In Iraq si prospettano mesi bui, un ritorno al medioevo per donne e bambine. Sono alcuni mesi che infatti il parlamento iracheno sta discutendo una serie di modifiche alla norma che protegge l’età consensuale delle donne. Oltre a voler abbassare l’età del consenso da 18 a 9 anni, queste modifiche prevedono inoltre la privazione del diritto al divorzio, alla custodia dei figli e all’eredità.
In Iraq, infatti, è attualmente in vigore una legge del 1959 (legge 188) che stabilisce appunto l’età legale del consenso sessuale a 18 anni. La legge nella teoria c’è, nella pratica tuttavia l’UNICEF ha stimato che il 28% delle donne irachene si è sposata prima dei 18 anni e il 22% di queste addirittura non aveva ancora compiuto 14 anni.
Questa purtroppo non è la prima volta che il parlamento iracheno cerca di varare delle modifiche alla legge del 1959, prima nel 2014 poi nel 2017. La continua pressione dei gruppi sciiti e la loro crescente influenza e la scena politica dominata da una coalizione filo-iraniana (che ha favorito la promulgazione di leggi allineate alla Sharia), tuttavia, sembrerebbe aver avuto la meglio, la nuova norma pare in dirittura d’arrivo.
Le modifiche alla legge 188 hanno infatti passato la prima lettura in parlamento nell’agosto 2024 e la seconda il 16 settembre. Lo step seguente è la discussione formale dei vari emendamenti e il voto, motivo per il quale negli ultimi giorni questo argomento è tornato in auge.
Cosa comportano nello specifico queste modifiche?
Raad al-Maliki è il deputato che ha portato avanti con vigore queste modifiche, lo stesso che nell’aprile del 2024 ha introdotto un emendamento alla legge antiprostituzione irachena, prevedendo la criminalizzazione delle relazioni tra persone dello stesso sesso e gli interventi medici legati al genere.
Gli emendamenti proposti darebbero ai cittadini iracheni la possibilità di scegliere tra la legge sullo status personale (prettamente laica) e la legge religiosa. Ovviamente, in caso di disputa di coppia la decisione del marito avrebbe la precedenza. Athraa Al-Hassan, consulente legale per i diritti umani, ha evidenziato come con queste modifiche il sistema governativo iracheno verrebbe rimpiazzato da un nuovo sistema (già in vigore in Afghanistan e Iran) che vede la legge religiosa sovrastare quella statale.
Le modifiche alla legge 188 nascono dalla necessità, da parte del governo, di interpretare maggiormente la legge islamica e, soprattutto, proteggere le ragazze da quelle che vengono definite “relazioni immorali”.
A ogni famiglia il potere di scegliere quando far sposare le proprie figlie. A ogni famiglia, dunque, la decisione se rispettare o meni quelli che sono dei basilari diritti di ogni bambina, ragazza e donna.
I cittadini iracheni, dunque, si troverebbero in una situazione tale per cui una ragazza potrebbe essere libera di sposarsi a 18 anni o quando crede più opportuno e magari la sua vicina di casa a 9 anni è già in abito bianco.
Questo potrebbe accadere proprio perché la famiglia di una ragazza ha deciso di seguire la legge sullo status personale e la famiglia dell’altra ha deciso di seguire la legge religiosa.
Secondo Sarah Sanbar, ricercatrice irachena per Human Rights Watch, “l’approvazione di questa legge da parte del parlamento iracheno rappresenterebbe una battuta d’arresto devastante per le donne e le ragazze irachene”, ma non solo “minerebbe il principio di uguaglianza di fronte alla legge”.
A 9 anni tutte le bambine dovrebbero giocare al parco giochi, andare a scuola, fare sport. A 9 anni non sono grandi abbastanza per guidare una macchina, votare, lavorare, eppure in alcuni casi si troveranno costrette a indossare abiti da sposa, a sposare uomini decisamente più grandi di loro. Bambine costrette ad adempiere agli obblighi del matrimonio.
Tutto ciò porterebbe, senza alcun dubbio, a un aumento della violenza sessuale e fisica tra le mura domestiche, non serve fare nessun calcolo. È tutto già scritto.
Sicuramente le proteste non sono mancate. Sin dalla prima lettura in parlamento, un blocco di 25 parlamentari ha cercato di bloccare gli emendamenti ed evitare dunque la seconda lettura (come accaduto nel 2014 e nel 2017).
Di recente, la coalizione 188 (che prende il nome dalla legge che il parlamento sta provando a smantellare) ha organizzato svariate proteste, denunciando gli sforzi parlamentari volti a legalizzare “lo stupro infantile”.
Tuttavia, tutto ciò è servito a ben poco.
Tra le varie preoccupazioni che questa legge porta con sé, vi è il fatto che parebbe far parte di un progetto più vasto. Un progetto che ha come obiettivo principale quello di introdurre sempre più limitazioni ai diritti delle donne, per arrivare a uno stato etico, prendendo spunto dall’Afghanistan, uno stato sicuramente noto per la cura, la costanza e la dedizione che sta mettendo nell’eliminare qualsiasi parvenza di diritto alle donne.
Chissà come mai i diritti delle donne fanno paura. Chissà come mai le donne indipendenti spaventano così tanto gli uomini.
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L'Autore
Giorgia Milan
Giorgia Milan, classe 1998, ha conseguito una laurea triennale in “scienze politiche, relazioni internazionali e governo delle amministrazioni”, con una tesi riguardo la condizione femminile in Afghanistan, e successivamente una laurea magistrale in “Human rights and multi-level governance”, con una tesi riguardo la condizione delle donne rifugiate nel contesto dell’attuale guerra Russo-Ucraina, il tutto presso l’Università degli studi di Padova.
I suoi interessi principali sono i diritti umani, in particolare i diritti delle donne. È proprio il forte interesse per questi temi che l’ha spinta a intraprendere un tirocinio universitario presso il Centro Donna di Padova, durante il quale ha avuto la possibilità di approcciarsi al mondo della scrittura e della creazione di contenuti riguardanti la violenza di genere e le discriminazioni.
In Mondo Internazionale Post Giorgia Milan è un'autrice per l'area tematica di Diritti Umani.
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