A cura di Ten. Col. Vincenzo D’Anna
In the study of war the military student will find that some knowledge of philosophy is of the greatest assistance.
J. F. C. Fuller - Generale, storico e stratega britannico
LO SCENARIO COMPLESSO E NON LINEARE
La nuova era digitale ha presentato vecchie sfide con nuove dinamiche, aumentando il numero delle variabili note, comprimendo i tempi di risposta e confermando l’attinenza del concetto VUCA(P) con i conflitti recenti (Volatilità, Incertezza, Complessità, Ambiguità e più recentemente inserito Paradosso, una volta raggruppati sotto la dicitura comoda e omnicomprensiva di “the fog of war”). Affrontare il VUCA(P) richiede leadership adattabile, flessibile e visionaria, in grado di interpretare segnali deboli e anticipare cambiamenti in particolare nel contesto militare, dove le interazioni con sistemi socioeconomici complessi necessitano una comprensione umana approfondita. La scienza offre nuovi domini e nuovi framework nel quale applicare l’arte militare e, se la guerra evolve con la società in cui vive, conoscere le peculiarità umane può risultare la chiave del successo.
Nonostante sia spesso evidenziata la centralità dell’elemento umano alla guida di un sistema capace di ben performare e raggiungere gli obiettivi prefissati, sovente cediamo alla tentazione di affidarci ad un approccio e a strumenti di natura puramente scientifica, incentrati sulla ricerca di soluzioni lineari, in un rapporto di tipo “newtoniano” di causa-effetto. Questo fascino che subiamo dall’elemento artificiale si scontra con la realtà di un ambiente imprevedibile dove la tecnologia, sebbene sia conditio sine qua non per competere, è incapace di sostituirsi completamente alle peculiarità umane di adattamento e pensiero critico. Lo stesso Clausewitz, che incarna nelle sue pubblicazioni l’incontro della scienza tra ‘700 e ’800 con il pensiero kantiano, parla di una “guerra puramente algebrica” se non esistesse il fattore sociale.
È in questo contesto che emerge prepotente la necessità di una formazione che garantisca anche lo sviluppo dell’elemento “arte” affiancato al fattore “scienza”, investendo nell'elemento umano e proponendo la sua prontezza attraverso l'apprendimento continuo e lo sviluppo di competenze avanzate e “metacompetenze”.
In questo ambito rientrano a pieno titolo la filosofia, principalmente, e le altre scienze sociali che, se strutturate a supporto di step formativi già consolidati, possono risultare estremamente utili per accrescere le capacità di junior leader e membri degli staff di unità ai vari livelli. Sono molteplici gli ambiti: dal senso delle funzioni e del ruolo delle Forze Armate nella storia e nella contemporaneità al fornire quelle tecnicalità necessarie a decifrare la complessità dell’agire nel contesto attuale. La filosofia, dunque, è bussola sia per la riflessione che per l’azione.
Numerosi autori, dai classici dell’antichità a quelli contemporanei, offrono rilevanti spunti su altri elementi che possono contribuire a dotare l’Esercito di capitale umano delle seguenti capacità: pensiero critico e analitico, aiutando i leader militari a valutare le situazioni complesse e a prendere decisioni in contesti incerti o ambigui; conoscenza interculturale, per una comprensione più profonda delle motivazioni e delle prospettive d’interesse di soggetti esterni e con i quali si deve interagire; logica e pensiero laterale, per sviluppare abilità di ragionamento “lineare” e, in caso di necessità, la capacità di avvalersi di metodi innovativi e non convenzionali, essenziali per la risoluzione dei problemi in breve tempo e/o sotto pressione. Proprio in merito all’ultimo punto, è risultata interessante l’osservazione fornita dal già Chief of Staff del Canadian Army Command and Staff College (Col. OIiviero, “Put away that calculator and pick up a book!"), secondo il quale “da Tucidide a Clausewitz fino a Heisenberg, pensatori e filosofi ci hanno detto che la progressione umana non è lineare. […] La realtà dell’esistenza umana è che, per una miriade di problemi, non solo non ci sono molte soluzioni, ma a volte non ce ne sono”. Se la scienza è la comprensione delle regole del mondo e natura, la filosofia è la comprensione o l’interpretazione dell’essere umano con se stesso e verso gli altri, risultando strumento utile per far fronte a quella non linearità tipica dell’odierno scenario VUCA(P).
IL FRAMEWORK “BE, DO, KNOW”
Uno studio del 2021 (D. Sangwan & P. Raj, “The philosophy of be,know, and do in forming the 21st-century military war-front competencies: a systematic review”) esplora come il framework filosofico “Be, Know and Do”, adattato dall'ex US Army Chief of Staff Gen. Eric K. Shinseki, possa essere utilizzato per sviluppare competenze militari contemporanee. Provando a rapportare questo framework mutuato (Figura 1) con le varie fasi della formazione, sia di base che avanzata di Ufficiali e Sottufficiali dell’Esercito, potremmo indicare:
- BE, ovvero “saper essere”: la scoperta dei valori fondamentali trattati dagli importanti autori e racchiusi nella formula di giuramento che ogni militare, quale cittadino modello dedicato alle Forze Armate, presta. I primi anni presso l’Accademia militare e la Scuola Sottufficiali sono dedicati alla costruzione della figura del militare e alla consapevolezza del proprio ruolo all’interno della società. La filosofia dell’Essere si concentra sullo sviluppo delle qualità intrinseche e interconnesse che dei soldati si apprezza: l'adattabilità e iniziativa; la forma fisica completa; il carattere e la responsabilità.
- DO, ovvero “fare/saper fare”: anticipando appositamente il KNOW, le qualità raggruppate nel DO rispecchiano soprattutto quelle necessarie per la leadership e che sono fulcro della formazione di marescialli e sottotenenti dopo il biennio da allievi: capacità di analisi veloce in situazione di criticità (critical thinking and problem solving) tipica del “pensiero veloce” kahnemaniano; direzione della propria unità rapida, intuitiva e basata su schemi mentali acquisiti (teamwork collaboration); capacità di emanazione chiara ed essenziale delle disposizioni, immediatamente riconosciute e condivise dal personale alle dipendenze (communication and engagement) sulla base di quei valori propri del BE di cui il leader è promotore e riferimento.
- KNOW, ovvero “sapere”: ultimo perché raggruppa le capacità tipiche degli ufficiali e sottufficiali inquadrati a livello organico di uno stato maggiore e la cui formazione rientra nella categoria “avanzata”. Il sapere e la predisposizione alla ricerca continua degli approfondimenti sono la condizione per pensare, riflettere, valutare e proporre sulla base di particolari competenze in una specifica materia maturate sul campo o nei processi di formazione.
Il professionista inquadrato nello staff di un comandante dovrebbe acquisire quattro ambiti di abilità:
- tecnico-tattiche tali da essere considerato punto di riferimento per il suo settore di competenza (c.d. leadership orizzontale) e permettere di accrescere quella fiducia nella linea di comando che riduce i tempi e aumenta la qualità dei processi decisionali (S. Slade, Le leadership horizontal. Instaurer une organisation non hiérarchique, une pratique à la fois);
- attitudine alle relazioni interpersonali, ovvero la consapevolezza di essere parte di un processo continuo di confronto di pensiero con altre persone che deve agevolare il comandante alla decisione (c.d. employeeship);
- apprendimento permanente per lo sviluppo di continue competenze concettuali per l’elaborazione creativa in situazioni complesse e capacità di trovare e proporre soluzioni innovative (pensiero laterale);
- competenza culturale, per le scelte da compiere in contesti culturali alieni e decrittare le decisioni assunte da un nemico, specialmente se culturalmente lontano da Noi.
CONLUSIONI
L'aumento della portata delle operazioni militari amplifica l'impatto sul fattore umano e la complessità delle manovre, richiedendo decisioni rapide e personale tanto convinto quanto altamente specializzato. L'analisi dei conflitti moderni evidenzia la crescente complessità dovuta a ibridazione, asimmetria e simultaneità degli eventi che interessano le norme del jus ad bellum, in bello e post bellum. In questo contesto, la filosofia diventa essenziale nelle strutture formative dell’Esercito, non solo come conoscenza astratta, ma come strumento pragmatico e strategico per affrontare dilemmi morali e operativi. Integrata nei curricula militari, la filosofia migliora il pensiero critico, l'analisi profonda e la gestione delle situazioni incerte, rafforzando la coesione e l'identità collettiva attraverso un linguaggio comune basato su principi etici condivisi. Infine, essa guida le decisioni pratiche e fornisce un metodo sistematico di approccio, essenziale per gestire la complessità del panorama bellico contemporaneo.
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