A cura del Dott. Pierpaolo Piras
L'Europa deve ridefinire la condivisione degli oneri.
Recentemente, un piccolo contingente di soldati della Bundeswehr tedesca è giunto in Groenlandia. In tempi ordinari, questo potrebbe significare la semplice nota a piè di pagina di un diario di bordo militare. Oggi, invece, rappresenta un segnale di più elevato significato.
Tale dispiegamento limitato, che però coinvolge anche Francia, Svezia, Norvegia, Finlandia, Paesi Bassi e Regno Unito, dimostra che i Paesi europei riconoscono sensibilmente lo spostamento delle placche tettoniche nella geopolitica inerente all’Oceano Artico.
L'operazione fondamentalmente avviene su invito esplicito del Regno di Danimarca.
Il dispiegamento sottolinea un principio fondamentale che secondo il proprio Statuto deve guidare la risposta dell'Europa alla nuova realtà politica proveniente da Washington: in Groenlandia, infatti, nulla accade senza che il Regno di Danimarca, un'unità statuale che comprende Danimarca, Isole Fær Øer e Groenlandia, ne sia a conoscenza e lo approvi.
Questo dispiegamento supporta un partner NATO e UE che sta già svolgendo un ruolo fondamentale per la sicurezza condivisa dell'Europa. Il governo danese, in stretta collaborazione con la capitale della Groenlandia, Nuuk, e Tórshavn, la capitale delle Isole Fær Øer, si è recentemente impegnato in un ingente investimento per la sicurezza artica.
Nell'ambito del Secondo Accordo sull'Artico e il Nord Atlantico, Copenaghen ha stanziato 27,4 miliardi di corone danesi (circa 3,67 miliardi di euro) per rafforzare la sorveglianza, la sovranità e la presenza nella regione.
Ciò include l'acquisto di nuovi droni a lungo raggio, l'installazione di un ulteriore radar di sorveglianza aerea nella Groenlandia orientale per l’ampio monitoraggio dell'area strategica dell'Oceano Atlantico settentrionale che collega Groenlandia, Islanda e Regno Unito (spesso nota come “GIUK gap”) e l'acquisizione di cinque nuove navi artiche con capacità rompighiaccio per ogni condizione climatica. La Danimarca sta intensificando i suoi sforzi.
La domanda ora è: il resto d'Europa è pronto a fare lo stesso?
La "Dottrina Donroe" si sposta più a Nord?
La "Dottrina Donroe" (crasi tra Donald Trump e la storica Dottrina Monroe) è una definizione giornalistica e geopolitica utilizzata per descrivere l'approccio muscolare e interventista della seconda amministrazione Trump nella politica estera statunitense.
Cos'è e come funziona
Sfera d'influenza esclusiva: Riprende il principio originario del 1823 del presidente James Monroe — secondo cui le Americhe sono il "cortile di casa" degli Stati Uniti —, ma lo applica in forma aggressiva ed esplicita.
Contenimento di rivali globali: L'obiettivo principale è bloccare e respingere l'influenza economica e militare di potenze rivali come Cina e Russia nell'emisfero occidentale.
Azione unilaterale: A differenza della dottrina classica (nata con sfumature inizialmente difensive), la versione "Donroe" giustifica interventi diretti, pressioni territoriali e azioni di forza, come le operazioni e le tensioni legate al Venezuela, le mire sulla Groenlandia o il blocco di rotte e risorse strategiche.
L’Unione Europea si trova oggi di fronte a una sfida di portata storica: ridefinire il proprio ruolo e la propria strategia nell’Artico, in particolare verso la Groenlandia, in ferma risposta a un rinnovato imperialismo americano e a una crescente competizione geopolitica a livello globale.
Il posizionamento di un secondo piccolo contingente tedesco in Groenlandia, insieme a forze di altri paesi europei, segna un sostanziale cambio di passo: non è solo un gesto simbolico, ma il segnale chiaro che l’Europa riconosce finalmente l’importanza strategica della regione artica, tradizionalmente trascurata ma ora al centro delle mire di grandi potenze come Stati Uniti, Russia e Cina.
Il contesto della sfida artica
La Danimarca, che insieme a Groenlandia e Isole Fær Øer costituisce un’unica entità statuale sovrana, ha investito massicciamente nella sicurezza artica, rafforzando la propria presenza attraverso nuovi droni, radar e moderne navi rompighiaccio.
Tuttavia, appare chiaro che il solo sforzo danese non è ovviamente sufficiente: l’Artico è diventato un terreno di scontro tra grandi potenze e richiede una risposta collettiva europea, basata su una rinnovata condivisione dei grandi oneri e risorse necessarie con l’adozione di un’adeguata strategia comune.
L’imperialismo americano secondo Trump: la “Dottrina Donroe”
La questione va affrontata anche sullo sfondo dell’aggressivo imperialismo americano incarnato dalla presidenza Trump, la cui politica verso Venezuela e Groenlandia rievoca la storica Dottrina Monroe, reinterpretata attualmente in senso espansionistico.
In Venezuela, Trump mira a consolidare il controllo sulle enormi risorse petrolifere e a respingere - come recentemente è già avvenuto - l’influenza di Russia e Cina.
In Groenlandia, invece, la logica sembra meno economica e più simbolica e strategica: l’ossessione trumpiana per l’acquisto (o l’occupazione) dell’isola più grande del mondo risponde al desiderio di estendere fisicamente la mappa degli Stati Uniti, in un ritorno allo spirito della “nuova frontiera” del XIX secolo, e di bloccare le ambizioni artiche di Russia e Cina.
Nonostante le motivazioni economiche addotte, la realtà è che le risorse groenlandesi rimangono difficili da sfruttare e l’accesso militare americano alla regione è già garantito dalla storica base USA di Pituffik (ex Thule).
Dietro la retorica MAGA (Make America Great Again) si cela piuttosto una strategia di tipo negoziale: minacciando la sovranità danese su Groenlandia, Trump mira a ottenere concessioni dall’Europa e dai suoi alleati, trattando questo territorio come una merce di scambio per favori politici, commerciali o di sicurezza. In tal modo, la stessa alleanza NATO rischia di essere messa in discussione, poiché la logica transazionale di Trump riduce il valore delle relazioni multilaterali a quello di una qualsiasi trattativa immobiliare!
Europa tra vecchie certezze e nuove responsabilità
L’aggressività americana e la fine della certezza transatlantica impongono agli europei di difendere i propri interessi in modo autonomo.
Trump, pur con toni e metodi spigolosi, coglie un punto cruciale: la presenza cinese e russa nell’Artico rappresenta una minaccia reale, anche dal punto di vista economico, come dimostra il peso di Pechino nelle esportazioni ittiche della Groenlandia.
Affidarsi solo all’indignazione morale non serve concretamente: l’Europa deve invece agire, investendo in infrastrutture strategiche (porti, aeroporti, capacità a duplice uso) e offrendo alla Groenlandia una prospettiva di sviluppo e autonomia che la renda più vicina all’UE che agli Stati Uniti.
Il vero deterrente contro le ambizioni imperialistiche (statunitensi, russe o cinesi) è la rilevanza geopolitica: l’Europa deve costruire reti solide, essere presente, evitare che si creino vuoti che altri possano colmare. La partita si gioca sull’investimento, sulla cooperazione e sulla capacità di essere un partner attraente e affidabile per Groenlandia e Danimarca.
Un nuovo approccio europeo: investire, integrare, coordinare
L’Europa deve superare la reattività e diventare proattiva: il comportamento americano sulla Groenlandia può essere il catalizzatore per una “europeizzazione” della difesa e della strategia nell’Artico. Ciò passa attraverso massicci investimenti in infrastrutture, la trasformazione dell’accordo di associazione UE-Groenlandia in una vera unione strategica e il rafforzamento della cooperazione tra Copenaghen e le capitali europee, nel rispetto della sovranità danese.
La solidarietà retorica non basta: serve una nuova divisione strategica delle responsabilità e degli investimenti. La Joint Expeditionary Force guidata dal Regno Unito fornisce un modello flessibile di coordinamento, consentendo una condivisione degli oneri che supera i limiti delle strutture istituzionali tradizionali.
Il nodo Ucraina-Artico: una nuova divisione dei compiti
La Danimarca, tra i più convinti sostenitori della difesa ucraina contro la Russia, si trova a dover scegliere tra il sostegno a Kiev e la protezione del fianco artico. Con una popolazione ridotta e risorse limitate, non può reggere su entrambi i fronti senza l’aiuto degli altri grandi europei, in particolare della Germania.
Quest’ultima, la maggiore economia del vecchio continente, deve assumersi finalmente la responsabilità di sostenere l’Ucraina in modo deciso, fornendo sistemi d’arma avanzati, mezzi blindati e supporto finanziario indispensabile. Solo così la Danimarca potrà concentrarsi sull’Artico, garantendo la sicurezza della regione e come conseguenza dell’intera alleanza atlantica.
Questa divisione funzionale dei compiti è l’unica che può essere compresa e rispettata secondo la logica trumpiana, che riconosce solo l’efficacia insostituibile della forza e influenza concreta, giammai la pura retorica.
Se l’Europa garantirà la sicurezza del proprio “cortile di casa” – dai ghiacci groenlandesi alle trincee del Donbass – diventerà un partner alla pari degli Stati Uniti, non un semplice beneficiario delle loro scelte o, peggio, un mendicante.
Il principio della sicurezza indivisibile
Il principio fondante della NATO è sempre stato quello della sicurezza indivisibile: ovvero nessun territorio vale più di un altro, nessuna zona può essere lasciata indietro.
Oggi l’Europa deve dimostrare di saper garantire la sicurezza ovunque, sia in Groenlandia che in Ucraina, adattando le proprie strategie alle nuove sfide e non da ultimo rafforzando la propria unità interna.
La via europea all’Artico
L’Europa, di fronte al risveglio delle logiche imperialiste e alle rivalità globali per il controllo dell’Artico, deve scegliere ineluttabilmente se restare spettatrice oppure diventare protagonista. L’epoca in cui poteva affidarsi solo all’ombrello di Washington è in buona parte finita: occorre investire nella propria autonomia strategica, rafforzare le alleanze interne e puntare su una condivisione intelligente degli ingenti oneri.
La Groenlandia, da avamposto remoto, è diventata la cartina di tornasole della capacità europea di essere attore globale, non solo economico ma geopolitico e militare. La risposta alla “Dottrina Donroe” e alle sfide di Russia e Cina non può mai essere la passività, ma un rilancio della propria presenza, degli investimenti e dell'iniziativa nella cooperazione.
Solo così l’Europa potrà mantenere la propria libertà, l’autonomia e la piena sovranità dei propri alleati, senza cedere il proprio destino alle logiche di qualunque altro soggetto internazionale.
In definitiva, il futuro dell’Artico e della sicurezza europea dipende dalla capacità degli europei di superare vecchie divisioni, assumersi nuove responsabilità e agire con determinazione, trasformando le minacce in opportunità di rafforzamento e integrazione.
Come recita un antico proverbio tratto dal Rudens di Plauto:
“Nam qui dormiunt libenter, sine lucro et cum malo quiescunt" (Poiché coloro che dormono troppo bene, riposano senza profitto e in malo modo).
E in Groenlandia, oggi più che mai, è tempo di svegliarsi!
Inviare soldati tedeschi in Groenlandia è un buon inizio.
Ma per preservare la libertà e l'autonomia europea e la sovranità dei suoi alleati e amici contro le minacce provenienti sia dall'Est che dalla visione espansionistica imperialista di Xi Jinping, Vladimir Putin e Trump, è necessario un grande accordo strategico tra Stati in Europa.
La Danimarca potrà concentrarsi maggiormente sul Nord, mentre la Germania svolgerà un ruolo più importante nel proteggere il fianco orientale.
Ecco in cosa consisterebbe un'intelligente ed efficiente condivisione europea degli oneri.
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L'Autore
Redazione
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Artico Groenlandia NATO danimarca Unione Europea