Donne e Afghanistan: questione di apartheid

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  Giorgia Milan
  25 giugno 2024
  4 minuti, 6 secondi

Il 18 giugno è stato pubblicato l’ultimo report di Richard Bennett, relatore speciale ONU sui diritti umani in Afghanistan. In questo report vi è un chiaro invito a codificare l’apartheid di genere come crimine contro l’umanità. Ennesimo invito che cadrà a vuoto?

Nel report recentemente pubblicato, Bennett ovviamente chiede che i Talebani vengano considerati responsabili e, di conseguenza, puniti per i crimini che continuano a commettere in Afghanistan ai danni di donne e bambine. Quello che sta affrontando l’Afghanistan è, a tutti gli effetti, un sistema istituzionalizzato di discriminazione, segregazione ed esclusione di donne e bambine. È un sistema che va avanti da decenni e che, negli ultimi anni, non ha fatto che rafforzarsi nella più totale indifferenza internazionale.

Secondo Bennett, l’istituzionalizzazione di questo sistema di discriminazione dovrebbe “sconvolgere la coscienza dell’umanità”. Tuttavia, la comunità internazionale sembra piuttosto serena a riguardo, infatti i governi internazionali continuano a trattare con i talebani (senza però ottenere grandi conquiste). Ed è così che i crimini commessi contro le donne afghane continuano a finire nel dimenticatoio.
Non è mancata la risposta di Zabiullah Mujahid, portavoce dell’Afghanistan, secondo il quale vi è una diffusa volontà di “mettere in ombra i progressi significativi del paese con alcuni limitati problemi”. Esiste un paese senza qualche piccolo e limitato problema? Certo che no.
Tuttavia, i questi problemi dell’Afghanistan tutto sembrano tranne che limitati.

Il report di Bennett si basa su 128 interviste (95 afghani e 33 esperti internazionali) e fornisce un quadro dettagliato e reale di questi “limitati problemi”.
Tra giugno 2023 e marzo 2024 sono stati emanati ben 52 editti con i quali sono state negate le libertà di donne e bambine. L’ultimo di questi editti riguarda la lapidazione per i crimini morali (rapporti al di fuori del matrimonio, fughe per scappare alle violenze domestiche).
Donne e ragazze sono ancora escluse dall’istruzione oltre la prima media. L’esclusione dall’istruzione secondaria è stato ovviamente uno dei primi editti emanati, perché si sa, una donna istruita è quanto di più potente e minaccioso possa esistere per un governo discriminatorio.

Questo report offre un utile punto di partenza per affrontare un altro discorso di altrettanta importanza: l’apartheid di genere. Bennett, infatti, nel report non manca di incitare la comunità internazionale a riconoscere, codificare e punire l’apartheid di genere come crimine di diritto internazionale. Se i Talebani in Afghanistan continuano, impuniti, a rafforzare questo sistema di apartheid è anche perché questo non esiste nel diritto internazionale. Ovviamente la mancanza di codificazione di questo crimine non è l’unico aspetto che rafforza la discriminazione delle donne in Afghanistan. Il silenzio della comunità internazionale la fa sicuramente da padrone in questo caso.

Amnesty International si unisce a Bennett, chiedendo che l’apartheid di genere venga riconosciuto come crimine di diritto internazionale. È un grande vuoto del sistema giuridico internazionale che permette di violare, segregare, ridurre al silenzio o escludere donne, ragazze e bambine in quanto tali, ha infatti dichiarato Agnés Callamard, segretaria generale di Amnesty International.

Cosa si intende per apartheid di genere?

Il concetto di apartheid di genere è stato messo in evidenza proprio nell’ambito della situazione femminile in Afghanistan. Sin dagli anni ‘90 le femministe e difensore dei diritti umani in Afghanistan hanno articolato questo concetto, diventato molto più comune nel 2021 (quando i Talebani hanno ripreso il controllo dell’Afghanistan tra promesse futili alle quali hanno creduto solo i vertici della comunità internazionale). Allo stesso tempo, anche le femministe iraniane sostengono che la repressione attualmente in atto nella Repubblica islamica dell’Iran potrebbe costituire apartheid di genere.

Si parla di apartheid di genere (e non di semplice discriminazione) in quanto le leggi, le politiche e le pratiche che relegano le donne in condizioni di disuguaglianza e oppressione, con l’intento di estinguere i loro diritti umani, riflettono nello specifico il nucleo dei sistemi di apartheid. Secondo un gruppo di esperti in materia di diritti umani delle Nazioni Unite, infatti, solamente il quadro dell’apartheid può cogliere appieno il ruolo dell’intento, dell’ideologia e dell’istituzionalizzazione presente nei regimi simili a quello afghano.

Nel 2024 è arrivato il momento di chiamare le cose con il proprio nome. È arrivato il momento di estendere la protezione giuridica anche a donne, ragazze e bambine. Non possiamo più parlare della situazione afghana semplicemente come una situazione di oppressione e discriminazione: è apartheid di genere.
Le Nazioni Unite hanno inserito nella Convenzione sui crimini contro l'umanità una bozza, ancora in discussione, per inserire e codificare l'apartheid di genere. Non bisogna perdere l'ennesima occasione di denunciare e, quindi, salvaguardare i diritti di queste donne, ragazze e bambine.  

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L'Autore

Giorgia Milan

Giorgia Milan, classe 1998, ha conseguito una laurea triennale in “scienze politiche, relazioni internazionali e governo delle amministrazioni”, con una tesi riguardo la condizione femminile in Afghanistan, e successivamente una laurea magistrale in “Human rights and multi-level governance”, con una tesi riguardo la condizione delle donne rifugiate nel contesto dell’attuale guerra Russo-Ucraina, il tutto presso l’Università degli studi di Padova.

I suoi interessi principali sono i diritti umani, in particolare i diritti delle donne. È proprio il forte interesse per questi temi che l’ha spinta a intraprendere un tirocinio universitario presso il Centro Donna di Padova, durante il quale ha avuto la possibilità di approcciarsi al mondo della scrittura e della creazione di contenuti riguardanti la violenza di genere e le discriminazioni.

In Mondo Internazionale Post Giorgia Milan è un'autrice per l'area tematica di Diritti Umani.

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Diritti Umani

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#Afghanistan apartheid apartheid di genere DirittiDelleDonne