Russia ed Europa spingono la spesa militare globale: un ritorno alla logica del confronto

Nel 2024 il mondo ha toccato un nuovo record nelle spese per la difesa. Dall’Ucraina al Baltico, passando per Sahel e Mar Nero: l’ordine globale si ridefinisce con la logica delle armi.

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  Eleonora Strano
  14 maggio 2025
  4 minuti, 15 secondi

La spesa militare globale ha raggiunto nel 2024 un nuovo record storico: oltre 2.400 miliardi di dollari, secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI). Un incremento del 6,8% rispetto all’anno precedente, il più marcato dal 2009. Ma non è solo il dato a impressionare: è la geografia del riarmo che segnala una trasformazione in corso.

Al centro di questa accelerazione troviamo Russia ed Europa: la prima impegnata in una guerra aperta, la seconda scossa dal ritorno del conflitto nel cuore del continente. L’effetto domino della guerra in Ucraina ha innescato un profondo cambiamento nelle priorità strategiche, negli assetti industriali e nelle identità geopolitiche delle potenze coinvolte.

Russia: l’economia di guerra come nuova normalità

La Russia è oggi una potenza bellica strutturale. Secondo il SIPRI, nel 2023 ha speso 109 miliardi di dollari in difesa, pari al 6,6% del PIL: una delle percentuali più alte al mondo, tripla rispetto alla media europea.

L’aumento è vertiginoso: +57% in un anno, +105% rispetto al 2021. Un’enorme fetta di risorse è destinata al fronte ucraino, ma anche alla proiezione militare in scenari meno visibili: dalla Georgia alla Transnistria, dalla Siria al Sahel.

Ma c’è di più: la spesa militare è diventata un volano dell’economia russa, alimentando occupazione pubblica, produzione bellica, investimenti tecnologici e una crescente autarchia strategica. La guerra non è più solo un’emergenza: è un paradigma economico e politico.

L’Europa si risveglia: da potenza civile a potenza armata?

Dall’altra parte del fronte, l’Unione Europea ha abbandonato la lunga illusione della “fine della storia”. Dopo decenni di disarmo progressivo, molti Stati membri hanno imboccato una strada opposta: quella del riarmo massiccio.

Nel 2023 la spesa militare europea è cresciuta in media del 16%. Alcuni casi simbolici:

  • Germania: ha creato un fondo straordinario da 100 miliardi di euro per ammodernare la Bundeswehr;
  • Polonia: ha raggiunto il 4% del PIL in spese militari, la quota più alta d’Europa;
  • Finlandia e Svezia: entrate nella NATO, investono oltre il 2% del PIL;
  • Francia e Italia: aumentano i fondi per cybersicurezza, spazio, droni e armamenti convenzionali.

Non si tratta solo di reagire all’aggressione russa, ma di ridefinire il ruolo strategico dell’Europa nel nuovo disordine globale.

La NATO e il traguardo del 2%

Dietro questo trend c’è una pressione crescente della NATO, che da anni esorta gli alleati a portare le spese militari al 2% del PIL. Fino al 2022, solo pochi paesi rispettavano questa soglia (USA, Grecia, Regno Unito, Polonia). Oggi, oltre 18 Stati membri si sono impegnati a raggiungerla entro il 2025.

Alla base di questo cambiamento c’è la consapevolezza che l’ombrello americano non è più garantito. Il ritiro degli USA da alcuni teatri globali - e la rielezione di Donald Trump alla presidenza - rafforzano l’urgenza di costruire capacità autonome di deterrenza.

Difesa europea: cooperazione o frammentazione?

Eppure, il riarmo europeo rischia di essere più competitivo che cooperativo. Gli eserciti restano nazionali, i programmi di armamento sono spesso duplicati, e l’industria bellica è altamente frammentata.

La Commissione Europea ha lanciato alcune iniziative, come l’EDIP (European Defence Industrial Programme), ma la strada verso una difesa comune è ancora lunga e incerta. Senza una strategia unitaria, l’Europa rischia di costruire più armi che sicurezza.

Un ritorno alla logica Est-Ovest?

Il dato forse più inquietante è la simmetria speculare tra Mosca e Bruxelles. La Russia giustifica la sua militarizzazione con l’espansione della NATO e il sostegno all’Ucraina. L’Europa, a sua volta, giustifica il proprio riarmo con l’aggressività russa e il pericolo per i confini orientali.

È la dinamica classica del dilemma della sicurezza: ogni aumento della difesa da una parte viene percepito come minaccia dall’altra, innescando una spirale di riarmo reciproco. È quanto avvenne durante la Guerra Fredda - ed è quanto potrebbe ripetersi oggi, in un contesto ancor più instabile e polverizzato.

Quale sicurezza può nascere da una corsa agli armamenti?

In ultima analisi, la corsa globale al riarmo pone una domanda fondamentale: può esistere una sicurezza condivisa in un mondo che si arma sempre di più?

La Russia militarizza per resistere all’Occidente. L’Europa, dopo anni di “pace post-storica”, riscopre la necessità di difendersi. Ma senza una visione politica comune, senza una cultura della sicurezza cooperativa, il rischio è quello di entrare in una nuova età del confronto permanente, dove la spesa militare diventa fine a sé stessa.

Difendersi è legittimo. Ma quando la paura diventa motore della politica, le conseguenze possono essere tragiche. 

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Eleonora Strano

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Russia Europa NATO geopolitics Defense military spending