La crescita cinese tra slancio esterno e criticità interne: risultati del 2025 e sfide per il 2026

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  Antonella Franzelli
  23 gennaio 2026
  3 minuti, 50 secondi

Secondo le stime rilasciate dal National Bureau of Statistics della Cina, il Pil cinese nel 2025 ha raggiunto gli obiettivi annuali fissati dal governo: partendo dal 5,4% nel primo trimestre, il tasso di crescita è rallentato fino al 4,5% dell’ultimo quarto, facendo quindi registrare una crescita media annua del 5,0%. Molti esperti rimangono tuttavia scettici sull’affidabilità e la veridicità delle stime ufficiali cinesi. Capital Economics, ad esempio, ammonisce che gli ultimi dati potrebbero essere sovrastimati di almeno 1.5 punti percentuali, ipotizzando piuttosto una crescita economica intorno al 3,5%. Indipendentemente da queste ammonizioni, non è possibile negare la resilienza di Pechino che è riuscita a mantenere un trend positivo nonostante la guerra commerciale con Washington.

Non solo è riuscita a far fronte alle tariffe commerciali di Trump, ha addirittura registrato un surplus commerciale da record, pari a 12 mila miliardi di dollari, il 20% in più rispetto all’anno precedente. Questo è stato principalmente possibile grazie ad alcuni fattori. In primo luogo, la Cina ha approfittato delle tariffe americane applicate ai Paesi per espandere i propri commerci in mercati, anche non tradizionali, tra cui l’Europa, l’America Latina e altri Paesi emergenti. Il commercio con le economie partner lungo la Belt and Road ha rappresentato il 51,9% degli scambi totali. Questo le ha permesso di non accusare la sostanziale diminuzione delle esportazioni verso gli Stati Uniti, ridotte di un quinto rispetto al 2024. Va da sé che gli stessi Paesi hanno interesse ad acquistare dalla seconda economia mondiale, visto il suo dominio nella detenzione di materiali critici, quali le terre rare. Infine, l’export cinese viene anche stimolato dall’aumento delle vendite di prodotti high-tech, sempre più richiesti a livello globale. A testimonianza della maggior competitività cinese nel campo tecnologico basti dire che quest’anno le esportazioni di alte tecnologie made in China sono cresciute del 13,2%.

L’obiettivo del 5% è stato raggiunto non solo in un ambiente internazionale sfidante, ma anche a dispetto di problemi strutturali interni all’economia cinese. Tra le principali difficoltà che preoccupano la leadership di Pechino vale la pena menzionare la crisi del settore immobiliare, la deflazione e la disoccupazione giovanile. A queste poi va ad aggiungersi la debolezza della domanda interna. Per quanto i consumi domestici siano timidamente aumentati facendo registrare un +3,7% nelle vendite al dettaglio, questo settore non riesce ancora ad emergere come motore di crescita. Le famiglie cinesi spendono in media meno del 40% della produzione economica annuale, il 20% in meno rispetto alla media mondiale e sicuramente un dato piuttosto basso se si considera il livello di reddito cinese.

Lo stesso presidente Xi Jinping, durante il suo intervento alla Conferenza del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese sul lavoro economico tenutasi a Pechino dal 10 all'11 dicembre, ha dichiarato che, per quanto il 2025 sia stato un “anno straordinario” a livello economico, la Cina deve ancora confrontarsi con problemi irrisolti e nuove sfide. Oltre all’attenzione che ripone sempre verso lo scenario internazionale ricco di sfide e in constante cambiamento, Pechino è consapevole della propria sovraccapacità produttiva e riconosce le contraddizioni tra domanda e offerta all’interno del Paese. La costruzione di un mercato interno forte rimane infatti tra le priorità del Partito per il 2026. Politiche per stimolare la domanda interna sono già in vigore, tra le quali si possono menzionare l’incremento annuale delle pensioni minime e il supporto per la cura dei figli e per l’istruzione. È stato inoltre prolungato anche al 2026 il programma di incentivi alla sostituzione di elettrodomestici e altri beni di consumo, avviato nel 2024 con l’obiettivo di aumentare significativamente il peso dei consumi delle famiglie nell’economia e ad ampliare i programmi di aggiornamento delle attrezzature. Per quanto importanti, ad ora queste misure risultano ancora insufficienti a risolvere i problemi strutturali dell’economia cinese, come suggeriscono alcuni analisti.

La futura crescita del Paese dipenderà sicuramente dalla capacità di reindirizzare risorse verso i consumatori e incentivare acquisti ed investimenti, il settore esterno non potrà continuare a compensare la debolezza interna. Per il 2026, l’obiettivo del governo, che verrà fissato a marzo in occasione della riunione dell’Assemblea nazionale del popolo, sarà verosimilmente di un aumento del prodotto interno lordo del 5% circa, le stime prevedono invece una crescita del 4,5%.

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Antonella Franzelli

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Asia Orientale

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Cina Economia crescita pil domanda interna commercio estero