasparenza.

L’opinione pubblica e le imprese si sono divise in due: da un lato c’è chi sostiene, specialmente gli utenti, che l’Omnibus indebolisca il quadro normativo dell’ePrivacy, dato che implica lo spostamento nel GDPR della disposizione chiave relativa all’accesso ai dispositivi. Il consenso rimarrà necessario per la maggior parte delle attività di tracciamento, ma le nuove e proliferanti eccezioni consentiranno sempre più alle aziende di leggere i dati sui dispositivi senza chiedere il permesso.
Inoltre, un nuovo considerando restringe la definizione di dati, permettendo alle imprese di utilizzare in modo incontrollato informazioni molto intime per addestrare sistemi di IA e riformulare il processo decisionale automatizzato.

Le grandi corporazioni europee e gli attori del Big Tech, che potrebbero trarre vantaggi significativi dalle nuove disposizioni, sono a favore delle proposte del Digital Omnibus. Queste assecondano anche l’amministrazione statunitense, che ha un interesse diretto a indebolire il quadro normativo europeo sulle tecnologie e a sfruttare i gap normativi per continuare a eccellere in materia. A tal proposito, la Computer & Communications Industry Association ha affermato che sono necessarie ulteriori azioni più audaci.

Tuttavia, in un articolo pubblicato su diversi organi di stampa dell'UE e su LinkedIn, l'ex commissario europeo Thierry Breton ha messo in guardia dal ritirarsi dalla protezione del mercato digitale dell'UE. "Non possiamo permetterci di essere intimiditi", ha scritto, "dovremmo resistere a qualsiasi tentativo di smantellare queste leggi […] con il pretesto della semplificazione o per rimediare a una presunta 'anti-innovazione'”.

La vastità e la natura dei cambiamenti proposti, alcuni dei quali in diretto conflitto con la Carta dei Diritti Fondamentali e la Convenzione 108 del Consiglio d'Europa, li rendono inappropriati per una modifica legislativa. Gran parte della regolamentazione digitale esistente, inoltre, non è stata ancora pienamente attuata né adeguatamente maturata. Entrambi i pacchetti omnibus devono ora affrontare un lungo percorso nei negoziati di trilogo tra il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione Europea, e si prevede che la finalizzazione richiederà almeno diversi mesi.

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Chiara Croci

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